INTERVISTA RILASCIATA DAL PRESIDENTE ASSODIPRO EMILIO AMMIRAGLIA GIUGNO 2005

 


1) Meno di un anno alla fine della legislatura. Tradotto in”termini” legislativi, poco, pochissimo tempo per  portare a compimento  le riforme che il Settore si attende.
Tra queste, quella della rappresentanza militare, il cui progetto all’esame della Camera ha suscitato reazioni molto negative tra il personale.
L’Associazione da lei presieduta, ha lavorato molto in questi anni per richiamare l’attenzione delle forze politiche sulla necessità di dare uno strumento di tutela efficace, al personale militare.
Può esprimere un giudizio sulla riforma in discussione ed illustrarci la posizione della Associazione su questo tema?

Che dentro questa legislatura possa andare a compimento l’iter di approvazione della riforma della RR.MM è, in relazione al tempo ancora disponibile un fatto possibile. Ritengo tuttavia che la proposta in esame nel rappresentare sostanzialmente il classico nulla di nuovo rispetto alle ansie di tutela dei militari e degli appartenenti alle FF.PP ad ordinamento militare trascini con se più di un qualche imbarazzo.

Considerato lo scarso consenso di cui gode, conviene alla maggioranza parlamentare che la sostiene  trasformarla in legge?

Si discute di un modello di riforma contenente bassi profili innovativi e non condiviso dalla maggioranza dei destinatari; una ipotesi di riforma che non scioglie i nodi veri del problema quali quelli del ruolo e dell’autonomia negoziale dei COCER e che non concede nulla in termini di autonomi supporti tecnici e legali di cui un decoroso strumento di tutela dovrebbe disporre. Insomma gli orizzonti di tutela dei militari restano dentro gli angusti confini della legge istitutiva che hanno voluto la RR.MM interna all’ordinamento. E’ da  questi vincoli che discendono i limiti funzionali, operativi ed organizzativi delle RR.MM; è per questi vincoli che lo strumento di tutela dei militari resterà al palo nonostante la fumosa propaganda ideologica dei tanti interessati al mantenimento dello status quo delle RR.MM.
Assodipro, che non è un capriccio della storia ma la coerente prosecuzione ideale di quel movimento dei militari  che negli anni ’70 segnalò alla politica, alle istituzioni e alla società tutti i ritardi della condizione militare, dopo aver offerto alle RR.MM. a scopo di efficacia, passione, impegno e significative capacità umane, sostiene che è ad altri modelli di tutela professionale che oggi bisogna ragionevolmente guardare. La tutela vera in estrema sintesi non potrà prescindere dall’esercizio dei diritti associativi, dei quali quello sindacale come  è noto rappresenta  solo una caratterizzazione.         

2) Presidente, in occasione di recenti convegni, nelle sue relazioni, è emerso un messaggio di “sconforto” ma anche di provocazione, nei confronti del mondo politico, troppo disattento verso i cittadini con le stellette.
Perché una analisi così dura? Quali esperienze si “racchiudono” in tale messaggio?

Per comprendere il senso del  contributo che cerco di offrire alla causa di emancipazione dei diritti dei militari ed in particolare per interpretare i sentimenti e i propositi racchiusi nelle relazioni che mi capita di illustrare in ragione della attività di Assodipro è utile una premessa.
Per ragioni anagrafiche e per un profondo sentire la condizione militare come causa di impegno per la sua evoluzione ho avuto la fortuna e il privilegio di vivere soggettivamente dal di dentro larga parte dei processi sociali e politici che hanno caratterizzato le trasformazioni dello scibile militare in questi ultimi 30 anni. Ho buona memoria dei fermenti che attraversarono la società militare negli anni 70, così come ho memoria del buon lavoro compiuto complessivamente dalla politica nelle fasi dibattimentali che portarono all’approvazione della Legge dei Principi sulla disciplina militare, ovvero la 382/78.

Lo sconforto che traspare da ciò che sostengo che non è comunque rassegnazione, nasce da un lato dallo scarto che registro fra le tante speranze che hanno alimentato e accompagnato l’impegno di parte importante della  vita di diverse generazioni di militari e i mutamenti avvenuti e dall’altro dalla costatazione che sui temi d’area la politica di oggi, tranne note eccezioni è ……e lo affermo con profonda amarezza una realtà lontana dai bisogni degli uomini in uniforme.
I processi di cambiamento che si imponevano in tema di esercizio dei diritti associativi, fermati all’epoca da infondati timori di squilibri istituzionali e  da un quadro politico che andava legittimandosi attraverso compromessi istituzionali e politici idonei a congelare le giuste aspettative dei militari, oggi si ripropongono con tutto il loro carico di interrogativi.
Nel nuovo contesto militare europeo, dopo la trasformazione in professionale delle nostre FF.AA,in riferimento ai mutati scenari ed impegni che vedono i nostri soldati relazionarsi con gli omologhi europei, che senso ha il mantenimento di un modello di tutela tanto lontano dalle realtà con le quali i militari italiani cooperano?

Ritenere che oggi siano maturi i tempi per ragionevoli riconoscimenti di libertà di tutela è tutt’uno con il pensare che è su questo versante che mi auguro di ritrovare la politica, o almeno quella parte di essa che predica la concretezza del riformismo sociale e democratico.

La provocazione a cui alludeva è quindi lo stimolo critico  verso la politica affinché essa torni, per i problemi in trattazione, a svolgere il proprio lavoro che in definitiva è quello di governare (non imbrigliare) i cambiamenti.

3) Esiste un malcontento diffuso tra la categoria, a tutti i livelli. Cosa ha contribuito di più, secondo lei,  ad accentuare in questi ultimi anni tale disagio?

Il malcontento che si registra e che tuttavia non investe tutta la sfera militare (la categoria dirigente è sempre silente; sul versante degli interessi propri non ha bisogno delle RR.MM, di sindacati o di associazioni disponendo essa di canali e rapporti privilegiati con i Governi di turno che si traducono in mirati provvedimenti legislativi) nasce dalla delusione per la scarsa attenzione che le Istituzioni mostrano rispetto ai bisogni e ai meriti dei sott.li e dei volontari in particolare, i quali, diversamente da ciò misurano l’apprezzamento istituzionale verso la categoria degli uff.li

Il disagio dei gradi medio-bassi dei militari non è il mugugno verso i riconoscimenti economici della funzione direttiva che solo l’insensatezza potrebbe giustificare;no,  non è questo l’ aspetto che lo alimenta. Il disagio è il frutto del dislivello di attenzione e di sensibilità che registrano rispetto ai problemi che hanno, è la conseguenza della impotenza delle RR.MM. e delle resistenze che incontrano le  loro aspettative nonostante la liturgia della solita, immancabile e illusoria propaganda che garantisce quello che puntualmente non arriva.

Chi pensava che il modello professionale delle FF.AA. avrebbe accelerato il percorso di avvicinamento delle retribuzioni dei militari italiani a quelle dei colleghi europei oggi può ritenersi soddisfatto per quello che da tale processo gli deriva?

Chi pensava alla panacea del sistema retributivo parametrale come alternativa a quello dei livelli può oggi affermare che esso abbia rappresentato quell’esplicito riconoscimento della specificità militare come fattore idoneo a superare l’appiattimento verso le regole e gli apprezzamenti economici del pubblico impiego?

Chi sosteneva che la scarsa attenzione politica verso i tanti problemi irrisolti dei militari, dimostrata in particolare nelle procedure di concertazione dei contratti di settore gestite dai governi Prodi-Dalema e Amato sarebbe stata sostituita da un nuovo corso fatto di considerazione, rispetto, vicinanza ed amicizia per i militari e le politiche che sono chiamati ad esprimere, può oggi affermare, senza arrossire dalla vergogna, che le suggestioni che ha venduto (pro domo proprio) si siano concretizzate in fatti collettivamente misurabili?

I giovani che si sono avvicinati alla professione militare come volontari hanno certezze per il loro futuro o sono destinati ad inquietanti periodi di precariato al termine dei quali potrebbero restare disoccupati? Sono soddisfatti del quadro di apprezzamenti che ricevono a fronte del lavoro che svolgono e dei rischi che assumono nelle operazioni esterne? Godono tutti equamente dei compensi e dei recuperi per le eccedenze lavorative? In tal senso è il maggior lavoro svolto che trascina i giusti, doverosi ed equi riconoscimenti o è la “disgrazia” di essere gli ultimi arrivati che consente diversificati e discriminanti trattamenti? Salariati a giornata (non stipendiati) chiamati a riscattarsi ai fini TFR il periodo pre-ruolo, professionisti senza il diritto alla 13^ mensilità. E’ questo il livello di attenzione e di rispetto che uno Stato civile e democratico deve garantire a parte importante dei suoi servitori?.

Quando la realtà si dimostra cosa diversa dalle promesse è del tutto ovvia l’insorgenza del disagio, della delusione, dell’apatia e non per pochi casi, della determinazione a ricominciare altrove.  

4) Si manifestano sempre più segnali di un arretramento democratico nel Settore.  Ultimo della serie, il tentativo di “riformare” i codici militari introducendo limitazioni sul piano dei diritti del personale.
Come valuta questo particolare momento per il comparto?
Lei ha alle spalle,  una lunga  esperienza di impegno e di partecipazione, diretta al miglioramento della condizione militare; se dovesse paragonare l’attuale momento storico- politico a quello da Lei vissuto negli anni ’70, come  lo giudicherebbe ?

Che il Comparto Difesa necessiti di trovare un assestamento istituzionale corrispondente alle nuove esigenze di strategia politico-militare così come faticosamente delineate dal nuovo modello di difesa e in linea con le politiche di sicurezza europea è un dato di fatto assodato. Che dentro tale esigenza debba collocarsi come priorità la riforma del sistema giudiziario militare e in particolare la ipotesi di riforma dei codici militari di pace e di guerra è un aspetto che desta non poche perplessità.

L’entrata in funzione del modello professionale militare che ha sancito di fatto il superamento della leva obbligatoria, rappresenta in maniera sostanziale il venir meno dei flussi penali che interessavano la magistratura militare; tenere in vita un ordinamento giudiziario come quello militare che nelle previsioni sarà chiamato ad occuparsi dei nuovi professionisti è come organizzare ….il deserto dei tartari.

Militarizzare una serie di reati, già di pertinenza della giustizia ordinaria ha il significato di allargare il campo di intervento della magistratura militare per giustificarne ancora l’esistenza.

L’aspetto residuale della potestà di intervento della giustizia militare poteva trovare migliore collocazione nella introduzione di specifici reati militari nel contesto del codice penale civile, affidati al giudizio di magistrati esperti del settore.

In tal modo, anche per questo aspetto l’Italia si sarebbe avvicinata alla stragrande maggioranza dei paesi comunitari che da tempo hanno superato l’ordinamento giudiziario militare, realizzando evidenti risparmi economici e una virtuosa razionalizzazione delle previsioni penali militari.

Che il militare, ed in particolare il non direttivo, legga  in tutto ciò una deriva per i diritti soggettivi e collettivi conquistati è un riflesso antropologico dettato dalla convinzione che giustizia militare e restrizione delle libertà personali rappresentano purtroppo una equazione negativa. Se a questo si è giunti è perché dal passato della giustizia militare non emerge con nettezza l’esemplarità dei giudizi giusti ed equi per tutti e la dicotomia dalla gerarchia militare.

Che questa radicata e negativa convinzione, oggi, alla luce di un corso che appare nuovo, in relazione a quei magistrati militari che aprono inchieste ed emettono giudizi su fatti e personaggi ritenuti incontestabili, debba essere superata, allo scopo di un recupero collettivo del giusto apprezzamento per il lavoro giudiziario militare, è una esigenza che solo il tempo e i fatti della buona giustizia si incaricheranno di rimuovere.

Che infine sul punto si sia registrata una tiepida attenzione dei destinatari dei provvedimenti e della politica (ma non tutta) è il segnale di un sentire collettivo della categoria che privilegia la delega acritica, lo sterile mugugno, alla partecipazione diretta; è il venir meno della consapevolezza che le conquiste si difendono non con le aventiniane ritirate ma con la responsabilità da assumere in prima persona.

Rispetto ai tempi andati  reputo che gli spazi fra l’agire della politica e la protezione dei diritti conquistati sarebbero stati occupati da una presenza partecipativa dei militari utile a recuperare il giusto grado di attenzione dei partiti verso ipotesi involutive come quelle in trattazione.

Coerentemente con quanto appena affermato e convinto che i militari prima che essere tali, sono cittadini che, al pari di tutti, hanno il diritto di discutere liberamente (al di fuori dei limiti di cui all’art.5 della L. 382/78) delle ipotesi legislative di loro interesse, ricordo che sulla ipotesi di riforma dell’ordinamento giudiziario militare Assodipro, lo scorso 1° marzo ha promosso in collaborazione con l’On.le Di Pietro,il NGDM  e Casadiritto, un convegno-dibattito aperto a tutti presso la sede nazionale del Parlamento Europeo. Per quanto possa ritenersi inverosimile l’opportunità offerta dagli organizzatori e le qualificate relazioni presentate sono state accolte da una tiepida partecipazione  dei tanti attori che si occupano della materia. Che dire? Assodipro , ostinatamente continua a fare la propria parte, gli altri possono affermare altrettanto?

5) L’Associazione si rivolge all’Europa. E’ membro effettivo dell’Euromil, l’organizzazione europea a cui aderiscono associazioni e sindacati delle Forze Armate dei paesi europei.

Come giudica tale esperienza e ritiene che essa abbia contribuito a far fare dei passi avanti al progetto di tutela del personale militare?

Assodipro guarda all’Europa, alle sue Istituzioni e alla sua politica di integrazione degli Stati comunitari con la consapevolezza che i processi sovranazionali che di esse ne sono espressione siano un bene , una necessità e un moto da alimentare con determinazione nonostante le riottosità referendarie francesi e olandesi e i mal di pancia governativi dei nostri ministri leghisti.

Assodipro ha aderito all’Euromil come organizzazione europea istituzionalmente riconosciuta che integra come è noto associazioni e sindacati di 21 paesi comunitari che si occupano dello specifico militare.

Attraverso Euromil Assodipro ha riscontrato:

1- che nella stragrande maggioranza dei Paesi comunitari i diritti associativi e sindacali dei militari sono  garantiti,protetti e rispettati;

2-che a conforto della equiparazione dei diritti di tutela dei militari esiste un corso costante di riconoscimenti legislativi provenienti dai Paesi dei Balcani, dall’ex impero sovietico e da quelli latini(Spagna e Portogallo);

3- che in coda e in ritardo rispetto alle evoluzioni di cui trattasi, raccomandate ripetutamente dalle Istituzioni europee e fuori da ogni realistica previsione di allineamento, resiste olimpionicamente e ormai in quasi solitudine solo l’Italia dei miracoli al contrario. In altri grandi Paesi democratici come la Francia e l’Inghilterra il dibattito politico sulla estensione dei diritti di tutela dei militari marcia verso sicuri riconoscimenti.

Allo scopo di legittimare una comune soglia di diritti di tutela, di  cui debbono godere tutti i militari europei, Euromil esercita il proprio ruolo di influenza nei confronti delle istituzioni europee e dei parlamentari dei paesi membri; traccia di questo lavoro si rinviene nelle numerose raccomandazioni partorite dagli Organismi Comunitari; il dibattito in tal senso è in definitiva sempre al centro dell’attenzione di Euromil.

L’esperienza che Assodipro ha maturato nelle sue relazioni con Euromil conferma e irrobustisce la giustezza delle posizioni ideali sostenute dal sodalizio; essa dimostra in maniera inequivocabile che gli orizzonti di tutela dei militari propugnati dal sodalizio, non sono la suggestione di inguaribili gruppettari, ma l’espressione di una necessità condivisa dalla maggioranza dei militari europei che in Euromil si identificano.

6) Nella vita delle sezioni della associazione si vive l’esperienza diretta con i colleghi. Quali sono i principali problemi che vi vengono sottoposti?

In linea generale i soci di Assodipro chiedono assistenza alle strutture territoriali e agli Organi del sodalizio in ragione di una non chiarezza di fondo che registrano nelle loro vicende professionali o post professionali. Esprimono complessivamente una domanda di conoscenza degli infiniti particolari che caratterizzano il loro rapporto d’impiego o di amministrati in pensione allo scopo di orientare ogni eventuale azione di protezione della propria condizione.

Data la complessità e la singolarità del lavoro militare si è in presenza di esigenze informative che toccano lo stato giuridico dello stesso (complesso dei doveri e dei diritti) e l’insieme dei profili che da esso scaturiscono.

Di maggiore spessore risultano essere le segnalazioni legate alla disciplina, al contenzioso, all’avanzamento, alla documentazione caratteristica, alla mobilità, alle retribuzioni, ai premi di rafferma, alla normativa relativa alla L.104/92, alle cause di servizio e alle previsioni pensionistiche, all’orario di servizio e agli aspetti ad esso collegati(recuperi-compensazioni monetarie); di particolare rilievo sono le segnalazioni riguardanti i procedimenti da attivare in conseguenza di patologie insorte per contagio da fibre di amianto o da ipotizzabile uranio impoverito.

I soci pensionati , o gli eredi di ex militari iscritti al sodalizio, che rappresentano la categoria sociale  degli abbandonati  senza voce, esprimono chiaramente lo sconcerto di una condizione umiliata da tanta insensibilità istituzionale e non di rado da una cattiva amm.ne.

L’uscita dal servizio attivo del militare è, senza eccezione di categoria, l’inizio di un agitato percorso di legittime istanze ed aspettative destinato ad accompagnare, dati i ritardi,gli errori , le disfunzioni e i tempi biblici della magistratura amm.va, parte della loro già matura esistenza.

Alle croniche lentezze del sistema giudiziario amm.vo chiamato ad affrontare il contenzioso degli ex militari che per ampiezza non trova paragoni in altra categoria di lavoratori,  si sommano gli infiniti tempi che caratterizzano e sostanziano i procedimenti pensionistici e in particolare quelli derivanti dalla attribuzione della P.P.O.

Procedimenti affidati a soggetti istituzionali (Amm.ne militare,Comm. Mediche di 1^ e 2^ istanza, Comitato di verifica, INPDAP) incartati nel consolidato pregresso e nelle disfunzioni strutturali, funzionali e organizzative derivate dal modello unificato della DGPM (7 Reparti e 25 Divisioni ubicati in 10 diverse sedi con oltre 1700 dipendenti) dentro il quale risulta essere in particolare sofferenza il settore delle pensioni(VI Reparto).

E’ da questa crisi di sistema che traggono origine le indignate segnalazioni dei nostri soci; se ad essa si aggiungono poi gli errori riscontrati nelle lavorazioni dei decreti definitivi che causano frequenti e onerosi recuperi e le tante problematiche derivate dalla operatività delle sedi territoriali INPDAP (ritardi nelle riliquidazioni delle pensioni,sospensione delle perequazioni pensionistiche per coloro che transitano all’Istituto al 1° gennaio di ogni anno, riduzione della IIS ecc… ecc) allora meglio si comprendono i tanti perché dello sconcerto dei pensionati militari.   

7) Entrando nel merito di questioni specifiche, Lei sa che il nostro giornale sta seguendo con particolare attenzione la vicenda degli alloggi della Difesa.

Un Suo parere in proposito?

A quanto sostenuto ragionevolmente e con buona dote di argomenti dal Coordinatore Naz.le di Casadiritto, Sergio Boncioli vi è poco da aggiungere; ritengo infatti che sulla questione cartolarizzazione e aspetti collegati abbia chiarito anche ai muri l’insensatezza della operazione così come quella delle tante pseudo ragioni che la supportano.

L’Amm.ne Difesa possiede un patrimonio abitativo pari a circa 18.000 alloggi (pochi per soddisfare le esigenze del nuovo modello di difesa); in ragione della blasfema cartolarizzazione, imposta per ragioni di cassa dalla finanza creativa dell’ex ministro dell’Economia Tremonti è chiamata ad alienare parte dello stesso che individua in complessivi 3811 alloggi. Il ricavato dell’operazione (qualora andasse a buon fine) verrebbe introitato quasi interamente dal Tesoro attraverso società finanziarie deputate alla intermediazione nella vendita degli alloggi. In tal modo il Ministero della Difesa ottiene 4 lusinghieri risultati:

1- Perde parte del proprio patrimonio abitativo;

2-Perde gli introiti derivanti dai canoni di locazione dello stesso;

3-Perde la faccia nei confronti di tanti inquilini che in possesso dei requisiti di legge per permanere nel contratto di locazione (basso reddito) sono minacciati dallo sfratto;

4-Perde l’occasione di misurarsi concretamente con il pianeta alloggi; si libera di quelli scomodi da gestire senza ottenere in cambio una sola stanza per i militari in servizio.

Un grande capolavoro politico, che ha incontrato, a favore degli inquilini, l’interessamento del Capo dello Stato, le reprimende della Corte dei Conti e un richiesto orientamento di  protezione e di rispetto  verso gli utenti a basso e medio reddito avanzato dalla Comm.ne Difesa della Camera; interventi autorevoli che dovrebbero indurre il Dicastero ad un ripensamento circa l’alienazione degli alloggi non ubicati nelle infrastrutture militari di cui al D.M. 3 dicembre 2004. Per quanto ci riguarda e in conclusione una osservazione: Boncioli nel difendere il giusto diritto all’abitazione in affitto per quanti (militari, ex militari, vedove, eredi) risultano essere in condizioni economiche disagiate ha affrontato una causa che non lede e non tocca i bisogni alloggiativi del personale in servizio; gli alloggi di cui si discute è utile ricordarlo nell’essere destinati ad essere alienati dal patrimonio abitativo della Difesa mai potrebbero essere riconvertiti  ad altro uso istituzionale come  per carenza di cognizioni si potrebbe  ritenere o si spera di far credere. 

8) Presidente,  l’Associazione  vuole contrapporsi alla rappresentanza militare ed interferire nella attività istituzionale della stessa?

 Non crede che occorra abbassare il livello di “litigiosità” per impegnarsi maggiormente sui problemi concreti del personale?

RR.MM. e Assodipro rispetto alla evoluzione della condizione militare operano in due distinti contesti; le RR.MM. in quanto soggetto istituzionale sono deputate Ope Legis in concorso con il sistema gerarchico alla tutela della condizione professionale dei nostri soldati. Assodipro che è soggetto di promozione sociale opera sul versante politico affinché nel paese, nelle Istituzioni e nei partiti resti vivo il dibattito sull’attempato modello di tutela di cui dispongono i militari italiani.

Ritenere che il lavoro di Assodipro sia conflittuale o che rappresenti una indebita interferenza rispetto al ruolo delle RR.MM. è il pregiudizio di cui si nutrono quanti restano imprigionati dentro i limiti delle imposte paure del nuovo, degli ideologismi e dei collateralismi politici in base ai quali le libertà di tutela associative e sindacali equivalgono allo sfascio, delle scorciatoie che banalizzano e marginalizzano la discussione sul modello di tutela dei militari preferendo parlare dell’uomo rappresentante disgiuntamente dallo strumento di rappresentanza (il nuovo verbo che avanza?).

E’ il pregiudizio quindi che costruisce pericoli e nemici, che separa ed allontana quanti per conto della salute della condizione militare dovrebbero adoperarsi (a prescindere dai ruoli non sovrapponibili) per curarla insieme, cominciando a discutere delle tante cause che ne determinano lo stato di crisi.

Chi ad Assodipro riconosce la dignità dell’agire e la spinta ideale idonea ad attivare processi di riforma, utili a migliorare lo stato della condizione militare, sa bene che essa propugnando nuovi orizzonti di tutela per i miliatri opera, non contro la RR.MM. in quanto tale, ma per una rappresentanza vera ed efficace che, allo stato, come è noto, non risiede nell’attuale regime di tutela a prescindere dagli uomini che in esso sono impegnati.

Per far lievitare la consapevolezza che serve ai processi di riforma della rappresentanza dei militari abbiamo sempre ricercato utili sponde, lasciato aperte le porte del dialogo, offerto momenti di confronto collettivo e ospitato in essi quanti dall’interno delle RR.MM. intendevano esprimere la propria posizione in merito.

Un contributo destinato per il futuro ad essere confermato nella Siloniana speranza di veder germogliare il seme (le libertà di tutela) ricoperto dalla neve del lungo inverno della condizione militare.

Un ultima domanda, Presidente,  ci consenta  di rivolgerLe:

 Ritiene che il Giornale possa  costituire un “mezzo” utile al confronto tra le “forze in campo”, al di là e al di sopra delle strategie adottate, per raggiungere l’obiettivo di un miglioramento delle condizioni sociali e professionali della categoria?

Una informazione a tutto campo, che dia voce alle diverse opinioni, non è -  a Suo giudizio -  garanzia di libertà e di indipendenza?

L’informazione nei sistemi democratici occidentali rappresenta il potere aggiunto di cui dispongono i cittadini al fine di esercitare un ruolo attivo in tutte le manifestazioni che caratterizzano le moderne società.

Il sapere privo della informazione è come una pianta privata dal ristoro dell’acqua; il sapere alimentato dall’informazione è invece una pianta che produce frutti,verde,ossigeno e respiro.

E’ da queste elementari riflessioni che discende la consapevolezza circa  la positiva funzione svolta dal Nuovo Giornale dei Militari.

Un soggetto, il Giornale che in perfetta solitudine editoriale sostiene le esigenze di rinnovamento  della società militare attraverso un lodevole lavoro che investe ogni aspetto della professione militare; uno strumento indispensabile per quanti all’interno dell’area a cui si rivolge intendono nutrirsi delle vicende che in essa si articolano e/o per portare contributi di pensiero utili al dibattito concernente la questione militare.

Detto ciò, ritengo che il N.G.D.M. per la sua natura di indipendenza e unicità, rappresenti allo stato una qualificata garanzia democratica  idonea ad ospitare il confronto sui temi d’area.

Se si ritiene che il confronto fra le diversità esistenti sia un bene per la categoria, allora non dovrebbero esistere dubbi sul fatto che il Giornale debba ospitare a pari dignità anche chi in definitiva non la pensa come noi.

In carenza di un confronto al plurale saremmo alla ventriloquia delle espressioni, all’autocelebrazione del nostro solitario pensiero, alla perimetrazione delle differenze culturali; come suol dirsi, dai proprietari della parola unica siamo stati già vaccinati, quindi ……avanti tutta con la ricchezza delle diversità di espressione e con le garanzie che in tal senso esprime il N.G.D.M..  

 


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