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RICONOSCIMENTO DELLA DIPENDENZA DELLE INFERMITA'
DA CAUSA DI SERVIZIO LA NUOVA LEGGE RIMASTA INAPPLICATA
La Sezione di Taranto dell'AS.SO.DI.PRO., che segue costantemente l'evolversi
della problematica, è venuta a conoscenza ancora una volta dei gravi
ritardi tuttora esistenti nell'iter burocratico per la definizione di una pratica
per il Riconoscimento e/o Aggravamento di una Causa di Servizio e corresponsione
del relativo Equo Indennizzo e Pensione Privilegiata.
Noi tutti avevamo creduto e sperato che il nuovo Regolamento concernente la
semplificazione dei procedimenti in relazione alle suddette tematiche (D.P.R.
461/2001) avesse dato una svolta sui tempi biblici d'attesa esistenti prima
della sua entrata in vigore (22.01.2002).
Invero tale D.P.R., al fine di snellire le procedure ed accorciare i tempi,
ha soppresso alcuni organismi (quale il C.M.L. e la C.M.O. di 2^ Istanza) ed
ha tolto tutte le competenze ed incombenze che avevano le Commissioni Medico
Ospedaliere (C.M.O.) eccetto quella dell'accertamento della patologia lamentata;
ha inoltre previsto tassativamente e specificamente una tempistica per ogni
fase dell'istruttoria di una pratica, fino alla conclusione del suo iter procedurale.
Ebbene, a distanza di oltre un anno e mezzo dall'entrata in vigore di questo
nuovo Strumento Legislativo, ci sentiamo di poter affermare senza timore di
smentita, che non solo la situazione non è cambiata, ma è addirittura
peggiorata.
Infatti abbiamo notizie che le C.M.O., nonostante l'eliminazione di quasi tutte
le incombenze, disattendono la suddetta Norma Legislativa. Per esempio quella
di Bari, per sottoporre a Visita Collegiale un militare su specifica Istanza
di parte, ha impiegato oltre sette mesi dalla data di ricezione della documentazione
- contro i trenta giorni previsti dalla Norma. Ma non finisce qui: per restituire
la stessa pratica con allegato il Processo Verbale (a seguito della visita collegiale)
ci sono voluti altri cinque mesi circa, nonostante sollecitazioni scritte -
contro i quindici giorni previsti dalla Norma.
Perciò questa CMO, per esaurire solo la propria fase procedimentale,
ha impiegato complessivamente oltre un anno al posto di quarantacinque giorni
previsti; ossia il tempo previsto per Legge con l'aumento di oltre l'800%, arrotondato
per difetto.
Vi è da sottolineare che detta CMO rientra pienamente nella media dei
tempi con cui operano tutte le CMO, mentre ci sono casi particolari che codesti
tempi devono essere almeno raddoppiati.
Pertanto, bene che vada, questa fase assorbe praticamente tutto il tempo dell'intero
iter procedurale della pratica: e le altre fasi? Quanto tempo impiegheranno
gli altri Enti per svolgere le proprie competenze?
Abbiamo notizie ad esempio che il Comitato di Verifica per le Cause di Servizio
è momentaneamente fermo e si è calcolato che per l'emissione di
un parere, a dispetto dei sessanta giorni previsti, è necessario moltiplicarli
almeno per dodici volte.
Infatti, se vi recate in Via Lanciani nr.11 a Roma, (Comitato Verifiche), al
piano terra dello stabile troverete un "addetto allo sportello per il pubblico"
che nella migliore delle ipotesi vi fornirà una data ed un numero di
protocollo con il quale la richiesta di "parere" è pervenuta
dal Ministero della Difesa, e sarete gentilmente informati che dal momento dell'arrivo
passeranno almeno due anni per la restituzione della pratica.
E poi cosa dire del Ministero della Difesa che per emettere un Decreto di Equo
Indennizzo o di Pensione Privilegiata ad iter burocratico concluso, impiega
minimo sei mesi contro i dieci giorni previsti?
Infine, oltre ai laceranti ritardi in ordine alla definizione della pensione,
va evidenziato il fatto che molto spesso vi è perfino l'impossibilità
di ricevere copia del Decreto Definitivo redatto dal Ministero della Difesa,
sia direttamente, sia ad iter concluso, presso l'INPDAP.
Oltre a quanto riportato sinora, è doveroso fare un'ulteriore puntualizzazione,
che sembra di poco conto, ma non lo è affatto.
Se affrontate un lungo viaggio per recarvi a Roma al Ministero della Difesa
PERSOMIL VI° Reparto in P.zza degli Archivi, sappiate che l'Ufficio Relazioni
con il Pubblico (URP), prenderà le vostre generalità e vi inviterà
a tornare dopo dieci giorni, poiché l'archivio si trova dislocato presso
la Caserma Cecchignola. Contro ogni aspettativa, dovrete attendere questo tempo
affinché venga rintracciato il V/s. fascicolo, portato alla competente
Sezione, esaminato e forse vi sarà data una risposta che non è
mai esaustiva, ma molto spesso è perfino banale.
Inoltre, è rimasta inapplicata anche quella parte del Decreto che riguarda
la conclusione delle pratiche arretrate, ovvero quelle presentate all'Amministrazione
prima del 22.01.02, le quali dovevano essere definite entro un anno dalla sua
entrata in vigore, secondo la vecchia normativa (vds. punto 3 dell'art. 18 relativo
alle "disposizioni transitorie").
Ebbene anche su questo punto l'Amministrazione è inadempiente.
Infatti, l'anno previsto è stato abbondantemente superato e di tutto
l'arretrato esistente è stato portato a termine meno della metà.
A tal proposito va sottolineato che già in passato l'AS.SO.DI.PRO si
è occupato ripetutamente di questi enormi ritardi (già definiti
biblici), fino a sfociare in un Esposto Denuncia fatto alla Procura della Repubblica
di Taranto in data 17 Luglio 2001, che per competenza territoriale è
stato trasferito alla Procura di Roma, ed è ancora in corso di definizione.
Questo esposto è stato fatto contro il Ministero della Difesa perché
aveva semplicemente ignorato quanto disposto dall'art. 13 del D.M. 16.09.1993
nr. 603 apllicativo dell'art. 16 della Legge 7.8.1990 nr. 241 così come
modificato dall'art. 17 della Legge 15.05.1997 nr. 127, e continua tutt'oggi
ad ignorarlo nonostante la chiarificazione/interpretazione in merito, ottenuta
su loro specifico quesito, dal Consiglio di Stato Terza Sezione con Sentenza
in data 5 Novembre 2001 nr. 1424/2000.
E' di palmare evidenza che l'iter delle procedure è molto lungo, irto
di ostacoli burocratici che rasentano l'assurdo, capace di scoraggiare perfino
il più ottimista degli interessati che suo malgrado, rimarrà in
eterna attesa.
Contro questo diffuso malcostume del Ministero della Difesa, l'AS.SO.DI.PRO.
dopo aver adito l'Autorità Giudiziaria, come già detto, ha chiesto
ripetutamente, ma invano, un confronto diretto nella trasmissione televisiva
"Mi manda RAI 3" (
la vostra trasmissione o la trasmissione di
tutti i cittadini, come spesso ripete il suo conduttore, Dott. Marrazzo) naturalmente
previo invio di un voluminoso dossier testimoniale; richiesta rimasta purtroppo
senza alcuna risposta. Insomma, i palazzi del Ministero della Difesa sono "invalicabili"
nel vero senso della parola.
Molte volte ci troviamo al cospetto di soggetti in situazioni di gravità
indescrivibili, dovuti a comportamenti incomprensibili, a documentazioni indecifrabili,
a rilievi della Corte dei Conti non giustificabili, conseguenza di errori nella
formulazione dei Decreti stessi (redatti naturalmente dal Ministero della Difesa).
Per noi è semplicemente doveroso fare queste constatazioni e queste denuncie,
in quanto nei nostri doveri di Associazione rientra la tutela dei legittimi
Diritti Individuali e Collettivi dei nostri Soci e di riflesso gli interessi
di chi è ancora oggi in servizio o in pensione e purtroppo non ha alcun
tipo di tutela rispetto a queste problematiche e nei confronti di questi "Organismi",
che ancora una volta violano le Leggi dello Stato.
Noi non conosciamo le problematiche interne ad ogni singolo "Organismo"
ed il motivo per cui i tempi procedurali sono lunghissimi, ma una cosa è
certa: sicuramente il Dipendente/Richiedente non ha nessuna colpa di quanto
avviene, qualunque sia la motivazione della disfunzione interna; pertanto non
è chiaro perché a pagare debba essere proprio "lui",
che ne ha pieno DIRITTO.
Di converso, invece, chi ha dei DOVERI rispetto alle Leggi (ci riferiamo ai
Dirigenti che hanno la Responsabilità del funzionamento dei vari "Organismi")
si nasconde sempre dietro ad una scrivania, quasi sempre non é raggiungibile
nemmeno per telefono (
è fuori stanza
riferiscono se
và bene, i loro segretari) e sopratutto NON PAGA MAI né direttamente
né indirettamente.
A tal punto sembra lecito chiedersi:
<<
ma costoro hanno solo il DOVERE di prendere lo stipendio a fine
mese ? >>
Speriamo che questo articolo serva a risvegliare gli animi di tutti gli "operatori"
e al contempo sia da stimolo per quei Dirigenti che hanno le specifiche Responsabilità
nei vari settori, affinché applichino le Leggi dello Stato e trovino
le soluzioni ottimali per la loro piena attuazione o eventualmente, le pretendano
dai propri Capi, in modo che i loro stessi dipendenti siano messi in condizione
di operare nei tempi previsti, senza che a loro volta siano costretti a trasgredire
le Leggi.
Egregio Ministro della Difesa non sappiamo se in tutto quanto sta accadendo
Lei si sente coinvolto oppure no, ma Le facciamo doverosamente notare che quanto
su esposto avviene nell'ambito del Dicastero di cui Ella è il massimo
esponente. E se in tale ambito i Dirigenti (sia essi civili che militari) esplicano
le loro funzioni in difformità con quanto disposto dalle Leggi della
Repubblica Italiana cui Lei stesso ha giurato fedeltà, crediamo che anche
Lei abbia il sacrosanto dovere di intervenire al fine di non far calpestare
ulteriormente ed impunemente da chiunque, nessuna Legge dello Stato.-
AGOSTINO GRECO Membro del DIRETTIVO AS.SO.DI.PRO. Sez. di TARANTO
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GIUSEPPE CHIRICO Membro del
COMITATO ESECUTIVO NAZIONALE AS.SO.DI.PRO
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