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RIFORMA DELLA RAPPRESENTANZA
MILITARE, PUBBLICHIAMO
L'IMPORTANTISSIMO DOCUMENTO
PRESENTATO OGGI ALLA
COMMISSIONE DIFESA DEL
SENATO DAI COCER GDF, MARINA
E AERONATICA E DAI DELEGATI
DEL COCER CARABINIERI
LONGOBARDI E RUMORE
Riportiamo di seguito il
"Documento in tema di
rappresentanza e tutela dei
militari" che è stato appena
presentato oggi da tre
sezioni Cocer su cinque
(Guardia di finanza, Marina
e Aeronautica) e da due
delegati del Cocer
Carabinieri (il luogotenente
Castrese LONGOBARDI e
l'appuntato Alessandro
RUMORE) alla Commissione
Difesa del Senato.
Un atto di particolarmente
puntuale e significativo nei
contenuti con il quale si
chiede una riforma del
sistema di tutele che si
basi su sindacati o
associazioni professionali
completamente e finalmente
AUTONOMI DALLE GERARCHIE e
che non si configurino come
quei SINDACATI GIALLI che
per i lavoratori civili sono
espressamente e giustamente
vietati dalla legge.
Si tratta, però, anche di un
atto di particolare
RILEVANZA E IMPATTO
POLITICO, perché si
contrappone autorevolmente, con
l'analisi e con gli
argomenti, all'altro
documento, approvato il 30
maggio scorso da soli 22
delegati su 63 aventi
diritto e che si esprime in
senso contrario all'apertura
delle istituzioni militari
verso le libertà sindacali.
Siamo particolarmente lieti
di notare che il Cocer
Guardia di Finanza ha votato
il documento in questione
all'unanimità, con ben 10
delegati presenti su 11.
Complimenti e bravi!
DOCUMENTO IN TEMA DI
RAPPRESENTATIVITÀ E TUTELA
DEI MILITARI PRESENTATO DAI
COCER GDF, MARINA E
AERONAUTICA E DAI DELEGATI
COCER CARABINIERI RUMORE E
LONGOBARDI ALL'AUDIZIONE
DEL COCER INTERFORZE ALLA
COMMISSIONE DIFESA DEL
SENATO IN DATA 12 GIUGNO
2007
La legge di principio sulla
disciplina militare ha
introdotto nell'Ordinamento
militare l'istituto della
rappresentanza militare allo
scopo di creare uno
strumento di proposizione di
istanze collettive o
comunque di consultazione
dell'Autorità militare in
tutte quelle materie che
afferiscono il benessere e
la condizione del militare,
fatta eccezione il settore
delle operazioni, logistico/
operativo, addestrativo, il
rapporto gerarchico e
l'impiego del personale.
Tale strumento,
democraticamente eletto e
strutturato su tre livelli
rappresentativi, dopo circa
un trentennio ha cercato di
adattarsi alle mutate
esigenze sociali e
normative, cercando di
riempire la carenza
del ruolo di "parte sociale",
che nei rimanenti settori
del pubblico impiego viene
interpretato a pieno
titolo dalle rappresentanze
sindacali dei lavoratori.
Proprio tale
infruttuoso tentativo
"adattarsi a surrogato di
parte sociale dei
lavoratori" ha
dimostrato in maniera
inequivocabile come
l'impronta normativa di uno
strumento nato per finalità
di mera consultazione e di
proposizione di istanze di
carattere collettivo lo
rende del tutto inadeguato a
svolgere ed attendere alle
funzioni di tutela e di
dialogo, anche in
contrapposizione, che è
proprio delle rappresentanze
sindacali dei lavoratori.
Tuttavia, la palese
assenza di rappresentatività
in senso sindacale nel mondo
di lavoro militare
ha portato più parti ad
insistere su istanze di
rivisitazione dell'attuale
strumento di rappresentanza,
onde adeguarlo al mutato
ruolo che la società
impropriamente gli riconosce
(il sindacato dei militari)
e che il mutato assetto
normativo in tema di
contrattazione collettiva e
tutela della condizione e
della dignità dei lavoratori
impone, ormai affidando
quasi esclusivamente tali
prerogative alle
organizzazioni sindacali,
prima che al singolo.
Infatti, non deve essere
sottaciuta la palese
confusione nascente da un
ruolo improprio che il
contesto sociale riconosce
all'attuale istituto della
rappresentanza militare, al
quale viene comunemente ed
erroneamente
attribuito lo pseudonimo di
sindacato dei militari,
nonostante la Corte
Costituzionale abbia
chiaramente enunciato come
l'attuale quadro normativo
non consente ai Consigli di
rappresentanza dei militari
di interpretare il "ruolo di
parte sociale", essendo la
rappresentanza militare,
secondo la normativa
vigente, un mero istituto di
proposizione di istanze
collettive e mera
consultazione nelle materie
consentite dalla legge.
Tuttavia, proprio la
palese confusione sociale
dei ruoli comporta
per il mondo militare un
duplice pregiudizio:
da un lato attenua
l'attenzione
sociale e normativa sulla
problematica della carenza
istituzionalizzata del ruolo
di parte sociale per i
lavoratori militari,
dall'altro aumenta il
pericolo di una
"finzione"(strumentale) di
rappresentatività di parte
sociale del mondo
militare che il Legislatore
ha già altrimenti
stigmatizzato con il divieto
di creazione dei "sindacati
gialli" o più
propriamente detti sindacati
di comodo (art. 17 Statuto
dei Lavoratori).
L'esigenza di riempire vuoti
istituzionali di
rappresentatività dei
lavoratori militari induce
ad ipotizzare la necessità
di intraprendere un percorso
di progressiva
sindacalizzazione di uno
strumento militare sempre
più professionale, mentre la
salvaguardia di un principio
di "specificità militare"
unitamente alle esigenze di
apoliticità ed apartiticità
delle organizzazioni di
rappresentanza dei militari,
possono indurre ad
ipotizzare particolari
cautele normative nella
genesi di tali forme
rappresentative.
Infatti si deve
procedere ad interventi
normativi miranti a
riprodurre quanto già
previsto agli art. 82 e
segg. della legge 121/81 per
le Forze di Polizia ad
Ordinamento Civile
trasferendo i contenuti e le
prerogative delle
rappresentanze sindacali dei
lavoratori in capo ad una
rivisitata forma di
rappresentatività militare
che potrebbe, in tal modo,
assurgere al quel ruolo di
parte sociale che un mutato
assetto normativo impone e
di cui il mondo militare è
inequivocabilmente carente.
In questa prospettiva
si rende necessario un
intervento normativo che
vada nel senso già delineato
per le Forze di Polizia, e
che si concretizzi quindi in
una capacità associativa di
natura professionale o
sindacale fra i militari.
E' quindi necessaria
l'abrogazione dell'art. 8
della legge 11 luglio 1978,
n. 382, e si
ritiene che il dettato
normativo valevole per le
Forze di Polizia ad
Ordinamento Civile, se
riprodotto, possa essere
pienamente satisfattivo
delle esigenze prospettate.
Infatti, deve evidenziarsi
come l'apertura verso forme
di associazioni
professionali fra militari
sia un esperimento di
democraticità reso possibile
oltre che dall'esempio
normativo di altri Paesi
Europei, proprio da recenti
e ripetute Raccomandazioni
Comunitarie che non hanno
ravvisato particolari cause
ostative al riconoscimento
dei diritti sindacali in
capo ai militari.
In ogni caso, sebbene
si ritenga che la
professionalizzazione dello
strumento militare renda
matura ed ineludibile una
riforma sindacale del mondo
militare nel senso già
delineato per le Forze di
Polizia ad Ordinamento
Civile, è opportuno
sottolineare come un
proposito normativo che
voglia attribuire il ruolo
di parte sociale ad un
riformato istituto della
rappresentanza dei militari
non potrà prescindere
dall'enunciazione di quelle
garanzie minime di
autonomia, efficacia ed
effettività che dovranno
caratterizzare il mutato
ruolo dell'istituto
rappresentativo dei militari.
Si deve sottolineare come
l'attuale assetto normativo
non riconosce all'istituto
della rappresentanza
militare la valenza "di
surrogato sindacale" o
comunque di parte sociale
dei lavoratori militari.
Tale limite è stato
chiaramente evidenziato
dalla Corte Costituzionale
con sentenza n. 449/99, la
quale anche nell'intento di
dirimere ogni dubbio
interpretativo, ha rimesso
al Legislatore l'onere di
adeguare le competenze della
rappresentanza militare allo
scopo di renderle
compatibili con le procedure
di confronto sulle tematiche
afferenti il rapporto
d'impiego già introdotte nei
rimanenti comparti della
Pubblica Amministrazione.
Tuttavia non deve
sottacersi, come nella
stessa sede, la Corte
Costituzionale ha
testualmente evidenziato "
il sistema degli
interessi introdotto dalla
legge del 1978 non
garantisce alcuna libertà di
organizzazione, né di
proselitismo, perché la
rappresentanza militare
resta vicenda interna
all'apparato: ....la
commistione di interessi fra
datore di lavoro e sindacati
vietata dall'art. 17 dello
Statuto dei Lavoratori
costituisce per il personale
militare la regola".
Per tale motivo, ogni
proposito di riforma in tema
di rappresentatività dei
lavoratori militari che
intenda implementare le
competenze dell'attuale
istituto rappresentativo
senza avere preventivamente
eliminato possibilità di
commistione e confusione fra
interessi del lavoratore
militare e quelli del datore
di lavoro, deve ritenersi
una grave lesione dei
precetti di civiltà della
vita democratica del Paese,
alla quale il mondo militare
vi partecipa a pieno titolo
e a cui anche l'Ordinamento
militare deve informarsi.
Non può quindi accettarsi
alcuna soluzione di
compromesso in tema di
rappresentanza delle istanza
del mondo lavorativo
militare.
Bisogna avere il coraggio di
mettere a nudo e
giustificare all'opinione
pubblica l'esistenza di un
retaggio storico che fa
sopravvivere costruzioni e
mostruosità giuridiche che
vogliono giustificare
l'avocazione del diritto
dell'individuo militare in
capo all'Ordinamento.
Parallelamente bisogna
evidenziare come a tutt'oggi
anche il diritto di
querela è estraneo al
personale militare e la
stessa condizione di
procedibilità è rimessa
alla valutazione meramente
discrezionale dell'Autorità
militare, a nulla
rilevando la lesione del
diritto dell'individuo
leso, attualmente privo di
ogni autonoma tutela.
Allo stesso modo non può
più condividersi
l'impostazione di un
istituto della
rappresentanza militare che,
come giustamente osserva in
sede di giudizio la Corte
Costituzionale, non nasce
per dare espressione ai
diritti costituzionalmente
garantiti degli individui
militari ma si pone
meramente "in
posizione collaborativa e
non antagonista rispetto
all'Autorità militare"
.
A tal fine un intento di
riforma deve ricercare un
modello di
rappresentatività non
fittizio ma effettivo,
in analogia ai comparti
pubblici similari, ad
esempio i Magistrati,
che hanno delineato nelle
loro peculiari associazioni
tutte le garanzie ed i
compromessi fra la nozione
di parte sociale e tutela ed
integrità
dell'Ordinamento.
Oggi si confrontano due
visioni della vita, una
conservatrice,
l'altra progressista.
Esse non si identificano
schematicamente in una
coalizione, ma devono
trovare realizzazione
attraverso fatti compiuti.
Si potrebbero citare tanti
esempi che dimostrano i
passi avanti in questo o
quel settore, da questo o
quel Governo a prescindere
dallo schematismo
ideologico. Nell'attuale
assetto normativo, il
militare non ha diritto ad
essere rappresentato in
virtù di un diritto proprio
ma la sua rappresentanza è
rimessa al Vertice e del
quale la stessa ne è solo lo
strumento. Solo se si eleva
e si riconosce il diritto ad
essere rappresentato
all'esterno quale diritto
proprio del singolo e non
dell'istituzione militare,
qualsiasi forma di
rappresentatività potrà
svolgere il ruolo di parte
sociale. La vera rivoluzione
copernicana sarebbe far
comprend ere al Legislatore
che la rappresentatività
militare deve essere
espressione di un diritto
del singolo e non
dell'istituzione militare.
Riuscirà questo Parlamento a
fare un passo avanti.
Noi abbiamo fiducia, il
resto mettetelo Voi.
Roma, 12 giugno 2007
IL COCER DELLA MARINA
MILITARE
IL COCER DELL'AERONAUTICA
MILITARE
IL COCER DELLA GUARDIA DI
FINANZA
I
DELEGATI DEL COCER
CARABINIERI
Castrese LONGOBARDI e
Alessandro RUMORE
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