DEI
DIRITTI E DELLE PENE
In
un clima di commiato dalla legislatura
che sta volgendo al termine e di
celebrazione delle importanti riforme
introdotte nel comparto militare, si è
svolta lo scorso 25 ottobre presso la
Commissione Difesa della Camera dei
Deputati l'audizione del Ministro della
Difesa on.le Mattarella e del C.S.M.D.
Generale Arpino all'interno della
indagine conoscitiva sulla condizione
militare promossa dalla stessa
Commissione.
Una
occasione importante, dalla quale era
lecito aspettarsi dal rappresentante
del Governo in particolare, la
illustrazione di una strategia politica
di intervento in materia, capace di
fornire risposte puntuali alle tante
attese del personale militare.
L'impressione che si ricava dalla
lettura del resoconto dei lavori è
quella di una generica conoscenza del
problema da parte del Ministro
Mattarella, a cui fa da contrappeso
moderato il disegno di merito dei
vertici militari illustrato dal Generale
Arpino. Siamo alle solite sbiadite
recitazioni.
Ragionando infatti intorno ai ruoli dei
due personaggi auditi c'è da ritenere
che essi abbiano operato in
sostituzione; il ruolo politico è stato
ricoperto puntualmente dal Generale,
quello di conferma tecnica dal Ministro
che si è ben guardato dallo smarcare una
qualsiasi differenza di indirizzo idonea
a segnalare una qualche idea nuova circa
l'aspetto della condizione militare.
Se a
quanto premesso aggiungiamo la
considerazione circa i "voli pindarici"
di buona parte dei convenuti
all'audizione (che in buona sostanza
rappresentano le forze politiche
presenti in parlamento) per forza di
cose dobbiamo ritenere che si è ancora
ben lontani dalla configurazione di una
decorosa politica d'attenzione per
l'aspetto umano dello strumento
militare.
Veniamo
alle ragioni della nostra delusione.
Il
decennio che volge al temine, per quanto
attiene alla politica militare intesa
nel suo insieme: strategia,
cooperazione, compiti, strutture, mezzi
e componente umana è stato sicuramente
il tempo dei radicali cambiamenti.
E' il
tempo che ha consentito di delineare una
nuova politica di relazioni
internazionali dopo il superamento dei
blocchi contrapposti, è il periodo
dentro il quale allo strumento militare
è stato chiesto un adeguamento in
profondità idoneo a supportare i nuovi
scenari strategici, i modificati
rapporti di cooperazione e gli emergenti
compiti di garanzia a difesa della pace
in diverse aree del mondo.
Un
adeguamento che è andato ad innestarsi
sul modello di difesa già in gestazione
modificandolo in parte nei suoi tratti
caratteristici originali, allo scopo di
farlo corrispondere ai nuovi bisogni e
alla mutata concezione di difesa
nazionale e di interessi nazionali.
Dentro
tanti sommovimenti sono entrati con
prepotenza eventi di riforma in sintonia
con una superata diffidenza verso il
professionismo militare e la coerente e
graduale sospensione della leva
obbligatoria nonché l'apertura al mondo
femminile di prospettive di carriera
militare.
La
costituzione di un grande esercito
europeo di cui molto si discute in
questi giorni andrà a completare il
disegno di modernizzazione strutturale e
funzionale delle nostre FF. AA.
rendendole verosimilmente più europee
(meno che nei diritti sindacali dei
militari).
Tutto è
stato influenzato da queste scelte;
tutto è stato toccato dalle decisioni
conseguenti ad esse.
Decisioni che hanno avuto riflessi sulla
vita degli appartenenti alle FF. AA.,
sul loro lavoro, sulle loro relazioni
sociali e sulla stabilità affettiva ed
economica delle rispettive famiglie.
Problemi
grandi ed importanti che sono andati a
sommarsi ad un elenco di doglianze
cronicizzate negli archivi dei tanti
Tribunali Amministrativi della
Repubblica di cui sembra non esistere
memoria.
Decisioni da cui sono derivati per i
militari sacrifici, sofferenze e disagi
verso i quali la riconoscenza delle
istituzioni si mostra debole, tardiva e
approssimativa.
Si
guarda all'Europa quando si bussa
giustamente a cassa pretendendo adeguati
mezzi finanziari per garantire idonei
standard della macchina militare; si
scade nella insufficienza e nel
tortuosismo quando si affrontano le
questioni nodali che stanno a cuore agli
uomini che consentono il funzionamento
di questa macchina.
Per
superare vecchi e nuovi bisogni della
condizione militare gli illustri auditi
propongono una urgente terapia d'urto
basata tra l'altro sui seguenti
parametri:
1-
Revisione dell'istituto
dell'orario di lavoro;
2-
Revisione della compensazione per
mobilità;
3-
Programma casa;
4-
Approvazione della legge di
riforma della RR. MM. giacente al
Senato.
Una
terapia accompagnata da auspici
(specificità), vitamine (retribuzioni
adeguate) e tante amorevoli premure che
sempre giovano alla immagine del medico
curante.
Mobilità
e programma casa sono due emergenze
strettamente correlate la cui
tracimazione era prevedibile …… a naso.
Di
necessità alloggiative del personale
militare si discute da decenni; che
questa necessità venisse aggravata dalla
valanga dei movimenti imposti dal nuovo
modello di difesa era questione
facilmente intuibile.
Contestualizzare la mobilità con la
revisione dei criteri economici che la
supportano era operazione da pianificare
ieri e non oggi a movimenti praticamente
ultimati.
Nel
mezzo di tanto ritardo come sono stati
trattati i militari movimentati?
Cameroni per sfollati, moduli abitativi
da terremotati, pendolarismi estenuanti
o lontananze forzose dalle famiglie;
disagi economici e incredibili
frustrazioni che in tanti, troppi casi
sono sfociati in patologie da ansia.
Si
poteva evitare tutto questo con una
diversa sensibilità interventista e con
una concreta sensibilità politica idonea
a comprendere in tempo le correzioni che
si imponevano (se la politica non è
capace di prevedere le ricadute dei suoi
progetti ma che politica è?).
Ammettere oggi che il problema è grave è
ammettere che la pianificazione di
questo straordinario evento che non ha
precedenti nella storia militare di
questo Stato è stata quantomeno
approssimativa.
I
provvedimenti proposti, per i lunghi
tempi di attuazione (piano casa)
andranno sì a correggere la pesantezza
di una carenza e a dare una qualche
risposta alle esigenze abitative dei
militari ma questo riguarderà in buona
sostanza solo le nuove generazioni di
militari e il residuale di antiche
precarietà; così come l'incentivazione
economica dei movimenti (nuova Legge
100) produrrà effetti per il futuro
ovvero ad emergenza superata.
Si
potrebbe proprio dire "dopo il danno …
la beffa".
All'interno di un contesto che doveva
porre in esame la condizione militare
(così come stigmatizzato egregiamente
nella sua introduzione dal Presidente
della Commissione Difesa On.le Valdo
Spini) e quindi le grandi questioni di
interesse del personale, con una virata
fuori tema è stata anticipata la volontà
del Governo e dei vertici militari di
operare una revisione dell'orario di
lavoro in particolare per garantire
l'assolvimento di "attività ad alta
intensità operativa".
Un'araba
fenice che partorisce impegni
inconciliabili con l'attuale normativa
sull'orario di lavoro; impegni da
escludere da ogni vincolo di orario e da
compensare con un emolumento forfetario
in sostituzione del compenso per lavoro
straordinario. Un ragionamento che
convince poco, che non dimostra nulla e
che preoccupa molto.
Ammesso
che l'esigenza di garantire queste
indefinite attività fosse reale io credo
che sarebbe stato il caso di illustrarne
almeno sinteticamente la tipologia
esatta e le cause vere che le rendono
inconciliabili con l'operante istituto
orario di lavoro.
Che
sulla questione gli uditori della
Commissione Difesa non abbiano avvertito
il bisogno di una qualche spiegazione
….. è proprio desolante.
L'orario
di lavoro per il personale militare
come a tutti dovrebbe essere noto è
subordinato alla totale disponibilità al
servizio dello stesso così come
stabilito dall'art. 10 della L. 231/90;
il che sta a significare che le esigenze
dell'Amministrazione Difesa come
funzioni da garantire hanno rilevanza
primaria rispetto alla burocratica
osservanza dell'orario di servizio.
Da tale
assunto per i militari derivano principi
da rispettare e obblighi da assumere;
ogni attività istituzionale deve essere
sempre assolta e garantita in via
prioritaria anche al di fuori degli
orari di routine o programmati, lo
straordinario e il recupero compensativo
sono forme opzionali di valutazioni
delle eccedenze orarie che non possono
inficiare alcuna funzione operativa e in
particolare quelle che per loro natura
hanno maggiore rilevanza istituzionale.
I
recuperi orari delle eccedenze sono
ammessi nella previsione che i servizi e
le operazioni siano comunque garantiti,
diversamente si passa al pagamento dello
straordinario.
Si può
pensare che per garantire il rispetto
dell'orario di lavoro dei militari un
aereo possa interrompere una missione,un
addestramento, una operazione o che per
la stessa ragione una nave rientri
anticipatamente in porto? Si può pensare
che l'operatività di un ente, di una
nave o di un equipaggio possa essere
messa in discussione dal rispetto
dell'orario di lavoro fermi restando i
vincoli della totale disponibilità al
servizio a cui ognuno deve forzosamente
rispetto?.
Se a
queste convinzioni qualcuno è pervenuto
è perché evidentemente possiede una
verità in materia a noi sconosciuta che
speriamo venga rivelata al più presto
nell'interesse della chiarezza degli
intenti. In attesa di ciò alle RR.MM.
chiediamo di sapersi mostrare
all'altezza del compito data la
rilevanza della posta in gioco.
Non si
tratta di dire no aprioristicamente ad
una esigenza sollevata; si tratta invece
di comprenderne la necessità e le cause
che la determinano e di valutare se essa
sia realmente incompatibile con l'orario
di lavoro o non diversamente la
conseguenza di una cattiva applicazione
di esso. Si tratta infine di capire se
essa sia riconducibile a carenze
organiche e/o finanziarie
(straordinario) tali da influenzare il
corretto rapporto che deve esistere fra
operazioni e lavoro degli addetti.
Eliminato l'orario di lavoro dalla
disciplina delle attività ad alta
intensità operativa quali ambiti
residuali degni di considerazione
resterebbero affidati alle sue potestà?
Spogliato della possibilità di
intervento regolatore verso quelle
attività che causavano logoranti impegni
per le quali era stato introdotto
nell'ordinamento militare ad esso
resterebbe il compito di esattore della
normalità, un compito di certificazione
di scarsa rilevanza che abbinato alla
forfetizzazione delle eccedenze per i
servizi e le operazioni che si
vorrebbero esonerare da vincoli orari
sarebbe semplificato dalle tante
questioni irrisolte che causano disagi,
malumori e ricorsi amm.vi.
Un
ritorno per molti a carichi di lavoro
insostenibili in ragione di cosa? Di una
esigenza che come dimostrato nessuna
rivendicazione può mettere in
discussione? Di carenze che non
risiedono nell'istituto orario di
servizio ma semmai nella incapacità di
dotarlo di appropriati mezzi di supporto
(organici-finanziari)?.
Lasciarsi persuadere da un allarme non
dimostrato, da una esigenza non valutata
in tutti i suoi reconditi aspetti che
comprendono anche la conoscenza delle
conseguenze che si innesterebbero sul
lavoro dei destinatari del provvedimento
in cantiere è una questione che ci
auguriamo di non dover costatare a
posteriori.
Fra le
prescrizioni miracolistiche della
ricetta Mattarella/Arpino idonea alla
salute della condizione militare
ritroviamo l'antica aspirina della
riforma delle RR.MM..
Giacente
presso il laboratorio del Senato se ne
invoca la più rapida approvazione.Che
dire?
Abbiamo
dimostrato, noi si, che questo istituto
non funziona e che non giova alla tutela
dei militari perché mutilato dei
caratteri di autonomia gestionale,
funzionale e organizzativa che ne
annullano ogni efficacia rendendolo solo
uno strumento virtuale e di propaganda.
Che il
Parlamento abbia poi approvato la nuova
Carta dei Diritti Europei che contiene
il riconoscimento senza riserve delle
libertà sindacali anche per il personale
militare sembra essere un fatto politico
per i nostri illustri personaggi di
nessuna rilevanza. Se è vero che la
Carta al momento non possiede efficacia
giuridica è anche altrettanto vero che
essa rappresenta degli indirizzi e una
volontà politica dai quali sarebbe bene
non discostarsi molto a tutto vantaggio
della
serietà
e della coerenza.
Nell'elenco dei buoni propositi idonei
ad avvalorare la condizione militare, il
riconoscimento della specificità della
professione degli operatori ha trovato
degna collocazione……nell'assurdo.
In buona
sostanza l'on.le Mattarella ammette che
il problema esiste, così come esistono
significative differenze retributive con
gli omologhi dei nostri più importanti
partners europei ( Francia, Germania,
Inghilterra ) ma che queste vanno lette
in controluce e non con le lenti della
parzializzazione di alcuni elementi che
porterebbe a valutazioni inesatte.Quanto
alla soluzione….
deve
essere ricondotta nel quadro generale
degli adeguamenti" del sistema di
remunerazione della Pubblica Amm.ne
nazionale".
Ma non
era da tutto ciò che doveva essere
affrancato il comparto militare in
ragione della sua riconosciuta
specificità? Commettiamo un grave
peccato se riteniamo che questi
orientamenti politici rappresentano
ancora una volta l'antica liturgia del
garantire tutti per non urtare nessuno?
Non è su
questa strada che le istituzioni
mostrano di essere all'altezza dei tempi
e la politica la sua sensibilità a
relazionarsi con i reali bisogni dei
militari.
La
disaffezione verso la politica causata
dalla sua indifferenza, dal suo nanismo,
dal suo basso profilo riformatore per
quanto concerne ampi strati della
popolazione militare è ormai giunta al
distacco della spina; un distacco
sofferto che sembra interessare poco i
depositari della sovranità popolare. A
posteriori …….. che ci sia almeno
risparmiata la sua ipocrita desolazione.
Per il
momento e solo per evitare imbarazzanti
mal di pancia ai militari dobbiamo
ripetere che la minestra riscaldata
della RR.MM. è ancora ben lontana dal
rappresentare una pietanza idonea a
saziare la fame di tutela di cui
soffrono i commensali a cui viene
offerta.
Risparmiare il servizio, data la
ribadita volontà di digiuno espressa
dagli invitati sarebbe già una prova di
risveglio; è su questo che noi
confidiamo.
As.So.Di.Pro.
Il Segretario Generale
Agg.to
Emilio Ammiraglia