IL
MESTIERE DEI SARTI
Essere
vestiti secondo i propri gusti e a
seconda delle circostanze prima che
essere una manifestazione di autonomia
decisionale e la risposta ad uno stato
di necessità è un fatto di riconosciuta
libertà!.
Sembrerà
superfluo ricordare ai nostri lettori
che fra le tante libertà conquistate
dall'uomo vi sia appunto quella di
vestirsi a proprio piacimento.
No! non
è esercizio retorico o superfluo se si
riflette sul fatto che una volta, non
tanto tempo fa vestivamo tutti ……alla
marinara.
Essere
vestiti da altri e in assenza di
consenso è stato un infelice e inutile
arbitrio, ovvero l' esercizio di una
costrizione equivalente al far indossare
una camicia di forza.
Si può
pretendere l'uniformità esteriore,
difficilmente si ottiene come la storia
si incarica di ricordarci, l'uniformità
delle coscienze,delle idee,delle
passioni,delle ragioni.
Eppure
oggi il delirio di qualche acconciatore
di ritorno ripropone il tema ,con
l'aggravante che questa volta ad essere
vestite sono le nostre idee, i nostri
atti,i nostri comportamenti, la nostra
identità e la nostra autonomia; in
sintesi il nostro essere,che si vorrebbe
marginalizzare nell'angolo della inutile
interferenza ideologica che propone la
inutile sindacalizzazione del comparto
militare.
Vestiti
dei panni dei "disturbatori" che non
debbono crear fastidi rispetto alle
imponenti trasformazioni in
cantiere,assistiamo nostro malgrado alla
cerimonia di in-vestitura di intrepidi
guerrieri pronti a scendere in campo per
una vigorosa crociata contro gli eretici
infedeli.
Guerrieri di un mandato conferito o
sgomitatori in cerca di benevolenze e di
medaglie?
Pensare
che il nuovo che ci apprestiamo a vivere
in materia di condizione militare possa
servirsi della dotta zappilografia
telematica del signor Domenico Leggiero
è una tentazione che non ci appartiene.
Se la
politica, in generale o di parte,
dovesse volare secondo gli standard del
nostro,ahimè…..saremmo proprio alla
frutta.
E'
lecito pensare invece che siamo in
presenza di un rituale antico,di una
tragicomica commedia dalle parti
assegnate che costruisce i nemici per
giustificare i guerrieri.
Quando
non si ha nulla da offrire al confronto
ma si ha la presunzione di essere
comunque protagonisti sulla scena allora
è meglio parlar d'altro che del proprio
vuoto incartato.
Scrivere
commedie è un conto,pensare che esse
possano essere la storia senza rendersi
conto che questa è un'altra cosa
significa che non si è capito che
virtualità e verità sono in netta
antitesi. Ricostruire poi a spintoni la
nostra storia per modificarne la
sostanza sta a significare che essa è
espressione autentica di una esigenza di
fondo,di idealità , passioni e fatti che
danno fastidio ma che nessun vestito
sconcio regalatoci potrà mai
trasfigurare.
Da
questo essere che si è dimostrato
largamente condiviso nella comunità
militare ( vedi il 24 febbraio)
proseguiremo nel nostro lavoro per
edificare una condizione militare dentro
la quale gli uomini siano sempre
protagonisti delle loro vicende umane e
professionali prima che fruitori della
proclamata sensibilità dei governi di
turno.
AS.SO.DI.PRO
Il
Segretario Gen. Agg.to
Emilio
Ammiraglia