ASSODIPRO IN EUROPA

 

 

- Contributo alla stesura della carta dei diritti fondamentali dell’unione europea -

 

- Dialogo con un sindacalista militare europeo -

 

 

 

L’impegno dell’ASSODIPRO dedicato alla tutela di diritti dei propri associati si indirizza non solo sul versante nazionale ma anche su quello internazionale con riguardo particolare alle istituzioni europee. In questo ambito la nostra organizzazione si avvale di una importante organizzazione europea che si chiama EUROMIL( organizzazione europea di associazioni professionali di militari) alle cui attività partecipa come membro effettivo. Essendo l’unico organismo europeo che rappresenta oltre 500.000 militari d’Europa (attraverso le associazioni sindacali che vi aderiscono) l’Euromil gode di una particolare considerazione presso le istituzioni europee oltre ad avere uno status consultivo presso il Consiglio d’Europa.

E’ quindi attraverso l’Euromil che la nostra associazione ha dato il suo contributo per la stesura della Carta dei Diritti Fondamentali dell’Unione Europea con particolare riguardo ai diritti sindacali. A riguardo va rilevato che il testo definitivo della Carta, per quanto riguarda le disposizioni sui diritti sindacali, sancisce quanto segue: “Ogni individuo ha il diritto di fondare sindacati insieme con altri e di aderirvi per la difesa dei propri interessi”. La stessa Carta stabilisce inoltre che “eventuali limitazioni all’esercizio dei diritti o delle libertà riconosciuti dalla stessa posso essere posti solamente laddove siano necessari e rispondano effettivamente a finalità di interesse generale riconosciute dall’Unione o dall’esigenza di proteggere i diritti e le libertà altrui”. Come si può osservare le disposizioni della Carta costituiscono una novità determinante rispetto alle precedenti disposizioni delle convenzioni internazionali le quali lasciavano invece degli spazi interpretativi agli stati nazionali. Accadeva nondimeno che questi ultimi approfittassero di tali margini di applicazione per vietare completamente l’esercizio di taluni diritti come testimonia ciò che è avvenuto in Italia con i diritti sindacali dei militari. Un’altra importante novità di questo documento è rappresentata da una disposizione che stabilisce che qualora la portata dei diritti riconosciuti dalla stessa debba essere intesa alla stregua della Convenzione Dei Diritti Umani del 1950 (con le limitazioni in essa previste) nulla osta che il diritto Comunitario possa concedere una protezione più estesa. E’ importante ricordare a questo proposito che esistono atti della Unione Europea che invitano tutti gli stati membri a riconoscere ai militari il diritto di associazione professionale per la tutela dei propri interessi (risoluzione ..............).

Ma l’intervento sul campo Europeo è solamente uno dei percorsi che la nostra associazione sta perseguendo per la tutela dei diritti sindacali dei militari. Per quanto riguarda il campo nazionale abbiamo avuto dei contattati, con l’ausilio del Nuovo Giornale di Militari, con il Comitato Italiano preposto alla stesura del documento e alla formulazione di eventuali emendamenti. Ed anche in questa circostanza abbiamo ribadito la necessità di evitare che nella disposizione relativa alla disciplina del diritto sindacale venissero inserite delle limitazioni che avrebbero ostacolato il riconoscimento dei diritti sindacali per il personale militare. E’ stata inoltre evidenziata l’importanza di dare un valore giuridico alla Carta per far sì che i principi stabiliti dal documento trovino una efficacia reale direttamente negli ordinamenti interni degli stati. Relativamente a quest’ultimo aspetto dagli eventi recenti si è appreso che la Carta avrà per il momento un valore solamente politico anche se si sta già discutendo sul prossimo incontro del Consiglio in occasione del quale si dovrà decidere per la attribuzione anche del valore giuridico. E’ comunque importante constatare come sia iniziato un processo di integrazione politica che, associato al progetto di Difesa Comune Europea è destinato a portare delle radicali innovazioni nel campo dei diritti fondamentali che dovranno interessare necessariamente anche quella componente di cittadini che con la scusante dello status di militari si vede spesso costretta a subire penalizzanti limitazioni da parte dei Governi nazionali.

Ne frattempo l’ASSODIPRO proseguirà la propria battaglia legale per il riconoscimento dei diritti sindacali predisponendo, con l’ausilio dell’Euromil, un ricorso alla Corte Europea dei diritti dell’Uomo. Un giudizio positivo di quest’organo di giustizia, ancorché privo di forza coercitiva verso lo stato inadempiente, servirà sicuramente a sensibilizzare quella parte prevalente del mondo politico italiano che finora si è dimostrato essere indifferente al tema della autotutela sindacala dei militari.

( ulteriori notizie sull’attività ASSODIPRO in Europa e sull’Euromil si possoo trovare sul sito www.militari.org)

 

DIALOGO CON UN SINDACALISTA MILITARE EUROPEO

 

Un’altra importante opportunità che ci offre l’Euromil è quella di confrontarci con le altre realtà europee dando corso ad i importante scambio di informazioni che interessano tutti i settori, quello dei diritti sindacali in primo luogo, ma anche quello previdenziale e assistenziale, economico, disciplinare e giuridico in generale. Informazioni che possono essere utilizzate dai membri dell’Euromil per la definizione di proposte normative o contrattuali. A questo proposito può essere interessante riportare alcune informazioni rilevate nel corso degli incontri tenutisi tra la delegazione dell’ASSODIPRO e i delegati sindacali militari degli altri paesi europei.

 

Dialogo tra ASSODIPRO e un rappresentante del sindacato militare del BELGIO.

 

ASSODIPRO

 

“In Italia quando un rappresentante di base deve risolvere un problema è obbligato a chiedere la convocazione dell’organo di rappresentanza di base (CoBar), per poi discutere in seno al consiglio del problema. Dopo la discussione del consiglio, si procede con la delibera (nell’ipotesi in cui il rappresentante sia riuscito ad ottenere una maggioranza) che viene poi inoltrata al comandante il quale ha trenta giorni di tempo per rispondere. Va rilevato che dal momento in cui il nostro rappresentante solleva il problema a quello in qui la delibera arriva al Comandante può trascorrere un numero considerevole di giorni, che in alcuni casi superano anche il mese. Se poi la risposta del Comandante si limita ad un semplice “prendo atto”, il nostro rappresentante deve chiedere un’altra convocazione del Consiglio di Base per valutare “l’inerzia” del Comandante e deliberare (sempre su maggioranza dei delegati) chiedendo un intervento del organo intermedio di rappresentanza. Quest’ultimo a sua volta deve convocarsi e, con la stessa procedura che ha seguito il Consiglio di Base, deliberare chiedendo un intervento del Comando intermedio affinché venga risolto il problema iniziale. Il Comando intermedio ha anch’esso trenta giorni di tempo per rispondere e, se malauguratamente rispondesse con un semplice “prendo atto” il Consiglio Intermedio dovrebbe riconvocarsi per deliberare la richiesta di un intervento del Consiglio Centrale, sempre che durante le riunioni si riesca a raggiungere una maggioranza.

Dal momento in cui il nostro rappresentante di base rappresenta il problema in seno al consiglio a quello in cui vi è un intervento più o meno forzato dai Comandi superiori, possono trascorrere alcuni mesi.

Quanto descritto e quello che può accadere a un qualsiasi rappresentante di base che viene sollecitato dal personale a rappresentare un problema.

Quali sono invece i meccanismi di funzionamento del vostro sistema di rappresentanza sindacale.?”

 

SINDACATO DEL BELGIO

 

“Quando un nostro sindacalista di base ha un problema, si presenta dal Comandante per esporlo e per chiedere una soluzione formulando eventuali proposte.

Nel caso in cui la trattazione del problema comporti dei rischi per il sindacalista di base il sindacato (che è una associazione professionale esterna all’amministrazione) fa sospendere la trattativa al sindacalista di base e la fa proseguire da un dirigente sindacale esterno, che è un militare in distacco sindacale, il quale non avendo alcun legame con la struttura gerarchica (in quanto temporaneamente collocato in aspettativa per motivi sindacali), non corre alcun rischio di ritorsioni sul lavoro o sulla carriera.

Qualora il problema non trovi soluzione a quel livello il sindacalista può presentarsi all’autorità gerarchica superiore al comando di base e così via fino al Ministro della Difesa.”

 

I SINDACATI DEGLI ALTRI PAESI EUROPEI

 

Il rappresentante sindacale del Belgio è stato il primo con cui si è incontrata la delegazione dell’ASSODIPRO durante i meeting dell’Euromil ma la stessa domanda sui meccanismi di funzionamento del sindacato è stata rivolta ai rappresentanti dei sindacati militari degli altri paesi europei presenti come quello Ungherese, Danese, Tedesco, Olandese, Austriaco ed altri ancora ed, in linea di principio, il sistemi di rappresentanza, fatte salve le specificità dei diversi paesi, sono risultati gli stessi. Ovvero viene garantita l’autonomia degli organi di rappresentanza, rispetto all’amministrazione militare, attraverso delle strutture associative esterne all’amministrazione che sono sostenute economicamente, su base volontaria, dai militari che vi aderiscono i quali possono partecipare alla vita associativa mediante elezioni democratiche dei militari che si candidano per lo svolgimento degli incarichi direttivi i cui compiti principali sono quelli di assistere i rappresentanti di base nelle contrattazioni e di gestire le strutture sindacali le quali offrono assistenza in campo interno sugli aspetti disciplinari, economici, e legali in genere oltre che sul piano della tutela della salute e del benessere del militare e della sua famiglia. Abbiamo inoltre appreso che il campo di intervento di tali organizzazioni è molto ampio e si estende anche alle questioni disciplinari, dell’impiego, dell’avanzamento e su taluni aspetti del servizio.

Terminata la panoramica sui sistemi di rappresentanza la delegazione ASSODIPRO ha cercato di assumere informazioni sugli aspetti previdenziali ed economici. Se da una parte abbiamo riscontrato che la copertura previdenziale della buonuscita e una caratteristica tutta italiana, dall’altra la non corresponsione di questa indennità alla quasi prevalenza dei militari degli altri paesi è compensata da un livello degli stipendi che è in molti casi il doppio di quello italiano. Tale trattamento stipendiale consente al militare di auto sostenersi una copertura previdenziale con strutture assicurative private.

E’ stato interessante inoltre apprendere che esistono taluni benefits a favore di quei miliari che decidono di congedarsi in giovane età contributiva e che quindi non hanno maturato il diritto al trattamento pensionistico. In questa circostanza vi sono alcuni paesi come ad esempio la Danimarca in cui il militare che si congeda in anticipo può godere di una copertura statale degli studi universitari che è proporzionale al numero di anni trascorsi nella Forza Armata. Anche l’orario di servizio sembra essere un diritto consolidato in numerosi stati. Anzi contrariamente alle intenzioni manifestate nel nostro paese da taluni esponenti politici, la fra gli obbiettivi dell’Euromil vi è invece quello di estendere il riconoscimento di tale diritto a quei paesi in cui non è riconosciuto.

 

Le informazioni sopra esposte sono solamente una parte di quelle che si acquisiscono nei contatti quotidiani tra l’Assodipro e l’Euromil. Le attività si estendono anche sulla verifica dello stato di applicazione delle direttive europee negli stati nazionali con riguardo al settore delle FF.AA. (protezione economico sociale dei militari e tutela della salute nei luoghi di lavoro, protezione dai rischi dell’amianto e di tutte le sostanze tossiche, tutela del personale nelle missioni estere di peacekeeping ecc.) . E’ importante perciò comprendere quanto sia indispensabile per noi sviluppare i rapporti con le organizzazioni degli altri paesi europei avvalendoci di un irrinunciabile strumento quale si è dimostrato essere l’Euromil. E’ nostra intenzione oltretutto promuovere in seno a questo organismo la realizzazione di una banca dati generale che consenta di confrontare i trattamenti dei militari dei diversi eserciti europei allo scopo di incentivare sia sul piano nazionale e sia su quello europeo una legislazione comune che dovrà garantire una parità di trattamento su tutti i fronti. Una legislazione uniforme che, a partire dai diritti fondamentali quali il diritto di autotutela sindacale quale presupposto essenziale, interessi il settore economico, previdenziale e giuridico in generale. L’unificazione dei trattamenti giuridici ed economici dovrà oltremodo essere un punto fondamentale nella realizzazione del progetto di Difesa Comune Europea. Ed è questo il fronte sul quale devono essere sensibilizzati gli organi istituzionali italiani ed europei soprattutto quando si etichettano boriosamente come i sostenitori del progetto Difesa Comune che mira alla costituzione di una Brigata Internazionale senza dare il giusto peso alla piena integrazione dei diversi militari, con riguardo al fattore umano prima ancora degli aspetti logistici e operativi, un intento questo che costituisce invece il principale obbiettivo cui si indirizza il quotidiano impegno internazionale e nazionale dell’Euromil e della nostra Associazione .

 

 

 

RESPONSABILE ASSODIPRO
PER I RAPPORTI INTERNAZIONALI