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Recentemente in un quotidiano nazionale, dalla tiratura
contenuta, è stato recensito l’intervento fatto dal Gen.
Vincenzo Camporini, Capo di Stato Maggiore dell’Aeronautica
Militare, in occasione di una audizione in Commissione
Difesa del Senato sullo stato di attuazione delle leggi
226/2004 e 197/2005, con particolare riferimento alle
prospettive evolutive del ruolo delle forze armate nella
costruzione del processo di pace, anche in relazione agli
altri soggetti coinvolti in tale processo. Riteniamo
doveroso intervenire sull’argomento con alcune nostre
considerazioni in quanto, sia il “taglio” dato all’articolo
dal giornalista, sia quanto affermato dal Capo di Stato
Maggiore dell’AM, contengono pesanti offese alla categoria
dei Marescialli e delle dichiarazioni opinabili e forvianti.
L’indagine conoscitiva parlamentare è finalizzata
principalmente a conoscere aspetti politico-organizzativi ed
operativi. L’intervento del Gen. Camporini invece si è
concentrato soprattutto sull’esubero dei marescialli, come
se tale fenomeno, tutto da verificare, fosse la causa
principale che impedisce all’Aeronautica di migliorare la
propria operatività. Tali asserzioni sono opinabili,
oggettivamente non condivisibili e appaiono svianti rispetto
all’oggetto dell’indagine. Una prima riflessione attiene il
contenuto dell’articolo, che è stato ispirato essenzialmente
dai tagli di bilancio attuati in questi anni al dicastero
della Difesa. Già il titolo:”IL GENERALE DELL’ARMATA
BRANCALEONE”, è fortemente lesivo della dignità di tutto il
personale che, quotidianamente, compie enormi sacrifici per
adempiere compiutamente il proprio dovere. Ma nel “sommario”
si fa riferimento specifico ai marescialli che sarebbero
troppi, eccessivamente costosi e da rottamare. E’ chiaro che
titolo e sommario, elaborati dal giornalista, riportano
sinteticamente il pensiero esternato dal Gen. Camporini. Per
concludere sull’analisi fatta dal giornalista, che
rispettiamo ma non condividiamo, lo preghiamo la prossima
volta di sentire in merito anche qualche maresciallo e/o chi
li rappresenta. Per quanto attiene invece quanto affermato
dal CSMAM, è doveroso analizzare tutto il contenuto della
sua audizione, perché ciò che ha detto ha riflessi sul
morale del personale, sul comportamento dei comandanti ai
vari livelli e sulla disciplina quale cardine della
struttura gerarchica. L’audizione, avvenuta il 16 gennaio
u.s., non ha suscitato il doveroso approfondimento e
dibattito politico che ci saremmo aspettati dopo quanto
affermato dal Gen. Camporini. E’ stata una ulteriore
dimostrazione di come le forze armate siano prive di una
guida e un controllo politico e dell’abisso, oramai
incolmabile, che separa il paese legale dal paese reale. A
parte l’esiguità dei commissari presenti all’audizione,
avremmo gradito che si fosse posta qualche domanda sul
perché, secondo il CSMAM, l’esubero riguarda solamente i
marescialli e non gli ufficiali, considerato che,
mediamente, per ogni quattro marescialli c’è un ufficiale e
che costa quasi il doppio di un maresciallo. Una ulteriore
domanda che i Senatori potevano fare, se fossero a
conoscenza dei reali problemi del personale, attiene ai
tempi biblici con cui l’amministrazione evade le pratiche
del personale e perché a tali scopi non vengono impiegati i
marescialli eventualmente in esubero. In alcuni passaggi
della relazione del Gen. Camporini si chiede esplicitamente
un intervento del Parlamento, finalizzato alla
predisposizione di strumenti normativi, atti a favorire
l’esodo del personale più anziano. Ma tale richiesta non
contrasta con la politica economica e sociale, che i vari
governi stanno cercando di attuare, tendente a mantenere i
cittadini al lavoro oltre i sessanta anni? L’esempio
riportato del maresciallo cinquantasettenne che corre per le
strade di Kabul e che non darebbe una bella immagine di
efficienza operativa, è forse diversa da quella data da
colonnelli e generali ultrasessantenni e fisicamente
appesantiti? A noi sembra che si voglia dare una immagine
della realtà delle forze armate deviante e pretestuosa. Il
problema di eventuali esuberi di personale non va affrontato
in maniera cosi approssimativa e concentrata esclusivamente
su una unica figura professionale. Ciò anche in
considerazione del fatto che la gerarchia militare si
sviluppa su ben ventitre gradi e che i marescialli
potrebbero benissimo svolgere funzioni superiori e con
notevoli risparmi economici. Pertanto una analisi su
eventuali esuberi, andrebbe affiancata da uno studio più
generale, sulla riforma delle categorie, dei gradi, delle
funzioni, dei ruoli e dell’adozione di un unico stato
giuridico uguale per tutto il personale. Proprio uno stato
giuridico unico, doveva essere la prima riforma in
attuazione della legge 226/2004. Capiamo l’esigenza delle
forze armate, cosi come quelle delle forze di polizia, di
avere maggiori stanziamenti per gli armamenti e il
funzionamento delle strutture, ma non si può criminalizzare
una categoria per battere cassa. Tutto ciò non ha niente a
che vedere con eventuali esuberi del personale, anche perché
sono in eccesso moltissimi dirigenti, di cui il CSMAM non a
fatto nessun riferimento nella sua relazione. I marescialli
dell’Aeronautica sono da sempre gli specialisti che
mantengono in efficienza i velivoli e tutti gli apparati
super tecnologici in dotazione alla forza armata.
Evidentemente dietro le parole del CSMAM si cela qualcosa
che non appare ben chiaro e che coinvolge le industrie degli
armamenti. E’ da diversi anni oramai che l’Aeronautica sta
adottando una politica di esternalizzazione dei programmi di
manutenzione dei velivoli, preferendo l’intervento delle
ditte anziché avvalersi del proprio personale che porterebbe
a notevoli risparmi economici. Non è casuale poi che molti
marescialli, una volta in pensione, vadano a lavorare
proprio presso le stesse ditte che hanno gli appalti di
manutenzione. Non è altresì accidentale il fatto che tutte
le industrie di armamenti siano piene di dirigenti che sono
ex generali delle varie forze armate. Se il programma
politico sul futuro delle forze armate, che a noi non
risulta, è quello di avvalersi delle ditte civili e di
diminuire il personale militare, che si apra un dibattito
politico e si faccia chiarezza. Appare inoltre molto
azzardata l’affermazione che l’Aeronautica garantirebbe la
stessa operatività con 10.000 persone in meno, se tale
diminuzione non è accompagnata dalla dismissione di diversi
sistemi d’arma. Un’altra espressione non condivisibile è
quella relativa al difficile impiego dei sottufficiali con i
nuovi sistemi d’arma, come se l’F104, il Tornado, l’AMX e
l’F16 siano da meno dell’Eurofighter. Su una cosa
concordiamo con il CSMAM, e cioè che spetta alla classe
politica decidere cosa devono fare le forze armate. Ed è a
loro che noi ci rivolgiamo, nella speranza che sappiano
svolgere concretamente il ruolo che i cittadini gli hanno
assegnato, quali servitori delle istituzioni in
rappresentanza del popolo sovrano. Su tale argomento è bene
che vengano sentiti tutti i rappresentanti del personale e,
principalmente, la categoria dei sottufficiali che, pure di
fronte a oggettive difficoltà di rappresentatività, sapranno
comunque ben interpretare le esigenze della categoria. Le
forze armate necessitano di molteplici e concrete riforme,
ma quella dell’esubero dei marescialli è l’ultima delle
priorità. La precedenza spetta alla politica che deve dire
che tipo di forze armate costruire, per fare che cosa e con
quali mezzi. Se il futuro, che noi auspichiamo, è un
esercito integrato per una difesa europea, necessita una
comparazione completa con le altre realtà europee. Ciò, al
fine di effettuare interventi strutturali che portino le
nostre forze armate sullo stesso piano di efficienza e
democrazia dei paesi europei più avanzati.
Alberto Tuzzi
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