ROTTAMATI D'ANNATA?
E' del
tutto superfluo ricordare quanto
lungimirante, pressante, costante e
ampio sia stato nel tempo l'impegno di
ASSODIPRO e del Nuovo Giornale dei
Militari in merito alla questione
riguardante la riliquidazione delle
indennità operative.
Impegno
tendente ad una sanatoria legislativa
capace di superare quella palese
ingiustizia creatasi, a partire dal
1995, in conseguenza dei modificati
orientamenti della magistratura amm.va (C.d.S.)
che, in precedenza erano sempre stati
favorevoli ai militari ricorrenti.
A
riscontro di tanto impegno (petizione
popolare, lettere di sostegno,
corrispondenza con l'On.le Ramponi e
altri, incontri politici e sindacali
ecc.) che ha trascinato un vasto
interesse nella società militare, sono
state presentate in Parlamento diverse
p.d.l. (Manfredi, Lavagnini, Ascierto)
tutte tendenti inizialmente a porre
rimedio, in particolare, alla
ingiustizia subita dal personale in
congedo in quest'ultimo decennio.
Oggi, a
ben guardare i risultati dei lavori
della Comm.ne Difesa della Camera e
delle sue articolazioni interne del
periodo Novembre 2002 - Febbraio 2003,
relativi all'esame delle p.d.l. C.2532 (Lavagnini)
e C. 2455 (Ascierto) aventi per oggetto
la disciplina del computo delle
indennità operative del personale
militare nella buonuscita, si deve
amaramente costatare che:
1-
i soggetti, per i quali i
provvedimenti sono stati messi in
cantiere ( militari delle categorie del
congedo, nella stragrande maggioranza
sott.li delle FF.AA. ed equiparati
delle FF.PP.), già discriminati nel
passato a causa dei citati mutamenti nei
giudizi, posti in essere dalla
magistratura amm.va (da ciò la palese
ingiustizia), saranno esclusi dalla
sanatoria, in ragione del fatto che essa
recherebbe oneri insostenibili per il
bilancio dello Stato a causa della
preventivata retroattività decennale;
2-
eliminati gli oneri pregressi,
dovuti alla segnalata retroattività
decennale (già sperimentata
positivamente, senza catastrofi
economiche e in ben altre condizioni
finanziarie dello Stato con la L.87/94,
che inglobò il 48% della I.I.S. nelle
liquidazioni di una platea ben più ampia
di quella di cui trattasi), le
previsioni iniziali riguardanti la
liquidabilità delle indennità operative
e pensionabili nonché l'importo
aggiuntivo pensionabile andranno a
comportare benefici economici di
liquidazione solo per il personale in
servizio alla data del 01.01.03 e che a
partire dalla stessa andrà in congedo;
3-
Le primordiali previsioni che
miravano ad ampliare le voci stipendiali
da inserire nel computo della
liquidazione limitatamente alle
indennità operative (L.78/83) e
pensionabili (L.121/81) e all'importo
aggiuntivo pensionabile (DPR 139/01)
sono state dilatate con un arrembaggio
di emendamenti che hanno il solo scopo
di procurare benefici per una ristretta
e ben individuata fascia di destinatari
(dirigenti ed equiparati).
Che il
provvedimento così riformulato possa in
qualche modo trovare, oltre alla
copertura finanziaria indispensabile a
garantirne l'approvazione, anche un
ampio consenso politico è un fatto che
desta sorpresa, meraviglia e una
sconfinata incredulità.
Sorpresa, perché la necessità di
legiferare intorno alla riliquidazione
delle indennità in questione è sorta
esclusivamente per sanare le disparità
di trattamento riservate a quanti hanno
lasciato il servizio in quest'ultimo
decennio e che allo stato non possono
più percorrere le vie giudiziali in
conseguenza del modificato orientamento
della magistratura amm.va.
Meraviglia, perché a fronte degli oneri
posti a carico dello Stato, già
ritenuti pesanti a causa della
riliquidabilità delle sole indennità
operative-pensionabili, non solo non
sono state prese in considerazione
quelle ipotesi che ne avrebbero ridotto
l'ammontare complessivo (come peraltro
già sperimentato nel passato con
successo per rendere liquidabile la
I.I.S. attraverso la riduzione % della
medesima indennità), ma per assurdo si è
operato per lievitarli fino
all'insostenibilità economica grazie
agli emendamenti già citati.
Incredulità, perché il disegno di legge
sin qui elaborato dalla Commissione
Difesa nel rappresentare la beffa che
segue il danno subito, perpetua,
aggravandolo, quello stato di palese
ingiustizia che si intendeva rimuovere.
Ad altra
attenzione pensavamo di assistere, ad
altri esiti credevamo di arrivare.
Il tutto
era nei crediti politici ed economici
che questa categoria poteva vantare nei
confronti dello Stato.
Che
oggi, le condizioni economiche del paese
non siano quelle da baratro del 1992 è
un dato di fatto; al risanamento
economico dei conti dello Stato i
militari hanno offerto un contributo
come non richiesto ad altre categorie di
lavoratori; blocchi contrattuali,
superamento graduale delle pensioni di
anzianità, eliminazione di istituti
specifici per le stesse (ausiliaria) e
penalizzazioni disincentivanti per chi è
voluto comunque uscire dal servizio
prima del limite di età, riduzione dei
servizi figurativi e della rendita
dell'indennità di ausiliaria. Cose note
e pesanti che affiancano i ritardi
cronici circa la valorizzazione della
condizione militare che nel complesso
mortificano retribuzioni, pensioni,
trattamenti di fine servizio e il
rispetto che a questi servitori dello
Stato la comunità deve.
Questioni per le quali la riconoscenza
che era lecito aspettarsi, viene ancora
negata con pretesti di esigenze di
bilancio che urtano con i toni
trionfalistici che accompagnano i
dichiarati successi economici del
governo; questioni che dovrebbero far
riflettere quanti hanno creduto ai
corteggiamenti elettorali e alle
lusinghe di questa maggioranza di
governo, che alla prova dei fatti, nello
sconfessare se stessa, si dimostra forte
con i deboli e debole con i forti.
Per
quanto ci riguarda, nel proseguire
l'impegno che in questa causa abbiamo
riversato con la certezza di sostenere
un'esigenza giusta e ampiamente
condivisa dalla comunità militare, a
quanti ci seguono e a quanti si
degneranno di ascoltarci continueremo a
dedicare il nostro lavoro ed ogni utile
argomentazione, idonei a restituire
dignità alla politica, e giustizia a
quanti si aspettano tangibili segnali di
riconoscenza da parte dello Stato.
Il
N.G.D.M.
AS.SO.DI.PRO
Il
Direttore
Il Segretario Gen. Aggiunto
(Dott.ssa
Antonella Manotti)
(Emilio Ammiraglia)