<< DIRITTI E RIFORME >>

INSIEME PER UN NUOVA STAGIONE D’IMPEGNO

 

Come nella circostanza di un parto, tutte le attenzioni vengono rivolte al nascituro e alla di lui gestante, così in prossimità della approvazione della Finanziaria tutti gli interessi sono puntati sulla Legge che nascerà e su  chi avrà la responsabilità di metterla in vita.

Se per la nascita di un figlio ci si augura che sia sano, robusto e vitale e che la mamma possa poi accudirlo in recuperata salute, per la Finanziaria ci si augura che sia sana, utile, equa e che dopo le fatiche della gestazione possa poi essere accudita per vederla svilupparsi nei suoi contenuti.

Questo sarebbe scontato, logico e frutto del buon senso in un paese normale; da noi le cose purtroppo non vanno così, o almeno non sempre vanno così.

Nel paese dei Santi, dei navigatori,dei commissari tecnici, degli individualismi, delle corporazioni, delle categorie professionali, delle caste intoccabili e dei mestatori di ogni malcelato interesse, tutto si complica, tutto deve essere piegato al proprio particolare…….e chi se né frega dell’interesse generale del paese e di chi ci sta vicino. Cuore, ragione e portafoglio insomma non abitano proprio nella stessa casa.   

Le notizie che ci cadono ogni giorno nel piatto, che leggiamo dalla stampa o che ascoltiamo dagli infiniti confronti fra i duellanti offrono, almeno a me, una profonda inquietudine,una grande preoccupazione e tanta malinconica nostalgia per quella politica appassionata, ragionata e mite scomparsa al punto di essere oggi solo un caro ricordo.

Eppure che il paese avesse bisogno di una robusta sterzata e di una significativa cura ricostituente sembrava essere più che una opinione personale; osservatori stranieri e quindi non di parte, segnalavano da tempo l’esistenza di  un pesante e inquietante dissesto economico dei nostri conti pubblici, graduatorie comparative fra i tanti paesi della Comunità Europea mettevano in evidenza tutti i ritardi del sistema Italia rispetto alla crescita del PIL, della innovazione, della competitività produttiva e della ricerca.

Un paese paralizzato nei suoi aspetti vitali in ragione di un atteso miracolo (la ripresa globale dell’economia) che tutto doveva sanare.

Nella articolata equazione più ricchezza, meno tasse, più denaro da spendere, più investimenti,più occupazione e quindi maggiori salari stipendi e pensioni si confidava per risalire la china.

Tutto bene, o almeno tutto in linea con la migliore dottrina liberale dell’economia se non fosse per il fatto che il presupposto che sorregge la nota teoria  di mercato è venuto proprio a mancare.

Il sistema Italia continua ad arrancare nella disperata ricerca di agganciare la ripresa economica; ed è per dare nuova linfa alla crescita che la finanziaria cerca di intervenire.

Riequilibrare i conti pubblici secondo i parametri imposti dall’Europa, sostenere la competitività riducendo i costi del lavoro,finanziare l’innovazione produttiva e la ricerca, mantenere un decente sistema istituzionale, sono questioni che imponevano e impongono sforzi economici immani che apparentemente nessuno è disposto a sostenere.

Insomma, diversamente detto: si taglino le uscite dello Stato, si riformino in basso il welfare e il sistema previdenziale, si impongano limitazioni alle aspettative retributive dei lavoratori dipendenti pubblici e privati ed ecco trovate le risorse per finanziare il gerovital che rigenera il paese.

Della evasione fiscale che è il vero cancro che uccide il paese, delle rendite da capitale, del lavoro sommerso che elude ogni dovere contributivo, degli indiretti vantaggi economici di cui beneficiano i titolari di Partite I VA in ragione delle loro povere e ridicole dichiarazioni dei redditi è bene parlarne poco perché il senso dello Stato e gli obblighi costituzionali della equità contributiva sono astrattezze che mirano a ingabbiare dentro un regime fiscale il ceto produttivo.

Argomenti degni di una società feudale che non possono appartenere al nostro sentire solidale.

Che al fondo di tanto strillare, manifestare e minacciare di questi tempi,ci sia anche questa povera constatazione è un dato che non dovrebbe sfuggire a chi osserva con attenzione quello che si agita nel ventre della nostra società; che a tanto agitarsi concorrano con irresponsabile sfrontatezza quanti sono i veri responsabili del dissesto economico del paese è un fatto che la dice lunga sulla serietà di certa politica da avanspettacolo e su una diffusa corta memoria degli spettatori.

Dalla introduzione dell’euro ad oggi è andato irrobustendosi nel paese, grazie all’interessato e calcolato guardare altrove di chi aveva il dovere di vigilare sulla stabilità dei prezzi rispetto al cambio della moneta, quel grande partito degli insaziabili appetiti economici e dei furbi fiscali che oggi sente minacciata la propria libertà speculativa e la propria cronica stitichezza contributiva.

Un organizzato e imponente partito che conta e che pesa, che si fa sentire e che trova sponde di rappresentanza nella speranza di tornare ai lauti lordi guadagni dei tempi andati.

Un partito in marcia che spacca il paese in due fregandosene beatamente della coesione sociale, del bene comune e delle necessità finanziarie del sistema; l’importante è che tornino i conti: i loro.

Che ad amplificare il rumore di tanta insoddisfazione per la finanziaria in gestazione si aggiungano numerose categorie di lavoratori e quanti avvertono il peso di una crescente difficoltà economica è invece un fatto che merita la più grande attenzione.

Precari, pensionati, atipici e inoccupati rappresentano un mondo che aspetta una opportunità che prefiguri la fuoriuscita dalla provvisorietà del lavoro che rende impossibile ogni progetto di vita, dalla povertà che umilia la dignità di chi ha già dato, dalla indifferenza che offende chi merita rispetto e considerazione in virtù della propria professione, dalla marginalità che stritola chi non possiede professionalità da far valere o titoli da utilizzare.

E’ verso queste categorie che nella loro soggettività rappresentano una risorsa e un patrimonio che è doveroso attendersi un segnale di attenzione.

E’ per guardare con ottimismo al futuro dei nostri giovani che ci auguriamo vengano adottati provvedimenti capaci di dare un senso alle loro aspettative, così come ci auguriamo che recuperata la compostezza che serve per affrontare una discussione di merito sulla condizione professionale degli atipici delle FF.AA, delle FF.PP,dei VDF e del CFS, si torni a parlare concretamente dei loro meriti, dei loro bisogni, delle loro aspettative e quindi dei diritti che reclamano e delle riforme che necessitano.

E’ da questo presupposto o da questa ritrovata condizione che bisogna ripartire se si ha veramente a cuore il futuro di questi professionisti; i precari non assunti, i mezzi obsoleti, i contratti non finanziati e le dotazioni all’osso sono questioni note, datate e figlie di chi oggi le imputa ad altre responsabilità. Utilizzarle oggi a scopo di propaganda è pari alla temerarietà di chi confida nella nostra scarsa memoria.

Eppure nonostante tanto scomposto fracasso, a ben guardare dentro le cose di cui ci occupiamo, non mancano per fortuna segnali che inducono all’ottimismo, risorse umane che rappresentano una speranza per il futuro dei comparti Difesa e Sicurezza e buoni motivi di impegno.

A sconfessare le tante menzogne fatte circolare a proposito delle risorse e degli impegni governativi riguardanti il personale dei Comparti, le spese d’esercizio e gli investimenti per l’ammodernamento dei sistemi, sono intervenuti i chiarimenti che era lecito attendersi e che verificheremo presto.

Il Ministro Amato da un lato, nel suo rituale silenzioso operare, nel tenere conto delle legittime aspettative e richieste della stragrande maggioranza delle sigle sindacali e delle Rappresentanze delle FF.PP ad ordinamento militare ha garantito e reperito risorse economiche idonee a soddisfare le attese dei destinatari; il Vice- Ministro Minniti dall’altro ha garantito l’esistenza degli accantonamenti utili a finanziare un nuovo riordino dei ruoli e ha fornito ogni rassicurazione sulla copertura finanziaria del prossimo contratto. Segnali, parole, impegni che in politica significano fatti, rispetto, concretezza. Vedremo presto se la nostra è l’illusione degli ingenui creduloni o se chi ha tanto abbaiato alla luna aveva qualche ragione da far valere.

Del convegno organizzato dalla CGIL nel novembre dello scorso anno presso l’hotel Jolly di Roma, conservo buona memoria; se lo spirito che ha animato il dibattito è quello che io ho intuito, ovvero che le divisioni pregiudiziali sul futuro  modello di tutela dei militari dovevano essere superate in ragione della presa d’atto della limitata incisività delle RR.MM , allora non ho dubbi che presto gli intervenuti a quel convegno si ritroveranno per confrontarsi con la politica allo scopo di rimettere in moto il giusto percorso di riforma.

Accanto alla stima e alla fiducia che e doveroso riconoscere a chi nella  circostanza sopra ricordata si è pronunciato a favore del dialogo con il mondo associativo, un posto di rilievo e di grande considerazione merita chi con coraggio, lucidità, passione e autocritica oggi rivede le proprie posizioni circa il modello di tutela dei militari, così come chi in questo ultimo anno si è avvicinato con umiltà  ad Assodipro a scopo  di collaborazione.

E’ a  queste convergenze d’intenti e a queste  ritrovate e incontrate amicizie che Assodipro guarda per irrobustire la schiera dei non rassegnati e dei tanti che credono nella possibilità di un nuovo, moderno e più efficace strumento di tutela dei militari.

E’ con questa nuova realtà che presto discuteremo delle priorità da affrontare; se la centralità dell’impegno delle RR.MM è stata individuata nella istituzione della previdenza complementare e nella accelerazione da impartire alla realizzazione dei contingenti di personale previsti dal nuovo modello di difesa, allo scopo di snellire le progressioni di carriera di chi si sente schiacciato dal tappo degli apicali di categoria, allora, essendo note le posizioni di Assodipro sulle questioni richiamate così come le iniziative parlamentari (petizione popolare) che la stessa ha nel tempo proposto, non ho dubbi che l’interesse a camminare insieme per nuovi orizzonti di tutela e per concreti obiettivi sia destinato a produrre buoni risultati.

E’ da questi propositi che formulo ai soci Assodipro e alle loro famiglie, a tutti i responsabili del sodalizio di ogni livello, a tutti i dirigenti delle altre Associazioni al nostro pari impegnate senza scopo di lucro per ampliare i diritti dei militari e degli  appartenenti alle FF.PP   militari e civili, ai tanti amici delle RR.MM che si spendono con onestà nel loro impegno, alla redazione del Nuovo Giornale dei Militari  e a tutti i soldati delle nostre missioni estere   i migliori auguri per le prossime festività.

 

AS.SO.DI.PRO
  Il Presidente
Emilio Ammiraglia