PUNTO E A CAPO.
Come
segnalato nelle precedenti edizioni del
N.G.D.M. si è svolto il giorno 4/12 u.s.
presso la sede della Rappresentanza
Italiana del Parlamento Europeo di Roma
il convegno dibattito promosso dalle
Associazioni Solidarietà, Diritto e
Progresso, UNARMA e IL Centro, avente
come tema di confronto "Il militare
cittadino europeo - Diritto associativo
e sindacale nel panorama internazionale.
L'appuntamento, particolarmente sentito
alla luce della recente sentenza del
Consiglio di Stato che ha posto seri
dubbi sulla fondatezza giuridica dei
divieti associativi e sindacali per i
militari di cui all arte. 8 della L.
382/78 ha rappresentato una svolta nel
lungo cammino di avvicinamento alla meta
dell'esercizio pieno dei negati diritti
costituzionali.
In
un'aula gremita oltre ogni aspettativa,
alla presenza di esponenti politici dei
maggiori partiti, delle più
significative rappresentanze sindacali,
dei presidenti di sezione COCER, di
esperti in sociologia militare e in
diritto costituzionale si è sviluppato
un dibattito franco, concreto,
appassionato; un dibattito che
sicuramente farà riflettere quanti si
attardano ancora a non comprendere che
l'argine della resistenza posto di
traverso sulla via dei diritti
democratici e sindacali dei militari è
ormai definitivamente saltato.
L'apertura del dibattito
significativamente offerta all'on.le
Roberto Mezzaroma in quanto
europarlamentare e ospitante ha subito
chiarito la direzione di marcia del
nuovo corso, la diversa attenzione della
politica europea verso lo specifico
militare e il proprio impegno ad
assecondare ogni collaborazione con le
associazioni per il raggiungimento degli
obiettivi prefissati che in Europa sono
già concreta realtà sindacale.
Successivamente sono poi intervenuti i
presidenti delle associazioni
organizzatrici Tuzzi, Di Muzio, Pallotta
sulle cui relazioni si è aperto il
dibattito.
Per
dovere di cronaca è utile segnalare in
sintesi gli aspetti salienti delle
relazioni citate.
Il
presidente ASSODIPRO Tuzzi Alberto nel
ricordare che democrazia e diritti
sindacali dei militari non sono mai
diventati un tutt'uno per ragioni di
discutibile opportunità politica che
caratterizzarono l'approvazione della
382/78 segnala il risultato della
sentenza del Consiglio di Stato come
esito di un'azione che parte da lontano;
un'azione che è l'espressione più
genuina e coerente del movimento
democratico dei militari degli anni '70
che si è irrobustita è organizzata per
mantenere aperta la porta della
Costituzione ai militari.
Alla
memoria dei presenti riporta tutto il
lavoro e l'impegno di quanti hanno
sostenuto la causa dei diritti dei
militari: dall'interno delle RR. MM.
delle quali sono state mostrate tutte le
facce dei limiti di tutela; nei rapporti
con la politica di cui con amarezza si
evidenziano i colpevoli ritardi, le
incoerenze ideali, le incomprensibili
occasioni mancate per rimettere in moto
un dovuto processo riformatore
rappresentate da tutte le risoluzioni
elaborate dal Parlamento Europeo e
dall'O.I.L. in particolare.
Nel
ripercorrere inoltre le tappe del
contenzioso da cui è scaturita la
sentenza del Consiglio di Stato offre
alla riflessione dei presenti la
consapevolezza del lavoro di cui ognuno
dovrà farsi carico in futuro.
"Un
lavoro per la politica che sarà chiamata
alla costruzione di regole nuove capaci
di tenere conto delle esigenze di
insieme del comparto in cui andranno a
radicarsi; un lavoro per i tanti
interessati che dovranno dar vita ad
un'epoca di relazioni sociali, sindacali
e politiche per le quali tanto hanno da
apprendere; un lavoro faticoso per far
crescere e maturare nella democrazia il
nuovo che si appresta ad arrivare.
Il nuovo
sarà accompagnato sicuramente da
tensioni e risentimenti, da euforia e
corporativismi; preoccupazioni di cui il
presidente Tuzzi è ben consapevole, da
ciò la richiesta alla politica di ritiro
dell'ipotesi di riforma della R. M. come
atto di disponibilità e responsabilità
per l'avvio di una nuova e costruttiva
epoca di confronto con quanti da tempo
sostengono le giuste cause dei militari
in materia di tutela dei diritti.
Conclude
affermando che è da questi presupposti
che bisogna ripartire per edificare una
realtà europea non solo economica ma
entità complessiva che sappia tenere
conto dei diritti di ogni cittadino,
militari compresi.
Per il
centro interviene il presidente Di Muzio
che ricostruisce la storia della propria
associazione nata dalle limitazioni
della normativa in materia di tutela che
di fatto impedivano di assistere
adeguatamente il personale della G.d.F.
Ciò in
particolare è dovuto al fatto che le RR.
MM. non garantiscono il principio della
terzietà essendo essi parte integrante
dell'ordinamento militare; da qui
l'esigenza di consorziare gli interessi
individuali in un'entità esterna che
possa esercitare più incisive forme di
tutela.
Esterna
infine soddisfazione per l'ordinanza del
Consiglio di Stato che ha
sostanzialmente riconosciuto ai militari
i diritti in precedenza negati.
Auspica
una rapida ed autorevole pronunzia della
Consulta che consenta alle FF.AA. e alle
F.P. ad ordinamento militare di
mettersi al passo con i colleghi europei
in materia di rappresentanza sindacale.
Ernesto
Pallotta per Unarma attraverso
un'apprezzata ricostruzione
tecnico-giuridica volta ad illustrare la
condizione del cittadino militare nel
panorama internazionale stigmatizza
esaurientemente i limiti della
legislazione nazionale nei confronti di
quella europea.
Da tale
presupposto partono le sue
considerazioni tendenti ad illustrare il
sistema delle realtà sindacali esistenti
in Europa e i divieti associativi che
permangono in alcuni paesi membri.
Per
colmare i ritardi affinché le libertà
vengano conquistate ricorda che è sempre
necessario l'impegno politico senza il
quale mai nulla è arrivato per caso; da
ciò il convegno come atto politico per
discutere, rassicurare, chiarire ma
anche per imparare e conoscere; per
questo afferma che i relatori presenti
possono aiutare a comprendere qualcosa
di più in merito alle questioni
sollevate.
Conclude
esprimendo la certezza che dall'incontro
e insieme si possa realizzare il più
grande progetto di democrazia per le FF.
AA. Del nostro Paese.
Di
particolare rilievo ed interesse
l'intervento del presidente dell'EUROMIL
Jens ROTBOL che oltre ad illustrare la
sua organizzazione in ambito europeo e
la sua continua espansione ne chiarisce
gli obiettivi costituzionali nei
rapporti politici con le istituzioni
europee in relazione allo sviluppo
della politica di sicurezza determinato
dai trattati di Maastricht ed Amsterdam
del '92 e '97; trattati che hanno
delineato scenari per una politica
comunitaria di Difesa e Sicurezza dentro
i quali l'Euromil intende assicurare ai
militari giustizia sociale ed una
prospettiva professionale.
Da ciò
il diritto per tutti i militari
effettivi europei di costituirsi in
associazioni quali strumenti essenziali
per la formazione di una legislazione al
passo coi tempi.
Sintetizza inoltre efficacemente i
caratteri edificanti di Euromil che si
fondono nei valori democratici e nei
requisiti di professionalità dei
militari; da tali assunti nasce
l'impegno per tutte le associazioni
iscritte ad affermare un'immagine del
militare descritto come colui che:
-
fa il suo dovere senza rinunciare
ai suoi diritti;
-
serve fedelmente un parlamento
liberamente eletto senza rinunciare alle
sue opinioni politiche;
-
si assume le responsabilità delle
sue azioni ma consacra i suoi sforzi
alla comunità.
Nell'ottica europea di Euromil l'Italia
è considerata un partner importante; un
partner che oggi però non ha più
associazioni iscritte ad Euromil, nel
'72 ne aveva due che hanno poi lasciato
l'organizzazione. Tale assenza è in
contrasto con il ruolo vitale che
l'Italia ha assunto nel processo di
integrazione europea e con la storia che
ne fanno uno dei paesi che maggiormente
contribuisce alla cultura e alla
prosperità dell'Europa.
Conclude
affermando che Euromil segue sempre con
attenzione i lavori di questi incontri
internazionali e che del convegno in
svolgimento farà relazione al comitato
esecutivo che sicuramente sarà molto
apprezzata.
Il prof.
Rienzi, avvocato di fiducia delle
associazioni che hanno promosso il
convegno nonché difensore nel
procedimento che ha determinato la ormai
nota sentenza del Consiglio di Stato
osserva in sintesi che il nuovo scenario
che si apre per i militari è solo il
frutto del loro impegno che non ha
trovato il conforto della politica e del
legislatore; esprime il personale
convincimento che i cittadini oggi
mostrino indifferenza e disappunto per
la politica proprio in ragione del fatto
che essa non è in grado di raccogliere
la domanda di governo dei problemi
sociali preferendo la percorribilità
meno faticosa di accordi di potere che
eliminano la centralità della
partecipazione dei cittadini; dentro
questo sistema tutto si addormenta
grazie anche alla complicità di un certo
modo di fare sindacato; tutto è
confermato dal fatto che oggi non si
discuterebbe del problema sindacale dei
militari se non ci fosse stata una
sentenza del Consiglio di Stato che ha
spiazzato la politica mostrandone tutta
la sua indifferenza.
Per
chiarezza, coerenza e determinazione si
segnalano gli interventi dei
rappresentanti sindacali CISL Autieri e
CGIL Corti.
Alla
luce della sentenza del Consiglio di
Stato non esistono più remore per
avviare il comparto verso la
sindacalizzazione; su questa strada il
sindacato confederale darà tutto il suo
contributo e fornirà tutta la sua
esperienza.
La
382/78 relativamente al sistema di
rappresentanza è praticamente superata,
bisogna quindi operare da subito per
raccogliere la sfida organizzativa della
nuova realtà da costruire; l'occasione
sarà utile per rivedere alcuni aspetti
della riforma della Polizia di Stato del
1981.
Il prof.
Fabrizio Battistelli sociologo
dell'Università "La Sapienza" di Roma
fornisce i risultati di alcune indagini
conoscitive che confermano il fatto che
oggi la società è pronta ad accogliere
la sindacalizzazione del comparto
militare e che in questa azione alcuni
soggetti sociali sono disponibili ad
entrare con le loro capacità propositive
ed innovative (le donne e il sindacato);
fattore questo di ulteriore
consolidamento delle posizioni delle
associazioni che bene farebbero ad
ampliare l'orizzonte dei referenti per
le riforme democratiche del comparto.
Relativamente agli interventi politici
dei vari esponenti presenti vi è da
registrare una difficile individuazione
di posizioni precise circa il tema della
sindacalizzazione, posizioni che
attraversano tutto lo schieramento
politico in un abbraccio privo di
idealità e di chiarezza.
Si è
assistito con stupore alle timide
disponibilità del sen. Russo Spena (Rif.
Com. e con incredulità alle retrodatate
posizioni, alle nette chiusure e alle
inverosimili argomentazioni dei
rappresentanti dei maggiori partiti; in
sintesi il sen. Manca per F. I.
individua nella politica la causa del
malessere dei militari, ammette un certo
ruolo delle RR. MM. nel rispetto dei
principi cardine della struttura
militare (gerarchia e disciplina), non
concede nulla alle aspettative del
dibattito circa l'aspetto nodale della
sindacalizzazione trascurando
significativamente di trattarle. Un
intervento da militare più che da
esponente politico.
Imbarazzati e indecifrabili gli
interventi dei D. S. on. Ruffino e
Trabacchini rispettivamente relatore in
commissione difesa del progetto di
riforma della RR. MM. e responsabile
politico difesa e sicurezza; difendono
l'ipotesi di riforma della RR. MM. e la
necessità di contemperare le esigenze
dei vari soggetti in campo quando sarà
percorribile la strada sindacale per i
militari.
L'on.
Ascerto per A.N. conferma il suo impegno
per la riforma che per alcuni aspetti
innovativi da lui proposti non ha
incontrato il consenso delle altre forze
politiche presenti in commissione.
L'on.
Falco Accame già presidente della
commissione difesa della Camera afferma
che va rigettata la proposta di riforma
della RR. MM. perché peggiorativa della
esistente che già poco poteva fare;
ribadisce la sua contrarietà
all'abolizione della leva obbligatoria
per i fattori culturali che questa
rappresenta; la strada sindacale da
percorrere alla luce della sentenza del
Consiglio di Stato è una grossa
conquista che va riempita di contenuti
capaci di incidere anche sul legame
esistente fra industria e vertici
militari.
Di
significativo rilievo l'intervento
praticamente conclusivo il convegno del
presidente ASSODIPRO della sezione
Marche Emilio Ammiraglia.
In
omaggio al Parlamento Europeo e
all'O.I.L. in particolare ricorda tutte
le risoluzioni e le convenzioni
internazionali che richiamavano il
legislatore nazionale ad un
aggiornamento della normativa in materia
di tutela sindacale dei militari
italiani, occasioni queste sempre
disattese o raggirate.
Agli
esponenti politici presenti ricorda il
peccato originale della 382/78
rappresentato dai divieti introdotti con
l'art. 8; peccato di cui tutte le forse
politiche erano consapevoli, che non
negarono in virtù di una dichiarata fase
sperimentale di esercizio delle RR. MM.
che in un comparto particolare come
quello della difesa doveva significare
gradualità verso l'esercizio sindacale.
Posizioni che nel tempo sono state
rinnegate fino alla scomparsa di ogni
idealità verso i diritti
costituzionalmente protetti dei
militari; fatto questo che preoccupa e
inquieta in quanto della politica e dei
partiti la democrazia ha bisogno perché
di ciò di alimenta.
Alla
luce della sentenza del Consiglio di
Stato che pur non essendo definitiva
verso la sindacalizzazione del comparto
militare ricostruisce con puntigliosità
quello che già era nei fatti se la
politica fosse stata coerente con se
stessa. La risoluzione n. 121
dell'O.I.L. divenuta legge nazionale
862/84 se letta in chiaro introduceva
già nell'ordinamento giuridico nazionale
tutta una serie di norme che di fatto
superavano i limiti delle RR. MM.
Pluralismo, autonomia e indipendenza dai
pubblici poteri sono i caratteri
dell'organismo sindacale configurato
dalla 862/84, caratteri non
rintracciabili nell'istituto della RR.
MM. che sono poi la sintesi dei rilievi
contenuti nella sentenza richiamata.
Le
associazioni e la politica debbono
tornare a confrontarsi superando
diffidenze e pregiudizi, il lavoro da
fare metterà alla prova tutti, i
riformisti autentici in particolare.
Alla
politica le associazioni offrono tutta
la loro disponibilità al dialogo per
chiarire, per supportare, per agevolare
il giusto processo di riforma, per
recuperare quindi un rapporto
privilegiato capace di valorizzare la
partecipazione. Ad essa chiedono infine
il rispetto per una storia che non può
essere messa facilmente in liquidazione.
Da questa storia nasce il nuovo
determinato fra l'altro solennemente
dalla sentenza del Consiglio di Stato a
cui tutti debbono rispetto;
pseudo-riforme che hanno lo scopo di
stabilizzare un processo non servono né
alla categoria né alla democrazia né
alla chiarezza dei rapporti che le
associazioni intendono privilegiare.
10/1/1999