IL SINDACATO DEI MILITARI
Dopo
oltre venti anni di impegno democratico,
consumati tutti alla ricerca di un atto
di verità intorno alla questione dei
diritti sindacali dei militari, mutilati
da divieti introdotti dall'art. 8 della
Legge 382/78, giunge finalmente per
quanti di questo impegno ne hanno fatto
una ragione di vita un pronunciamento
favorevole della Magistratura
Amministrativa che chiarisce oltre ogni
ragionevole dubbio che i militari che
hanno inseguito l'ipotesi sindacale allo
scopo di affermare il pieno esercizio
dei diritti costituzionali in materia
avevano ragione.
L'ordinanza del Consiglio di Stato (IV^
Sezione) emessa pubblicamente nel
settembre scorso in conseguenza di un
contenzioso aperto con il Ministero
della Difesa dalle Associazioni
Solidarietà, Diritto e Progresso e
UNARMA illumina bene una realtà che come
abbiamo sempre affermato era
condizionata da vizi legislativi, da
trasversali interessi e compiacimenti
politici, da pregiudizi ideologici, da
ignoranza e superficialità e da un mai
nascosto rifiuto dei vertici militari ad
accogliere qualsiasi forma di tutela
diretta del personale del comparto che
ne escludesse il controllo e quindi la
gestione; rispetto a tutto ciò
l'ordinanza fa pulizia completa
restituendo al diritto la sua piena
agibilità e ai militari l'onore
dell'uguaglianza nell'esercizio del
diritto di tutela dei propri interessi.
Intorno
all'art. 8 della 382/78 che sanciva i
divieti associativi/sindacali per i
militari, si è voluto costruire nel
tempo un insormontabile baluardo
giuridico-politico capace di relegare a
rango di pia aspirazione ogni ipotesi di
percorribilità di esercizio dei diritti
costituzionali in materia.
Da ciò
la diffusa cultura della
inconciliabilità fra diritti sindacali e
militarità e i surrogati della
Rappresentanza e della concertazione che
dovevano stemperare ed isolare le
rivendicazioni più avanzate.
Ma non
solo questo si è voluto contrapporre
alla giustezza delle richieste dei
militati; ogni qualvolta che il
dibattito politico-parlamentare si
avvicinava al riconoscimento di un ruolo
più marcatamente sindacale della
Rappresentanza (ruolo negoziale) o si
ripresentava il quesito sindacale, quale
porta da aprire definitivamente a favore
del comparto militare, su di esso, al
solo scopo di inquinare il percorso di
ogni ipotetico cambiamento venivano
innestate le più catastrofiche
previsioni riguardanti la tenuta del
sistema che veniva con ciò minacciato
nelle sue regole fondative (gerarchia -
disciplina); regole che sarebbero state
parimenti minate dal sicuro disordine
sindacale rappresentato dall'ipotetico
fiorir di sigle, corporativismi e
particolarità professionali.
Pericoli
e preoccupazioni agitati come fantasmi,
al solo scopo di allontanare una giusta
e attesa soluzione; resistenze
giuridiche, politiche e militari quindi
che alla prova del giudizio di merito di
un arbitro super partes si sono rivelate
come un fuoco di sbarramento alimentato
a salve.
Il
disposto dell'ordinanza risponde
attraverso un combinato di pacate
osservazioni giuridiche a tutto lo
scibile delle contrarietà verso i
diritti sindacali dei militari; in
verità per chi vuole intendere esso
afferma molto di più.
Per
suffragare la propria decisione in
merito al contenzioso il Consiglio di
Stato pone alla base della propria
riflessione la giurisprudenza della
Corte Costituzionale che nel tempo ha
riconosciuto e valorizzato le azioni
collettive e di solidarietà dei militari
abbattendo nel contempo tutta una serie
di norme che ne ostacolavano la
concretizzazione (reclamo collettivo -
riunioni in luoghi militari ecc..).
L'ordinanza in relazione al diniego di
costituire associazioni professionali a
carattere sindacale fotografa inoltre la
realtà esistente sotto il profilo
normativo, ovvero i già detti divieti di
cui all'art. 8 della 382/78, il sistema
della Rappresentanza Militare, le
funzioni da questa esercitate compresa
la partecipazione alla concertazione per
la disciplina del rapporto di impiego
del personale militare.
Alla
luce del criterio di bilanciamento dei
valori fra la natura del servizio
militare e i diritti costituzionali che
spettano ai cittadini il Consiglio di
Stato conformemente alla giurisprudenza
della Consulta afferma categoricamente:
"appare dubbio che l'esclusione della
libertà sindacale per i militari trovi
un ragionevole fondamento".
Viene
affermata con ciò quella verità sempre
inseguita; ovvero che non esistono nel
nostro ordinamento giuridico i
presupposti per negare ai militari i
diritti sindacali.
Giustificare l'avversità verso le
libertà sindacali con il fatto che
esistono organi di rappresentanza che
per capriccio (ad libitum) del
legislatore dovrebbero costituire
l'alternativa ai diritti negati; così
come ritenere che la concertazione possa
in qualche modo sostituire l'accordo
sindacale per il Consiglio di Stato non
serve a nulla.
Il
sistema della Rappresentanza Militare è
infatti il luogo in cui "vengono
sacrificati i principi della libertà
dell'organizzazione e del pluralismo
sindacale", così come la concertazione
(che non è negoziato giuridico ma mera
partecipazione alla determinazione del
contenuto del rapporto di impiego) non
può assumere la valenza dell'accordo
sindacale che gode delle condizioni
insite nel sistema delle libertà
sindacali.
L'ultima
resistenza che l'ordinanza supera è
quella relativa alla disciplina militare
che verrebbe indebolita dalle libertà
sindacali.
Che
dietro a tale preoccupazione si
nascondesse un pregiudizio di tipo
ideologico verso la natura sindacale del
sistema di tutela del personale, era
chiarito dal fatto che essa mai era
stata supportata da adeguate e
convincenti motivazioni.
Il
lavoro sindacale vive di regole che in
quanto tali dovrebbero rappresentare
ordine; il confronto fra le parti, pur
aspro che possa diventare, avviene
sempre dentro un protocollo concordato,
quindi dentro regole di civiltà e
rispetto che pongono al riparo la tenuta
e la saldezza di qualsiasi sistema
lavorativo.
Le
regole a cui si informa l'azione
sindacale per loro natura debbono
sottostare ai principi generali
dell'ordinamento giuridico ed alle
regole della democrazia.
Pensare
che l'attività sindacale contenga i
germi del sovvertimento o
dell'indebolimento di un sistema
equivale ad ammettere che il sistema
delle regole che governa tale attività
non sia di per sé sufficiente a
garantire negoziati nell'ordine, nella
disciplina, nel rispetto civico.
Ciò
appare francamente assurdo e infatti il
Consiglio di Stato per il caso in esame
ritiene infondata tale preoccupazione
per il semplice fatto che il
riconoscimento delle libertà sindacali
non trascina con sé alcuna modifica
delle norme disciplinari che restano
invece a garanzia dell'ordinato
funzionamento della istituzione.
Che tale
"scoperta" possa soddisfare e
tranquillizzare gli ambienti militari
più tenacemente ancorati ad una gestione
tecnocratica del sistema è un augurio;
la storia e quindi i fatti così come il
ragionare intorno all'essenza vera di
questa questione che è una questione di
potere assoluto da difendere inducono a
pensare che la partita appena aperta
dalla novità dell'ordinanza del
Consiglio di Stato sia destinata a
subire sicuri contraccolpi.
La
parola fine di questa storia spetta ora
alla Corte Costituzionale alla quale
compete il giudizio di merito circa la
legittimità giuridica dell'art. 8 della
382/78; rispetto a tale evento le
anticipazioni e i dubbi del Consiglio di
Stato rappresentano già una concreta
affermazione del diritto che
presumibilmente verrà ribadita
coerentemente con la sua storia dalla
Consulta.
Il
diritto associativo di cui l'aspetto
sindacale è solo una espressione resta
per la storia della Consulta uno degli
esercizi maggiormente tutelati e
garantiti; a queste posizioni è doveroso
concedere fiducia.
In
attesa che la Corte Costituzionale si
pronunci è doverosa qualche
considerazione in merito al futuro
scenario che si presenterà per i
militari quando l'art. 8 della 382/78
sarà rimosso dalla strada della loro
legittima tutela sindacale.
L'annullamento del richiamato divieto
restituirà ad essi la potestà di
organizzarsi autonomamente, liberamente,
democraticamente.
Dentro
questi orizzonti che rappresentano i
fari illuminanti del futuro sindacale
dei militari le opzioni possibili non
mancheranno; ognuno affiderà la propria
tutela ad un modello organizzativo che
aiuterà a crescere, a sostenere e a
diffondere; una scelta importante che
metterà alla prova il senso di maturità
dei militari, la loro memoria storica
nonché la loro capacità a non disperdere
il patrimonio di valori e di esperienze
che hanno saputo costruire con anni di
robusto impegno.
Per
parte nostra il modello sindacale che ci
impegneremo ad edificare non potrà che
essere il figlio legittimo di una bella
ed onesta storia scritta per altro nel
DNA della Associazione Solidarietà
Diritto e Progresso.
La sua
denominazione delinea chiaramente i
tratti caratteristici e i valori di
riferimento che in coerenza e continuità
saranno posti alla base del modello
sindacale che costruiremo come opzione
di tutela (non abbiamo la pretesa di
rappresentare tutto e tutti).
Sarà
quindi un sindacato di comparto unitario
aperto a tutte le categorie solidale nei
vincoli e nelle azioni con la migliore
tradizione sindacale nazionale di cui
diventerà parte integrante.
Sarà un
soggetto che senza snaturare la sua
funzione opererà di concerto con le
istituzioni per costruire un nuovo
sistema militare coerente con il futuro
europeo; sarà infine un presidio di
democrazia e di garanzia per la società
e le istituzioni che in concorso sarà
chiamato a proteggere.
Non sarà
il sindacato delle rivincite, della
dispersione, degli egoismi di categoria,
dei corporativismi.
Alla
politica tornerà infine, subito dopo il
pronunciamento della Corte
Costituzionale, il compito di
individuare i confini d'azione della
futura tutela sindacale dei militari
(vedi il precedente della Polizia di
Stato); una buona occasione per misurare
la volontà riformatrice dei partiti e
del legislatore.
Quanto a
noi non faremo mancare presenza,
impegno, contributi; quello di cui i
militari, i lettori, i soci della nostra
Associazione potranno esser certi è che
sicuramente non resteremo a guardare.
Emilio Ammiraglia
Presidente AS.SO.DI.PRO
Sezione Marche
2/11/1998