ATTO SENATO


 

INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA  4/01372

Dati di presentazione dell'atto

 

 

Legislatura : 15

 

Seduta di annuncio : 110 del 15/02/2007

Firmatari:

 

Primo firmatario: FANTOLA MASSIMO

 

Gruppo: UNIONE DEI DEMOCRATICICRISTIANI E DI CENTRO (UDC)

 

Data firma: 15/02/2007

 

 

 

 

 

Cofirmatario

Gruppo

Data firma

 

DELOGU MARIANO

ALLEANZA NAZIONALE

15/02/2007

Destinatari:

Attuale delegato a rispondere e data delega :

 

Ministero destinatario :

 

  MINISTERO DELLA DIFESA

 

MINISTERO DELLA DIFESA

15/02/2007

Stato iter : CONCLUSO il 21/03/2007

Partecipanti allo svolgimento/discussione :

RISPOSTA GOVERNO

21/03/2007

 

PARISI ARTURO MARIO LUIGI

MINISTRO DIFESA

Fasi iter :

 

RISPOSTA PUBBLICATA IL 21/03/2007

 

CONCLUSO IL 21/03/2007

TESTO ATTO


Atto Senato

Interrogazione a risposta scritta 4-01372
presentata da
MASSIMO FANTOLA
giovedì 15 febbraio 2007 nella seduta n.110

FANTOLA, DELOGU - Al Ministro della difesa - Premesso che:

con decreto del Ministro della difesa del 26 marzo 1999, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 86 del 14 aprile 1999, veniva approvato il nuovo "Elenco delle imperfezioni e delle infermità che sono causa di non idoneità al servizio militare", che sostituisce il precedente decreto del 29 novembre 1995;

il predetto elenco viene applicato agli iscritti di leva, agli arruolati, ai militari di leva e al personale aspirante agli arruolamenti volontari in sede di selezione, fatti salvi i requisiti psicofisici richiesti per l'arruolamento nelle singole Forze Armate;

tale elenco costituisce, in realtà, solo una guida di orientamento per il personale militare di carriera già in servizio, per il quale il giudizio di idoneità deve essere espresso in relazione all'età, al grado, alle categorie e agli incarichi, nonché alle particolari norme che regolano la posizione di stato;

l'articolo 2 lettera d) del citato decreto inserisce genericamente tra i motivi di non idoneità "i difetti quantitativi o qualitativi degli enzimi; trascorso, ove occorra, il periodo di inabilità temporanea";

tra le numerose enzimopatie ricomprese nella norma, rientra altresì il deficit enzimatico G6PD, normalmente noto come "favismo";

tale deficit, di tipo ereditario, riguarda circa 400.000 italiani, con percentuali comprese tra l'uno ed il sette per cento nell'Italia continentale, di contro al 16,9 per cento nella popolazione maschile sarda;

la forma presente in Sardegna non provoca uno stato di anemia cronica, ma predispone ad emolisi acuta (anemia emolitica acuta) e si scatena nel caso di somministrazioni di specifici farmaci o assunzione di fave;

il soggetto G6PD-carente è, sotto ogni profilo, una persona normale ed abile ad eseguire qualunque lavoro, anche di notevole impegno fisico, purché presti attenzione ai noti ed individuabili fattori scatenanti;

data la forte incidenza di favismo presso la popolazione maschile residente in Sardegna, risultano particolarmente penalizzati ai fini dell'accesso alla carriera militare le giovani generazioni, nonostante gli altissimi tassi di disoccupazione ivi registrati;

circa il 17 per cento dei giovani residenti in Sardegna, di contro al sette per cento dei giovani residenti nelle regioni del Meridione, viene regolarmente escluso ogni anno dai concorsi per Volontari nelle Forze Armate; ciò in forza di una eccessiva genericità dell'elenco imperfezioni ed infermità di cui sopra,

si chiede di conoscere:

quali provvedimenti il Ministro in indirizzo intenda adottare allo scopo di rimuovere una inaccettabile forma di discriminazione di fatto a danno di numerosi giovani affetti da favismo residenti in Sardegna;

se il Ministro in indirizzo ritenga opportuno adottare delle iniziative affinché all'articolo 2 dell'"Elenco delle imperfezioni e delle infermità che sono causa di non idoneità al servizio militare", di cui al decreto del Ministro della difesa del 26 marzo 1999, non venga specificato il dettaglio dei deficit enzimatici che precludono l'arruolamento nelle Forze Armate, escludendo, in particolare, il deficit enzimatico G6DP (favismo) dalle patologie che impediscono l'arruolamento.

(4-01372)

 

RISPOSTA ATTO

Atto SenatoRisposta scritta pubblicata nel fascicolo n. 024 all'Interrogazione 4-01372 presentata da FANTOLA         Risposta. - L'interrogazione affronta la questione della previsione normativa che impedisce l'accesso alle Forze armate ai soggetti carenti - in forma parziale o totale - dell'enzima glucosio-6-fosfato-deidrogenasi (G6PDH) nei globuli rossi, condizione altrimenti detta «favismo».         Al fine di inquadrare la delicata e complessa problematica in argomento, si reputa opportuno fornire preliminarmente alcune indicazioni di ordine tecnico.         L'enzima citato è essenziale per la vitalità funzionale degli eritrociti e, soprattutto, per i processi ossidoriduttivi che in essi si svolgono, legati alla loro capacità di assumere e veicolare ai tessuti l'ossigeno indispensabile alle funzioni vitali.         La carenza di tale enzima provoca un'improvvisa distruzione dei globuli rossi (emolisi) e, quindi, la comparsa di grave anemia emolitica con ittero quando il soggetto che ne è affetto ingerisce fave, piselli, varie droghe vegetali o alcuni farmaci con diverse applicazioni terapeutiche (antimalarici, analgesici, antipiretici, antibiotici, chemioterapici), ovvero, si espone al contatto di essi o di alcune sostanze (alcune, anche di uso comune) che agiscono da fattori scatenanti, in quanto inibiscono l'attività della G6PDH eritrocitaria, impoverendo ulteriormente i globuli rossi che sono già carenti dell'enzima.         La malattia vera e propria si manifesta in modo improvviso e, nei casi più gravi, circa la metà dei globuli rossi viene distrutta.         Il «favismo» in fase acuta è, infatti, un evento morboso piuttosto pericoloso, in quanto l'anemizzazione può essere rapida e drammatica, mettendo in serio pericolo la sopravvivenza del soggetto.         Dopo queste precisazioni tecniche, si esamina la specifica questione posta dagli interroganti.         L'accertamento dell'idoneità al servizio militare è disciplinato dal decreto ministeriale 4 aprile 2000, n. 114: «Regolamento recante norme in materia di accertamento dell'idoneità al servizio militare», pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del 10 maggio 2000, n. 107.         Nel caso specifico, l'Elenco delle imperfezioni e delle infermità che sono causa di non idoneità al servizio militare, allegato al Regolamento, prevede al punto 2, lettera d), anche «i difetti quantitativi o qualitativi degli enzimi, trascorso, ove occorra, il periodo di inabilità temporanea».         La successiva Direttiva tecnica applicativa, a cura della competente Direzione generale della Sanità Militare, pubblicata con decreto 5 dicembre 2005 sulla Gazzetta Ufficiale del 27 dicembre 2005, n. 300, precisa che il «deficit anche parziale di G6PDH è causa di non idoneità al servizio militare».         La crisi di favismo, come già detto, può degenerare rapidamente in crisi emolitica, con possibili conseguenze anche letali, qualora non si intervenga prontamente con ricovero ed adeguata terapia ospedaliera.         Appare evidente, quindi, come tale manifestazione patologica, talvolta non nota al portatore, possa mettere a rischio anche l'incolumità del soggetto, oltre a provocare reazioni impreviste ed improvvise, che risultano incompatibili con le situazioni di impiego del militare.         È noto, infatti, che il servizio nelle Forze armate comporta, in molti casi, lo svolgimento di attività, per periodi di tempo di durata variabile, in aree con particolare rischio di contrarre malattie infettive o parassitarie, per cui sono necessarie misure di profilassi (profilassi antimalarica) o trattamenti farmacologici riconosciuti quali pericolosi per i soggetti carenti di G6PDH.         Al tempo stesso, potrebbero verificarsi difficoltà ai fini di uno stretto controllo sulla dieta e nell'accesso ai servizi ospedalieri.         Parimenti sarebbe estremamente difficile impedire l'esposizione dei fabici a fattori per loro di grave rischio (campi d'arma o esercitazioni in prossimità di colture agricole), circostanza che, in caso di conseguenze negative sulla salute degli interessati, potrebbe comportare, oltre che responsabilità morali in capo alle autorità di comando e sanitarie militari, anche possibili contenziosi giudiziari.         Pertanto, ai fini dell'arruolamento per il servizio militare, appare evidente la necessità - sotto il profilo medico-legale - da un lato, dell'accertamento preventivo dell'eventuale carenza dell'enzima G6PHD a cura delle strutture sanitarie militari competenti e, dall'altro, una volta stabilita la sua esistenza, quale diretta conseguenza, di un provvedimento di inabilità permanente al servizio militare del soggetto interessato, a causa dell'impossibilità a prestare servizio in condizioni di sicurezza e di tutela per la sua salute.         Va osservato, infatti, che tale giudizio, lungi dall'avere un carattere discriminatorio nei confronti dei soggetti fabici, costituisce un chiaro strumento di tutela nei loro confronti, poiché li mette al dovuto riparo da tutte le situazioni di possibile rischio per la loro salute.         In sintesi, la condizione di portatore del difetto enzimatico in questione può tramutare, inaccettabilmente sotto il profilo giuridico e deontologico medico, un ipotetico rischio generico di malattia complicata in una serie di fattori di rischio per la vita se trasferita in ambito militare e quindi deve postulare - a salvaguardia dell'interessato e per scongiurare tali rischi - il giudizio di inabilità.         Nelle sopra esposte considerazioni risiede pertanto la ratio della norma di riferimento, per quelle parti in cui vengono prese in considerazione condizioni patologiche, o potenzialmente tali, come quella in esame, dal momento che nel servizio militare può ritenersi ragionevolmente individuabile un rischio professionale operativo cui potrebbe essere esposto un soggetto fabico.         La previsione normativa in questione - sostanzialmente negativa sulla possibilità di accedere al servizio militare continuativo da parte dei portatori del difetto in causa in forza del rischio imminente per essi di subire una crisi emolitica fatale per grave anemizzazione incontrollata e incontrollabile - si fonda su elementi incontroversi di tutela della loro salute, di garanzia di piena operatività dello Strumento militare in ogni sua componente e infine di tutela della stessa catena di comando ed è confortata dal sostegno delle più accreditate e accettate teorie etiopatogenetiche e cliniche espresse dai massimi esperti del settore specialistico in questione.         Ciò nonostante, la Difesa, comunque, continuerà nell'esame di approfondimento degli aspetti medico-clinico-biologici della tematica.         In tale ottica, è stata disposta la costituzione di una commissione scientifica composta da eminenti personalità, che entro il 31 luglio 2007 dovrà studiare, sotto il profilo medico-scientifico e giuridico, la compatibilità dell'enzimopatia da «deficit di G6PDH, anche parziale», con lo svolgimento delle attività connesse con l'espletamento del servizio militare professionale, da parte dei soggetti affetti da tale carenza. Il Ministro della difesa Parisi