
Cari amici e lettori,
Le prossime festività natalizie, prima che essere una parentesi di
serenità per le tante famiglie che nell'occasione si ritrovano, rappresentano
il momento della riflessione sulle vicende dell'anno che si appresta alla sua
conclusione.
In questa ricorrenza che è per la comunità Nazionale e per le
sue tradizioni il tempo della pace,della speranza e della concordia, il nostro
commosso pensiero và a quanti in nome di questi valori da proteggere
ci hanno lasciato; alle vittime militari e civili di Nassiriya e alle loro famiglie
che in ragione del buio che avvolge troppe sporche coscienze, sono state private
per sempre del tempo del loro intimo e sereno ritrovarsi.
Un pensiero che è più di un augurio sincero và anche ai
nostri soldati impegnati nel mondo e alle loro famiglie lontane; alle loro inevitabili
preoccupazioni e al peso della separazione giunga a conforto il rispetto e la
stima di quanti apprezzano il valore del sacrificio che oggi sopportano e offrono
per garantire ad altre popolazioni pace, speranza e concordia.
Il ritrovarsi in famiglia che è anche il conforto di un luogo, di uno
spazio caro e sicuro e di tante abitudini, che senso ha oggi per quanti sentono
incombere sul loro futuro la minaccia di perdere la propria abitazione in affitto?
E' il senso del dramma che investe tante famiglie di militari, colpevoli della
incapacità economica di acquistarsi una casa; la casa dove stanno vivendo,
ceduta a futuri proprietari in ragione di una pilatesca politica alloggiativa
della Difesa che si dimostra forte con i deboli e con le tante povertà
di cui è causa principale, e debole con i forti (Tesoro-Tremonti) che
nella incapacità di misurarsi con la complessità della emergenza
abitativa dei militari, cancellano freddamente il problema alienando beni e
drammi per esclusive esigenze di cassa.
Per chi attende il domani del definitivo assetto strutturale e funzionale dello
strumento militare, sapendo di rientrare nelle previsioni dei tanti indefiniti
aggiustamenti e quindi nelle ipotesi di movimentazioni, a quali serenità
familiari possiamo pensare per le prossime feste?
Prezzi da pagare, si dirà, in nome di una professione scelta e dei superiori
interessi della Nazione. D'accordo, ma sostenere che nelle determinazioni istituzionali
(nuovo assetto di difesa) che hanno ricadute (trasferimenti) sul benessere del
personale si debba ricercare il partecipativo consenso degli Organismi di Rappresentanza
del personale, è una bestemmia o una esigenza legittima da soddisfare,
allo scopo di agevolare il cammino delle decisioni in cantiere attraverso moderne
relazioni sociali?
Impicci politici che mal si conciliano con il decisionismo della nostra dirigenza
politico-militare, eloquenti tuttavia più di tante parole.
La tutela della condizione militare, quella vera e sostanziale è assorbita
dall'ordinamento, dalle sue priorità progettuali e strategiche, dalle
sue inossidabili procedure; ad essa è riservato il rispetto, la considerazione
e lo spazio della retorica, ovvero il nulla incartato di tante negate aperture,
dei soliti tanti proclami che accecano il dubbio sul ruolo elettivo da svolgere
e che dovrebbe contare, delle tante sbandierate promesse catodiche che durano
il tempo del soffio che spegne un annuncio ammiccante.
Sui tanti ritardi e sui mille problemi del personale in servizio o in congedo
abbiamo pubblicamente già detto; sono noti per tutti, come conosciute
sono le cause che si incaricano in combinazione di determinarli e aggravarli
(virtualità dello strumento di tutela-indifferenza della politica).
E' in questo quadro che si immerge tuttavia l'impegno di quanti nutrono la speranza
che qualcosa di nuovo possa affermarsi nella società militare e nelle
istituzioni.
Ai cromatismi del quadro sopra descritto che virano al grigio del pessimismo
si sovrappone il risveglio, che è luce, di tante sopite coscienze che
trovano forza nelle ritrovate attenzioni della buona politica per i temi di
fondo che caratterizzano la condizione dei militari (Diritti e Riforme).
C'e un rinnovamento istituzionale Europeo che non mancherà di far sentire
la sua influenza sui nostri ritardi in materia e il ritorno di un fervore sociale,
che vuole contare per costruire nuovi orizzonti globali all'insegna dei bisogni
dell'uomo, dei suoi umani diritti e delle istituzioni planetarie che oggi diventano
il luogo decisionale delle sorti del mondo.
E' in tutto ciò che si proietta il nostro umile impegno; è nella
certezza che il seme che abbiamo deposto sotto la neve vedrà la sua primavera
che confidiamo, per proseguire il lavoro che vuole affermare nei confronti dei
nostri militari il riconoscimento delle loro libertà di tutela e la giusta
considerazione per quanto offrono al prestigio della Nazione e alla pace dei
popoli.
Con i sentimenti di vicinanza con quanti soffrono il tempo delle tante preoccupazioni
familiari per le vicende descritte e con i propositi relativi agli impegni politici
che caratterizzano il nostro lavoro sociale, giungano a tutti gli auguri di
AS.SO.DI.PRO. e del Nuovo Giornale dei Militari per le prossime festività.
Dicembre 2003
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IL NUOVO GIORNALE DEI MILITARI |
AS.SO.DI.PRO | |
| IL DIRETTORE | IL PRESIDENTE | |
| Dott.ssa Antonella Manotti | Emilio Ammiraglia |