UN TEMPO TROPPO GIOVANE – OGGI TROPPO ANZIANO PER ESSERE TRASFERITO

 

 

 

Sono un Maresciallo specialista dell’Aeronautica Militare con oltre 20 (venti) anni di servizio effettivo. Rivolgo una riflessione su ciò che forse, un tempo, poteva avere il sapore di un “quasi diritto” ma che oggi ha solo il sapore di una circostanza che tocca pochi eletti e raccomandati”.

Stiamo parlando di trasferimenti, si proprio un argomento scottante che è all’ordine del giorno ma del quale ormai non si riesce ad argomentare in quanto a prassi e modalità esclusivamente soggettive e discrezionali da parte del Ministero e dei vari comandanti interessati.

Forse un tempo ero troppo giovane per le mire di una richiesta legittima. Forse ora troppo anziano per avocarmi il presupposto di un diritto negato e quantomeno sperarlo per il futuro fino al tempo della pensione.

Mi chiedo qual’era e qual è il tempo giusto, il tempo che collima con gli interessi dell’amministrazione militare, il tempo per il quale si può sperare che esista la considerazione per valutare come ipotizzabile una richiesta che il tempo ritiene idonea e il Ministero della Difesa non è dello stesso avviso.

Cerco la razionalità nella metodologia applicata nei trasferimenti e nella scelta di questo e/o di quel candidato, mi impongo spiegazioni che possano confutare dubbi e lenire perplessità sgradevoli, mi è difficile corrispondere in modo trasparente con questi interrogativi.

Qualche anno fa ho trasmesso agli organi competenti, una richiesta di trasferimento per gravissimi motivi familiari (Campania – Lazio). A questa richiesta, come supponevo è seguita una risposta, da parte dell’amministrazione militare, enunciando che la domanda non trovava accoglimento perché i motivi, discrezionalmente valutati, non erano riferibili alle motivazioni previste dalla normativa di allora sui movimenti del personale. Pertanto la domanda veniva inserita in un contesto valutabile in altra sessione.  

Da allora, nonostante la disponibilità, annualmente fornita al trasferimento, comunicata al comando di appartenenza, non c’è stato alcun riscontro positivo ne determinazione in merito.

Esaminando il contesto vorrei convincermi che esiste una speranza, lieve ma che esiste.

Il resoconto è ben diverso. In virtù di leggi che tutelano alcune situazioni familiari e/o personali, in virtù di leggi che tutelano l’elettorato e l’espletamento di incarichi elettivi, non esiste più il tempo per la speranza e, non esiste più, il diritto di poter aspirare alla esaustiva evasione di una richiesta legittima nella forma e nella sostanza, dopo oltre venti anni di servizio, ma pecca nel tempo perché il diritto lascia il posto al tempo dell’incerto e al potere discrezionale di questo e/o di quel comandante e/o del funzionario ministeriale di turno.

Oggi capita anche di vedere personale specialista (dopo il corso), collocato negli enti Campania e/o Lazio, si assiste alla corsa per acquisirsi diritti informati alle Leggi di tutela, agevolati da un deficitario controllo nel tempo sulla effettiva permanenza dei requisiti stessi da parte  dell’amministrazione  e ancora oggi rendersi conto che nel mio tempo non esiste nemmeno più il diritto alla speranza. Un tempo ero troppo giovane per essere trasferito, oggi sono troppo anziano anche per sperare.   

Sono disperatamente dubbioso e mi domando, oggi, esiste ancora il diritto nel mondo militare?

 

                                                                                

             Maurizio GRANO