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IMPORTANTE INTERVENTO DEL MARESCIALLO CC, VINCENZO DECEMBROTTO, AL
XV CONGRESSO NAZIONALE DELLA C.G.I.L.: “RIFORMA DELLA RAPPRESENTANZA MILITARE E
ASSOCIAZIONISMO PER IL BENE DEL PAESE”. Non era mai avvenuto che un appartenente all’Arma dei Carabinieri
facesse un intervento al congresso nazionale del primo sindacato italiano. E’ successo giovedì scorso, 2 marzo 2006, a Rimini, nell’anno del
centenario della CGIL. E a farlo, dal palco, di fronte a tremila persone tra
delegati, autorità e ospiti è stato il maresciallo Vincenzo Decembrotto, 44
anni, casertano, delegato del Cobar Carabinieri dell’Emilia Romagna. Ha parlato a titolo personale, Decembrotto, ma in modo chiaro e
intenso. Con un discorso sottolineato più volte dall’applauso dei presenti. Argomento: gli ambiti angusti in cui i rappresentanti del
personale sono costretti a muoversi da una legislazione ormai completamente
superata, i timori e le incertezze per i tentativi di interferenza e di
condizionamento avvenuti in passato e specialmente le proposte concrete su come
dovrebbe essere progettata una riforma seria e moderna, che vada incontro alla
domanda di diritti e di tutele che sale con forza dagli oltre 300 mila
cittadini in armi nel nostro Paese. Citate anche le attività meritorie delle associazioni miste tra
militari e cittadini comuni Ficiesse, Amid e Assodipro, che svolgono da anni un
ruolo propulsivo insostituibile per indicare la strada da seguire nelle riforme
e per bloccare i tentativi di involuzione legislativa, come quello tentato dalla
maggioranza in Commissione Difesa della Camera per modificare in modo
assolutamente pernicioso la legge del 1978. La
Cgil, infine, è stata ringraziata per l’impegno che incessantemente profonde a favore
del riconoscimento di maggiori diritti e tutele per i cittadini con le
stellette.
TESTO
DELL’INTERVENTO DI VINCENZO DECEMBROTTO AL XV CONGRESSO NAZIONALE C.G.I.L.
E’ un onore per me intervenire al Congresso Nazionale della CGIL
ed allo stesso tempo prendere la parola dopo aver ascoltato la signora Rita
Borsellino. Molti colleghi mi hanno parlato del magistrato Borsellino e
tutti ricordano la sua indiscussa
capacità professionale e la sua rara umanità. Lo ricordano come uomo vicino alle Forze di Polizia, a
quegli uomini che ogni giorno mettono a repentaglio la loro vita per difendere
i diritti e la sicurezza dei cittadini, chiunque loro siano; vicino alle donne
ed agli uomini in divisa che conoscono l’inizio del loro servizio, ma mai la
fine; vicino alla sua scorta come sarebbe stato vicino a Nicola CALIPARI,
servitore dello Stato, e al Brigadiere Cristiano Scantamburlo, ucciso il mese
scorso da un malvivente in Provincia di Ferrara. Per loro e per tutti quelli
che hanno sacrificato la propria vita per il bene comune chiedo UN SINCERO
PENSIERO.
Ringrazio tutta la CGIL ed in particolare modo il Segretario
Generale Guglielmo Epifani per l’invito rivoltomi.
Sono Vincenzo Decembrotto, e in questa sede, capirete poi il
perché, devo premettere che parlo a titolo personale, che non tratterrò
problematiche di servizio o indirizzi programmatici dell’Arma dei Carabinieri,
né questioni riservate.
Vorrei dedicare questo intervento alla mia famiglia per avermi
aiutato a rispettare sempre le regole che sono il cardine nell’Arma: già da
giovane carabiniere, quando l’Arma mi vietava di vedere il mio primo figlio,
obbligandomi a dormire in caserma e quindi a non convivere con loro. Erano le
regole. Le ho rispettate.
Oggi si dibatte molto, invece, tra il personale in divisa sui
principi fondamentali affermati negli articoli 2 e 3 della Costituzione: “la
Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo, sia come
singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità”.
Non sarò certo io a richiamare leggi, direttive europee e le tante
norme a favore della libertà di pensiero o di opinione che un militare deve avere e non ha.
In
passato non ero favorevole alle associazioni militari. Ritenevo che potessero
interferire con la Rappresentanza Militare, oggi, alla luce dell’esperienza che
ho maturato come delegato, ritengo che
non essendo stato modificato in maniera significativa il quadro di riferimento
normativo della rappresentanza militare, sia vitale il contributo delle
associazioni.
E’
stata approvata la rieleggibilità del delegato, e prolungata la durata del
mandato a quattro anni ma si è lasciato scivolare l’aspetto più importante: LA
TUTELA DEL DELEGATO. Tutti hanno questa garanzia. In tutti i settori
lavorativi. I militari NO.
Nell’ambito
delle funzioni di delegato, in special
modo se di base, si deve pesare ogni
frase, ogni parola, ogni movimento perché si è soggetti ad un controllo
assiduo, in ogni istante in cui si esercitano le proprie funzioni. Sei un
DELEGATO MILITARE. Le norme prevedono interventi sanzionatori severi nei
confronti di chi viola le regole, perché si vuole sancire l’assoluta
incompatibilità della condizione militare con il mondo sindacale.
Le
norme sanzionatore però non vengono applicate nei confronti di quei
militari che violano l’aspetto più
importante del principio sulla disciplina militare e che compiono: ATTI DIRETTI
A CONDIZIONARE L’ESERCIZIO DEL MANDATO DEI COMPONENTI DEGLI ORGANI DI
RAPPRESENTANZA MILITARE. Mai nessuno ha preso un provvedimento nei confronti di
coloro che lo hanno infranto.
QUESTA NON E’ DEMOCRAZIA.
Hanno
invece preso provvedimenti nei confronti di un carabiniere che si è rivolto
alla rappresentanza.
Tengo
a precisare che la responsabilità è circoscrivibile a singoli episodi. Quando
l’azione di Comando non accetta la “cultura della rappresentanza militare”, e
non rispetta la funzione della rappresentanza non considerandola una forma di
collaborazione della loro azione di comando. Al contrario, l’Istituzione ha più
volte valorizzato il delegato anche favorendo una più ampia partecipazione
degli organismi alle dinamiche d’istituto ma pochi, direi rarissimi, sono i comandanti che accettano la loro
collaborazione.
In
molti organismi ciò non avviene. Ci troviamo di fronte ad alcuni Presidenti che
ostacolano. Ad alcuni Comandanti che hanno fatto pesare il peso della parola
“COMANDARE”. A comandanti che hanno usato termini “io credo solo alla mia scala
gerarchica” o “io sono il comandante”. Tutto questo, ritengo, non debba
accadere. Forse ci sono comandanti che
non comprendono che trattando in tal modo la rappresentanza finiscono con
l’indebolire solo il loro comando che ha invece necessità oggi, negli anni
2000, di un costante interscambio con il personale e con il proprio organismo
affiancato. Questa è l’esperienza vissuta in passato.
Del resto, molti sono stati gli interventi per bloccare
l’attività dei COBAR. Per tale motivo abbiamo accolto con soddisfazione le
visite dei parlamentari all’interno delle caserme così da conoscere il nostro
mondo militare, sconosciuto ai più.
Occorre quindi, e qui mi
rivolgo
alle forze politiche e
sindacali più sensibili alle problematiche dei lavoratori ( anche in divisa) ed
in generale dei cittadini, un
serio progetto di riforma della rappresentanza, basato innanzitutto a garantire
la TUTELA DEL DELEGATO e il riconoscimento di diritti costituzionali di
rappresentanza e di contrattazione. Un serio progetto che deve rafforzare la
rappresentatività degli organi di rappresentanza militare che deve garantire al
delegato la libertà, la vera LIBERTA’ DI ESPRIMERE LE PROPRIE OPINIONI E LE PROPRIE
IDEE. Il delegato deve poter aggiornarsi, rapportarsi, confrontarsi anche con
gli organismi del suo stesso livello. Non dico che deve essere un sindacato. Ma
dico che non è possibile che in una Regione delegati di COBAR di diversi Corpi non
possano confrontarsi per questioni che hanno attinenza al loro mondo militare.
Questo la legge sulla rappresentanza non lo prevede e per questo nel recente
passato è stato vietato ai COBAR della Guardia di Finanza e dei
Carabinieri della Regione Emilia Romagna
addirittura di incontrarsi, di parlarsi.
E’
necessario inoltre ridurre i livelli della rappresentanza da tre a due: BASE E
CENTRO. Si valorizza, così, il ruolo dei delegati dei Consigli di Base che
potranno meglio rapportare la dimensione regionale, conferitagli dal mandato, a
quella centrale: un dialogo diretto ed opportuno tra base (COBAR) e centro
(COCER).
Ovviamente
è anche necessario che i delegati si dedichino con continuità all’assolvimento
del loro mandato. Quindi occorre TEMPO PIENO, per garantire piena agibilità,
per i delegati del COCER, lasciando agli organismi di base la facoltà di
decidere il periodo per l’esercizio delle delicate mansioni, non solo per le
riunioni ma anche per gruppi di lavoro, per gli incontri con gli enti locali,
incontri fra rappresentanze militari, incontri con parlamentari ed in
particolare modo, sicuramente il più importante, incontri con la base.
Pongo
particolare attenzione agli Enti locali. Gran parte delle materie attribuite ai
Consigli di Base sono di recente state devolute alle regioni, per cui occorre
prevedere, con i Consigli regionali e con le istituzioni locali, le stesse
possibilità almeno di concertazione che il COCER ha nei confronti del Governo
centrale. In questo contesto, oltre a valorizzare il compito del delegato,
l’attestazione dei Consigli di Base all’esterno può dirsi compiuta, in virtù
della totale rappresentatività del personale.
A tal punto richiamo l’attenzione delle Regioni affinché possano
ricevere le Rappresentanze Militari per discutere su argomenti quali
l’edilizia, la sicurezza sul lavoro, la formazione e la sanità come del resto è
già
avvenuto tra la Regione Emilia Romagna ed il Cobar Carabinieri: in passato per
il trasporto gratuito ferrotranviario per il personale delle Forze di Polizia;
oggi per l’apertura di un tavolo di trattative sul problema delle abitazioni.
Per
fare tutto ciò occorre non stabilire i giorni da dedicare allo svolgimento del
mandato. Se ciò avvenisse sarebbe una sconfitta per la Rappresentanza Militare.
Nella mia Regione il COBAR è attivo tutti i giorni. Tutti i giorni è al fianco
del personale e di conseguenza del comandante. E’ effettivamente LA
RAPPRESENTANZA della base, questo ha permesso, seppur con i suoi limiti, di
rappresentare il “comune sentire” del personale militare. Nonostante ciò, in
passato, chi doveva recepire e risolvere i problemi ha considerato la
rappresentanza come degli avversari. Non ha quindi rafforzato e valorizzato la
rappresentanza e conseguentemente non ha sostenuto la credibilità della
rappresentanza stessa.
Oggi,
dopo il periodo molto travagliato, questo finalmente non accade più.
Alcune iniziative del Cobar Emilia Romagna sono state anche
riprese dai mass media come la mancata partecipazione ad una cerimonia
commemorativa, alla presenza del Sottosegretario alla Difesa, svoltasi a Bologna come forma di protesta
contro l’attività dell’attuale maggioranza riguardo agli emendamenti da questa
presentati sulla riforma della rappresentanza.
Anche la battaglia sul diritto di iscriversi ai partiti
politici è stata affrontata dal Cobar Emilia Romagna, conclusa con
un’interrogazione presentata da parlamentari dell’opposizione: la risposta del
Ministro della Difesa confermava a denti stretti quanto rappresentato
dall’Organismo Militare, cioè l’effettivo diritto del singolo militare di
iscriversi a qualsivoglia partito politico. E tuttavia a distanza di poche
settimane da quella risposta abbiamo dovuto assistere nuovamente a un tentativo
di negare per i militari questo diritto costituzionale con la presentazione di
un emendamento da parte dell’On. Lavagnini che prevedeva “i militari non
possono iscriversi ai partici politici”. Emendamento ritenuto inammissibile
dall’ufficio di Presidenza della Camera. Questo fa comunque capire quante
contrarietà esistono per l’allargamento della democrazia nelle Forze Militari.
L’apporto e il supporto che è stato offerto dai
parlamentari è stato fondamentale in più di un’occasione: in particolare dai
deputati dell’opposizione che hanno dimostrato fin dal nostro primo incontro di
essere sempre presenti di aver sempre a cuore le nostre problematiche e di non
averne accantonata nessuna, ma piuttosto di averle, al momento opportuno,
tradotte in interrogazioni parlamentari o azioni e dichiarazioni che finalmente
gettavano luce reale su tutte quelle
situazioni che si celano dietro le stellette e che altrimenti non
sarebbero emerse.
Un altro campo è il rappresentante della sicurezza per i
lavoratori militari previsto dalla legge 626/1994. E’ incomprensibile come nella Difesa il
datore di lavoro possa scegliersi i Rappresentanti dei lavoratori quando
proprio il loro ruolo prevede che essi controllino quanto messo in pratica
dallo stesso datore di lavoro.
Infine
occorre garantire la rappresentatività alle donne che sono entrate a far parte
delle Forze Armate. Occorre quindi una norma di legge per garantire la loro
presenza almeno nelle categorie della “BASE” in virtù del fatto che con le
norme attuali non riuscirebbero sicuramente ad eleggere delegate.
Quindi è necessario innanzitutto
creare una rappresentanza che rappresenti seriamente i militari. Una seria
riforma che deve necessariamente prendere le mosse da un’analisi delle
esperienze maturate, dagli eventi succedutisi, dai risultati conseguiti e
soprattutto dalle vicende negative che hanno contraddistinto l’attività degli
organismi di rappresentanza e di conseguenza, è auspicabile la possibilità di
favorire la costituzione di associazioni fra militari. Infine, è necessario
garantire la sostanziale differenza di ruolo contrattuale fra lo stato maggiore
e la rappresentanza che devono essere nella riforma esplicitamente distinti e
separati. L’uno consulente del governo e l’altra rappresentanza dei militari di
tutti i ruoli e gradi.
In conclusione oggi, con le forme associative
legittime quali le Associazioni Militari FICIESSE (Finanzieri Cittadini e
Solidarietà), ASSODIPRO e AMID, associazioni che hanno il merito di aver
lavorato in questi ultimi anni, spesso con aperti ostruzionismi da parte degli
Stati Maggiori, per mantenere accesso il lume della democrazia all’interno
degli Organismi Militari, e con l’appoggio convinto e leale di tutta la C.G.I.L.
si può sfatare il pregiudizio che le associazioni siano in antagonismo con la
Rappresentanza, mentre possono costituire un valido supporto di idee e di
proposte, e contribuire a formare quel clima di democrazia e di confronto
necessario per un buon funzionamento di ogni forma di rappresentanza.
Il contributo che le associazioni possono dare e
danno al mondo militare è, in definitiva, un progetto di collaborazione che si
deve concretizzare, che deve essere sancito come parte integrante della
crescita di un mondo divenuto, così come si ostina a voler rimanere,
anacronistico, dove il primo passo è e rimane il rafforzamento degli organi già
esistenti ma l’immediato passo successivo deve essere quello dell’affiancamento
solidale delle associazioni, per favorire un libero scambio di idee e creare
finalmente un terreno fertile per un rinnovamento interno delle Forze Armate.
E’ una sfida, lo so. Una sfida che era
già iniziata ben prima che noi tutti ce ne accorgessimo. E ora, il dubbio
rimane uno solo: vogliamo che le cose cambino da sè, in maniera casuale e
caotica, o preferiamo tentare, almeno tentare, di dare forma ed indirizzo al cambiamento?
Questa Segretario Generale Epifani e signori delegati, è la domanda che
formulo; la risposta che deve seguire, anche con l’appoggio della CGIL
deve
consentire il completamento di un ambizioso programma: quello di vedere
tutelati i
legittimi diritti dei militari al pari di tutti gli altri cittadini italiani.
Peraltro Segretario Generale Guglielmo Epifani è proprio il
Vostro 15° Congresso che mi fa credere in ciò: RIPROGETTARE IL PAESE: LAVORO –
SAPERI – DIRITTI E LIBERTA’ per cui è importante non solo che ci creda io ma
che ci credano tutti i lavoratori e pensionati affinché tale progetto entri
anche nelle FF.PP. militari e nelle FF.AA. per portare quella democrazia la
vera democrazia che permetta a tutti i lavoratori con le stellette di poter esprimere
liberamente le proprie opinioni, le proprie idee ed il proprio pensiero.
Grazie per l’attenzione che mi avete rivolto ed auguro a
Voi tutti un buon lavoro per l’importante appuntamento costituito dal VOSTRO
Congresso Nazionale e per altri 100 anni per i lavoratori, i diritti e la
democrazia. Grazie.
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