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ASSOCIAZIONE
SOLIDARIETA' DIRITTO E PROGRESSO
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31 gen 2007 |
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Intervento parlamentare On. Deiana su base
Vicenza >>
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ELETTRA DEIANA.
Signor Presidente, signor ministro, non
si può che esprimere un giudizio
nettamente negativo sulla scelta che il
suo Governo, il nostro Governo, ha fatto
per Vicenza. L'abbiamo già espresso
ripetutamente in molte sedi e lo
confermo in quest'aula anche alla luce
dell'informazione che lei ha voluto fare
a nome del Governo.
È del tutto inadeguata la sua
informazione, sia sul piano della
trasparenza rispetto a come siano andati
effettivamente i fatti e su quali
vincoli reali vi siano in questa
decisione, sia sul piano della
responsabilità politica. Infatti, non si
possono liquidare i dissensi e le
manifestazioni di Vicenza come qualcosa
a latere, qualcosa su cui si può
esprimere un giudizio paternalistico.
Vorrei anche dire, con molta nettezza (e
mi riferisco alle considerazioni che ha
espresso la presidente Pinotti) che non
si tratta di un ampliamento della base
già esistente, ma di un'altra base,
signor ministro (lei lo sa benissimo),
allocata a cinque chilometri da Ederle,
che entrerà in malefica sinergia con la
prima, nelle imprese di guerra degli
Stati Uniti d'America. Voglio ricordarle
che a Ederle e da Ederle vanno e vengono
i ragazzi americani impegnati nella
guerra in Iraq, da cui noi ci siamo
magnificamente sottratti.
La scelta, signor ministro, doveva e
poteva essere diversa, a meno che non vi
siano rinegoziazioni segrete nel
trattato di bilateralizzazione degli
accordi tra Stati Uniti ed Italia,
protetti dal segreto militare. A meno
che non vi sia questo. Tuttavia, questo
passaggio non si evince dalla sua
informativa.
Per molte ragioni la scelta sarebbe
dovuta essere diversa, per due in
maniera stringente: la prima riguarda il
rapporto tra il Governo dell'Unione (il
nostro Governo) e le popolazioni di quel
territorio; la seconda riguarda la
negativa valenza strategica globale che
il nuovo insediamento statunitense a
Vicenza assumerà nella più generale
ricollocazione delle forze militari del
Pentagono in Europa. Di che parliamo,
altrimenti?
Il Presidente del Consiglio dei
ministri, ad esempio, poteva
risparmiarci l'infelicissima battuta
sulla questione urbanistica, così come
il ministro Rutelli, recatosi a parlare
a settembre con il sindaco di Vicenza,
Hullweck, poteva evitare di dichiarare
che si tratterebbe soltanto di quattro
palazzine in più rispetto a quelle che
oggi sorgono nell'attuale area di Ederle
e che lui (il ministro Rutelli,
Vicepresidente del Consiglio) non vede
proprio il pericolo che a Vicenza venga
edificata la più grande base
statunitense in Europa. Peccato che la
pensi assai diversamente il
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generale James L. Jones,
comandante della forza statunitense in
Europa nel 2005, che davanti al Senato
americano ebbe modo di spiegare in
termini assai diversi la valenza
strategica che le autorità militari
statunitensi lucidamente attribuiscono
all'aeroporto Dal Molin.
Le battute infelici e superficiali non
sono casuali, signor ministro, né
significano che il Presidente del
Consiglio e gli altri ministri
competenti non sappiano come stanno
evidentemente le cose. Queste battute
rimandano alla prima questione cui ho
fatto riferimento, ovvero al rapporto
tra il Governo e le popolazioni locali,
innanzitutto, e a quello tra il Governo,
il suo elettorato e la sua maggioranza,
rapporto - duole dirlo, signor ministro
- segnato dall'indifferenza e dalla poca
attenzione, talvolta anche dall'inganno.
Voglio dirlo con molta chiarezza: un
vulnus, con la vostra decisione, è
stato inferto al rapporto tra governanti
e governati, rapporto che nel programma
dell'Unione (ci facciamo spesso
riferimento perché per noi si tratta di
un punto importante per la tenuta di
questo Governo e di questa maggioranza)
avrebbe dovuto ispirarsi - e si deve
ispirare - a criteri, modalità e
pratiche di relazione tutto affatto
differenti. Noi pensiamo che un punto
dirimente e vincolante del programma sia
proprio quello che stabilisce
chiaramente un nuovo modo di pensare e
costruire le relazioni con i territori,
che è un modo anche per avviare - e su
questo troppo poco si insiste e si
dialoga - una nuova idea ed una nuova
pratica della politica, capace di farci
uscire dall'autoreferenzialità separata
ed autistica, dall'amministrativismo
senz'anima, che così gravemente segnano
la politica prevalente oggi in questo
Paese da tutte le parti, purtroppo anche
dalla nostra.
Si tratta dunque di un punto del
programma che noi riteniamo dirimente,
ovvero dell'obbligo per il Governo di
non scontrarsi con le popolazioni locali
quando si tratta di fare scelte che
hanno un impatto rilevante su un'area e
che vengono percepite negativamente da
chi in quel territorio vive, lavora e
costruisce un futuro per i propri figli.
La sovranità territoriale è un grande
apporto dei processi di liberazione ed
emancipazione umana che noi
rivendichiamo come punto alto e
qualificante per una nuova politica
della trasformazione, come le molte e
straordinarie signore di Vicenza che
hanno animato ed animano i comitati per
il «No alla base», perché non vogliono
che la propria città - città d'arte
dell'UNESCO, ricca di inestimabili
ricchezze artistiche ed architettoniche,
già assediata a pochi chilometri
dall'altra base di Ederle - muoia
soffocata da una nuova colata di cemento
militare quasi nel cuore pulsante della
città.
Un gioco di rimpallo delle
responsabilità tra sindaco e Governo di
Roma è stata la risposta data alla
crescente mobilitazione della città,
ognuno nascondendosi dietro
l'autorizzazione a procedere dell'altro
e entrambi accomunati, Governo nazionale
e sindaco locale, dalla prevalente
preoccupazione di non scontentare
l'alleato americano.
Anche lei ha dato prova di questa «sovradeterminazione».
E così, avete proceduto ignorando
l'obbligo di ascoltare la gente,
confrontarsi, trovare modi incisivi di
verifica della opinione di molti (come
potrebbe essere e dovrà essere un vero
referendum), invece di fare un passo
indietro, quando più del 60 per cento
della cittadinanza dichiara senza ombra
di equivoci che non vuole la base, e
quasi l'80 per cento ritiene che sarebbe
utile comunque promuovere un referendum
consultivo per assumere una decisione.
Noi chiediamo un passo indietro, signor
ministro, chiediamo che una vera
consultazione popolare venga attivata, e
comunque dichiariamo che siamo a fianco
della mobilitazione della città di
Vicenza e, per tutto quello che ci
compete, che è nelle nostre possibilità,
continueremo a chiedere che il Governo
receda dalla infausta decisione di dare
l'autorizzazione alle forze militari
americane (Applausi dei deputati dei
gruppi Rifondazione Comunista-Sinistra
Europea e Verdi).
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