Atto Camera
Risoluzione
in
Commissione
7-00194
presentata da AUGUSTO ROCCHI
mercoledì 6 giugno 2007 nella seduta n.165
La XI Commissione,
premesso che:
le zone portuali italiane ove operano i
militari della Guardia di Finanza e gli
agenti e graduati della Polizia di Stato
sono oltre 30 (compresi quindi i porti
di Gioia Tauro, Gela, Augusta e
Rossignano Solvay);
all'interno di queste zone prestano
servizio diverse migliaia di lavoratori
e lavoratrici delle Forze di Polizia ad
ordinamento militare ed ordinamento
civile;
ogni anno sulle e dalle navi-traghetto e
navi commerciali vengono caricati e
scaricati molte centinaia di migliaia di
autoveicoli ed autotreni, immatricolati
sia in Paesi dell'Unione europea sia in
Paesi non comunitari;
queste operazioni di imbarco e sbarco
portano al rilascio di sostanze
potenzialmente pericolose per la salute
delle persone (ad esempio, polveri
sottili rilasciate dai tubi di scarico
dei motori, dallo sfregamento delle
gomme delle ruote sull'asfalto e dallo
sfregamento dei ferodi dei freni) e che
molto spesso le misurazioni delle
centraline delle varie ARPA rilevano la
presenza di tali polveri sottili e
ultrasottili ben oltre i limiti
consentiti dalla Legge e per un numero
di giornate/anno molto numerose (ad
esempio, il Corriere dell'Adriatico di
Ancona del 20 febbraio 2007 indicava per
il 2006 ben 98 sforamenti oltre il
limite dei 50 microgrammi per metro/cubo
nella zona del porto di Ancona con
rilasci anche sino 210 microgrammi per
metro/cubo alle ore 12.00 del 26 giugno
2006, fonte: dati ARPA delle Marche) con
il rischio di generare gravi patologie;
in prospettiva, questi transiti nelle
zone portuali registreranno un forte
incremento, quale risultanza
dell'aumento del turismo e dei commerci
sia con i Paesi dell'area Mediterranea
sia con il continente asiatico, con il
conseguente aumento del rilascio di
polveri sottili e ultrasottili;
tutto ciò desta già forte allarme e
preoccupazione fra il personale delle
Forze di Polizia che lì opera, fermo
restando che si registrano già alcuni
casi di ricoveri ospedalieri fra il
personale addetto ai controlli nei
porti;
oltre alle necessarie «valutazioni di
impatto ambientale» che ciò comporta e
sempre più comporterà, si renderà
necessario promuovere «valutazioni di
impatto sulla salute» per chi opera
all'interno delle aree portuali in
quanto il diritto alla salute è un bene
costituzionalmente garantito e che esso
si deve tutelare, particolarmente per i
lavoratori esposti, anche con
un'adeguata azione preventiva, il che
tra l'altro rappresenta un investimento
per il Paese;
impegna il Governo:
ad individuare e valutare i fattori di
rischio che incombono sul personale
addetto ai controlli di sicurezza e
legalità, attrezzando tali zone con
personale e strumentazioni del Servizio
Sanitario Nazionale atto ad indagare e
vigilare sullo stato di salute degli
operatori sia civili sia militari che lì
sono comandati;
a riconoscere le patologie, derivanti
dall'esposizione a rumori e inalazioni
di gas, polveri sottili e ultrasottili,
quali cause di servizio;
a dotare il personale di adeguati
Dispositivi Protettivi Individuali;
a ridurre il tempo di esposizione al
rischio attraverso un adeguamento degli
organici, dei turni di riposo e di tutto
quanto necessario e utile per ridurre
l'esposizione individuale ai rischi;
a considerare il periodo di lavoro con
esposizione ai rischi utile ai fini
dell'individuazione di benefici
previdenziali, assistenziali e curativi;
a potenziare la formazione delle
Rappresentanti per la Sicurezza dei
Lavoratori delle Forze di Polizia civili
e militari, dotarli di capacità autonome
di controllo e di intervento rispetto
all'Amministrazione di appartenenza,
favorire i rapporti fra i rappresentanti
per la Sicurezza dei Lavoratori e i
servizi pubblici per la prevenzione dei
rischi per la salute nei luoghi di
lavoro, competenti territorialmente,
delle ASL.
(7-00194)
«Rocchi, Mungo, Mario Ricci, Andrea
Ricci, Mascia, Cacciari, Dioguardi».