MARESCIALLI – SERGENTI – GRADUATI E
GRADI CORRISPONDENTI COMPARTO
SICUREZZA: CITTADINI DI UN’ITALIA
MINORE
Un tempo a cavallo dei sogni, dove
entrare a far parte della gloriosa
Aeronautica Militare rappresentava
un idillio che concretizzava le
aspettative
di qualsiasi ragazzo come me e come
tanti, la realizzazione di un “sogno”,
di una
“ambizione”, volontà
sfrenata di divenire e far parte di
quella organizzazione.
Il
“sogno” di allora, un
sogno che inconfutabilmente ometteva
e si ostinava al buio di una realtà,
dove il
“dovere” è il tributo
essenziale ma
il
“diritto” è celato
dalle poche e confuse norme e
regolamenti con vizio di
vetusta’.
Oggi quel
“sogno” lascia
purtroppo spazio alla realtà che
circonda uno “Status” non
riconosciuto integralmente, uno
status facente parte di una
categoria ove il
sorpruso
e l’abuso non rivendicano
l’appartenenza ad
una categoria che lavora ma che di
fatto non può arrogarsi alcun
diritto
tantomeno ottenere la giusta
considerazione professionale e
personale.
Oggi il militare sognatore di un
tempo, ha smesso di
“sognare”, ha smesso
di credersi
certo di una considerazione perché
oggi stesso si è reso conto che
essere militare vuol dire rinunciare
di fatto al diritto di essere
cittadino, al diritto di sentirsi in
“diritto”.
Maltrattato, bistrattato, poco
incentivato
e soprattutto ghettizzato in una
categoria di lavoratori che lo Stato
culla solo con pochi labili onori
(qualche medaglia quando partecipi
ad una campagna fuori in territorio
internazionale), ma agli stessi
onori non attribuisce che uno scevro
significato, rinnegando e
sottraendo, quelle minimaliste
conquiste che il tempo e la forza
dei nostri gloriosi predecessori
hanno meritatamente conquistato a
caro prezzo.
Il
“sogno” forse non
riflette sullo stato delle cose,
sull’accanimento istituzionale che
viene
attuato nel non riconoscere gli
stessi diritti di altri appartenenti
alla stessa Amministrazione.
Solo con l’onore, purtroppo, non si
mantiene una famiglia, con l’onore
non si crescono i figli e
soprattutto con l’onore non ci si
scorda che quanto
avevamo
conquistato nei tempi
precorsi, seppur minimo, era più di
quanto abbiamo ora. In particolare,
vedere le condizioni dei
marescialli, sergenti, graduati e
gradi corrispondenti del comparto
sicurezza (polizia, carabinieri,
guardia di finanza ecc.) per toccare
con mano le enormi difficoltà, che
incontrano questi sconosciuti
lavoratori per mantenere la famiglia
con un decoro e dignità.
Bistrattamento
economico, agevolazioni soppresse,
trasferimenti clientelari, il
mancato esercizio
di un riordino “
vero ed equo” delle
carriere e soprattutto, una dignità
violata .
Abbiamo speso mezzo secolo per
ottenere ciò che sembrava un diritto
fondamentale, ma lo Stato ha speso
solo un attimo per riportarci
indietro nel tempo, nelle tasche e
nella
inalienabile certezza che è la
dignità .
Alle Autorità, ai Ministri e al
Sig.
Ministro della Difesa, quello in
carica
e
anche a quelli passati,
un fervido ringraziamento per la
considerazione e per averci fatto
ancora una volta sentire
“CITTADINI ITALIANI FIGLI DI UNA
ITALIA MINORE”, ma molto
buoni per proiettare l’immagine dei
militari dentro e fuori il
territorio nazionale.
Grazie per le guerre che ci ha
offerto (vedere la modifica del
codice penale in quello di guerra
operato dal Governo
Berlusconi),
per i militari che operano in
Afganistan
e in Iraq, grazie per i sacrifici
dei
cari colleghi che hanno perso la
loro vita per la “Patria”,
grazie per aver portato la categoria
dei ruoli Marescialli,
Sergenti Maggiori, Sergenti,
Graduati in S.P. delle
FF.AA e
gradi corrispondenti nel Comparto
Sicurezza, alle soglie della povertà
(cfr.
articolo
di un noto quotidiano che ha
pubblicato che oggi in Italia uno
stipendio di Euro 1.800,00 e
considerato alla soglia di povertà),
grazie ancora per averci tolto tutto
ciò che, un tempo compensava,
forse, il disagio del nostro vivere.
Grazie ancora per il nostro
contratto che sempre a, tempo non
debito, viene
rinnovato e non giustamente adeguato
al caro vita.
Grazie per averci portato in Europa
e averci fatto sentire europei solo
nell’abito, ma no nella sostanza,
grazie ancora per aver reso vittima
delle istituzioni la “nostra
dignità”.
ASSODIPRO
Il Segretario Nazionale
(Carmelo
Cav.
BIONDO)