DECRETO DEL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA 29 dicembre 1973, n. 1092

Approvazione   del   testo  unico  delle  norme  sul  trattamento  di
quiescenza dei dipendenti civili e militari dello Stato.
 
 Vigente al: 13-5-2012  
 
                   IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA 
 
  Visto l'art. 87, comma quinto, della Costituzione; 
  Visto l'art. 6 della legge 28 ottobre 1970, n. 775; 
  Udito il parere della commissione parlamentare di cui  all'art.  21
della suddetta legge; 
  Sentito il Consiglio dei Ministri; 
  Sulla proposta  del  Presidente  del  Consiglio  dei  Ministri,  di
concerto  con  i  Ministri  per   l'organizzazione   della   pubblica
amministrazione, per il tesoro e per il bilancio e la  programmazione
economica; 
 
                              Decreta: 
 
  E' approvato il testo unico, allegato al  presente  decreto,  delle
norme sul trattamento di quiescenza dei dipendenti civili e  militari
dello Stato. 
 
  Il presente decreto, munito del sigillo dello Stato, sara' inserito
nella Raccolta Ufficiale delle leggi e dei decreti  della  Repubblica
italiana. E' fatto obbligo a chiunque spetti di osservarlo e di farlo
osservare. 
 
  Dato a Roma, addi' 29 dicembre 1973 
 
                                LEONE 
 
                       RUMOR - GAVA - LA MALFA 
                             - GIOLITTI 
 
Visto, il Guardasigilli: ZAGARI 
  Visto e registrato alla Corte dei conti, addi' 4 maggio 1974 
  Atti di Governo, registro n. 3, foglio n. 9. - CARUSO 

TESTO UNICO DELLE NORME SUL TRATTAMENTO DI QUIESCENZA DEI DIPENDENTI

CIVILI E MILITARI DELLO STATO

PARTE PRIMA

Diritto al trattamento di quiescenza

TITOLO I

DISPOSIZIONI GENERALI

                               Art. 1.
                       (Soggetti del diritto)

  I dipendenti statali, all'atto della cessazione dal servizio, hanno
diritto  al  trattamento  di  quiescenza  a carico del bilancio dello
Stato, secondo le norme del presente testo unico.
  Sono dipendenti statali, agli effetti del presente testo unico, gli
impiegati  civili  e  gli  operai  dello  Stato  nonche' i magistrati
ordinari, amministrativi e della giustizia militare, gli avvocati e i
procuratori dello Stato, gli insegnanti delle scuole e degli istituti
di  istruzione statali e i militari delle Forze armate e dei Corpi di
polizia.
  Ove  non  sia  diversamente previsto, le disposizioni concernenti i
dipendenti civili si applicano anche al personale non di ruolo.
                               Art. 2.
             (Rinvio ad altri ordinamenti pensionistici)

  Il  trattamento di quiescenza previsto dal presente testo unico non
spetta:
    a)  agli impiegati e agli operai iscritti, ai fini di quiescenza,
a  casse o fondi speciali; per essi continuano ad applicarsi le norme
dei   relativi   ordinamenti,   fatta   eccezione  per  il  personale
dell'Azienda  autonoma  delle  ferrovie  dello Stato, per il quale si
applicano  le disposizioni contenute nella terza e nella quarta parte
del presente testo unico;
    b)  al  personale civile non di ruolo assunto temporaneamente per
periodi  inferiori a un anno e al personale supplente delle scuole di
istruzione  primaria e secondaria e degli istituti professionali e di
istruzione  artistica;  detti  dipendenti  sono  iscritti, ai fini di
quiescenza,     all'assicurazione     generale    obbligatoria    per
l'invalidita', la vecchiaia e i superstiti;
    c)  ai  dipendenti  civili non di ruolo che, ai sensi delle norme
anteriori  all'entrata  in  vigore  del presente testo unico, abbiano
optato per l'iscrizione alla suddetta assicurazione generale.
  Nei  casi  in  cui  gli  ordinamenti pensionistici di casse o fondi
speciali  rinviano  alle  norme  sul  trattamento  di  quiescenza dei
dipendenti  statali,  si  intendono  applicabili  le disposizioni del
presente testo unico.
                               Art. 3.
                (Ritenute sugli assegni di attivita)

  Lo  stipendio,  la  paga,  la  retribuzione  e  gli  altri  assegni
pensionabili spettanti ai dipendenti statali in attivita' di servizio
sono  assoggettati  a ritenuta in conto entrate del Tesoro secondo le
norme concernenti il trattamento economico di attivita'.
  ((COMMA SOPPRESSO DALLA L. 29 APRILE 1976, N.177)).
                             Art. 4.
             (Cessazione dal servizio per limiti di eta)

  Gli  impiegati  civili  di  ruolo  e  non di ruolo sono collocati a
riposo  al compimento del sessantacinquesimo anno di eta'; gli operai
sono  collocati a riposo al compimento del sessantacinquesimo anno di
eta', se uomini, e del sessantesimo anno di eta', se donne. ((30))
  I provvedimenti di cessazione dal servizio adottati in applicazione
del  precedente  comma  hanno  effetto  dal  primo  giorno  del  mese
successivo a quello di compimento del limite di eta'.
  Continuano  ad  applicarsi le norme vigenti che stabiliscono limiti
fissi di eta' per il collocamento a riposo di dipendenti civili dello
Stato   che   appartengano  a  particolari  categorie  e  quelle  che
stabiliscono  per  il personale insegnante una particolare decorrenza
della  cessazione  dal  servizio  nonche'  le  norme che prevedono il
trattenimento  in servizio dopo il raggiungimento dei limiti fissi di
eta'.
  La   cessazione   dal   servizio  del  personale  militare  per  il
raggiungimento  di  limiti  di  eta'  nonche' tutte le altre cause di
cessazione  dal  servizio  dei  dipendenti  statali,  sia  civili che
militari,   restano   regolate   dalle  norme  concernenti  lo  stato
giuridico.
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AGGIORNAMENTO (30)
  La Corte costituzionale, con sentenza 3 - 18 giugno 1991, n.282 (in
G.U.   1a  s.s.  26/06/1991,  n.25)  ha  dichiarato  l'illegittimita'
costituzionale  del  comma 1 dell'art. 4 del d.P.R. 29 dicembre 1973,
n.  1092 (Approvazione del testo unico delle norme sul trattamento di
quiescenza  dei  dipendenti  civili  e  militari dello Stato)," nella
parte  in  cui  non  consente  al  personale  ivi  contemplato che al
raggiungimento  del  limite  di eta' per il collocamento a riposo non
abbia  compiuto  il  numero  di anni richiesto per ottenere il minimo
della  pensione,  di  rimanere  in  servizio  su  richiesta  fino  al
conseguimento  di tale anzianita' minima, e comunque non oltre il 70°
anno di eta'".
                               Art. 5.
(Esclusione  della  prescrizione  e  di  altre  cause  di perdita del
                              diritto)

  Il   diritto   al   trattamento   di   quiescenza,   diretto  o  di
riversibilita',  non  si  perde  per  prescrizione, per perdita della
cittadinanza italiana o per altre cause, salvo quanto disposto per il
trattamento di riversibilita' dagli articoli 81, comma settimo, e 86,
comma secondo.
                               Art. 6.
   (Periodi valutabili in quiescenza secondo ordinamenti diversi)

  Un  periodo  di attivita' lavorativa, che sia valutabile ai fini di
quiescenza  secondo  ordinamenti obbligatori diversi, e' valutato una
sola volta in base all'ordinamento prescelto dall'interessato.
  La disposizione del comma precedente si applica anche per i periodi
di tempo comunque valutabili ai fini di quiescenza.
  Sono  salvi  i  casi in cui e' consentito il cumulo di impieghi, ai
sensi delle norme in materia.
                               Art. 7.
                 (Membri del Governo e parlamentari)

  L'assunzione  di  responsabilita' di Governo da parte di dipendenti
dello  Stato  o  di  altri  enti  pubblici non comporta modifiche del
trattamento di quiescenza spettante nella qualifica di appartenenza.
  Restano  salvi  i  diritti spettanti ai dipendenti dello Stato o di
altri enti pubblici inerenti alla funzione parlamentare.

TITOLO II

SERVIZI COMPUTABILI

Capo I

SERVIZI DEI DIPENDENTI STATALI

                               Art. 8.
                              (Computo)

  Tutti  i  servizi  prestati  in  qualita'  di dipendente statale si
computano   ai   fini   del   trattamento  di  quiescenza,  salve  le
disposizioni contenute nel capo successivo.
  Il  computo  si  effettua  dalla  data  di  decorrenza del rapporto
d'impiego  o  di lavoro sino a quella di cessazione di tale rapporto.
((PERIODO SOPPRESSO DAL D. LGS. 15 MARZO 2010, N. 66)).
  Non si tiene conto del tempo trascorso:
    a)  dal  personale  civile, eccettuati gli operai, in aspettativa
per motivi di famiglia ((...));
    b)  dal personale civile durante la sospensione dalla qualifica o
in   posizione   corrispondente  che  comporti  la  privazione  dello
stipendio o della paga;
    c) durante la detenzione per condanna penale.
  ((COMA ABROGATO DAL D. LGS, 15 MARZO 2010, N. 66)).
                               Art. 9.
          (Cessazione dal servizio seguita da riammissione)

  Nel caso di risoluzione del rapporto di impiego civile o militare o
del rapporto di lavoro per condanna penale o per motivi disciplinari,
cui  segua  la  riammissione in servizio con diritto agli assegni non
percepiti,  disposta  in  conseguenza  di  revisione del procedimento
penale  o  di  quello disciplinare, si computa il tempo decorso dalla
data  di  risoluzione  di  detto rapporto a quella di riammissione in
servizio.

Capo II

SERVIZI COMPUTABILI A DOMANDA

                              Art. 10.
                        (Disposizioni comuni)

  A  favore  dei  dipendenti  statali  per  i  quali  e'  previsto il
trattamento  di  quiescenza  a  carico  del  bilancio  dello Stato e'
ammesso  il computo dei servizi e dei periodi, anteriori alla nomina,
indicati dagli articoli seguenti del presente capo.
  Il  diritto  al  computo  di  detti  servizi  e periodi puo' essere
esercitato in tutto o in parte.
                              Art. 11.
 (Servizi resi allo Stato con iscrizione all'INPS o ad altri fondi)

  Sono  computati  a  domanda  i servizi prestati nelle categorie del
personale  di cui all'art. 2, lettere b) e c), ed ogni altro servizio
comunque  reso  allo  Stato con iscrizione all'assicurazione generale
obbligatoria per l'invalidita', la vecchiaia e i superstiti o a fondi
sostitutivi  od  integrativi di essa, salvo quanto disposto dall'art.
41.
  L'Istituto nazionale della previdenza sociale versera' allo Stato i
contributi  riscossi,  compresi  quelli  a  carico  dell'interessato,
relativamente  ai  periodi di servizio ammessi al computo ai fini del
trattamento di quiescenza statale; nulla e' dovuto dal dipendente.
  I servizi di cui al primo comma, prestati in qualita' di incaricato
o  supplente in scuole o istituti di istruzione primaria, secondaria,
professionale   o   artistica,   sono   computabili  per  il  periodo
retribuito.
  Le  disposizioni  dei  commi primo e secondo si applicano anche nei
casi  in  cui  i  servizi  siano stati resi allo Stato con iscrizione
obbligatoria a speciali fondi di previdenza; questi ultimi verseranno
allo Stato i relativi contributi.
                              Art. 12.
                   (Servizi resi ad enti diversi)

  I  servizi  di  ruolo e non di ruolo prestati alle dipendenze delle
assemblee   legislative,   di   enti  locali  territoriali,  di  enti
parastatali  o  di  enti  e istituti di diritto pubblico sottoposti a
vigilanza   o   a  tutela  dello  Stato,  sono  computati  a  domanda
dell'interessato.
  L'amministrazione,   l'ente   o   l'istituto  presso  il  quale  il
dipendente  ha  prestato  servizio  o  e'  stato  iscritto ai fini di
quiescenza   corrispondera'   allo  Stato  l'importo  dei  contributi
versati,  compresi  quelli a carico dell'interessato, in relazione al
periodo  ammesso  al  computo  ai  fini del trattamento di quiescenza
statale; nulla e' dovuto dal dipendente.
  Le  disposizioni  del  presente  articolo  non  si  applicano per i
servizi ricongiungibili con quelli statali secondo le norme contenute
nel successivo titolo VII.
                              Art. 13.
      (Periodi di studi superiori e di esercizio professionale)

  Il  dipendente civile al quale sia stato richiesto, come condizione
necessaria  per  l'ammissione in servizio, il diploma di laurea o, in
aggiunta,  quello di specializzazione rilasciato dopo la frequenza di
corsi  universitari  di perfezionamento puo' riscattare in tutto o in
parte  il  periodo  di  tempo corrispondente alla durata legale degli
studi  universitari  e  dei  corsi speciali di perfezionamento, verso
corresponsione  di  un  contributo  pari  al 6 per cento, commisurato
all'80 per cento dello stipendio spettante alla data di presentazione
della domanda, in relazione alla durata del periodo riscattato. Se la
domanda  e' presentata dopo la cessazione dal servizio, il contributo
e'  commisurato all'80 per cento dell'ultimo stipendio. (2) (27) (29)
((38))
  Il  riscatto  puo'  essere  esercitato  per  i  periodi  di  studio
decorrenti dall'inizio dell'anno accademico di iscrizione.
  Se   per   l'ammissione  in  servizio  sia  stato  richiesto,  come
condizione  necessaria,  un determinato periodo di iscrizione ad albi
professionali,  e'  ammesso  anche  il  riscatto totale o parziale di
detto  periodo  nonche'  dei  periodi  di  pratica  necessari  per il
conseguimento  della abilitazione professionale, verso corresponsione
di  un contributo pari al 18 per cento dello stipendio spettante alla
data   di  presentazione  della  domanda,  in  relazione  al  periodo
riscattato.  Se  la  domanda  e'  presentata  dopo  la cessazione dal
servizio, il contributo e' calcolato sull'ultimo stipendio.
  Il  riscatto  dei  periodi  di  cui ai commi precedenti, nei limiti
quantitativi indicati nei commi stessi, e' consentito anche a chi sia
acceduto  alla magistratura ordinaria con la qualifica di consigliere
di  cassazione  o  alle  magistrature  amministrative  con  qualifica
equiparata o superiore a quella anzidetta nonche' ai funzionari della
carriera  direttiva  nominati  fra  estranei  all'amministrazione con
qualifica  pari  o  superiore  a  quella  di  dirigente generale e ai
professori universitari.
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AGGIORNAMENTO (2)
  La  29  aprile 1976, n.177 ha disposto (con l'art. 14, comma 1) che
"A  decorrere  dal  1  gennaio  1976,  per  le  domande  di  riscatto
presentate  dalla data stessa, il contributo del 6 per cento previsto
dall'articolo 13, primo comma, e dall'articolo 14, secondo comma, del
decreto  del Presidente della Repubblica 29 dicembre 1973, n. 1092, o
da altre analoghe disposizioni di legge, e' elevato al 7 per cento.
  Restano salve le diverse misure del contributo di riscatto previste
dalle norme in vigore."
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AGGIORNAMENTO (27)
  La  Corte  costituzionale,  con  sentenza  28 novembre - 5 dicembre
1990,  n.535  (in  G.U.  1a  s.s.  12/12/1990,  n.49)  ha  dichiarato
l'illegittimita'  costituzionale  del comma 1 dell'art. 13 del d.P.R.
20  dicembre  1973, n. 1092 (Approvazione del testo unico delle norme
sul  trattamento di quiescenza dei dipendenti civili e militari dello
Stato),  "nella  parte  in  cui  non  prevede il riscatto ai fini del
trattamento  di  quiescenza  degli  anni  corrispondenti  alla durata
legale  del  corso  di  studi per il conseguimento di uno dei diplomi
dell'Accademia  di belle arti, richiesto congiuntamente al diploma di
maturita'  artistica, in alternativa alla laurea in architettura, per
l'ammissione  ai  concorsi per la docenza di ruolo nella Accademia di
belle arti".
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AGGIORNAMENTO (29)
  La  Corte  costituzionale, con sentenza 23 maggio - 12 giugno 1991,
n.257   (in   G.U.   1a   s.s.   19/06/1991,   n.24)   ha  dichiarato
l'illegittimita'  costituzionale  del comma 1 dell'art. 13 del d.P.R.
29  dicembre  1973, n. 1092 (Approvazione del testo unico delle norme
sul  trattamento di quiescenza dei dipendenti civili e militari dello
Stato),  "nella  parte  in  cui non comprende, tra i periodi di tempo
riscattabili   ai   fini   del   trattamento  di  quiescenza,  quello
corrispondente   alla   durata  dei  corsi  di  preparazione  per  il
reclutamento  di impiegati delle Amministrazioni statali, organizzati
e tenuti dalla Scuola superiore della pubblica amministrazione".
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AGGIORNAMENTO (38)
  La  Corte  costituzionale,  con sentenza 9 - 15 febbraio 2000, n.52
(in  G.U.  1a  s.s.  23/02/2000, n. 9) ha dichiarato l'illegittimita'
costituzionale  del  combinato  disposto degli artt. 13, primo comma,
del  d.P.R.  29  dicembre 1973, n. 1092 (Approvazione delle norme sul
trattamento  di  quiescenza  dei  dipendenti  civili e militari dello
Stato)  e  dell'art. 2 del decreto legislativo 30 aprile 1997, n. 184
(Attuazione della delega conferita dall'art. 1, comma 39, della legge
8 agosto 1995, n. 335, in materia di ricongiunzione, di riscatto e di
prosecuzione  volontaria  ai fini pensionistici), "nella parte in cui
non  consentono  al dipendente dello Stato di riscattare, ai fini del
trattamento  di  quiescenza, il periodo di durata legale del corso di
studi  svolto presso l'Accademia di belle arti ovvero presso istituti
o  scuole riconosciuti di livello superiore (post-secondario), quando
il  relativo  diploma  o  titolo  di  studio di specializzazione o di
perfezionamento  sia richiesto, in aggiunta ad altro titolo di studio
per  l'ammissione  in  servizio  di  ruolo  o  per  lo svolgimento di
determinate funzioni".
                              Art. 14.
                    (Servizi ammessi a riscatto)

  Sono ammessi a riscatto i servizi prestati in qualita' di:
    a)   dipendente   statale   non   di   ruolo   senza   iscrizione
all'assicurazione  generale  obbligatoria, ai sensi dello art. 38, n.
I,  del  regio  decreto-legge  4  ottobre  1935,  n. 1827, modificato
dall'art. 5 del regio decreto-legge 14 aprile 1939, n. 636;
    b) vice pretore reggente per un tempo non inferiore a sei mesi;
    c)   assistente   straordinario   non   incaricato  o  assistente
volontario   nelle   universita'   o  negli  istituti  di  istruzione
superiore;
    d)  incaricato  tecnico  di  cui all'art. 2, secondo comma, della
legge  22  luglio  1960, n. 765, anteriormente al conseguimento della
qualifica di ingegnere nel ruolo del personale tecnico della carriera
direttiva del Ministero della marina mercantile;
    e)   amanuense  di  cancelleria  assunto  e  retribuito  a  norma
dell'art.  99  del  regio  decreto-legge  8  maggio  1924,  n. 745, e
amanuense ipotecario;
    f)  dipendente assunto con contratto locale per le esigenze degli
uffici italiani all'estero;
    g)  docente  presso  universita'  estere,  prima  della  nomina a
professore  di ruolo degli istituti italiani di istruzione superiore,
purche'  ricorrano le condizioni previste dall'art. 18 della legge 18
marzo 1958, n. 311;
    h)  lettore  di  lingua e letteratura italiana presso universita'
estere, prima della nomina a insegnante di ruolo delle scuole statali
di   istruzione  secondaria  o  degli  istituti  professionali  o  di
istruzione   artistica,  purche'  ricorrano  le  condizioni  previste
dall'articolo unico della legge 12 febbraio 1957, n. 45. ((21))
  Per  il  riscatto  dei  servizi  indicati  nel  comma precedente il
dipendente  statale e' tenuto al pagamento di un contributo pari al 6
per cento, commisurato all'80 per cento dello stipendio, della paga o
della   retribuzione  spettante  alla  data  di  presentazione  della
domanda,  in  relazione  al periodo riscattato, salvo quanto disposto
nei successivi commi quarto e quinto. (2)
  Se  la  domanda  di  riscatto  e' presentata dopo la cessazione dal
servizio,  il  contributo e' commisurato all'80 per cento dell'ultimo
stipendio o dell'ultima paga o retribuzione.
  Per il personale indicato nelle lettere c), d) ed e), il contributo
di  riscatto  e'  pari  al  3 per cento dello stipendio, della paga o
della  retribuzione  spettante  all'interessato  all'atto  della  sua
assunzione  quale  dipendente  con trattamento di quiescenza a carico
del bilancio dello Stato.
  Qualora  il  servizio di cui alla lettera f) sia stato prestato con
iscrizione all'assicurazione generale obbligatoria, si applica l'art.
11.
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AGGIORNAMENTO (2)
  La  29  aprile 1976, n.177 ha disposto (con l'art. 14, comma 1) che
"A  decorrere  dal  1  gennaio  1976,  per  le  domande  di  riscatto
presentate  dalla data stessa, il contributo del 6 per cento previsto
dall'articolo 13, primo comma, e dall'articolo 14, secondo comma, del
decreto  del Presidente della Repubblica 29 dicembre 1973, n. 1092, o
da altre analoghe disposizioni di legge, e' elevato al 7 per cento.
  Restano salve le diverse misure del contributo di riscatto previste
dalle norme in vigore."
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AGGIORNAMENTO (21)
  La  Corte  costituzionale,  con sentenza 14 - 21 gennaio 1988, n.44
(in  G.U.  1a  s.s.  27/01/1988,n.4)  ha  dichiarato l'illegittimita'
costituzionale  del  comma 1, lettera h) del presente articolo "nella
parte  in  cui  non  prevede i professori universitari di ruolo dalla
facolta'  di  riscatto dei servizi prestati in qualita' di lettore di
lingua e letteratura italiana presso universita' estere".
                             Art. 15.
      (Servizi che hanno costituito titolo per l'inquadramento)

  I  servizi  comunque  prestati,  che  abbiano costituito titolo per
l'inquadramento   nelle   amministrazioni   statali  in  qualita'  di
dipendente di ruolo o non di ruolo, sono computati a domanda.
  Si  applicano, rispettivamente, l'art. 11 oppure l'art. 14, secondo
che  detti  servizi  siano  stati  prestati con o senza iscrizione ad
assicurazione obbligatoria.
  Restano   ferme,  se  piu'  favorevoli,  le  particolari  norme  di
computabilita' contenute nelle singole leggi di inquadramento.
                              Art. 16.
                    (Personale postelegrafonico)

  Sono  computati  a domanda i servizi resi dal personale contemplato
dall'art.  22  della  legge  31  dicembre  1961,  n. 1406, secondo le
disposizioni  contenute nel decreto del Presidente della Repubblica 5
agosto  1966, n. 1296, nonche' quelli prestati dal personale indicato
dall'art. 86 della legge 27 febbraio 1958, n. 119.
  Sono,  inoltre,  computati  a  domanda i servizi prestati presso le
aziende    dipendenti    dal    Ministero   delle   poste   e   delle
telecomunicazioni dal personale che, comunque assunto, abbia prestato
servizio  in qualita' di operaio giornaliero, con qualsiasi mansione;
si  applicano le disposizioni di cui al succitato art. 22 della legge
31 dicembre 1961, n. 1406.
                              Art. 17.
           (Corsi di istruzione per i servizi telefonici)

  I  periodi  di  frequenza  dei  corsi  per  allievi  telefonisti  o
meccanici,  trascorsi prima della nomina in ruolo presso l'Azienda di
Stato  per i servizi telefonici, sono computati a domanda, secondo le
disposizioni  contenute  negli articoli precedenti del presente capo,
in  favore  degli allievi ammessi ai corsi stessi anteriormente al 26
marzo 1958.
  Sono  ugualmente  computati  a  domanda  i periodi di frequenza dei
corsi  di  istruzione  e di perfezionamento per allievi telefonisti o
per  allievi  meccanici,  di  cui agli articoli 9 e 10 della legge 27
febbraio  1958,  n. 119, trascorsi anteriormente alla nomina in ruolo
presso la suddetta Azienda di Stato.

Capo III

AUMENTI NEL COMPUTO DEI SERVIZI

                              Art. 18.
                        (Campagne di guerra)

  Il  servizio  computabile e' aumentato di un anno per ogni campagna
di  guerra  riconosciuta  ai  sensi  delle  disposizioni  vigenti  in
materia.
  Il computo della campagna di guerra esclude qualsiasi altro aumento
per  servizi  speciali  prestati  nel periodo al quale la campagna si
riferisce.
                              Art. 19.
            (Servizio di navigazione e servizio su costa)

  Il  servizio  prestato dai militari della Marina a bordo di navi in
armamento o in riserva e' aumentato di un terzo; lo stesso aumento si
applica  per  il  servizio  prestato da detti militari sulla costa in
tempo di guerra.
  E'  pure  aumentato di un terzo il servizio di navigazione compiuto
dai  militari  dell'Arma  dei carabinieri, del Corpo della guardia di
finanza,  del  Corpo  delle guardie di pubblica sicurezza e del Corpo
degli  agenti  di  custodia,  nonche'  dagli  appartenenti  al  Corpo
nazionale dei vigili del fuoco.
  Il  beneficio  di  cui  al  precedente  comma  compete  anche  agli
ufficiali della Marina militare imbarcati come medici di bordo o come
commissari  per  l'emigrazione  su  navi  mercantili  che trasportano
emigranti   e   al   personale   civile,   compreso  quello  operaio,
dell'amministrazione  militare  che prende imbarco a bordo delle navi
militari.
  Il  servizio  prestato a bordo delle navi in armamento o in riserva
dai militari addetti alle macchine e' aumentato di due quinti.
  Per  i militari dell'Esercito e dell'Aeronautica il servizio reso a
bordo  di  navi militari e quello reso sulla costa in tempo di guerra
e' aumentato della meta'. ((35))
---------------
AGGIORNAMENTO (35)
  Il D. L.gs. 30 aprile 1997, n.165, ha disposto (con l'art. 5, comma
1)  che  dalla  data  di  entrata in vigore del presente decreto, gli
aumenti del periodo di servizio di cui agli articoli 19, 20, 21 e 22,
del  decreto  del  Presidente  della  Repubblica 29 dicembre 1973, n.
1092, e successive modificazioni ed integrazioni, computabili ai fini
pensionistici, non possono eccedere complessivamente i cinque anni.
                              Art. 20.
                         (Servizio di volo)

  Il  servizio  di  volo,  prestato  con  percezione  delle  relative
indennita' mensili, e' aumentato di un terzo. ((35))
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AGGIORNAMENTO (35)
  Il D. L.gs. 30 aprile 1997, n.165, ha disposto (con l'art. 5, comma
1)  che  dalla  data  di  entrata in vigore del presente decreto, gli
aumenti del periodo di servizio di cui agli articoli 19, 20, 21 e 22,
del  decreto  del  Presidente  della  Repubblica 29 dicembre 1973, n.
1092, e successive modificazioni ed integrazioni, computabili ai fini
pensionistici, non possono eccedere complessivamente i cinque anni.
                              Art. 21.
                        (Servizio di confine)

  Il  servizio  prestato  ai  confini  di  terra come sottufficiale o
militare  di  truppa  del Corpo della guardia di finanza e' computato
con  l'aumento  della meta' per i primi due anni e di un terzo per il
tempo successivo.
  Se  il servizio di cui al comma precedente e' stato reso in periodi
diversi,  l'aumento  si  calcola  come  se detto servizio fosse stato
prestato senza interruzione. ((35))
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AGGIORNAMENTO (35)
  Il D. L.gs. 30 aprile 1997, n.165, ha disposto (con l'art. 5, comma
1)  che  dalla  data  di  entrata in vigore del presente decreto, gli
aumenti del periodo di servizio di cui agli articoli 19, 20, 21 e 22,
del  decreto  del  Presidente  della  Repubblica 29 dicembre 1973, n.
1092, e successive modificazioni ed integrazioni, computabili ai fini
pensionistici, non possono eccedere complessivamente i cinque anni.
                             Art. 22.
        ((ARTICOLO ABROGATO DAL D. LGS. 15 MARZO 2010, N.66))
                              Art. 23.
(Servizio  del  personale dell'Amministrazione degli affari esteri in
                        residenze disagiate)

  Il  servizio  prestato  dal  personale  dell'Amministrazione  degli
affari  esteri nelle residenze disagiate o particolarmente disagiate,
stabilite con decreto del Ministro competente, di concerto con quello
per  il  tesoro,  e'  aumentato  rispettivamente della meta' e di tre
quarti.
  A  tal fine si computano anche i periodi di viaggio da una ad altra
sede disagiata nonche' il tempo trascorso in congedo.
                              Art. 24.
                        (Servizi scolastici)

  Sono  aumentati  della meta' per i primi due anni e di un terzo per
il tempo successivo i servizi prestati:
    a)  nelle  scuole e nelle altre istituzioni educative e culturali
italiane all'estero;
    b)  ai  sensi della legge 2 aprile 1968, n. 465, dagli insegnanti
di ruolo ordinario della scuola primaria presso scuole funzionanti in
paesi  in via di sviluppo fuori d'Europa e dipendenti da tali paesi o
da organismi internazionali;
    c)  dagli  insegnanti  nelle  scuole della zona del territorio di
Trieste  non amministrata dall'Italia Se i servizi indicati nel comma
precedente  sono  stati  resi  in  periodi diversi, per il computo si
osserva lo art. 21, comma secondo.
  Sono aumentati di un terzo i servizi prestati:
    a)  come  insegnante  elementare,  a partire dall'anno scolastico
1932-1933, nelle scuole, anche non classificate, site nelle localita'
delle  province  di  Trento  e di Bolzano indicate nell'allegato A al
regio decreto 27 agosto 1932, n. 1127;
    b)  come  insegnante  elementare,  a partire dall'anno scolastico
1940 - 1941, nelle scuole di quinta categoria e rurali dipendenti dai
provveditorati  agli  studi  di  Trieste e di Gorizia ovvero site nei
comuni di Tarvisio e Malborghetto;
    c)  dal personale direttivo o ispettivo, titolare rispettivamente
di  circoli  o  circoscrizioni  comprendenti  le  scuole  di cui alle
lettere a) e b).
  ((COMMA ABROGATO DALLA L. 27 DICEMBRE 1997, N.449)).
                              Art. 25.
 (Servizio degli operai addetti a lavori insalubri e ai polverifici)

  Il  servizio  prestato dagli operai addetti a lavori insalubri o ai
polverifici e' aumentato di un quarto.
  Ai  fini dell'aumento di cui al comma precedente non si computano i
periodi di interruzione del servizio.
  I  lavori  insalubri  sono  determinati  con decreto del Presidente
della  Repubblica su proposta del Ministro competente di concerto con
quello per il tesoro.
  Sino  all'emanazione  del  decreto di cui al precedente comma, sono
considerati    lavori   insalubri   quelli   indicati   nel   decreto
luogotenenziale 1 maggio 1919, n. 1100.
                              Art. 26.
        (Servizi prestati in colonia e in territorio somalo)

  Il  servizio  prestato  nelle cessate colonie italiane e' aumentato
della  meta'  per  i  primi  due  anni  e  di  un  terzo per il tempo
successivo.
  Nelle  stesse  misure  e' aumentato ii servizio prestato in Somalia
durante   l'amministrazione   fiduciaria  italiana  o  in  attuazione
dell'assistenza tecnica accordata dall'Italia allo Stato somalo.
  Per  l'applicazione delle due misure di aumento stabilite in questo
articolo,  il servizio prestato in Libia, quello prestato nelle altre
colonie  italiane  e  quello  di  cui  al  secondo comma si computano
separatamente;  si  applica,  per  il  computo  di  ciascuno di detti
servizi, il secondo comma dell'art. 21.
                              Art. 27.
              (Servizio prestato in zona di armistizio)

  Il servizio prestato in zona di armistizio dopo la guerra 1914-18 o
in  altre  zone  indicate dal regio decreto-legge 15 ottobre 1925, n.
1925, e' aumentato della meta' per i primi due anni e di un terzo per
il  tempo  successivo;  si  osserva, per il computo, il secondo comma
dell'art. 21.

Capo IV

DISPOSIZIONI SPECIALI

                              Art. 28.
        (Servizi equiparati a quelli dei dipendenti statali)

  Per  gli  effetti del presente testo unico il periodo trascorso con
assunzione  di  responsabilita'  di Governo e' equiparato al servizio
reso nelle carriere direttive degli impiegati civili dello Stato.
  Ai  fini  del  trattamento  di quiescenza, ai membri del Governo si
applicano  le  disposizioni  concernenti il personale dirigente dello
Stato.
  E' equiparato al servizio militare quello prestato:
    a)   dai  partigiani  combattenti  della  guerra  di  liberazione
nazionale;
    b)  dal  personale  dell'assistenza  spirituale  presso  le Forze
armate dello Stato;
    c) dal personale militarizzato di diritto ai sensi delle relative
disposizioni;
    d)  dal  personale  militare  e dalle infermiere volontarie della
Croce rossa italiana nonche' dal personale militare dell'Associazione
dei cavalieri italiani del sovrano militare ordine di Malta, in tempo
di  guerra  al seguito delle Forze armate o in qualita' di trattenuto
per esigenze di carattere eccezionale.
  E'   inoltre   equiparato  al  servizio  prestato  in  qualita'  di
dipendente  statale  quello  reso  alle  dipendenze del Commissariato
generale del Governo per il Territorio di Trieste.
                              Art. 29.
                        (Servizi scolastici)

  Il  servizio  di  insegnamento prestato in qualita' di incaricato o
supplente  annuale,  in  virtu'  di nomina conferita dal provveditore
agli  studi  di  Bolzano  ai  sensi  dell'art. 12, secondo comma, del
decreto  legislativo del Capo provvisorio dello Stato 16 maggio 1947,
n. 555, e' riconosciuto per intero come servizio di ruolo ai fini del
trattamento di quiescenza.
  Per  gli  insegnanti  di ruolo di storia dell'arte che, in possesso
della   abilitazione   specifica,   abbiano  prestato,  anteriormente
all'entrata in vigore del decreto legislativo 7 maggio 1948, n. 1188,
servizi  presso  i  licei  classici  statali  come incaricati di tale
insegnamento,   e'   computabile  tutto  il  servizio  prestato  sino
all'assunzione in ruolo.
  Gli  insegnanti  elementari  incaricati  o  supplenti  delle scuole
dipendenti   dallo   Stato,  iscritti  al  soppresso  Monte  pensioni
anteriormente  al  1  ottobre 1942 e assoggettati a ritenuta in conto
entrate del tesoro dal 1 ottobre 1948, hanno diritto al computo della
totalita' dei servizi prestati nelle scuole elementari.
  Salvo  quanto  disposto  nel comma precedente, il servizio prestato
fino al 30 settembre 1948 dagli insegnanti elementari, con iscrizione
al  soppresso  Monte  pensioni si computa, ai fini del trattamento di
quiescenza  del  dipendente  statale,  secondo le norme della legge 6
febbraio 1941, n. 176, e successive modificazioni.
  Nei  confronti degli insegnanti delle scuole indicate nel titolo IV
della legge 6 febbraio 1941, n. 176, il computo del servizio prestato
anteriormente all'iscrizione al Monte pensioni si effettua secondo le
norme contenute nel titolo suddetto.
  Nei confronti del personale che abbia prestato servizio in qualita'
di   insegnante   presso  asili  costituiti  in  ente  morale,  senza
iscrizione  al soppresso Monte pensioni, si applicano le disposizioni
di cui all'art. 19 della legge 13 giugno 1952, n. 690.
                              Art. 30.
                       (Servizio ferroviario)

  Nel   caso  in  cui  il  dipendente  statale,  con  trattamento  di
quiescenza  a  carico del bilancio dello Stato, abbia precedentemente
prestato  servizio  in  qualita'  di  agente  di  ruolo  dell'Azienda
autonoma  delle  ferrovie  dello  Stato,  detto  servizio  si computa
secondo  le norme relative al trattamento di quiescenza del personale
ferroviario.
  L'onere del trattamento liquidato e' a totale carico dello Stato.
                              Art. 31.
        ((ARTICOLO ABROGATO DAL D. LGS. 15 MARZO 2010, N.66))
                              Art. 32.
             (Studi superiori richiesti agli ufficiali)

  Nei  confronti  degli  ufficiali  per  la  cui  nomina  in servizio
permanente  effettivo  sia stato richiesto il possesso del diploma di
laurea si computano tanti anni antecedenti alla data di conseguimento
di  detto  titolo  di  studio  quanti sono quelli corrispondenti alla
durata legale dei relativi corsi.
  Si  computano  altresi'  gli  anni corrispondenti al corso di studi
universitari,  di durata inferiore al corso di laurea, richiesti come
condizione  necessaria per la nomina in servizio permanente effettivo
o  per  l'ammissione ai corsi normali delle accademie militari per la
nomina a ufficiale in servizio permanente effettivo.
                              Art. 33.
              (Servizio prestato dai legionari fiumani)

  Il  servizio  prestato  nella  milizia  legionaria  fiumana  dal 13
settembre  1919  al 5 gennaio 1921 si computa come servizio reso allo
Stato.
                              Art. 34.
   (Particolari situazioni connesse ad eventi bellici o politici)

  Per  i  dipendenti  cessati  dal  servizio  per  motivi  politici o
razziali  e  successivamente  riassunti,  il periodo intercorso dalla
cessazione  alla riassunzione e' computabile ai sensi dell'art. 6 del
decreto  legislativo  luogotenenziale  19  ottobre  1944,  n. 301, in
relazione  al  regio  decreto-legge  6  gennaio  1944,  n.  9;  per i
dipendenti  non di ruolo si applicano le disposizioni contenute negli
articoli  2 e 3 della legge 28 dicembre 1950, n. 1079, e nell'art. 73
della legge 5 marzo 1961, n. 90.
  Il  servizio  prestato  nei ruoli del personale del cessato Governo
delle  isole  italiane  dell'Egeo  e' computabile a norma dell'art. 4
della legge 28 dicembre 1950, n. 1079.
  E'  computabile  ai  sensi  della legge 12 febbraio 1957, n. 46, il
servizio  prestato  dagli  insegnanti  elementari  e  medi, di lingua
tedesca,  il  cui rapporto d'impiego era stato interrotto nel periodo
dal  1922  al  1930  in  relazione alla situazione politica del tempo
oppure  nel  1940  in  seguito  agli  accordi  italo-germanici  sulle
opzioni.
  Restano ferme le disposizioni relative alla valutazione dei servizi
prestati  da  profughi  e  rimpatriati,  contenute  nell'art.  6  del
decreto-legge  28  agosto  1970, n. 622, convertito con modificazioni
nella legge 19 ottobre 1970, n. 744.
                              Art. 35.
(Ex  combattenti  partecipanti  a  esami  riservati  e  vincitori  di
                         concorsi annullati)

  In  favore degli ex combattenti che conseguirono la nomina in ruolo
mediante  concorsi riservati ai sensi dell'art. 1 del regio decreto 6
gennaio  1942,  n. 27, e dell'art. 1 del decreto legislativo 26 marzo
1946,  n. 141, e che erano in possesso dei requisiti prescritti dallo
art.  1  del predetto decreto n. 27 per la partecipazione ai concorsi
originari,  e' computabile, ai fini del trattamento di quiescenza, il
tempo intercorso fra la data di decorrenza della loro nomina in ruolo
e  quella  anteriore con la quale venne effettuata la nomina in ruolo
di coloro che parteciparono ai concorsi originari.
  Per  gli stessi fini di cui sopra, e' retrodatata al 26 luglio 1943
la  decorrenza  della  nomina  in  ruolo  degli  impiegati  civili in
servizio  alla  data  di entrata in vigore del decreto del Presidente
della  Repubblica  10  gennaio  1957, n. 3, avvenuta dopo la predetta
data con graduatorie di merito formate in sostituzione di quelle gia'
approvate  alla  data  del 26 luglio 1943 e successivamente annullate
per   l'eliminazione   delle  preferenze  e  del  relativo  punteggio
attribuito ad alcuni candidati per meriti fascisti o demografici.
                              Art. 36.
         (Servizi resi ad amministrazioni o enti soppressi)

  Gli  ex dipendenti delle disciolte organizzazioni sindacali e degli
enti pubblici soppressi con il decreto legislativo luogotenenziale 23
novembre  1944, n. 369, che siano stati assunti in servizio presso le
amministrazioni  dello  Stato  anteriormente  alla data di entrata in
vigore  della  legge 28 dicembre 1950, n. 1079, possono riscattare il
periodo   di   effettivo   servizio   prestato  presso  gli  enti  di
provenienza.
  Per  gli  insegnanti di educazione fisica provenienti dai soppressi
enti  ai  quali  erano  stati  demandati  i  servizi  scolastici  per
l'insegnamento  di  detta  disciplina,  si  applicano le disposizioni
contenute nel decreto legislativo del Capo provvisorio dello Stato 29
maggio  1947,  n.  936,  nella  legge 24 luglio 1954, n. 601, e nella
legge 7 febbraio 1958, n. 88.
  Per  i  dipendenti del soppresso Ministero dell'Africa italiana che
abbiano   optato  per  la  conservazione  del  rapporto  d'impiego  a
contratto  tipo  ai  sensi  dell'art. 7 della legge 9 luglio 1954, n.
431,   si   applicano  le  disposizioni  contenute  nel  decreto  del
Presidente  della  Repubblica 20 ottobre 1954, n. 1090, e nella legge
18 marzo 1968, n. 350.
  Per   il  personale  dell'Ufficio  nazionale  statistico  economico
dell'agricoltura si applicano le disposizioni della legge 22 febbraio
1951, n. 64.
  Per  il  personale  della  soppressa  Opera  nazionale per i ciechi
civili  si  applicano  le  disposizioni  dell'art.  21 della legge 27
maggio 1970, n. 382.
  Resta  salva ogni altra disposizione sulla computabilita', anche ai
fini   del   trattamento   di  quiescenza,  di  servizi  resi  presso
amministrazioni  o  enti  pubblici  soppressi  nonche' di particolari
periodi connessi alla prestazione di tali servizi.
  I  servizi  non indicati nel presente testo unico, che, ai sensi di
disposizioni  vigenti  alla data di entrata in vigore del testo unico
stesso,  fossero  valutabili  ai fini del trattamento di quiescenza a
carico  del  bilancio  dello Stato, sono ammessi al computo in base a
dette  disposizioni;  per  l'esercizio  del  diritto  da  parte degli
interessati si osservano i termini stabiliti dall'art. 147.
                              Art. 37.
                   (Servizio reso nella m.v.s.n.)

  Il servizio permanente effettivo e gli altri servizi effettivamente
resi  nella disciolta milizia volontaria per la sicurezza nazionale e
sue  specialita'  sono  valutabili  ai sensi dell'art. 4, lettera a),
della legge 20 marzo 1954, n. 72.
  Sono  valutabili,  altresi', i periodi successivi allo scioglimento
della  milizia  trascorsi  in  prigionia  di guerra o in stabilimenti
sanitari  in  seguito a ferite o infermita' riconosciute contratte in
guerra o per causa di guerra.
  I  servizi  prestati nelle regioni libiche permanenti della milizia
volontaria   per   la   sicurezza  nazionale,  eccedente  il  periodo
corrispondente  a quello di leva, nonche' quelli prestati da militari
delle   Forze   armate   dello   Stato   in  qualita'  di  ufficiali,
sottufficiali   o  militari  di  truppa  della  milizia  stessa  sono
valutabili  se  resi  presso  reparti  mobilitati  in tempo di guerra
dichiarata  o di mobilitazione, sia pure parziale, o in operazioni di
grande polizia coloniale.
  I  servizi prestati nella milizia forestale, nella milizia portuale
e  nella  milizia  stradale si computano rispettivamente, a sensi del
regio decreto 13 agosto 1926, n. 1465, della legge 25 maggio 1939, n.
890,  e  del  regio  decreto  20 ottobre 1932, n. 1554; sono altresi'
valutabili i servizi resi nella milizia confinaria.
  La disposizione dell'ultimo comma dell'art. 19 si applica anche per
gli  appartenenti  alla disciolta milizia volontaria per la sicurezza
nazionale, sue specialita' e milizie speciali.
                              Art. 38.
(Servizio  prestato dal personale di cui al regio decreto 18 febbraio
                            1923, n. 440)

  Nei  confronti  del  personale  di cui al regio decreto 18 febbraio
1923,  n.  440,  il  servizio  prestato  anteriormente  al  passaggio
nell'amministrazione  italiana  e'  computato  secondo le norme degli
ordinamenti di provenienza.
fo;


Capo V

DISPOSIZIONI COMUNI

                              Art. 39.
(Servizi  e  periodi  computabili  in base a diverse disposizioni del
                            testo unico)

  Un  periodo  di  servizio, di cui sia prevista la computabilita' in
base  a  diverse  disposizioni del presente testo unico, si considera
una sola volta secondo la normativa piu' favorevole.
  Il  precedente  comma  si  applica  anche  per  i  periodi di tempo
comunque computabili ai fini del trattamento di quiescenza.
                              Art. 40.
                (Servizio effettivo e servizio utile)

  Per  gli  effetti  previsti  dal presente testo unico, la somma dei
servizi  e periodi computabili in quiescenza, considerati senza tener
conto  degli  aumenti  di  cui al precedente capo III, costituisce il
servizio  effettivo;  con  l'aggiunta di tali aumenti, costituisce il
servizio utile.
  Se  nel  totale del servizio effettivo risulta una frazione d'anno,
la  frazione  superiore  a  sei  mesi si computa come anno intero; la
frazione uguale o inferiore a sei mesi si trascura.
  Qualora,  in  aggiunta  al  servizio  effettivo, siano da computare
aumenti  previsti dal capo III del presente titolo, il servizio utile
e'  arrotondato  secondo  il disposto del comma precedente, ma in tal
caso la parte costituita dal servizio effettivo non si arrotonda.
                              Art. 41.
                      (Servizi non computabili)

  I  periodi  di  servizio reso allo Stato, che abbiano determinato o
concorso  a  determinare  il  trattamento  pensionistico derivante da
iscrizione   all'assicurazione   generale   obbligatoria  o  a  fondi
sostitutivi  o  integrativi  di  essa  oppure derivante da iscrizione
obbligatoria  a speciali fondi di previdenza, non sono computabili ai
fini   del   trattamento  di  quiescenza  statale,  neppure  mediante
riscatto.
  Non  sono  riscattabili  ne'  altrimenti  computabili,  ai fini del
trattamento  di  quiescenza, i servizi relativi a incarichi conferiti
ai sensi dell'art. 380 del decreto del Presidente della Repubblica 10
gennaio  1957,  n.  3,  come sostituito dall'art. 152 del decreto del
Presidente  della  Repubblica  28  dicembre  1970, n. 1077, ovvero ai
sensi   di  analoghe  disposizioni,  anche  se  detti  servizi  siano
assistiti  da iscrizione all'assicurazione generale obbligatoria o ad
altri fondi.

TITOLO III

TRATTAMENTO DI QUIESCENZA NORMALE

Capo I

PERSONALE CIVILE

                              Art. 42.
                  (Diritto al trattamento normale)

  ((Il  dipendente  civile  che cessa dal servizio per raggiungimento
del  limite  di  eta'  o  per  infermita'  non dipendente da causa di
servizio  ha  diritto  alla  pensione normale se ha compiuto quindici
anni di servizio effettivo)).
  Nei  casi  di  dimissioni,  di decadenza, di destituzione e in ogni
altro  caso  di  cessazione  dal  servizio,  il  dipendente civile ha
diritto  alla  pensione normale se ha compiuto venti anni di servizio
effettivo.
  Alla  dipendente  dimissionaria  coniugata  o  con  prole  a carico
spetta,  ai fini del compimento dell'anzianita' stabilita nel secondo
comma,  un  aumento  del servizio effettivo sino al massimo di cinque
anni.
  Il  personale  cui  non  spetti  la  pensione  ai  sensi  dei commi
precedenti  ha  diritto a un'indennita' una volta tanto purche' abbia
compiuto un anno intero di servizio effettivo.
                              Art. 43.
                         (Base pensionabile)

  Ai  fini  della  determinazione  della  misura  del  trattamento di
quiescenza  dei  dipendenti  civili, la base pensionabile, costituita
dall'ultimo  stipendio  o  dall'ultima  paga  o  retribuzione e dagli
assegni   o   indennita'  pensionabili  sottoindicati,  integralmente
percepiti, e' aumentata del 18 per cento:
    a) indennita' di funzione per i dirigenti superiori e per i primi
dirigenti  prevista dall'articolo 47 del decreto del Presidente della
Repubblica 30 giugno 1972, n. 748;
    b)  assegno perequativo e assegno personale pensionabile previsti
dalla  legge  15  novembre 1973, n. 734, per gli impiegati civili, di
ruolo e non di ruolo e per gli operai dello Stato;
    c)   indennita'   ed   assegno  personale  pensionabile  previsti
dall'articolo  1  della  legge  16  novembre  1973,  n.  728,  per il
personale   di  ruolo  e  non  di  ruolo,  compreso  quello  operaio,
dell'Amministrazione   delle   poste   e  delle  telecomunicazioni  e
dell'Azienda di Stato per i servizi telefonici;
    d)  assegno  annuo  previsto dall'articolo 12 del decreto-legge 1
ottobre  1973,  n.  580,  convertito nella legge 30 novembre 1973, n.
766,  per  il personale insegnante delle universita' e degli istituti
di istruzione universitaria, fuori ruolo ed incaricato;
    e)  assegno annuo previsto dall'articolo 12 della legge 30 luglio
1973,  n.  477,  per il personale ispettivo, direttivo, docente e non
docente della scuola materna, elementare secondaria ed artistica;
    f)   indennita'   e   assegno   personale  pensionabili  previsti
dall'articolo 1 della legge 27 dicembre 1973, n. 851 per il personale
di  ruolo  e non di ruolo e il personale operaio dell'Amministrazione
autonoma dei monopoli di Stato;
    g)  assegno  personale previsto dall'articolo 202 del decreto del
Presidente della Repubblica 10 gennaio 1957 n. 3.
  Agli  stessi  fini,  nessun  altro  assegno  o indennita', anche se
pensionabile,  possono essere considerati se la relativa disposizione
di  legge  non  ne  preveda  espressamente  la valutazione nella base
pensionabile. (2) (4b) ((7))
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AGGIORNAMENTO (2)
  La  29  aprile 1976, n.177 ha disposto (con l'art. 15, comma 1) che
il presente articolo 43 e' sostituito, per le cessazioni dal servizio
aventi decorrenza non anteriore al 1° gennaio 1976.
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AGGIORNAMENTO (4b)
  La  L.  3  aprile 1979, n. 101 ha disposto (con l'art. 20, comma 1)
che  "Ai  fini  della  determinazione  della base pensionabile di cui
all'articolo  43  del  testo  unico  delle  norme  sul trattamento di
quiescenza  dei  dipendenti  civili e militari dello Stato, approvato
con  decreto  del  Presidente  della  Repubblica 29 dicembre 1973, n.
1092, modificato dall'articolo 15 della legge 29 aprile 1976, n. 177,
nonche'   del  trattamento  di  previdenza  di  cui  al  decreto  del
Presidente  della  Repubblica  29  dicembre  1973,  n. 1032, l'ultimo
stipendio  integralmente percepito deve essere maggiorato delle quote
mensili della successiva classe di stipendio o del successivo aumento
periodico, maturate all'atto della cessazione dal servizio".
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AGGIORNAMENTO (7)
  La  L. 11 luglio 1980, n. 312 ha disposto (con l'art. 161, comma 1)
che   "Per  le  cessazioni  dal  servizio  successive  alla  data  di
decorrenza  economica degli inquadramenti nelle qualifiche funzionali
o  nei  livelli  retributivi  ai fini della determinazione della base
pensionabile  di cui agli articoli 43 e 53 del decreto del Presidente
della Repubblica 29 dicembre 1973, n. 1092, modificati dagli articoli
15  e  16 della legge 29 aprile 1976, n. 177, nonche' del trattamento
di  previdenza  di  cui al decreto del Presidente della Repubblica 29
dicembre  1973,  n.  1032, l'ultimo stipendio integralmente percepito
deve essere maggiorato delle quote mensili della successiva classe di
stipendio o del successivo aumento periodico, maturate all'atto della
cessazione dal servizio".
                              Art. 44.
                  (Misura del trattamento normale)

  La  pensione  spettante  al  personale  civile  con l'anzianita' di
quindici  anni  di  servizio  effettivo e' pari al 35 per cento della
base  pensionabile;  detta  percentuale e' aumentata di 1,80 per ogni
ulteriore  anno  di  servizio  utile  fino  a  raggiungere il massimo
dell'ottanta per cento.
  Nei  casi  previsti  dai  successivi  articoli,  in cui la pensione
spetta   con   anzianita'  inferiore  a  quindici  anni  di  servizio
effettivo,  la  percentuale  di cui al comma precedente e' ridotta di
1,80  per  ogni anno mancante al raggiungimento del quindicesimo anno
di servizio utile.
  L'indennita'  per  una  volta  tanto e' pari ad un dodicesimo della
base pensionabile per ogni anno di servizio utile.
                              Art. 45.
       ((ARTICOLO ABROGATO DALLA L. 27 DICEMBRE 1997, N.449))
                              Art. 46.
       ((ARTICOLO ABROGATO DALLA L. 27 DICEMBRE 1997, N.449))
                              Art. 47.
                       (Personale scolastico)

  Il  trattamento  di  quiescenza  spettante  al personale incaricato
delle scuole e degli istituti di istruzione secondaria, professionale
o artistica, che abbia prestato servizi senza trattamento di cattedra
e  per  meno  di  diciotto  ore  settimanali,  e  commisurato a tanti
diciottesimi   della  misura  intera  quanti  risultano  dalla  media
aritmetica dell'orario settimanale di ciascun anno di servizio.
                             Art. 48.
             (Dipendenti civili affetti da tubercolosi)

  Il dipendente civile, titolare di pensione di guerra per infermita'
tubercolare,  che  cessa  dal  servizio  a causa di detta infermita',
dichiarata  contagiosa,  ha  diritto  alla  pensione  normale  se  ha
maturato  un'anzianita'  di  almeno sette anni risultante dalla somma
del servizio effettivo e degli aumenti per campagne di guerra.
  Al  dipendente  che  si  trovi  nelle  condizioni  di  cui al comma
precedente  spetta  un aumento del servizio prestato, sino al massimo
di  cinque  anni  e  non  oltre  il  raggiungimento  di venti anni di
servizio effettivo. Ai fini del raggiungimento di tale limite, non si
tiene  conto  degli eventuali periodi di studio e degli altri periodi
previsti dall'art. 13, riscattati dall'interessato.
                              Art. 49.
       (Personale gia' in servizio nel territorio di Trieste)

  Il   personale  del  ruolo  speciale  del  territorio  di  Trieste,
trattenuto  ai  sensi del primo e del secondo comma dell'art. 8 della
legge  22  dicembre  1960,  n.  1600, che all'atto del collocamento a
riposo  per  i  limiti  di  eta'  abbia prestato almeno dieci anni di
servizio  effettivo,  senza  aver raggiunto l'anzianita' prevista dal
primo  comma  dell'art.  42, ha diritto alla pensione normale come se
avesse prestato quindici anni di servizio effettivo.
                             Art. 50.
          (Personale addetto alla commutazione telefonica)

  I  periodi  di  servizio  prestato  alla commutazione telefonica in
qualita'  di  operatore,  di  assistente  o di capoturno da parte del
personale  dell'Azienda  di  Stato  per  i  servizi  telefonici  sono
aumentati di un terzo della loro durata. Tale aumento si computa come
servizio effettivo.
  ((Il  disposto  di  cui  al comma precedente e' esteso al personale
dell'Amministrazione   postelegrafonica   applicato   a  mansioni  di
radiotelegrafista  o di radiotelefonista o di capo-turno negli uffici
radio p.t.)).
                              Art. 51.
                     (Benefici combattentistici)

  A  favore  dei  dipendenti  civili  ex  combattenti e assimilati si
applicano  le  norme  contenute  nella  legge 24 maggio 1970, n. 336,
nella  legge  8 luglio 1971, n. 541, e nella legge 9 ottobre 1971, n.
824.

Capo II

PERSONALE MILITARE

                              Art. 52.
                  (Diritto al trattamento normale)

  L'ufficiale,  il  sottufficiale e il militare di truppa che cessano
dal  servizio  permanente  o continuativo hanno diritto alla pensione
normale  se hanno raggiunto una anzianita' di almeno quindici anni di
servizio utile, di cui dodici di servizio effettivo.
  Nel  caso  di cessazione dal servizio permanente o continuativo per
raggiunti  limiti  di  eta'  il militare consegue la pensione normale
anche  se  ha  un'anzianita'  inferiore  a  quella indicata nel comma
precedente.
  L'ufficiale,  il  sottufficiale e il militare di truppa che cessano
dal servizio permanente o continuativo a domanda, per decadenza o per
perdita  del  grado  hanno  diritto  alla  pensione  normale se hanno
compiuto almeno venti anni di servizio effettivo.
  Per   i   militari   non  appartenenti  al  servizio  permanente  o
continuativo  e'  necessaria,  ai  fini  del  diritto  alla  pensione
normale, una anzianita' di almeno venti anni di servizio effettivo.
  All'ufficiale, al sottufficiale e al militare di truppa che cessano
dal servizio permanente o continuativo, senza aver conseguito diritto
a  pensione, spetta un'indennita' per una volta tanto purche' abbiano
compiuto un anno intero di servizio effettivo.
  Al  personale  che,  per  effetto di successivi richiami, raggiunga
un'anzianita' di almeno venti anni di servizio effettivo e' liquidata
la  pensione,  previa  rifusione della indennita' per una volta tanto
precedentemente percepita.
  Si applicano le disposizioni richiamate dall'art. 51.
                              Art. 53.
                         (Base pensionabile)

  Ai  fini  della  determinazione  della  misura  del  trattamento di
quiescenza   del   personale   militare,   escluso   quello  indicato
nell'articolo  54,  penultimo comma, la base pensionabile, costituita
dall'ultimo stipendio o dall'ultima paga e dagli assegni o indennita'
pensionabili sottoindicati, integralmente percepiti, e' aumentata del
18 per cento:
    a)  indennita'  di  funzione  per  i  generali  di  brigata  ed i
colonnelli, prevista dall'articolo 8 della legge 10 dicembre 1973, n.
804;
    b)   assegno   perequativo  ed  assegno  personale  pensionabile,
previsti  dall'articolo  1  della  legge  27 ottobre 1973, n. 628, in
favore  degli  ufficiali di rado inferiore a colonnello o capitano di
vascello, nonche' dei sottufficiali e dei militari di truppa;
    c)  assegno  personale previsto dall'articolo 202 del decreto del
Presidente  della  Repubblica  10  gennaio 1957, n. 3, applicabile al
personale  militare in base all'articolo 3 della legge 8 agosto 1957,
n. 751.
  Agli  stessi  fini,  nessun  altro  assegno  o indennita', anche se
pensionabili,  possono essere considerati se la relativa disposizione
di  legge  non  ne  prevede  espressamente  la valutazione nella base
pensionabile  Per  l'ufficiale  che  in  tempo  di  guerra  sia stato
investito  del  grado  superiore  a  quello  ricoperto all'atto della
cessazione  dal  servizio  o  delle funzioni organicamente devolute a
detto   grado  superiore  con  godimento  dei  relativi  assegni,  si
considerano  lo stipendio e gli altri assegni pensionabili inerenti a
tale grado. (2) ((7))
---------------
AGGIORNAMENTO (2)
  La  29  aprile 1976, n.177 ha disposto (con l'art. 16, comma 1) che
l'articolo  53  e'  sostituito, per le cessazioni dal servizio aventi
decorrenza non anteriore al 1 gennaio 1976.
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AGGIORNAMENTO (7)
  La  L. 11 luglio 1980, n. 312 ha disposto (con l'art. 161, comma 1)
che   "Per  le  cessazioni  dal  servizio  successive  alla  data  di
decorrenza  economica degli inquadramenti nelle qualifiche funzionali
o  nei  livelli  retributivi  ai fini della determinazione della base
pensionabile  di cui agli articoli 43 e 53 del decreto del Presidente
della Repubblica 29 dicembre 1973, n. 1092, modificati dagli articoli
15  e  16 della legge 29 aprile 1976, n. 177, nonche' del trattamento
di  previdenza  di  cui al decreto del Presidente della Repubblica 29
dicembre  1973,  n.  1032, l'ultimo stipendio integralmente percepito
deve essere maggiorato delle quote mensili della successiva classe di
stipendio o del successivo aumento periodico, maturate all'atto della
cessazione dal servizio".
                              Art. 54.
                  (Misura del trattamento normale)

  La  pensione  spettante  al  militare  che  abbia  maturato  almeno
quindici  anni  e non piu' di venti anni di servizio utile e' pari al
44  per  cento  della  base  pensionabile,  salvo quanto disposto nel
penultimo comma del presente articolo.
  La  percentuale  di cui sopra e' aumentata di 1,80 per ogni anno di
servizio utile oltre il ventesimo.
  Per  gli  ufficiali  del servizio permanente che rivestono un grado
per  il  quale  sia stabilito, ai fini della cessazione dal servizio,
uno  dei  limiti  di  eta'  indicati  nella  tabella  n. 1 annessa al
presente  testo unico si applicano le percentuali di aumento previste
nella tabella stessa.
  Le  percentuali  di aumento indicate nella lettera B) della tabella
di  cui  al  precedente  comma si applicano anche per la liquidazione
della  pensione  dei  sottufficiali,  siano  o  non  provenienti  dal
servizio  permanente  o  continuativo,  nonche' dei carabinieri e dei
finanzieri.
  Per i sottufficiali dell'Esercito, della Marina e della Aeronautica
del ruolo speciale per mansioni di ufficio collocati in congedo prima
del  compimento  del  limite  di  eta' previsto per la cessazione dal
servizio  si  applica,  relativamente  al servizio prestato fino alla
data  di  trasferimento  in  detto  ruolo,  la percentuale di aumento
inerente  al grado rivestito a tale data e, relativamente al servizio
reso nel ruolo speciale, la percentuale di aumento dell'1,80.
  Per i sottufficiali e gli appuntati dell'Arma dei carabinieri e del
Corpo  della guardia di finanza e per i sottufficiali e i militari di
truppa  del  Corpo  delle  guardie  di pubblica sicurezza e del Corpo
degli  agenti  di custodia si considera la percentuale di aumento del
3,60.
  La pensione determinata con l'applicazione delle percentuali di cui
ai  precedenti  commi  non  puo'  superare  l'80 per cento della base
pensionabile.
  In ogni caso la pensione spettante non puo' essere minore di quella
che  il militare avrebbe conseguito nel grado inferiore, in base agli
anni di servizio utile maturati alla data di cessazione dal servizio.
  Per  il  militare  che cessa dal servizio permanente o continuativo
per   raggiungimento   del   limite  di  eta',  senza  aver  maturato
l'anzianita'  prevista  nel  primo comma dell'art. 52, la pensione e'
pari  al  2,20  per  cento  della  base pensionabile per ogni anno di
servizio utile.
  Nei   confronti   dei   graduati  e  dei  militari  di  truppa  non
appartenenti  al  servizio  continuativo  la  misura  della  pensione
normale e' determinata nell'annessa tabella n. 2.
  L'indennita'  per  una  volta  tanto e' pari a un ottavo della base
pensionabile per ogni anno di servizio utile.
                              Art. 55.
        ((ARTICOLO ABROGATO DAL D. LGS. 15 MARZO 2010, N.66))
                              Art. 56.
        ((ARTICOLO ABROGATO DAL D. LGS. 15 MARZO 2010, N.66))
                              Art. 57.
        ((ARTICOLO ABROGATO DAL D. LGS. 15 MARZO 2010, N.66))
                              Art. 58.
(Non  cumulabilita'  delle  rate  di  pensione  con  gli  assegni  di
        attivita' spettanti dopo la cessazione dal servizio)

  Al   personale   militare   cessato   dal   servizio  permanente  o
continuativo  per infermita', per non idoneita' agli uffici del grado
o  per  causa  a  questa  corrispondente ovvero in applicazione delle
norme  sull'avanzamento  non  competono  le  rate  del trattamento di
quiescenza  durante  il  periodo  di  tre mesi in cui, ai sensi delle
leggi  sullo  stato giuridico, sono corrisposti assegni pari a quelli
di attivita'.
                              Art. 59.
        ((ARTICOLO ABROGATO DAL D. LGS. 15 MARZO 2010, N.66))
                              Art. 60.
        ((ARTICOLO ABROGATO DAL D. LGS. 15 MARZO 2010, N.66))
                              Art. 61.
               (Servizi antincendi e Corpo forestale)

  Al  personale  del  ruolo  tecnico  della  carriera  direttiva e al
personale  della  carriera di concetto dei servizi antincendi nonche'
agli   ufficiali   forestali   provenienti  dalla  soppressa  milizia
nazionale  forestale  si  applicano le disposizioni del presente capo
concernenti gli ufficiali.
  Per   gli  ufficiali  forestali  di  cui  al  comma  precedente  si
considerano,   ai   fini   della   liquidazione  del  trattamento  di
quiescenza,  gli  stipendi  e  le  aliquote  spettanti  ai pari grado
dell'Arma dei carabinieri.
  Al personale della carriera dei capi reparto e capi squadra e della
carriera  dei vigili del Corpo nazionale dei vigili del fuoco nonche'
ai  sottufficiali, guardie scelte e guardie del Corpo forestale dello
Stato si applicano le disposizioni stabilite nel presente capo per le
corrispondenti  categorie  di  militari; per il caso di dimissioni si
applica il terzo comma dell'art. 52.
  Per  il  personale  di  cui  al  terzo comma del presente articolo,
l'aumento  percentuale  della  base  pensionabile  per  ogni  anno di
servizio utile oltre il ventesimo i di 3,60.
                              Art. 62.
(Cappellani  militari,  personale  militarizzato,  della  Croce rossa
                   Italia e dell'ordine di Malta)

  Per  il personale dell'assistenza spirituale presso le Forze armate
dello  Stato, per il personale militarizzato e per quello della Croce
rossa italiana e dell'Associazione dei cavalieri italiani del sovrano
militare ordine di Malta, di cui all'art. 28, lettere b), c) e d), si
osservano  le  disposizioni  applicabili  ai  militari  dell'Esercito
appartenenti  alle  categorie  del congedo, salvo quanto disposto nel
comma successivo.
  Il cappellano militare collocato in congedo perche' rivestito della
dignita'  vescovile  ha  diritto alla pensione prevista per ufficiale
che cessa dal servizio permanente per eta'.
                              Art. 63.
                    (Militari invalidi di guerra)

  Il  militare  che cessa dal servizio permanente o continuativo, per
invalidita'  contratta  a  causa  di  guerra  o  per  aver conseguito
trattamento  pensionistico di guerra ha diritto alla pensione normale
se  ha  raggiunto  nove anni di servizio utile di cui sei di servizio
effettivo.
  In  mancanza  di tale anzianita', spetta un assegno integratore del
trattamento   di   guerra,  liquidato  dal  Ministero  del  tesoro  e
corrispondente a tanti ventesimi della pensione minima normale quanti
sono gli anni di servizio utile.
  Ai   fini  della  misura  della  pensione  normale  e  dell'assegno
integratore, il servizio utile e' aumentato di sei anni.
  Se in seguito venga a cessare il trattamento di guerra, il militare
perde  i  benefici  di cui ai precedenti commi a decorrere dal giorno
successivo a quello della cessazione di detto trattamento.
  Con  effetto  dallo stesso giorno, qualora in base alle norme sullo
stato  giuridico  non  possa  aver  luogo la riammissione in servizio
permanente  o  continuativo  ovvero,  trattandosi  di  ufficiale,  il
collocamento  in  ausiliaria,  il  militare  ha diritto alla pensione
normale  la  cui  misura,  ove  non  sia stata raggiunta l'anzianita'
prevista  dal  primo  comma  dell'art.  52, e' pari al 2,20 per cento
della base pensionabile per ogni anno di servizio effettivo computato
con  l'aumento  di  dodici  anni,  senza che possa essere superato il
limite di quindici anni.
  L'assegno integratore di cui al secondo comma del presente articolo
spetta  anche  al  militare  che  abbia  conseguito il trattamento di
guerra  dopo  essere  cessato  dal servizio permanente o continuativo
senza  diritto  a  pensione  normale;  in  tale  caso  resta  escluso
l'aumento di sei anni.
  Al  militare  che  cessi  dal  servizio  permanente  o continuativo
perche'  invalido  della  guerra 1940-45 si applicano le disposizioni
del  decreto  legislativo  7  maggio  1948,  n.  1472,  e  successive
modificazioni.

TITOLO IV

TRATTAMENTO PRIVILEGIATO

                              Art. 64.
                       (Diritto alla pensione)

  Il  dipendente  statale  che per infermita' o lesioni dipendenti da
fatti  di servizio abbia subito menomazioni dell'integrita' personale
ascrivibili  a una delle categorie della tabella A annessa alla legge
18  marzo 1968, n. 313, ha diritto alla pensione privilegiata qualora
dette menomazioni lo abbiano reso inabile al servizio.
  Per  gli effetti di cui al comma precedente, fatti di servizio sono
quelli derivanti dall'adempimento degli obblighi di servizio.
  Per  gli  stessi effetti, le infermita' o le lesioni si considerano
dipendenti  da  fatti  di  servizio  solo quando questi ne sono stati
causa ovvero concausa efficiente e determinante.
                              Art. 65.
(Misura  della  pensione  privilegiata  per  il  personale civile non
                              operaio)

  Per   i  dipendenti  civili  le  cui  infermita'  o  lesioni  siano
ascrivibili  alla  prima categoria della tabella A annessa alla legge
18 marzo 1968, n. 313, la pensione privilegiata e' pari a otto decimi
della  base  pensionabile  di  cui all'art. 43, salvo quanto disposto
nell'articolo  seguente.  Qualora le infermita' o le lesioni siano di
minore  entita',  la  pensione  e'  pari a un quarantesimo della base
anzidetta  per  ogni  anno  di  servizio  utile,  ma  non puo' essere
inferiore  ad  un terzo ne' superiore a otto decimi della base stessa
in  caso di cessazione dal servizio per infortunio sul lavoro che dia
diritto  a  una  rendita  di inabilita' in base alle norme vigenti in
materia, la pensione privilegiata e' diminuita di una somma pari alla
rendita  stessa.  La  pensione,  ridotta nel modo anzidetto, non puo'
essere  inferiore  a  quella  normale  calcolata  in  base ai servizi
prestati, secondo le disposizioni dell'art. 44.
  Per  i  funzionari  di  pubblica sicurezza e per le appartenenti al
Corpo  di polizia femminile, il trattamento privilegiato e' liquidato
con le norme stabilite per i militari, se piu' favorevoli.
                             Art 66.
          (Misura della pensione privilegiata degli operai)

  La  pensione  privilegiata  spettante  all'operaio e' pari a quella
normale  calcolata in base al servizio utile aumentato di dieci anni;
in ogni caso la pensione privilegiata non puo' essere inferiore al 44
per cento ne' superiore all'80 per cento della base pensionabile.
  Qualora  il fatto di servizio costituisca titolo per il trattamento
previsto  dalle norme di legge in materia di infortuni sul lavoro, e'
data   facolta'   all'interessato   di  optare  per  l'indennita'  di
infortunio   cumulata   col   trattamento   normale   di   quiescenza
eventualmente  spettante  oppure  per  la  pensione  privilegiata con
esclusione del diritto al trattamento infortunistico.
                              Art. 67.
          (Misura della pensione privilegiata dei militari)

  Al  militare  le  cui  infermita' o lesioni, dipendenti da fatti di
servizio,  siano  ascrivibili  ad una delle categorie della tabella A
annessa alla legge 18 marzo 1968, n. 313, e non siano suscettibili di
miglioramento spetta la pensione.
  La pensione e' pari alla base pensionabile di cui all'art. 53 se le
infermita'  o  le lesioni sono ascrivibili alla prima categoria ed e'
pari  al  90,  80, 70, 60, 50, 40 o 30 per cento della base stessa in
caso di ascrivibilita', rispettivamente, alla seconda, terza, quarta,
quinta,   sesta,  settima  o  ottava  categoria,  salvo  il  disposto
dell'ultimo comma di questo articolo.
  Le   pensioni   di   settima  e  ottava  categoria  sono  aumentate
rispettivamente  dello  0,20  per  cento e dello 0,70 per cento della
base  pensionabile  per  ogni anno di servizio utile nei riguardi dei
militari  che,  senza  aver  maturato  l'anzianita' necessaria per il
conseguimento  della pensione normale, abbiano compiuto almeno cinque
anni  di  servizio  effettivo.  La  pensione cosi' aumentata non puo'
eccedere la misura prevista dal primo comma dell'art. 54.
  Qualora  sia  stata raggiunta l'anzianita' indicata dal primo comma
dell'art.  52,  la  pensione  privilegiata  e' liquidata nella misura
prevista  per  la  pensione  normale  aumentata di un decimo, se piu'
favorevole.
  Per i caporal maggiori, i caporali e i soldati, per i sottocapi e i
comuni di I e II classe del C.E.M.M., per i primi avieri, gli allievi
scelti  e  gli  avieri  nonche'  per gli allievi carabinieri, allievi
della   guardia   di  finanza,  allievi  delle  guardie  di  pubblica
sicurezza,  allievi  agenti  di  custodia  ed  allievi  delle guardie
forestali dello Stato la misura della pensione privilegiata e' quella
indicata nell'annessa tabella n. 3.
                              Art. 68.
                (Assegno rinnovabile per i militari)

  Se  le  infermita'  o le lesioni ascrivibili ad una delle categorie
della  tabella  A  annessa  alla  legge  18  marzo 1968, n. 313, sono
suscettibili   di   miglioramento,  spetta  al  militare  un  assegno
rinnovabile  di  misura uguale alla pensione e di durata da due a sei
anni  in  relazione  al  tempo necessario per il miglioramento, salvo
quanto disposto nel quarto comma.
  Alla  scadenza dell'assegno rinnovabile anzidetto, se le infermita'
o  le  lesioni  sono ancora da ascrivere ad una delle categorie della
tabella  A  e  non  sono piu' suscettibili di miglioramento spetta la
pensione;  se  sono  da ascrivere alla tabella B, annessa alla citata
legge  18 marzo 1968, n. 313, spetta l'indennita' per una volta tanto
stabilita  dall'articolo  seguente;  se  non sono piu' ascrivibili ad
alcuna   delle   due   tabelle   non   spetta  ulteriore  trattamento
privilegiato.  Qualora,  invece,  le  infermita'  o  le lesioni siano
ancora  da  ascrivere  ad  una  delle  categorie  della  tabella  A e
continuino ad essere suscettibili di miglioramento, spetta un secondo
assegno  rinnovabile che, insieme al precedente, non superi la durata
di sei anni; se il precedente sia durato sei anni spetta la pensione.
  Alla scadenza del secondo assegno rinnovabile, spetta la pensione o
l'indennita'  per  una  volta  tanto, secondo la ascrivibilita' delle
infermita'  o  delle lesioni, oppure non spetta ulteriore trattamento
se  esse non sono piu' ascrivibili ad alcuna delle due tabelle di cui
sopra.
  La  somma  dei  vari  periodi  per  i  quali e' accordato l'assegno
rinnovabile  non  puo' eccedere quattro anni per gli invalidi affetti
da  un'infermita'  di  cui alla tabella E annessa alla legge 18 marzo
1968,  n.  313,  e  fruenti  per  la  stessa  infermita'  di  assegno
rinnovabile  con  superinvalidita'.  In  ogni  caso, se alla scadenza
dell'assegno  la  invalidita'  sia ascrivibile, per miglioramento, ad
una  categoria  inferiore  alla  prima,  gli  interessati  conservano
immutato  il  trattamento  economico  precedente per un biennio ed il
nuovo  trattamento decorrera' dalla scadenza del biennio medesimo ove
venga riconfermata l'ascrivibilita' della categoria inferiore.
  Qualora,  alla  scadenza  dell'assegno  rinnovabile,  non spetti la
pensione  privilegiata ne' altro assegno rinnovabile, il militare che
abbia  compiuto  la  necessaria  anzianita'  di  servizio consegue la
pensione  normale dal giorno della scadenza dell'assegno rinnovabile.
((6))
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AGGIORNAMENTO (6)
  La  L. 26 gennaio 1980, n.9 ha disposto (con l'art. 5, comma 1) che
"Dal  1 gennaio 1979 l'assegno rinnovabile di cui all'articolo 68 del
decreto del Presidente della Repubblica 29 dicembre 1973, n. 1092, e'
liquidato  per  un  periodo  di  tempo  non  inferiore a due anni ne'
superiore a quattro."
                              Art. 69.
           (Indennita' per una volta tanto per i militari)

  Il  militare  che  abbia  contratto infermita' o riportato lesioni,
dipendenti  da fatti di servizio e ascrivibili alla tabella B annessa
alla  legge  18  marzo  1968,  n.  313,  ha  diritto,  all'atto della
cessazione dal servizio e purche' non gli spetti la pensione normale,
a  un'indennita'  per  una  volta  tanto  in misura pari a una o piu'
annualita'  della  pensione  di  ottava  categoria, con un massimo di
cinque  annualita',  secondo  la  gravita'  della menomazione fisica.
((4))
  E'  consentito il cumulo dell'indennita' per una volta tanto con la
pensione  o  l'assegno  rinnovabile  per  infermita' ascrivibile alla
tabella  A  annessa  alla  legge  18  marzo  1968,  n.  313.  Le  due
attribuzioni  si  effettuano  distintamente,  ma  l'ammontare dei due
trattamenti   non  potra'  in  alcun  caso  superare  la  misura  del
trattamento  complessivo che sarebbe spettato all'invalido qualora le
infermita'   classificate  alla  tabella  B  fossero  state  ascritte
all'ottava categoria della tabella A.
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AGGIORNAMENTO (4)
  La  Corte  costituzionale,  con sentenza 4 - 20 gennaio 1977, n. 48
(in  G.U.  1a  S.S.  26/01/1977  n.24) ha dichiarato l'illegittimita'
costituzionale  del  comma  1,  del  presente  art. 69, limitatamente
all'inciso "purche' non gli spetti la pensione normale".
                              Art. 70.
                           (Aggravamento)

  Nei  casi  di  aggravamento delle infermita' o delle lesioni per le
quali   sia   gia'  stato  attribuito  il  trattamento  privilegiato,
l'invalido  puo'  far  valere  i suoi maggiori diritti chiedendone la
revisione  senza limiti di tempo. ((E' ammessa tuttavia una ulteriore
istanza trascorsi dieci anni dalla data in cui e' stata presentata la
domanda   definita  con  il  terzo  provvedimento  negativo  per  non
riscontrato aggravamento)).
  L'interessato  puo'  altresi'  in  ogni  tempo  far  valere  i suoi
diritti,   nei   casi  di  aggravamento,  qualora  sia  stato  emesso
provvedimento   negativo   di  trattamento  privilegiato  perche'  le
infermita'   o   le  lesioni  non  erano  valutabili  ai  fini  della
classificazione  ovvero  quando,  ai sensi delle norme concernenti lo
stato giuridico del personale, le infermita' o le lesioni siano state
riconosciute dipendenti da fatti di servizio, ma non invalidanti. Se,
eseguiti  i prescritti accertamenti sanitari, la domanda e' respinta,
essa  puo'  essere  rinnovata  non  piu'  di  due volte per la stessa
infermita'  o  lesione;  a  tal fine non si tiene conto delle domande
presentate prima del 12 giugno 1965.
  Si  considera  che  sia  sopravvenuto  aggravamento anche quando si
accerti  che  l'invalidita',  sebbene  non aggravata, sia tuttavia da
ascrivere  ad  una  categoria  superiore  a  quella a cui venne prima
assegnata.
  La   pensione   o   l'assegno  rinnovabile  spettanti  in  caso  di
aggravamento  o  di rivalutazione decorrono dal primo giorno del mese
successivo a quello della presentazione della domanda oppure, qualora
risulti  piu'  favorevole,  dalla  data  della  visita  medica e sono
corrisposti  con  deduzione delle quote di pensione o di assegno gia'
riscosse dall'interessato dopo la decorrenza stabilita.
  Nel  caso  di nuova liquidazione di indennita' per una volta tanto,
quest'ultima  e'  attribuita  in  aggiunta  a  quella precedentemente
goduta e con effetto dal primo giorno del mese successivo a quello di
presentazione  della domanda, fermo restando il limite massimo di cui
al primo comma dell'art. 69.
  Qualora  spetti,  per  aggravamento  o  rivalutazione,  pensione  o
assegno  rinnovabile  per  periodi  in  cui  sia stata gia' liquidata
indennita'  per  una  volta  tanto, l'importo dell'indennita' stessa,
limitatamente  a  detti periodi, viene recuperato mediante trattenuta
sui ratei arretrati.
  Ove residuino altre somme a debito dell'interessato, il recupero e'
effettuato  sui ratei successivi, in misura non superiore a un quinto
dell'importo dei ratei stessi.
  Per gli invalidi provvisti di assegno di incollocabilita' di cui al
successivo  art. 104, resta impregiudicata la facolta' di chiedere la
revisione   della   pensione   o   dello   assegno  per  aggravamento
dell'invalidita'  di  servizio  ai  sensi  delle  norme contenute nel
presente articolo.
  Nei confronti dei titolari di pensione privilegiata non si applica,
in caso di aggravamento, l'art. 68; il nuovo trattamento spettante e'
attribuito nella forma della pensione.
  Per  le denunce di aggravamento di infermita' o lesioni delle quali
in  precedenza non sia stato chiesto l'accertamento si applica l'art.
169.
                              Art. 71.
                    (Criteri di classificazione)

  Ai  fini  dell'assegnazione  a  categoria  di pensione in base alla
tabella  A  annessa  alla  legge  18  marzo  1968, n. 313, la perdita
anatomica  o  funzionale  dell'arto sinistro o di segmenti di esso e'
equiparata  alla perdita anatomica o funzionale dell'arto destro o di
segmenti di esso.
  Le  "Avvertenze  alle  tabelle  A  e B", di cui alla legge 18 marzo
1968, n. 313, sono sostituite da quelle allegate alla legge 28 luglio
1971, n. 585.
  Le  disposizioni  dei precedenti commi si applicano con effetto non
anteriore alle decorrenze previste dalla citata legge 28 luglio 1971,
n. 585.
                              Art. 72.
                   (Coesistenza di piu' infermita)

  Nel  caso  di coesistenza di due infermita' o lesioni ascrivibili a
categorie  dalla  terza all'ottava della tabella A annessa alla legge
18  marzo  1968,  n.  313,  all'invalido compete, per il complesso di
esse,  il  trattamento di pensione in base alla categoria che risulta
dal  cumulo  delle  infermita'  o  lesioni  medesime,  secondo quanto
previsto dalla tabella F-1 annessa alla legge suddetta.
  Qualora  le  infermita' o lesioni siano piu' di due, il trattamento
complessivo  e  determinato  aggiungendo alla categoria alla quale e'
ascritta  l'invalidita'  piu'  grave  quella risultante dal complesso
delle  altre  infermita'  o lesioni, in base a quanto stabilito dalla
tabella F-1 di cui al precedente comma.
                              Art. 73.
                  (Perdita dell'organo superstite)

  Qualora  il  dipendente statale, gia' affetto per causa estranea al
servizio  da perdita anatomica o funzionale di uno degli organi pari,
perda  in tutto o in parte per fatto di servizio l'organo superstite,
la  pensione  privilegiata  o  l'assegno rinnovabile spettano in base
alla  categoria corrispondente all'invalidita' complessiva risultante
dalla lesione dei due organi.
  Lo   stesso   trattamento   compete  all'invalido  che,  dopo  aver
conseguito  la  pensione o l'assegno suddetti per perdita anatomica o
funzionale  di  uno  degli  organi  pari,  venga  a perdere per causa
estranea al servizio in tutto o in parte l'organo superstite.
  Le  indennita'  dovute all'invalido da enti pubblici, da istituti o
da  privati per le lesioni di cui al comma precedente, non dipendenti
da  fatti  di  servizio,  sono detratte dall'importo della pensione o
dell'assegno  nei  modi  stabiliti  dall'art. 35 della legge 18 marzo
1968,  n.  313, ovvero sospese e versate in conto entrate del tesoro,
ai sensi del penultimo comma dello stesso articolo.
  Nei  casi di cui al secondo comma del presente articolo la pensione
o  l'assegno  decorrono dal primo giorno del mese successivo a quello
della presentazione della domanda.
                              Art. 74.
(Computo dell'indennita' di aeronavigazione,    di    volo    e    di
                           paracadutismo)

  ((Per gli ufficiali e sottufficiali che abbiano svolto attivita' di
volo, di osservazione aerea o di paracadutismo e abbiano percepito le
relative  indennita',  la  pensione privilegiata di prima categoria e
aumentata   dell'aliquota   indicata   nell'articolo   59  nel  testo
modificato  dalla presente legge e nell'articolo 60, con un minimo di
aumento corrispondente a diciotto ventottesimi.
  Per  i militari di truppa non in servizio continuativo l'aumento di
cui  sopra  e' stabilito nella misura di lire 52.000 se pilota e lire
39.000 se specialisti)).
  L'aumento  della  pensione  di  categoria  inferiore  alla prima e'
determinato applicando, alla misura dell'indennita' stabilita per la
  prima  categoria,  le percentuali di cui al secondo comma dell'art.
  67.
In nessun caso la pensione privilegiata puo' superare l'ultimo
stipendio    percepito,    aumentato    dell'ultima   indennita'   di
aeronavigazione, di volo o di paracadutismo, calcolata ad anno.
                              Art. 75.
               (Servizi antincendi e Corpo forestale)

  Le  disposizioni  del  presente  titolo  riguardanti  i militari si
applicano anche al personale di cui all'art. 61.
                              Art. 76.
                 (Allievi delle accademie militari)

  La  pensione  privilegiata  spettante  agli allievi delle accademie
militari  provenienti  dai  sottufficiali  e'  determinata in base al
grado  che  essi rivestivano all'atto dell'ammissione all'accademia e
al  trattamento  economico che sarebbe loro spettato nel grado stesso
qualora  fossero  rimasti  in  servizio  nella  posizione di stato di
sottufficiale.
  Per  gli allievi delle accademie del Corpo della guardia di finanza
e  del Corpo delle guardie di pubblica sicurezza, non provenienti dai
sottufficiali,  la  pensione  privilegiata  e' determinata in base al
grado  e al trattamento economico iniziale di finanziere o di guardia
di pubblica sicurezza.
                              Art. 77.
                        (Malattie tropicali)

  Per   i   dipendenti   statali  in  servizio  in  Somalia  ai  fini
dell'assistenza  tecnica accordata dall'Italia allo Stato somalo sono
considerate  dipendenti  da fatti di servizio le malattie tipicamente
tropicali ivi contratte.
                              Art. 78.
                 (Ricovero in ospedali psichiatrici)

  In  caso  di  ricovero  in  ospedali  psichiatrici  di  titolari di
trattamento privilegiato che siano assistiti dall'Opera nazionale per
gli  invalidi  di  guerra, si applicano le disposizioni concernenti i
pensionati di guerra.
                              Art. 79.
        (Opzione per trattamento a carico di Governi esteri)

  Nei  casi  di invalidita' o di morte per fatti di servizio prestato
in territori esteri, gli aventi diritto hanno facolta' di optare, con
le  norme  vigenti  in materia di pensioni di guerra, per l'eventuale
indennita'  che  possa  loro  spettare  a carico dei Governi di detti
territori,  rispettivamente  in  luogo  del  trattamento privilegiato
diretto o di riversibilita' previsti dal presente testo unico.
                              Art. 80.
                        (Servizio di guerra)

  Il  servizio  di  guerra  o attinente alla guerra non da' titolo al
trattamento  privilegiato  ordinario,  salva  l'attribuzione  di tale
trattamento  in  funzione di quello di guerra nei casi previsti e con
le  modalita' stabilite dalle norme vigenti in materia di pensioni di
guerra.
  Qualora  la  lesione  o  l'infermita'  per  la  quale e' chiesto il
trattamento privilegiato ordinario sia stata riportata da militare in
tempo  di  guerra,  la  pronuncia  sul  diritto a tale trattamento e'
emessa   dopo   che   il  Ministero  del  tesoro  abbia  con  proprio
provvedimento  negato  il trattamento pensionistico di guerra perche'
il  servizio  che  ha  determinato  la  lesione o l'infermita' non e'
considerato servizio di guerra o attinente alla guerra.
  Ai  fini  dell'applicazione  del precedente comma, il provvedimento
del   Ministero  del  tesoro  e'  adottato  anche  se  la  lesione  o
l'infermita'  sia stata constatata oltre i termini previsti dall'art.
89 della legge 18 marzo 1968, n. 313.

TITOLO V

TRATTAMENTO DI RIVERSIBILITA'

                              Art. 81.
                        (Coniuge superstite)

  La  vedova del dipendente statale deceduto in attivita' di servizio
dopo  aver  maturato  quindici  anni di servizio effettivo ha diritto
alla  pensione di riversibilita'; se il dipendente era un militare in
servizio  permanente  o  continuativo  la pensione spetta alla vedova
purche'  il  dante  causa  avesse  maturato quindici anni di servizio
utile di cui dodici di servizio effettivo.
  La vedova del pensionato ha diritto alla pensione di riversibilita'
purche'  il  matrimonio  sia anteriore alla cessazione dal servizio o
sia   stato   contratto   prima   che   il   pensionato  compisse  il
sessantacinquesimo  anno  di  eta'  ovvero se dal matrimonio sia nata
prole,  anche  se  postuma,  o  se  con  il  matrimonio  siano  stati
legittimati figli naturali.
  La   pensione  di  riversibilita'  spetta  anche  alla  vedova  del
pensionato  che  ha  contratto  matrimonio  dopo  la  cessazione  dal
servizio  e  dopo il compimento del sessantacinquesimo anno di eta' a
condizione  che  il  matrimonio  sia  durato almeno due anni e che la
differenza  di  eta' tra i coniugi non superi i venticinque anni. (5)
(21a) (22) (26a)
  La  pensione  non  spetta  alla vedova quando sia stata pronunciata
sentenza,  passata  in  giudicato,  di  separazione personale per sua
colpa;  in tal caso, ove sussista lo stato di bisogno, e' corrisposto
alla vedova un assegno alimentare. ((36))
  Alla  vedova  del  dipendente  statale, civile o militare, deceduto
dopo  almeno un anno intero di servizio effettivo senza aver maturato
l'anzianita'  di  cui  al  primo  comma, spetta un'indennita' per una
volta tanto.
  In  caso di decesso della moglie dipendente civile o pensionata, la
pensione  spetta  al  vedovo quando questi sia riconosciuto inabile a
proficuo  lavoro,  risulti  a  carico  della moglie e abbia contratto
matrimonio  quando  la  stessa non aveva compiuto i cinquanta anni di
eta'.  Qualora  sia stata pronunciata sentenza, passata in giudicato,
di  separazione  per  colpa  del  marito,  si osserva il disposto del
precedente quarto comma. (10) ((36))
  La  pensione  di riversibilita' e l'assegno alimentare previsti dal
presente  articolo si perdono nel caso che il titolare passi ad altre
nozze.
  Sono salve le disposizioni dell'art. 9 della legge 1 dicembre 1970,
n. 898.
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AGGIORNAMENTO (5)
  La  Corte costituzionale, con sentenza 30 novembre-6 dicembre 1979,
n.139   (in   G.U.   1a   S.S.   12/12/1979,   n.338)  ha  dichiarato
l'illegittimita'  costituzionale, a norma dell'art. 27 della legge 11
marzo  1953, n. 87, in relazione al disposto dell'art. 32 della legge
22  novembre  1975,  n. 168, del comma 3 dell'art. 81, "in quanto non
consente  la  deroga  al  requisito  che  il matrimonio contratto dal
pensionato  sia durato almeno due anni", introdotta dall'art. 32 "per
i  matrimoni  celebrati successivamente alla sentenza di scioglimento
del  precedente matrimonio di uno dei due coniugi pronunciata a norma
della  legge  1  dicembre  1970,  n. 898, ma non oltre il 31 dicembre
1975".
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AGGIORNAMENTO (10)
  La  Corte  costituzionale,  con sentenza 12 - 18 luglio 1984, n.214
(in  G.U.  1a  S.S. 25/07/1984, n.204) ha dichiarato l'illegittimita'
costituzionale  del  comma 6 dell'art. 81, del decreto del Presidente
della  Repubblica  29 dicembre 1973, n. 1092 ("Approvazione del testo
unico delle norme sul trattamento di quiescenza dei dipendenti civili
e  militari  dello Stato"), "nella parte in cui stabilisce che per il
conferimento  della  pensione  di  riversibilita'  al  vedovo  di una
dipendente  o  pensionata statale occorre che il vedovo sia inabile a
proficuo lavoro e vivesse a carico della moglie."
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AGGIORNAMENTO (21a)
  La  Corte  Costituzionale, con sentenza 21 aprile-5 maggio 1988, n.
502   (in   G.U.   1a   s.s.   11/05/1988,   n.  19),  ha  dichiarato
"l'illegittimita'  costituzionale dell'art. 81, terzo comma, del t.u.
approvato con d.P.R. 29 dicembre 1973, n. 1092 (Norme sul trattamento
di  quiescenza  dei  dipendenti  civili e militari dello Stato) nella
parte in cui - nei casi di impossibilita' a contrarre nuove nozze per
l'esistenza  di  precedente  vincolo  - non consente, per i matrimoni
celebrati  entro  il  31  dicembre 1975, la deroga al requisito della
differenza di eta' tra i coniugi non superiore ai venticinque anni."
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AGGIORNAMENTO (22)
  La  Corte  costituzionale,  con sentenza 12 - 31 maggio 1988, n.587
(in  G.U.  1a  S.S. 08/06/1988, n.587) ha dichiarato l'illegittimita'
Costituzionale,  a  norma  dell'art.  27 l. 11 marzo 1953, n. 87, del
comma  3  dell'art.  81,  t.u. approvato con d.P.R. 29 dicembre 1973,
n.1092  (Norme  sul trattamento di quiescenza dei dipendenti civili e
militari dello Stato) "limitatamente alle parole "e che la differenza
di eta' tra i coniugi non superi i venticinque anni"".
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AGGIORNAMENTO (26a)
  La  Corte  costituzionale, con sentenza 7-16 marzo 1990, n. 123 (in
G.U.  1a  s.s.  21/3/1990,  n.  12)  ha  dichiarato  l'illegittimita'
costituzionale  "dell'art.  81,  terzo  comma, del d.P.R. 29 dicembre
1973,   n.  1092  (Approvazione  del  testo  unico  delle  norme  sul
trattamento  di  quiescenza  dei  dipendenti  civili e militari dello
Stato)  limitatamente alle parole "a condizione che il matrimonio sia
durato almeno due anni".
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AGGIORNAMENTO (36)
  La  Corte  costituzionale,  con sentenza 18 - 30 luglio 1997, n.284
(in  G.U.  1a  s.s.  06/08/1997, n.32) ha dichiarato l'illegittimita'
costituzionale del comma 4 dell'art. 81, del d.P.R. 29 dicembre 1973,
n.  1092 (Approvazione del testo unico delle norme sul trattamento di
quiescenza  dei  dipendenti  civili  e  militari dello Stato), "nella
parte  in  cui  esclude il diritto alla pensione di riversibilita' in
favore  della  vedova, alla quale la separazione sia stata addebitata
con  sentenza  passata  in giudicato, allorche' a questa spettasse il
diritto agli alimenti da parte del coniuge poi deceduto".
  Ha  dichiarato, inoltre, ai sensi dell'art. 27 della legge 11 marzo
1953,  n.  87,  l'illegittimita'  costituzionale  del comma 6, ultima
proposizione,  dell'art. 81, del medesimo d.P.R. 29 dicembre 1973, n.
1092,  "che estende l'applicabilita' del quarto comma anche al marito
al  quale la separazione sia stata addebitata con sentenza passata in
giudicato".
                              Art. 82.
                              (Orfani)

  Gli  orfani  minorenni  del  dipendente civile o militare di cui al
primo  comma  dell'art.  81  ovvero del pensionato hanno diritto alla
pensione  di  riversibilita';  la  pensione  spetta anche agli orfani
maggiorenni  inabili a proficuo lavoro o in eta' superiore a sessanta
anni,   conviventi  a  carico  del  dipendente  o  del  pensionato  e
nullatenenti. (23)
  Ai  fini  del  presente  articolo  sono equiparati ai minorenni gli
orfani  maggiorenni  iscritti  ad universita' o ad istituti superiori
equiparati,  per  tutta  la  durata  del  corso legale degli studi e,
comunque, non oltre il ventiseiesimo anno di eta'.
  Sono  considerati  alla pari degli orfani i figli adottivi, purche'
la  domanda  di  adozione  sia  stata presentata dal dipendente o dal
pensionato  prima  del  sessantesimo  anno  di  eta', nonche' i figli
naturali riconosciuti o giudizialmente dichiarati, purche' la domanda
di  dichiarazione giudiziale di paternita' sia anteriore alla data di
morte  del  dante  causa.  Qualora non sopravvivano figli legittimi o
legittimati  ovvero  se  essi  non  hanno  diritto  a  trattamento di
riversibilita', tale trattamento spetta anche agli affiliati, purche'
la  domanda di affiliazione sia stata presentata dal dipendente o dal
pensionato prima del compimento del sessantesimo anno di eta'. ((24))
  Si  prescinde  dalla  condizione della convivenza quando questa sia
stata  interrotta per motivi di forza maggiore quali l'adempimento di
obblighi  di  servizio,  le  esigenze  di  studio o l'internamento in
luoghi di cura o in altri istituti.
  Agli  orfani  minorenni  del  dipendente civile o militare deceduto
dopo almeno un anno intero di servizio effettivo senza aver maturato,
rispettivamente, l'anzianita' prevista dall'art. 42, comma secondo, o
dall'art. 52, comma primo, spetta un'indennita' per una volta tanto.
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AGGIORNAMENTO (23)
  La  Corte costituzionale, con sentenza 23 - 31 marzo 1988, n.366 in
G.U.   1a   S.S.  06/04/1988  n.14)  ha  dichiarato  l'illegittimita'
costituzionale  del comma 1 dell'art. 82 del d.P.R. 29 dicembre 1973,
n.  1092  (Approvazione  del  T.U.  delle  norme  sul  trattamento di
quiescenza dei dipendenti civili e militari dello Stato) "nella parte
in  cui  esclude  il  diritto  alla  pensione di riversibilita' degli
orfani  maggiorenni  dei  dipendenti statali, in caso di frequenza da
parte  loro  di  un corso di studi universitario, per tutta la durata
del   corso   medesimo  e,  comunque,  fino  al  limite  massimo  del
ventiseiesimo anno di eta'".
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AGGIORNAMENTO (24)
  La Corte costituzionale, con sentenza 24 marzo-7 aprile 1988, n.403
(in  G.U.  1a  S.S.  13/04/1988  n.15) ha dichiarato l'illegittimita'
Costituzionale  del  comma 3 dell'art. 82 del d.P.R. 29 dicembre 1973
n.  1092 (Approvazione del testo unico delle norme sul trattamento di
quiescenza   dei   dipendenti   civili   e   militari   dello  Stato)
"limitatamente  alle  parole  "purche'  la  domanda  di dichiarazione
giudiziale  di  paternita' sia anteriore alla data di morte del dante
causa"".
                              Art. 83.
                             (Genitori)

  Se al dipendente di cui al primo comma dell'art. 81 o al pensionato
non  sopravvivono  il  coniuge  ne'  figli o affiliati ovvero se tali
congiunti  non  hanno diritto alla pensione di riversibilita', questa
spetta  al  padre o, in mancanza, alla madre, purche' siano inabili a
proficuo   lavoro  o  in  eta'  superiore  a  sessanta  anni  nonche'
nullatenenti e a carico del dipendente o del pensionato.
  In  mancanza  dei  genitori  legittimi o che abbiano legittimato il
dante  causa,  la  pensione  spetta,  nell'ordine, agli adottanti, ai
genitori naturali, agli affilianti.
  Alla  madre  vedova  e' equiparata quella che alla data del decesso
del  figlio  viveva  effettivamente  separata dal marito, anche se di
seconde  nozze,  senza comunque riceverne gli alimenti. Ove il marito
sia il padre del dante causa e possegga i requisiti per conseguire la
pensione, questa e' divisa in parti uguali tra i genitori.
  Quando,  ferme  restando  le  altre condizioni la separazione tra i
coniugi avvenga posteriormente alla morte del dante causa, alla madre
spetta  la  meta'  della  pensione  gia'  attribuita  al  padre o che
potrebbe a questi spettare.
  E'  equiparata  alla  madre  vedova  quella che sia passata a nuove
nozze, ove il marito sia inabile a proficuo lavoro.
                              Art. 84.
                        (Fratelli e sorelle)

  In  mancanza  degli aventi causa indicati negli articoli precedenti
del presente titolo ovvero se essi non hanno diritto alla pensione di
riversibilita',  questa  spetta  ai  fratelli  e  alle sorelle, anche
naturali, del dipendente statale di cui al primo comma dell'art. 81 o
del  pensionato,  purche'  siano  minorenni ovvero inabili a proficuo
lavoro  o  in  eta'  superiore  a sessanta anni, nonche' conviventi a
carico del dante causa e nullatenenti.
  Si applica l'art. 82, comma terzo.
                              Art. 85.
                       (Condizioni economiche)

  Ai  fini  del  diritto  alla pensione di riversibilita', gli orfani
maggiorenni,  i  genitori  e  i fratelli e le sorelle maggiorenni del
dipendente  statale  o  del pensionato si considerano a carico di lui
quando  questi  forniva  loro,  in  tutto o in parte preponderante, i
necessari mezzi di sussistenza.
  Agli   stessi  fini  si  considera  nullatenente  chi  non  risulti
possessore  di  redditi  assoggettabili all'imposta sul reddito delle
persone  fisiche,  indipendentemente  dalle  modalita' di riscossione
dell'imposta  medesima,  per  un  ammontare superiore a lire 960 mila
annue. ((16))
  L'accertamento  delle  condizioni  previste dal precedente comma e'
effettuato  dall'amministrazione  trasmettendo  ai  competenti uffici
finanziari  la  dichiarazione resa dall'interessato sulla sussistenza
delle condizioni medesime.
  Nel  caso  di morte del pensionato residente all'estero, il diritto
alla  pensione di riversibilita' spettante ai familiari suindicati e'
subordinato alla sussistenza di condizioni economiche non superiori a
quelle previste dal secondo comma, accertabili, ove occorra, mediante
dichiarazione delle competenti autorita' consolari.
  Per  la definizione delle situazioni anteriori al 1 gennaio 1974 si
considera  nullatenente  chi non era assoggettabile, secondo le leggi
allora vigenti, all'imposta complementare.
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AGGIORNAMENTO (16)
  La  L.  28 febbraio 1986, n.41 ha disposto (con l'art. 24, comma 6)
che  "A  partire  dall'anno 1986 il limite di reddito previsto per la
concessione  della  pensione di reversibilita' a favore degli orfani,
dei  collaterali  maggiorenni  e  dei  genitori  del dipendente o del
pensionato  statale,  totalmente inabili a proficuo lavoro, stabilito
dal  secondo  comma  dell'articolo 85 del testo unico delle norme sul
trattamento  di  quiescenza  dei  dipendenti  civili e militari dello
Stato,  approvato  con  decreto  del  Presidente  della Repubblica 29
dicembre  1973,  n. 1092, e' quello previsto per la concessione delle
pensioni  agli  invalidi  civili totali, di cui all'articolo 12 della
legge   30  marzo  1971,  n.  118,  dal  comma  quarto  dell'articolo
14-septies  del  decreto-legge  30 dicembre 1979, n. 663, convertito,
con  modificazioni,  nella  legge  29 febbraio 1980, n. 33, calcolato
agli effetti dell'IRPEF e rivalutabile annualmente secondo gli indici
di  rivalutazione  dei lavoratori dell'industria, rilevati dall'ISTAT
agli effetti della scala mobile sui salari."
                              Art. 86.
        (Sussistenza e cessazione delle condizioni previste)

  Le  condizioni soggettive previste per il conseguimento del diritto
al  trattamento  di riversibilita' devono sussistere al momento della
morte del dipendente o del pensionato.
  Qualora   dette   condizioni   vengano   meno,   la   pensione   di
riversibilita'  e'  revocata.  La stessa norma si applica nel caso in
cui  cessi lo stato di bisogno della vedova in godimento dell'assegno
alimentare.
  La disposizione del primo comma si applica anche per la mancanza di
congiunti  di  ordine  precedente,  aventi  diritto  alla pensione di
riversibilita', salvo quanto disposto nel successivo art. 87.
  ((E'  fatto  obbligo agli interessati di comunicare alla competente
direzione  provinciale del tesoro la cessazione, delle condizioni che
hanno  dato  luogo  all'attribuzione  della  pensione  o dell'assegno
alimentare,  nonche'  il verificarsi di qualsiasi evento che comporti
variazione  della  misura  della  pensione stessa ovvero soppressione
degli assegni accessori)).
                              Art. 87.
                          (Consolidamento)

  La pensione di riversibilita' spettante al padre del dante causa si
consolida, in caso di sua morte, in favore della madre. Se i genitori
del  dante causa vivevano separati e ciascuno di essi godeva di meta'
della  pensione,  questa,  in  caso  di  morte dell'uno, si consolida
nell'altro.
  Il  consolidamento si attua inoltre dal genitore, al quale spettava
per  ultimo  la pensione, ai fratelli e alle sorelle del dante causa,
purche'  le  condizioni  stabilite  per  l'acquisto  del diritto alla
riversibilita'  in  favore di detti collaterali risultino sussistenti
dal  momento  della  morte  del  dante causa a quello della morte del
genitore.
                              Art. 88.
 (Misura della pensione di riversibilita' e dell'assegno alimentare)

  La  pensione di riversibilita' e' pari alle seguenti aliquote della
pensione  di  cui  era  titolare  il dante causa ovvero, se questi e'
deceduto  in  servizio,  della pensione che gli sarebbe spettata alla
data della morte:
    a) coniuge superstite ovvero genitori: 50 per cento;
    b)  orfani  soli ovvero fratelli e sorelle: sino a due, un terzo;
tre,  40  per  cento;  quattro, 50 per cento; piu' di quattro, 60 per
cento;
    c)  coniuge  superstite  con  orfani  minorenni  aventi diritto a
pensione: con un orfano, 60 per cento; con due, 65 per cento; con tre
70 per cento; con piu' di tre, 75 per cento.
  Quando  il  coniuge superstite viva separato da tutti o da qualcuno
degli  orfani  minorenni  e,  in  ogni caso, quando concorrano orfani
maggiorenni oppure figli di precedente matrimonio del dante causa, la
pensione  viene  ripartita nel modo seguente: 40 per cento al coniuge
superstite  e  il  rimanente, calcolato come nella precedente lettera
c),  diviso  in  parti  uguali  fra  tutti gli orfani; pero' le quote
relative  agli  orfani  minorenni,  che non siano figli di precedente
matrimonio  del  dante  causa e che convivano col coniuge superstite,
spettano a quest'ultimo.
  Qualora venga a cessare la pensione spettante al coniuge superstite
o  a taluno degli orfani, le rimanenti quote si modificano secondo le
norme  precedenti,  con  effetto  dal  giorno  successivo a quello di
cessazione  della  pensione. La stessa disposizione si applica per la
pensione dei collaterali.
  L'assegno alimentare previsto per il coniuge superstite nel caso di
separazione  legale  e'  pari al 20 per cento della pensione diretta;
qualora  esistano  orfani,  il  predetto  assegno alimentare non puo'
superare    la   differenza   tra   l'importo   della   pensione   di
riversibilita',  che  sarebbe  spettata  al  coniuge  superstite  con
orfani,  ove  non  fosse stata pronunciata sentenza di separazione, e
l'importo della pensione dovuta agli orfani.
  Nel  caso in cui al coniuge superstite spetti l'assegno alimentare,
i  genitori  o  i  collaterali  del  dipendente o pensionato, i quali
abbiano  diritto alla pensione di riversibilita', la conseguono nella
misura   prevista   dal   primo  comma  con  detrazione  dell'importo
dell'assegno alimentare.
                              Art. 89.
            (Misura dell'indennita' per una volta tanto)

  L'indennita'  per  una volta tanto e' pari a tanti dodicesimi della
base  pensionabile  di  cui  all'art.  43  o  tanti ottavi della base
pensionabile  di  cui  all'art.  53, quanti sono gli anni di servizio
utile   maturati,   rispettivamente,  dal  dipendente  civile  o  dal
militare.
  Detta  indennita'  e' dovuta in misura intera alla vedova se non vi
sono orfani minorenni oppure se questi convivono con lei.
  Se  la  vedova  vive  separata  da tutti o da qualcuno degli orfani
minorenni  e,  in  ogni  caso,  quando concorrano figli di precedente
matrimonio del dante causa, l'indennita' e' attribuita per meta' alla
vedova, mentre l'altra meta' e' divisa in parti uguali tra gli orfani
minorenni; pero' le quote relative agli orfani che non siano figli di
precedente  matrimonio  del dante causa e che convivano con la vedova
spettano a quest'ultima.
  Se  manca  la vedova ovvero se essa non ha diritto alla indennita',
questa e' divisa in parti uguali tra gli orfani minorenni.
  Ciascuna  quota separata spettante agli orfani non puo' superare un
quarto  dell'indennita'  intera.  Se vi e' la vedova e un solo orfano
con quota separata, alla vedova spettano tre quarti dell'indennita'.
                              Art. 90.
              (Riversibilita' dell'assegno rinnovabile)

  I  congiunti del titolare di assegno rinnovabile hanno diritto alla
pensione  di  riversibilita'  secondo  le  norme  applicabili  per  i
congiunti del pensionato.
                              Art. 91.
                    (Scomparsa e irreperibilita)

  I  congiunti  del  dipendente  o del pensionato scomparso, ai quali
possa   competere   la   pensione   di,   riversibilita',  conseguono
temporaneamente  il relativo trattamento quando sia stato nominato il
curatore ai sensi del primo comma dell'art. 48 del codice civile o vi
sia  il  legale  rappresentante  di cui al secondo comma dello stesso
articolo  e  purche'  sia stato emesso il provvedimento di cessazione
dal servizio.
  Il  trattamento temporaneo e' corrisposto con decorrenza dalla data
di  cessazione  dal  servizio  ovvero,  se  la  scomparsa e' avvenuta
successivamente,  dal  giorno  a  cui  risale  l'ultima notizia dello
scomparso.  Se  questi  ritorna  o se e' provata la sua esistenza, il
trattamento temporaneo cessa e le rate gia' corrisposte sono imputate
alle  competenze  di attivita' o di quiescenza a lui spettanti; se e'
accertata  la  sua  morte,  il trattamento temporaneo e' tramutato in
pensione.
  In  caso  di irreperibilita' per eventi di guerra o connessi con lo
stato  di  guerra  si applicano le disposizioni della legge 1 ottobre
1951, n. 1140.
                              Art. 92.
             (Trattamento privilegiato di riversibilita)

  Quando  la  morte  del  dipendente  e'  conseguenza di infermita' o
lesioni  dipendenti  da  fatti  di  servizio,  spetta ai congiunti la
pensione  privilegiata  nella misura e alle condizioni previste dalle
disposizioni  in materia di pensioni di guerra. Gli assegni accessori
restano  quelli  previsti dalle disposizioni contenute nel successivo
titolo VI.
  Il  precedente comma si applica anche per gli eventi anteriori alla
cessazione della guerra 1940-45.
  E'  data  facolta'  agli  aventi causa di optare per il trattamento
derivante  dall'applicazione  delle  norme  contenute  negli articoli
precedenti  di questo titolo. In tal caso le aliquote di cui al primo
comma  dell'art.  88 si applicano, col minimo del 50 per cento, alla,
pensione privilegiata diretta di prima categoria.
  Qualora  i  fatti  di  servizio  possano dar luogo a trattamento di
infortunio,  si applicano agli aventi causa le disposizioni dell'art.
65, terzo comma, o dell'art. 66, secondo comma.
  Le   disposizioni  contenute  nei  commi  precedenti  del  presente
articolo  si  applicano anche nel caso in cui il titolare di pensione
privilegiata  diretta  o  di assegno rinnovabile sia deceduto a causa
delle  infermita'  o  e  lesioni  per  le  quali  aveva conseguito il
trattamento privilegiato.
  Ai  fini  di  quanto disposto nel presente articolo, l'applicazione
delle  norme  in materia di pensioni di guerra non puo' avere effetto
anteriore al 21 novembre 1967.
                              Art. 93.
                      (Trattamento speciale)

  Alla  vedova  e  agli  orfani minorenni del dipendente deceduto per
fatti  di servizio ovvero del titolare di trattamento privilegiato di
prima   categoria,  con  o  senza  assegno  di  superinvalidita',  e'
attribuito, per la durata di tre anni dal decesso del dante causa, un
trattamento speciale di importo pari a quello della pensione di prima
categoria  e dell'assegno complementare previsto dall'art. 101, oltre
agli  aumenti  di integrazione di cui all'art. 106, relativi ai figli
minorenni, qualunque sia la causa del decesso.
  Il  trattamento speciale previsto dal comma precedente spetta anche
agli  orfani  maggiorenni, purche' sussistano le condizioni stabilite
dagli articoli 82 e 85; se la relativa domanda e' presentata dopo due
anni  dalla  data  di  morte del dante causa, il trattamento speciale
decorre   dal   primo   giorno   del  mese  successivo  a  quello  di
presentazione della domanda ed e' corrisposto, comunque, non oltre il
restante  periodo  di tre anni a decorrere dal giorno successivo alla
data di morte del dante causa.
  Scaduto  il  termine  di  tre  anni,  di  cui  ai commi precedenti,
comincia a decorrere la pensione privilegiata di riversibilita'.
  La  vedova  e  gli  orfani  dell'invalido di prima categoria, con o
senza  assegno  di  superinvalidita',  deceduto  per cause diverse da
quelle che hanno determinato la invalidita', sono parificati, a tutti
gli effetti, alla vedova e agli orfani di caduto per servizio.
  Le  disposizioni  contenute  nei  commi  precedenti  si applicano a
decorrere dalla data da cui ha avuto effetto la legge 23 aprile 1965,
n. 488.
  ((COMMA ABROGATO DAL D. LGS. 15 MARZO 2010, N.66)).
  ((COMMA ABROGATO DAL D. LGS. 15 MARZO 2010, N.66)).
  ((COMMA ABROGATO DAL D. LGS. 15 MARZO 2010, N.66)).
  Restano  ferme  le  disposizioni  contenute negli articoli 2, primo
comma 3 e 4 della legge 27 ottobre 1973, n. 629.

TITOLO VI

ASSEGNI ACCESSORI

                              Art. 94.
                       (Tredicesima mensilita)

  Al  titolare  di  pensione  o  di  assegno  rinnovabile  spetta una
tredicesima mensilita' da corrispondere unitamente alla rata pagabile
in  dicembre  di  ogni anno. La tredicesima mensilita' e' commisurata
alla  rata  di pensione o assegno spettante al 1 dicembre, maggiorata
dell'assegno  di caroviveri e degli assegni personali di cui all'art.
37  della  legge 18 marzo 1968, n. 249, e all'articolo 11 del decreto
del Presidente della Repubblica 28 dicembre 1970, n. 1081.
  Se la pensione o l'assegno non siano spettati per l'intero anno cui
la  tredicesima  mensilita'  si riferisce, questa e' dovuta, per ogni
mese o frazione di mese superiore a quindici giorni, in ragione di un
dodicesimo  del  trattamento  mensile  dovuto ai suddetti titoli al 1
dicembre   oppure   all'atto   della   cessazione  della  pensione  o
dell'assegno,   se   anteriore   a   tale  data,  e  va  corrisposta,
rispettivamente,  con  la  rata  di  pensione  o  assegno pagabile in
dicembre oppure alla cessazione della pensione o dell'assegno.
  La tredicesima mensilita' non e' dovuta, per le quote di pensione a
carico  dello  Stato,  ai titolari di pensione ad onere ripartito con
altri  enti,  per  cessazioni dal servizio alle dipendenze degli enti
stessi,  quando nella liquidazione della pensione vengono considerate
mensilita'  aggiuntive allo stipendio annuo o quando quest'ultimo sia
corrisposto in un numero di mensilita' superiore a dodici.
  Per il personale militare al quale e' applicabile l'articolo 58, il
rateo  della  tredicesima  mensilita'  e'  calcolato  in  rapporto al
trattamento  di  quiescenza  anche per il periodo durante il quale il
trattamento stesso e' sospeso.
                              Art. 95.
        (Tredicesima mensilita': personale militare sfollato)

  All'ufficiale  e al sottufficiale cessati dal servizio permanente o
continuativo   in  applicazione  delle  disposizioni  concernenti  la
riduzione  dei  quadri  delle  Forze  armate,  emanate dopo la guerra
1940-45,  e  che  siano  in  godimento  del  particolare  trattamento
economico di sfollamento, nonche' a quelli che comunque fruiscano del
medesimo  trattamento  in  base ad altre disposizioni, la tredicesima
mensilita'  e' dovuta in relazione alla loro qualita' di pensionati e
nella  misura  di cui all'art. 94, aumentata dell'assegno integratore
fruito in base alle disposizioni sopra menzionate.
  La   mensilita'  suddetta  non  va  considerata  nel  raffronto  da
istituire  per  il calcolo dell'assegno mensile spettante ai predetti
pensionati in aggiunta al trattamento di quiescenza.
                              Art. 96.
                       (Assegno di caroviveri)

  Al  titolare di pensione diretta o di assegno rinnovabile d'importo
non  superiore  a L. 400.000 annue lorde e al titolare di pensione di
riversibilita'  d'importo  non  superiore  a  L.  300.000 annue lorde
compete un assegno di caroviveri nella misura di L. 24.000 annue.
  Nella  misura di cui sopra l'assegno di caroviveri compete anche al
titolare  di  pensione  tabellare, fatta eccezione per il titolare di
pensione  tabellare  privilegiata  diretta  di  categoria dalla terza
all'ottava,  al  quale  l'assegno e' dovuto nella misura di L. 11.040
annue.
  Al titolare di pensione diretta o di assegno rinnovabile di importo
compreso  tra  L.  400.000  a L. 424.000 e al titolare di pensione di
riversibilita'  d'importo  compreso  tra  L.  300.000  e  L.  324.000
l'assegno  di  caroviveri  spetta  in  misura  pari  alla differenza,
rispettivamente,  tra  L.  424.000  o  L.  324.000  e  la  pensione o
l'assegno rinnovabile.
  Se la pensione di riversibilita' e' attribuita a piu' compartecipi,
spetta un solo assegno di caroviveri, da ripartirsi proporzionalmente
alla quota di pensione assegnata a ciascuno di essi. ((2))
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AGGIORNAMENTO (2)
  La  L.  29  aprile 1976, n.177 ha disposto (con l'art. 29, comma 1)
che  "A  decorrere  dal 1 gennaio 1976 l'assegno di caroviveri di cui
all'articolo  96  del  decreto  del  Presidente  della  Repubblica 29
dicembre  1973,  n.  1092,  e'  soppresso.  Gli assegni di caroviveri
spettanti  sulle  pensioni  liquidate  o  da  liquidarsi  fino  al 31
dicembre 1975 continuano ad essere corrisposti aumentando la pensione
del relativo importo."
                              Art. 97.
(Sospensione della tredicesima    mensilita'    e   dell'assegno   di
                             caroviveri)

  Al  titolare  di pensione o di assegno rinnovabile che presta opera
retribuita  alle dipendenze dello Stato, di amministrazioni pubbliche
o  di  enti  pubblici,  anche  se  svolgano  attivita' lucrativa, non
competono  la tredicesima mensilita' e l'assegno di caroviveri per il
periodo in cui ha prestato detta opera retribuita. ((31))
  Qualora,  pero',  l'importo  della  tredicesima mensilita' relativa
alla  pensione,  compreso  l'assegno  di  caroviveri, sia superiore a
quello  della  tredicesima  mensilita' dovuta in relazione alla nuova
prestazione  di  opera  retribuita,  spetta la tredicesima mensilita'
della  pensione  in  misura  pari  alla  differenza tra i due importi
predetti.
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AGGIORNAMENTO (31)
  La  Corte  costituzionale,  con sentenza 18 - 27 maggio 1992, n.232
(in  G.U.  1a  s.s. 03/06/1992, n. 23) ha dichiarato l'illegittimita'
costituzionale  del  comma  1 del presente articolo 99, del d.P.R. 29
dicembre  1973, n. 1092 (Approvazione del testo unico delle norme sul
trattamento  di  quiescenza  dei  dipendenti  civili e militari dello
Stato),   "nella   parte   in  cui  non  determina  la  misura  della
retribuzione, oltre la quale non compete la tredicesima mensilita'".
                              Art. 98.
                   (Quote di aggiunta di famiglia)

  Al titolare di pensione o di assegno rinnovabile competono le quote
di  aggiunta di famiglia per il coniuge, per i figli e per i genitori
a  carico  in  ragione  di  L.  2.500  mensili  per ciascuno di detti
familiari,  secondo  le  disposizioni  in  vigore per il personale in
servizio.
  La  quota  di  aggiunta  di  famiglia  non  compete  per il coniuge
considerato  a carico del proprio figlio dipendente statale, il quale
percepisca per il genitore la quota di aggiunta di famiglia.
  Al  titolare  di  piu'  pensioni  o assegni le quote di aggiunta di
famiglia spettano una sola volta.
  La  corresponsione  delle  quote di aggiunta di famiglia e' sospesa
nei   confronti   del  pensionato  che  presti  opera  retribuita  in
dipendenza  della  quale  percepisca  le quote suddette o gli assegni
familiari.
                              Art. 99.
                  (Indennita' integrativa speciale)

  Al  titolare  di  pensione  o  di  assegno  rinnovabile  spetta una
indennita'  integrativa  speciale,  determinata ogni anno con decreto
del  Ministro per il tesoro applicando su una base fissa di L. 32.000
la  variazione  percentuale dell'indice del costo della vita relativo
agli  ultimi dodici mesi anteriori al luglio dell'anno immediatamente
precedente, rispetto a quello del giugno 1956 che li considera uguale
a  100.  Nella  percentuale che misura la variazione si trascurano le
frazioni  della  unita'  fino  a  50  centesimi  e si arrotondano per
eccesso le frazioni superiori. In ogni caso l'indennita' suddetta non
potra'  ridursi  se  lo  scarto tra la nuova effettiva percentuale di
variazione  dell'indice  e  quella  arrotondata che ha determinato la
misura  in  atto  dell'indennita'  stessa non raggiunga l'unita': Per
indice  del  costo  della vita relativo ai dodici mesi considerati si
intende  la  media aritmetica dei rispettivi indici mensili accertati
dall'Istituto  centrale  di statistica per i settori dell'industria e
del commercio.
  Al  titolare  di  piu'  pensioni o assegni l'indennita' integrativa
speciale compete a un solo titolo. ((32))
  Se la pensione di riversibilita' e' attribuita a piu' compartecipi,
spetta  una  sola  indennita'  integrativa  speciale,  da  ripartirsi
proporzionalmente  alla  quota  di  pensione  assegnata a ciascuno di
essi.
  L'indennita'  integrativa  speciale  non e' cedibile ne pignorabile
ne' sequestrabile.
  La   corresponsione   della  suddetta  indennita'  e'  sospesa  nei
confronti  del  titolare  di  pensione  o di assegno che presti opera
retribuita,  sotto  qualsiasi forma, presso lo Stato, amministrazioni
pubbliche o enti pubblici, anche se svolgono attivita' lucrativa. 26
  L'indennita'  integrativa speciale e' dovuta anche alla vedova o al
vedovo  titolari  di  assegno  alimentare,  nella  stessa percentuale
prevista per detto assegno dal penultimo comma dell'art. 88.
  COMMA ABROGATO DALLA L. 7 MARZO 1985, N.82. (28)
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AGGIORNAMENTO (26)
  La  Corte costituzionale con sentenza 13 - 22 dicembre 1989, n. 566
(in G.U. 1a s.s. 27/12/1989, n.52) ha dichiarato l'illegittimita' del
comma   5   dell'art.  99  del  d.P.R.  29  dicembre  1973,  n.  1092
(Approvazione   del  testo  unico  delle  norme  sul  trattamento  di
quiescenza dei dipendenti civili e militari dello Stato).
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AGGIORNAMENTO (28)
  La  Corte  costituzionale,  con  sentenza 25 febbraio-2 marzo 1991,
n.96   (in   G.U.   1a   s.s.   06/03/1991,   n.10)   ha   dichiarato
l'illegittimita'  costituzionale  dell'ultimo comma del presente art.
99 del d.P.R. 29 dicembre 1973, n. 1092 (Approvazione del testo unico
delle  norme  sul  trattamento  di quiescenza dei dipendenti civili e
militari dello Stato).
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AGGIORNAMENTO (32)
  La  Corte costituzionale, con sentenza 29 - 31 dicembre 1993, n.494
(in  G.U.  1a  s.s.  05/01/1994,  n.1) ha dichiarato l'illegittimita'
costituzionale del comma 2, dell'art. 99, del d.P.R. 29 dicembre 1973
n.  1092 (Approvazione del testo unico delle norme sul trattamento di
quiescenza  dei  dipendenti  civili  e  militari dello Stato), "nella
parte  in  cui  non  prevede  che,  nei confronti del titolare di due
pensioni, pur restando vietato il cumulo delle indennita' integrative
speciali,  debba  comunque  farsi  salvo  l'importo corrispondente al
trattamento  minimo  di  pensione  previsto  per  il  Fondo  pensioni
lavoratori dipendenti".
                              Art. 100.
                    (Assegno di superinvalidita)

  Gli  invalidi  affetti  da  mutilazioni o infermita' elencate nella
tabella  E  annessa alla legge 18 marzo 1968, n. 313, hanno diritto a
un  assegno  di  superinvalidita',  non  riversibile,  in  una  delle
seguenti misure, secondo le indicazioni contenute in detta tabella:



((1) lettera A . . . . . . . . . . . . . . L. 7.200.000
 2) lettera A-bis . . . . . . . . . . . . L. 6.480.000
 3) lettera B . . . . . . . . . . . . . . L. 5.760.000
 4) lettera C . . . . . . . . . . . . . . .L. 5.040.000
 5) lettera D . . . . . . . . . . . . . . .L. 4.320.000
 6) lettera E . . . . . . . . . . . . . . .L. 3.600.000
 7) lettera F . . . . . . . . . . . . . . .L. 2.880.000
 8) lettera G . . . . . . . . . . . . . . L. 2.160.000
 9) lettera H . . . . . . . . . . . . . . .L. 1.440.000)) (6) ((11))
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AGGIORNAMENTO (6)
  La  L. 26 gennaio 1980, n.9 ha disposto (con l'art. 2, comma 1) che
gli  importi  degli  assegni  di  superinvalidita' sono fissati nelle
seguenti misure dal 1 gennaio 1979.
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AGGIORNAMENTO (11)
  La  L. 2 maggio 1984, n.111 ha disposto (con l'art. 2, comma 1) che
gli  importi  degli  assegni  di  superinvalidita'  non  reversibili,
previsti  dall'articolo 100 del testo unico approvato con decreto del
Presidente  della  Repubblica  29  dicembre 1973, n. 1092, modificato
dall'articolo 2 della legge 26 gennaio 1980, n. 9, sono fissati nelle
misure annue sopra descritte dal 1 gennaio 1984.
                              Art. 101.
                       (Assegno complementare)

  Gli   invalidi   di   prima  categoria,  con  o  senza  assegno  di
superinvalidita',  hanno  diritto  a  un  assegno  complementare, non
riversibile, nella misura unica di L. 444.000 annue. ((6))
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AGGIORNAMENTO (6)
  La  L.  26  gennaio 1980, n.9, ha disposto (con l'art. 18, comma 2)
che  a  decorrere  dal 1 gennaio 1981 per i titolari di pensione o di
assegno privilegiati ordinari e' soppresso l'assegno complementare di
cui  all'articolo  101 del decreto del Presidente della Repubblica 29
dicembre 1973, n. 1092, e successive modificazioni ed integrazioni.
                              Art. 102.
                     (Assegno di incollocamento)

  I  titolari di pensione privilegiata o di assegno rinnovabile dalla
seconda all'ottava categoria, quando siano incollocati, hanno diritto
ad un assegno di incollocamento di L. 204.000 annue.
  L'assegno di cui sopra e' attribuito, sospeso o revocato secondo le
norme concernenti i mutilati e gli invalidi di guerra. ((6))
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AGGIORNAMENTO (6)
  La  L.  26  gennaio 1980, n.9, ha disposto (con l'art. 18, comma 2)
che  a  decorrere  dal 1 gennaio 1981 per i titolari di pensione o di
assegno    privilegiati    ordinari   e'   soppresso   l'assegno   di
incollocamento  di  cui  all'articolo  102 del decreto del Presidente
della Repubblica 29 dicembre 1973, n. 1092.
                              Art. 103.
                       (Assegno di previdenza)

  Ai titolari di pensione privilegiata o di assegno rinnovabile dalla
seconda  all'ottava  categoria  compete un assegno di previdenza, non
riversibile  ne'  sequestrabile,  di  L. 204.000 annue quando abbiano
compiuto  la  eta' prevista per gli invalidi di guerra aventi diritto
allo   analogo  assegno  o  siano  riconosciuti  comunque  inabili  a
qualsiasi proficuo lavoro.
  L'assegno  e'  attribuito,  sospeso  o  revocato  secondo  le norme
stabilite dalla legislazione concernente i mutilati e gli invalidi di
guerra.
  Nel   computo   dei   redditi   propri  dell'interessato,  ai  fini
dell'attribuzione  dell'assegno di previdenza, e' escluso l'ammontare
della pensione o dell'assegno privilegiato e degli assegni accessori.
((6))
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AGGIORNAMENTO (6)
  La  L.  26  gennaio 1980, n.9, ha disposto (con l'art. 18, comma 2)
che  a  decorrere  dal 1 gennaio 1981 per i titolari di pensione o di
assegno privilegiati ordinari e' soppresso l'assegno di previdenza di
cui  all'articolo  103 del decreto del Presidente della Repubblica 29
dicembre 1973, n. 1092.
                              Art. 104.
                    (Assegno di incollocabilita)

  Ai  mutilati ed agli invalidi per servizio con diritto a pensione o
ad  assegno  privilegiati  per  minorazioni  dalla seconda all'ottava
categoria della tabella A annessa alla legge 18 marzo 1968, n. 313, e
che  siano incollocabili ai sensi del secondo comma dell'art. 1 della
legge  2  aprile  1968,  n. 482, in quanto, per la natura ed il grado
della  loro  invalidita' di servizio, possano riuscire di pregiudizio
alla  salute  od incolumita' dei compagni di lavoro od alla sicurezza
degli  impianti  e  che  risultino  effettivamente  incollocabili, e'
attribuito,  in  aggiunta  alla  pensione  o  all'assegno  e  fino al
compimento  del  sessantacinquesimo  anno  di  eta',  un  assegno  di
incollocabilita' nella misura pari alla differenza fra il trattamento
complessivo     corrispondente    alla    prima    categoria    senza
superinvalidita'  e  quello complessivo di cui sono titolari, escluso
l'eventuale   assegno   di   cura.  Ove  il  diritto  all'assegno  di
incollocabilita'  derivi  da  infermita'  neuropsichica o epilettica,
ascrivibile  alla seconda, terza o quarta categoria, l'assegno stesso
viene  liquidato,  fino  al compimento del sessantacinquesimo anno di
eta',  in  misura pari alla differenza fra il trattamento complessivo
corrispondente  alla  prima categoria con assegno di superinvalidita'
di  cui alla tabella E, lettera G, della legge 18 marzo 1968, n. 313,
esclusa l'indennita' di accompagnamento, e quello complessivo, di cui
gli invalidi fruiscono, escluso l'eventuale assegno di cura.
  Gli  invalidi  provvisti  di  assegno  di  incollocabilita' vengono
assimilati  a tutti gli effetti, per la durata di detto assegno, agli
invalidi ascritti alla prima categoria.
  Ai  mutilati  ed  invalidi  per  servizio  che,  fino alla data del
compimento  del  sessantacinquesimo anno di eta', abbiano beneficiato
dell'assegno   di  incollocabilita'  viene  corrisposto,  dal  giorno
successivo alla data predetta ed in aggiunta al trattamento stabilito
per  la  categoria  alla  quale  sono  ascritti, un assegno pari alla
pensione  minima  prevista per gli assicurati dell'Istituto nazionale
della  previdenza  sociale di cui all'art. 10, secondo comma, lettera
a),  della  legge  4 aprile 1952, n. 218, e successive modificazioni.
L'assegno e' cumulabile con l'assegno di previdenza.
  Il trattamento di incollocabilita' previsto dai precedenti commi e'
attribuito,  sospeso o revocato, secondo le modalita' stabilite dalla
legislazione concernente i mutilati e gli invalidi di guerra.
                             Art. 105.
                         (Non cumulabilita)

  L'assegno  di  incollocamento  e  l'assegno  di previdenza non sono
cumulabili  tra  loro  ne'  con l'assegno di incollocabilita' ne' con
l'indennita'  integrativa  speciale  e  con  le  quote di aggiunta di
famiglia.
                              Art. 106.
                      (Aumento di integrazione)

  Il  titolare di pensione od assegno privilegiati di prima categoria
ha diritto, a titolo di integrazione, a un aumento annuo:
    a)  di lire 36.000 per la moglie che non abbia un reddito proprio
superiore alle lire 360.000 annue;
    b)  di  lire 72.000 per ciascuno dei figli, finche' minorenni, ed
inoltre nubili, se femmine.
  Sono  equiparati  ai  minorenni  i  figli celibi e le figlie nubili
maggiorenni  purche'  siano  riconosciuti,  in  sede  di accertamenti
sanitari, inabili a proficuo lavoro.
  In  caso  di  inabilita'  temporanea  l'aumento  e'  attribuito nei
termini e con le modalita' stabiliti per gli assegni rinnovabili.
  L'aumento  di  integrazione  di cui alla lettera b) del primo comma
compete  anche per i figli maggiorenni, nubili se di sesso femminile,
qualora  siano  iscritti  ad  universita'  o  ad  istituti  superiori
equiparati,  per tutta la durata del corso legale degli studi, ma non
oltre il ventiseiesimo anno di eta'.
  Agli  effetti  del  presente  articolo  sono  parificati  ai  figli
legittimi i figli legittimati per susseguente matrimonio.
  L'aumento  di integrazione spetta anche per i figli legittimati per
decreto,  per  i  figli  naturali  riconosciuti  nonche'  per i figli
adottati nelle forme di legge e per gli affiliati, purche' l'adozione
o  l'affiliazione  sia avvenuta prima del compimento del sessantesimo
anno di eta' da parte dell'invalido.
  Se  la  domanda  intesa  ad  ottenere l'aumento di integrazione sia
presentata  oltre  un  anno dal giorno in cui e' sorto il diritto, il
pagamento del beneficio ha inizio con la corresponsione della rata di
pensione  in  corso  di  maturazione alla data di presentazione della
domanda stessa.
  Le  disposizioni dei commi precedenti si applicano anche alla donna
provvista di pensione o di assegno di prima categoria.
  I   titolari  di  piu'  pensioni  o  assegni  privilegiati  possono
conseguire,  per  ciascun figlio, un solo aumento di integrazione. Se
entrambi i genitori siano titolari di pensione o assegno privilegiati
di  prima  categoria,  con  o  senza  superinvalidita',  l'aumento di
integrazione,  di  cui alla lettera b) del primo comma, e' attribuito
ad uno solo di essi.
  L'aumento  di integrazione per la moglie e per i figli a carico, di
cui  ai  precedenti commi, non e' cumulabile con le quote di aggiunta
di famiglia.
                              Art. 107.
           (Indennita' di assistenza e di accompagnamento)

  ((Ai  titolari di pensione o assegno privilegiato che siano affetti
da  una  delle  mutilazioni o invalidita' contemplate nella tabella E
annessa alla legge 28 luglio 1971, n. 585, e' accordata d'ufficio una
indennita'  per  le necessita' di assistenza o per la retribuzione di
un  accompagnatore  anche nel caso che il servizio di assistenza o di
accompagnamento  venga  disimpegnato  da  un  familiare del minorato.
L'indennita' e' concessa nelle seguenti misure mensili:
  lettera  A.  . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . L. 184.000
lettera  A-bis,  n.  1.  . . . . . . . . . . . . . . . . . L. 162.000
lettera  A-bis  n.  2,  comma secondo, e n. 3. . . . . . . L. 126.500
lettera  A-bis  n.  2,  comma  primo. . . . . . . . . . . . L. 51.500
lettera  B.  .  .  .  . . . . . . . . . . . . . . . . . . . L. 45.000
lettera  C.  .  .  .  . . . . . . . . . . . . . . . . . . . L. 40.000
lettera  D.  .  .  .  . . . . . . . . . . . . . . . . . . . L. 35.000
lettera  E.  .  .  .  . . . . . . . . . . . . . . . . . . . L. 30.000
lettera  F.  .  .  .  . . . . . . . . . . . . . . . . . . . L. 25.000
lettera G. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . L. 20.000
  I  pensionati  affetti  da  una  delle invalidita' specificate alle
lettere  A;  A-bis  numeri 1), 2), comma secondo, 3; B numeri 1), 3),
4);  C;  D;  E  n.  1)  della  succitata tabella, possono ottenere, a
richiesta, l'accompagnatore militare.
  In  tale  ipotesi,  l'indennita'  di  cui  al  presente articolo e'
ridotta   di   L.   20.000  mensili.  Nessuna  riduzione  e'  operata
sull'indennita'  spettante  agli  invalidi  di  cui  alle  lettere A;
A-bis,n. 1, nel caso di assegnazione dell'accompagnatore militare.
  Per  la  particolare  assistenza  di  cui necessitano, gli invalidi
ascritti alla lettera A possono chiedere l'assegnazione di un secondo
accompagnatore militare. In luogo del secondo accompagnatore militare
i predetti invalidi possono ottenere, a domanda, la concessione di un
assegno  a  titolo di integrazione dell'indennita' di assistenza e di
accompagnamento nella misura di L. 150.000 mensili.
  L'indennita' e' corrisposta anche quando gli invalidi siano ammessi
in ospedali o in altri luoghi di cura.
  Quando  gli  invalidi  di cui al presente articolo siano ammessi in
istituti  rieducativi  od  assistenziali, l'indennita' e' corrisposta
nella misura di quattro quinti all'istituto e per il rimanente quinto
all'invalido.
  Nel  caso  in  cui  l'ammissione in detti istituti avvenga a carico
dell'Opera  nazionale  per  gli  invalidi  di  guerra o di altro ente
assistenziale  giuridicamente riconosciuto, i predetti quattro quinti
saranno  corrisposti a tali enti, i quali dovranno dare comunicazione
delle  ammissioni  medesime alla direzione provinciale del Tesoro che
ha  in  carico la partita di pensione, agli effetti dell'applicazione
delle norme di cui al comma precedente.
  Resta fermo quanto prescritto dal terzo comma dell'articolo 8 della
legge  4  maggio  1951,  n.  306,  come risulta dopo le modificazioni
disposte  con  l'articolo 6 della legge 27 dicembre 1953, n. 993, nel
senso  che  non si fa luogo a ritenuta quando il ricovero in istituti
rieducativi    o    assistenziali    non    e'    a   totale   carico
dell'amministrazione  che lo ha disposto o deriva dall'adempimento di
un  rapporto  assicurativo al verificarsi di un determinato evento)).
((1))
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AGGIORNAMENTO (1)
  La  L.  25  luglio 1975, n. 361, ha disposto (con l'art.7, comma 1)
che  "I  miglioramenti  economici  derivanti  dall'applicazione degli
articoli   1   e   2   della   presente   legge,   nonche'  l'aumento
dell'indennita'  di  assistenza  e  di  accompagnamento  previsto dal
secondo  comma  dell'articolo  107  del  testo  unico delle norme sul
trattamento  di  quiescenza  dei  dipendenti  civili e militari dello
Stato  -  approvato  con  decreto  del Presidente della Repubblica 29
dicembre  1973,  n.  1092  -  come  risulta modificato dal precedente
articolo  3,  sono  corrisposti  d'ufficio  a decorrere dal 1 gennaio
1975".
                              Art. 108.
                          (Assegno di cura)

  A  favore  dei  titolari  di  pensione  od assegno privilegiato per
infermita'  tubercolare  o  di  sospetta  natura tubercolare, che non
abbiano assegno di superinvalidita', e' attribuito un assegno di cura
non  riversibile  nella  misura  di  annue L. 96.000, se si tratti di
infermita'  ascrivibile  ad  una  delle  categorie dalla seconda alla
quinta,  e  di annue L. 48.000 se l'infermita' stessa sia ascrivibile
alle  categorie  dalla  sesta all'ottava della tabella A annessa alla
legge 18 marzo 1968, n. 313.
                              Art. 109.
                  (Assegno per cumulo di infermita)

  Nel  caso  in  cui  con  una  invalidita'  ascrivibile  alla  prima
categoria  coesistano  altre  infermita'  o  lesioni,  al  mutilato o
invalido   e'  dovuto  un  assegno  per  cumulo  di  infermita',  non
riversibile,  secondo  quanto stabilito e nella misura indicata nella
tabella F annessa alla legge 18 marzo 1968, n. 313.
  Qualora  con  una invalidita' di seconda categoria coesistano altre
infermita' o lesioni minori, senza che nel complesso si raggiunga, in
base  a quanto previsto nella tabella F-1 annessa alla legge 18 marzo
1968,  n.  313, una invalidita' di prima categoria, e' corrisposto un
assegno  per  cumulo,  non  riversibile, non superiore alla meta' ne'
inferiore  al  decimo  della  differenza fra il trattamento economico
complessivo  della  prima categoria e quello della seconda categoria,
in   relazione  alla  gravita'  delle  minori  infermita'  o  lesioni
coesistenti,  tenendo  conto  dei  criteri informatori della predetta
tabella F-1.
  L'assegno  per  cumulo  si  aggiunge  a  quello di superinvalidita'
quando anche la superinvalidita' derivi da cumulo di infermita'.
  Quando   con  una  invalidita'  ascrivibile  alla  prima  categoria
coesistano  due o piu' infermita' o lesioni, l'assegno per cumulo, di
cui  al  primo  comma,  viene  determinato  in  base  alla  categoria
risultante  dal  complesso  delle  invalidita'  coesistenti,  secondo
quanto stabilito dalla tabella F-1. L'eventuale differenza in decimi,
di  cui  al  secondo  comma,  derivante dall'applicazione dei criteri
della  predetta tabella F-1, dovra' essere calcolata sulla base degli
assegni  per  cumulo  previsti  dalla  tabella  F rispettivamente per
coesistenza di una infermita' di prima categoria e per coesistenza di
una infermita' di seconda categoria.
  Ove con una invalidita' ascrivibile alla prima categoria coesistano
infermita'  ugualmente  ascrivibili alla prima categoria, con o senza
assegno  di  superinvalidita',  dovra'  tenersi  conto, ai fini della
determinazione  dell'assegno  di cumulo, di ciascuna delle infermita'
coesistenti, secondo gli importi stabiliti dalla tabella F. ((1))
---------------
AGGIORNAMENTO (1)
  La  L.  25  luglio 1975, n.361, ha disposto (con l'art. 1, comma 1)
che  la  tabella F, relativa all'assegno di cumulo per infermita', di
cui  all'articolo  109 del testo unico delle norme sul trattamento di
quiescenza  dei  dipendenti  civili e militari dello Stato, approvato
con  decreto  del  Presidente  della  Repubblica 29 dicembre 1973, n.
1092, e' sostituita dalla seguente tabella:


                                                            TABELLA F

                 ASSEGNO PER CUMULO DI INFERMITA'
                   Natura del cumulo Annuo

Per due superinvalidita contemplate nelle lettere A,
   A-bis e B........................................ L. 3.960.000

Per due superinvalidita di cui una contemplata nel
   le lettere A e A-bis, e l'altra contemplata nelle
   lettere C, D, E.................................. " 3.000.000

Per due superinvalidita di cui una contemplata nella
   lettera B e l'altra contemplata nelle lettere C,
D, E............................................. " 1.620.000

Per due altre superinvalidita contemplate nella ta-
    bella E.......................................... " 1.200.000

Per una seconda infermita della 1ª categoria della
 tabella A........................................ " 840.000

Per una seconda infermita della 2ª categoria della
 tabella A........................................ " 510.000

Per una seconda infermita della 3ª categoria della
  tabella A........................................ " 456.000

Per una seconda infermita della 4ª categoria della
  tabella A........................................ " 402.000

Per una seconda infermita della 5ª categoria della
 tabella A......................................... " 348.000

Per una seconda infermita della 6ª categoria della
 tabella A......................................... " 294.000

Per una seconda infermita della 7ª categoria della
 tabella A......................................... " 240.000

Per una seconda infermita della 8ª categoria della
  tabella A......................................... " 174.000
  Ha  inoltre  disposto  (con  l'art.7, comma 1) che "I miglioramenti
economici  derivanti  dall'applicazione  degli  articoli  1 e 2 della
presente  legge, nonche' l'aumento dell'indennita' di assistenza e di
accompagnamento  previsto  dal  secondo  comma  dell'articolo 107 del
testo  unico delle norme sul trattamento di quiescenza dei dipendenti
civili  e militari dello Stato - approvato con decreto del Presidente
della  Repubblica 29 dicembre 1973, n. 1092 - come risulta modificato
dal precedente articolo 3, sono corrisposti d'ufficio a decorrere dal
1 gennaio 1975".
                              Art. 110.
                      (Assegno speciale annuo)
  Ai  grandi invalidi provvisti di assegno di superinvalidita' di cui
alla  lettera  A  e alla lettera A-bis, numeri 1 e 3, della tabella E
annessa  alla legge 18 marzo 1968, n. 313, spetta un assegno speciale
annuo,  non  riversibile,  rispettivamente  di  L.  1.500.000 e di L.
1.200.000. ((1))
---------------
AGGIORNAMENTO (1)
  La  L.  25  luglio 1975, n.361, ha disposto (con l'art. 2, comma 1)
che  "L'assegno speciale annuo non riversibile previsto dall'articolo
110  del  testo  unico  delle norme sul trattamento di quiescenza dei
dipendenti  civili  e militari dello Stato, approvato con decreto del
Presidente   della   Repubblica   29   dicembre   1973,  n.  1092,  e
dall'articolo  3  della  legge  26  aprile 1974, n. 168, e' stabilito
nelle seguenti misure annue:
tabella E - lettera A. . . . . . . . . . . . . . . . L. 3.840.000
tabella E - lettera A-bis n. 1, n. 2, comma secondo,
n. 3 . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . L. 2.100.000
tabella E - lettera B. . . . . . . . . . . . . . . . L. 1.380.000
tabella E - lettera C. . . . . . . . . . . . . . . . L. 1.116.000
tabella E - lettera D. . . . . . . . . . . . . . . . L. 1.020.000
tabella E - lettera E. . . . . . . . . . . . . . . . L. 870.000
tabella E - lettera F. . . . . . . . . . . . . . . . L. 720.000
tabella E - lettera G. . . . . . . . . . . . . . . . L. 583.200
prima categoria senza assegno di superinvalidita . . L. 324.000"
  Ha  inoltre  disposto  (con l'art. 7, comma 1) che "I miglioramenti
economici  derivanti  dall'applicazione  degli  articoli  1 e 2 della
presente  legge, nonche' l'aumento dell'indennita' di assistenza e di
accompagnamento  previsto  dal  secondo  comma  dell'articolo 107 del
testo  unico delle norme sul trattamento di quiescenza dei dipendenti
civili  e militari dello Stato - approvato con decreto del Presidente
della  Repubblica 29 dicembre 1973, n. 1092 - come risulta modificato
dal precedente articolo 3, sono corrisposti d'ufficio a decorrere dal
1 gennaio 1975".
                              Art. 111.
                     (Indennita' speciale annua)

  Ai  mutilati  ed  invalidi  che  al  1  dicembre di ogni anno siano
titolari  di  pensione privilegiata o assegno rinnovabile compete una
indennita' speciale annua pari alla differenza tra una mensilita' del
trattamento  complessivo  in  godimento alla data anzidetta, compresi
gli  assegni accessori, e l'importo della tredicesima mensilita'; non
si considera l'indennita' integrativa speciale di cui all'art. 99.
  L'indennita'  speciale  annua  e'  attribuita  a condizione che gli
interessati   non  svolgano  comunque  alla  data  sopraindicata  una
attivita' lavorativa in proprio o alle dipendenze di altri e inoltre,
per i soli invalidi ascritti alle categorie dalla seconda all'ottava,
purche'   gli   interessati   non  risultino  possessori  di  redditi
assoggettabili   all'imposta   sul  reddito  delle  persone  fisiche,
indipendentemente   dalle   modalita'   di  riscossione  dell'imposta
medesima, per un ammontare superiore a lire 960 mila annue.
  L'indennita' speciale e' corrisposta in unica soluzione entro il 31
dicembre di ciascun anno.
  Nella  domanda  gli interessati debbono, a pena di inammissibilta',
obbligarsi  a  comunicare  tempestivamente  alla competente direzione
provinciale  del  tesoro  il venir meno delle condizioni previste. La
domanda  e'  utile  anche per l'attribuzione del beneficio negli anni
successivi a quello di presentazione.
  Per  la  definizione  dei  casi  anteriori  al  1  gennaio 1974, le
condizioni   economiche  previste  dal  secondo  comma  del  presente
articolo   si  considerano  equivalenti  a  quelle  di  chi  non  era
assoggettabile all'imposta complementare.
fo;


TITOLO VII

RIUNIONE E RICONGIUNZIONE DI SERVIZI

Capo I

DISPOSIZIONI GENERALI

                              Art. 112.
                    (Riunione di servizi statali)

  Il dipendente che abbia prestato, presso la stessa o presso diverse
amministrazioni   statali,   servizi  per  i  quali  e'  previsto  il
trattamento  di  quiescenza  a  carico  del  bilancio  dello Stato ha
diritto  alla  riunione dei servizi stessi, ai fini del conseguimento
di  un unico trattamento di quiescenza sulla base della totalita' dei
servizi  prestati  e  secondo  le norme applicabili in relazione alla
definitiva cessazione dal servizio. ((3))
---------------
AGGIORNAMENTO (3)
  La Corte costituzionale, con sentenza 22 - 29 dicembre 1976, n. 275
(in  G.U.  1a  S.S.  05/01/1977  n. 4) ha dichiarato l'illegittimita'
costituzionale  del  combinato  disposto degli artt. 112 e 118, comma
secondo,  del  testo  unico delle norme sul trattamento di quiescenza
dei dipendenti civili e militari dello Stato, approvato con il d.P.R.
29  dicembre  1973,  n. 1092, "nella parte in cui non prevede, per il
caso  di cui all'art. 133, comma secondo, lett. c) dello stesso testo
unico,  la  corresponsione,  in  aggiunta  al maggiore trattamento di
quiescenza   che  sarebbe  spettato  sulla  base  del  solo  servizio
precedente,  di  un  trattamento  supplementare  di quiescenza per il
successivo  periodo  di  servizio,  da  liquidarsi secondo le vigenti
disposizioni,  limitatamente  a  quella  parte di detto servizio che,
sommato   al   precedente,   non   oltrepassi   il   limite   massimo
pensionabile."
                              Art. 113.
    (Ricongiunzione di servizi resi allo Stato e ad enti locali)

  Il  servizio  prestato  dal  personale civile delle amministrazioni
dello  Stato  anche  con ordinamento autonomo ed il servizio militare
permanente   o   continuativo   sono  ricongiungibili,  ai  fini  del
trattamento  di  quiescenza,  con il servizio reso alle dipendenze di
enti  locali  con iscrizione agli istituti di previdenza amministrati
dal  Ministero  del  tesoro  oppure  a  casse,  fondi,  regolamenti o
convenzioni  speciali di pensione esistenti presso gli enti predetti,
nonche'  con  il  servizio  comunque  prestato  con  iscrizione  agli
istituti di previdenza sopra menzionati.
  La  ricongiunzione di cui al precedente comma si effettua anche per
il  servizio non permanente o non continuativo reso dai sottufficiali
dell'Esercito, della Marina e dell'Aeronautica che abbiano conseguito
almeno  il  grado  di sergente maggiore o equiparato, per quello reso
dai brigadieri e vice brigadieri dell'Arma dei carabinieri e dai pari
grado dei Corpi delle guardie di pubblica sicurezza, della guardia di
finanza  e  degli  agenti di custodia nonche' per quello prestato dai
graduati e militari di truppa dell'Arma e dei Corpi predetti.
  Nei  riguardi dei dipendenti per i quali ricorre l'applicazione dei
commi precedenti, la ricongiunzione e' estensibile ai servizi ivi non
contemplati,  quando  essa sia ammessa dagli ordinamenti dello Stato,
degli  istituti  di previdenza o degli altri enti che concorrono alla
ricongiunzione.
  Qualora  per l'assunzione in uno dei posti ricoperti dal dipendente
nel   corso  di  un  servizio  ammesso  a  ricongiunzione  sia  stato
prescritto   il   diploma   di  laurea  o,  in  aggiunta,  quello  di
specializzazione  connessa  alla  laurea,  si applica l'art. 25 della
legge 3 maggio 1967, n. 315.
                              Art. 114.
     (Trattamento di quiescenza in base ai servizi ricongiunti)

  All'atto  della definitiva cessazione dal servizio il dipendente ha
diritto  ad un trattamento di quiescenza determinato sulla base della
totalita'  dei  servizi  resi  allo Stato e agli enti di cui all'art.
113.
  Il  computo  di  tali  servizi  si  effettua  secondo  le norme dei
rispettivi ordinamenti.
  Il trattamento di quiescenza, sia per il diritto che per la misura,
e'  stabilito  secondo  l'ordinamento statale se l'ultimo servizio e'
stato  reso allo Stato, ovvero secondo le norme che regolano il detto
trattamento  presso l'ente o l'istituto al quale il dipendente presta
servizio o e' iscritto all'atto della definitiva cessazione.
  Il  trattamento  di  quiescenza  e' corrisposto integralmente dallo
Stato ovvero dall'ente o dall'istituto di cui al comma precedente; ed
e'    considerato    a    tutti   gli   effetti   a   totale   carico
dell'amministrazione   statale,  dell'ente  o  dell'istituto  che  lo
corrisponde,  come  se  a  tale  amministrazione,  ente o istituto il
dipendente  avesse  prestato  servizio o fosse stato iscritto durante
l'intero periodo di servizio computato.
  Il  trattamento  di  riversibilita',  sia per il diritto che per la
misura,  si stabilisce in base all'ordinamento statale ovvero in base
a quello dell'ente o dell'istituto di previdenza che ha corrisposto o
-  nel caso che il dipendente sia deceduto in attivita' di servizio -
avrebbe  dovuto  corrispondere  il relativo trattamento di quiescenza
diretto.
  Resta  salvo il diritto all'eventuale differenza tra il trattamento
liquidato  a  norma  del  presente  articolo  e quello previsto dagli
ordinamenti speciali degli enti locali.
                              Art. 115.
(Rapporti  finanziari  tra  lo  Stato  e gli enti che concorrono alla
                           ricongiunzione)

  Se  in  seguito  al transito, con o senza soluzione di continuita',
dal  servizio  statale  a  quello  di altro ente di cui all'art. 113,
comma  primo,  debba  farsi luogo alla ricongiunzione dei servizi, lo
Stato determina la pensione spettante al proprio dipendente alla data
di   inizio   del   nuovo  rapporto,  considerando  tutti  i  servizi
valutabili, anche mediante ricongiunzione, anteriormente resi.
  L'importo  della  suddetta  pensione,  con esclusione degli assegni
accessori, e' corrisposto in valore capitale all'ente presso il quale
il  dipendente  ha  assunto  servizio ovvero all'istituto al quale il
dipendente stesso viene iscritto ai fini di quiescenza.
  Per   la   determinazione   del  valore  capitale  si  applicano  i
coefficienti  di  cui  alla  tabella  I allegata alla legge 22 giugno
1954,  n.  523,  tenendo  conto  dell'eta'  dell'interessato all'atto
dell'assunzione del nuovo servizio.
  Se al dipendente spetti, anziche' la pensione, l'indennita' per una
volta  tanto,  lo Stato ne versa l'importo all'ente o all'istituto di
cui al secondo comma.
  Nel caso in cui sia stata gia' costituita la posizione assicurativa
presso  l'Istituto  nazionale  della  previdenza  sociale, si applica
l'art. 127.
  Ove  non  spetti neppure l'indennita' per una volta tanto, lo Stato
versa  all'ente  o  all'istituto suddetti un importo corrispondente a
tanti  dodicesimi  dell'indennita' minima prevista quanti sono i mesi
computabili, trascurando le frazioni di mese.
  Per il personale che transita o sia transitato da uno degli enti di
cui  al  primo  comma  dell'art.  113 pendenze dello Stato, l'ente di
provenienza o l'istituto di previdenza cui l'interessato era iscritto
liquida il trattamento di quiescenza secondo il proprio ordinamento e
ne versa l'importo allo Stato, con applicazione delle norme contenute
nei commi precedenti.
  Le  amministrazioni  statali  e  gli istituti di previdenza possono
consentire  che il valore in capitale della pensione a carico di enti
locali   sia  corrisposto,  anziche'  in  unica  soluzione,  mediante
pagamento  di  corrispondenti  rate annuali posticipate costanti, non
superiori  a  dodici,  comprensive degli interessi al saggio del 4,25
per cento.
                              Art. 116.
(Ricongiunzione  dei  servizi  statali  e di quelli resi ai Banchi di
                        Napoli e di Sicilia)

  I  servizi statali di cui all'art. 113, primo e secondo comma, sono
ricongiungibili,  ai  fini  del  trattamento  di  quiescenza,  con il
servizio  reso  in  qualita'  di  impiegato del Banco di Napoli o del
Banco di Sicilia.
  Si  applicano  le  disposizioni  contenute nel citato articolo 113,
terzo e quarto comma, e negli articoli 114 e 115.
                              Art. 117.
             (Rifusione del trattamento gia' liquidato)

  Nel  caso di riunione o di ricongiunzione di servizi, il dipendente
che  per  il  servizio reso in precedenza abbia conseguito pensione o
assegno,  normale o di privilegio, ne perde il godimento ed e' tenuto
a  rifondere  le  rate  percepite  durante  la  nuova  prestazione di
servizio   effettuando   la   rifusione  in  unica  soluzione  oppure
ratealmente  mediante  trattenute sullo stipendio, sulla paga o sulla
retribuzione;  le  trattenute,  la  cui  misura  non puo' superare un
quinto  di  detti  assegni  di attivita', sono operate per un periodo
massimo di dieci anni.
  Il  dipendente  che abbia conseguito indennita' per una volta tanto
e' tenuto a rifonderla in unica soluzione oppure ratealmente mediante
la  stessa  trattenuta  di  cui al primo comma e, in questo caso, con
l'interesse  al  saggio  legale  decorrente  dalla data di inizio del
nuovo rapporto.
  Le  rate  di  cui ai commi precedenti, non ancora versate alla data
della  definitiva  cessazione  dal  servizio,  vengono recuperate sul
nuovo  trattamento  di  quiescenza,  diretto e di riversibilita', con
trattenute   non   superiori  al  quinto  della  misura  mensile  del
trattamento stesso.
  Qualora  sia liquidata una nuova indennita' per una volta tanto, il
recupero si effettua mediante detrazione dall'indennita' stessa.
                             Art. 118.
                        (Disposizioni comuni)

  In tutti i casi di riunione o di ricongiunzione di servizi, ai fini
della   liquidazione   o  della  riliquidazione  del  trattamento  di
quiescenza  spettante  sulla  base dei servizi riuniti o ricongiunti,
non  possono  essere  considerati  uno  stipendio,  una  paga  o  una
retribuzione  superiori  a quelli posti a base della liquidazione del
precedente  trattamento  di quiescenza se non sia trascorso almeno un
anno intero nel nuovo rapporto.
  Il  trattamento  di  quiescenza suddetto non puo', comunque, essere
inferiore  a  quello  che  sarebbe  spettato in relazione al servizio
precedente. ((3))
---------------
AGGIORNAMENTO (3)
  La Corte costituzionale, con sentenza 22 - 29 dicembre 1976, n. 275
(in  G.U.  1a  S.S.  05/01/1977  n. 4) ha dichiarato l'illegittimita'
costituzionale  del  combinato  disposto degli artt. 112 e 118, comma
secondo,  del  testo  unico delle norme sul trattamento di quiescenza
dei dipendenti civili e militari dello Stato, approvato con il d.P.R.
29  dicembre  1973,  n. 1092, "nella parte in cui non prevede, per il
caso  di cui all'art. 133, comma secondo, lett. c) dello stesso testo
unico,  la  corresponsione,  in  aggiunta  al maggiore trattamento di
quiescenza   che  sarebbe  spettato  sulla  base  del  solo  servizio
precedente,  di  un  trattamento  supplementare  di quiescenza per il
successivo  periodo  di  servizio,  da  liquidarsi secondo le vigenti
disposizioni,  limitatamente  a  quella  parte di detto servizio che,
sommato   al   precedente,   non   oltrepassi   il   limite   massimo
pensionabile."

Capo II

DISPOSIZIONI SPECIALI

                              Art. 119.
(Dipendenti  transitati  per  legge  dallo  Stato  a  enti diversi, o
                             viceversa)

  I dipendenti statali che per effetto di disposizioni di legge siano
transitati   alle   dipendenze  di  province,  comuni  o  altri  enti
conseguono, all'atto della cessazione dal servizio, il trattamento di
quiescenza sulla base della totalita' del servizio prestato.
  Lo  stesso  diritto  ha  il  personale  degli enti predetti che sia
transitato alle dipendenze dello Stato per effetto di disposizioni di
legge, purche' il servizio non statale gia' prestato fosse produttivo
di   trattamento   pensionistico   secondo   le  norme  dell'ente  di
provenienza.
  In   entrambi   i   casi   il   trattamento,  sia  diretto  che  di
riversibilita',   e'   stabilito  secondo  le  norme  applicabili  ai
dipendenti  statali e il relativo importo e' ripartito tra lo Stato e
gli  altri  enti,  in  proporzione  della  durata  dei  servizi utili
rispettivamente  resi;  agli effetti di tale ripartizione, il computo
si effettua a mesi interi, trascurando le frazioni di mese.
                              Art. 120.
(Servizi   con   iscrizione   ai  fondi  speciali  per  il  personale
                   postelegrafonico e telefonico)

  In  caso  di  passaggio,  con o senza soluzione di continuita', del
personale degli uffici locali e delle agenzie postali nei ruoli delle
amministrazioni  statali,  o  viceversa,  per  la  ricongiunzione dei
servizi  resi  con  iscrizione  al  fondo istituito presso l'Istituto
postelegrafonici, o riscattati secondo le norme del fondo stesso, con
quelli   prestati   allo   Stato,   si   applicano   le  disposizioni
dell'articolo 119.
  In  caso  di  passaggio,  con o senza soluzione di continuita', del
personale  dell'Azienda  di  Stato  per i servizi telefonici iscritto
alla   Cassa   integrativa   di  previdenza,  istituita  con  decreto
legislativo del Capo provvisorio dello Stato 22 gennaio 1947, n. 134,
nei ruoli di altre amministrazioni statali, per la ricongiunzione dei
servizi  si  applicano le disposizioni della legge 22 giugno 1954, n.
523. Per il personale iscritto alla Cassa medesima, assicurato presso
l'istituto  nazionale  delle assicurazioni, ai sensi dell'art. 10 del
regio  decreto-legge  14  giugno  1925,  n.  884, la destinazione del
capitale  garantito  dalla  relativa  polizza  sara' stabilita con il
regolamento  di  esecuzione previsto dall'art. 275 del presente testo
unico.
                              Art. 121.
       (Istituti di istruzione con fondi speciali di pensione)

  Il  servizio  reso  presso  Istituti non statali di Istruzione, con
iscrizione  a  fondi  speciali di pensione, e' ricongiungibile con il
servizio successivamente prestato in qualita' di dipendente statale.
  All'atto  della  definitiva  cessazione dal servizio, il dipendente
consegue   un  unico  trattamento  di  quiescenza  sulla  base  della
totalita'  dei  servizi resi a detti istituti e allo Stato, computati
secondo le norme dei rispettivi ordinamenti.
  Per  la  determinazione  del  trattamento  di  cui  sopra  e per la
ripartizione  del  relativo  onere finanziario si applica l'art. 119,
ultimo comma.
                              Art. 122.
(Servizi   resi,   con   polizza  assicurativa,  presso  istituti  di
                             istruzione)

  La  disposizione del primo comma dell'art. 121 si applica anche nei
casi  di  servizi prestati presso istituti non statali di istruzione,
con polizza assicurativa.
  Il  trattamento  di  quiescenza,  sulla  base  della  totalita' dei
servizi  resi  presso  detti istituti e presso lo Stato, e' liquidato
secondo le norme relative ai dipendenti statali.
  Per  la  ripartizione dell'onere finanziario si applica l'art. 119,
ultimo comma. Gli istituti di istruzione hanno diritto di rivalsa nei
confronti degli interessati.
                              Art. 123.
    (Insegnanti elementari e personale scolastico gia' comunale)

  Gli  insegnanti  elementari,  che  anteriormente  al 1 gennaio 1934
furono   iscritti   a  fondi  speciali  di  comuni  aventi  autonomia
scolastica,  e  successivamente  al Monte pensioni per gli insegnanti
elementari,  conseguono il trattamento di quiescenza per la totalita'
dei servizi in base alle norme relative ai dipendenti statali; a tali
fini,  il  servizio  reso  con  iscrizione  al Monte pensioni per gli
insegnanti elementari si considera come reso allo Stato.
  L'onere  relativo  al trattamento di quiescenza e' ripartito tra lo
Stato  e  i  comuni in proporzione alla durata dei rispettivi servizi
utili espressa in mesi, trascurando le frazioni di mese.
  L'ente  locale  versa  allo  Stato la propria quota capitalizzata a
norma delle disposizioni di cui alla legge 22 giugno 1954, n. 523.
  La  eventuale  differenza  tra  il  trattamento  anzidetto e quello
previsto  dagli  ordinamenti  speciali  dei comuni fa carico all'ente
locale  ed  e'  da  questo  determinata  e  direttamente  corrisposta
all'interessato.
  Il  presente  articolo  si applica anche agli insegnanti elementari
che,  posteriormente  al  31  dicembre  1933, erano ancora iscritti a
regolamenti  comunali  di pensione, intendendosi in ogni caso cessata
l'iscrizione  a  tali  regolamenti  a  decorrere  dal 1 ottobre 1948;
nonche'   ai  direttori  didattici,  agli  ispettori  scolastici,  ai
direttori  centrali e in genere al personale di cui all'art. 59 della
legge  6  febbraio  1941,  n.  176, in servizio alle dipendenze dello
Stato successivamente al 30 settembre 1948.

TITOLO VIII

RAPPORTI CON L'ISTITUTO NAZIONALE DELLA PREVIDENZA SOCIALE

                             Art. 124
((ARTICOLO  ABROGATO  DAL D.L. 31 MAGGIO 2010, N. 78, CONVERTITO, CON
          MODIFICAZIONI, DALLA L. 30 LUGLIO 2010, N. 122))
                             Art. 125.
                            (Contributi)

  I  contributi  da  versare  all'istituto nazionale della previdenza
sociale   per  la  costituzione  della  posizione  assicurativa  sono
determinati,   senza  interessi,  in  base  agli  stipendi,  paghe  o
retribuzioni  pensionabili, percepiti nel periodo cui si riferisce la
costituzione della posizione anzidetta.
  Per   i   servizi   non  di  ruolo  riscattati  i  contributi  sono
determinati,  senza  interesse,  in  base allo stipendio, alla paga o
alla retribuzione considerati per il riscatto.
  In  nessun  caso gli stipendi, le paghe o le retribuzioni di cui ai
precedenti  commi  si  considerano  di importo superiore o inferiore,
rispettivamente,   ai   massimali   o   ai   minimali   previsti  per
l'assicurazione  obbligatoria  per  l'invalidita',  la  vecchiaia e i
superstiti.
                              Art. 126.
                        (Casi di esclusione)

  Non  si fa luogo alla costituzione della posizione assicurativa per
i  dipendenti  cessati dal servizio senza aver acquisito il diritto a
pensione:
    a)  che  abbiano titolo all'assegno vitalizio di diritto a carico
del  Fondo  di  previdenza  per  i  dipendenti statali, salvo che non
optino  per  la  costituzione  della  posizione  assicurativa  presso
l'Istituto  nazionale  della  previdenza  sociale,  secondo  le norme
vigenti;
    b)  che  assumano  un  altro servizio di cui debba effettuarsi la
riunione o la ricongiunzione con il servizio precedente.
  La  costituzione  della  posizione  anzidetta  e' parimenti esclusa
qualora,  in  caso  di morte del dipendente in attivita' di servizio,
non  sussista  per i superstiti diritto a pensione nell'assicurazione
obbligatoria dell'istituto nazionale della previdenza sociale.
                              Art. 127.
             (Annullamento della posizione assicurativa)

  La  posizione  assicurativa  e'  annullata  qualora,  dopo  la  sua
costituzione, il dipendente acquisti titolo allo assegno vitalizio di
cui  alla  lettera  a)  dell'articolo  precedente  o  assuma un altro
servizio  di cui alla lettera b) dello stesso articolo, ovvero quando
venga  riconosciuto,  in favore del dipendente o dei suoi superstiti,
diritto a pensione.
  Qualora  la  posizione  assicurativa abbia gia' fatto conseguire la
pensione  a carico dell'Istituto nazionale della previdenza sociale o
la indennita' di cui all'art. 13 della legge 4 aprile 1952, n. 218, e
successive  modificazioni,  gli  interessati, per essere ammessi alla
ricongiunzione  dei  servizi  o per il conseguimento della pensione a
carico dello Stato, devono rinunciare alla pensione di detto Istituto
e  rifondere  ad  esso  le  rate  o  le  indennita'  riscosse con gli
interessi composti al saggio annuo del 5 per cento.
  Nei casi di annullamento della posizione assicurativa costituita in
relazione  a  servizi  statali, l'Istituto nazionale della previdenza
sociale restituisce allo Stato l'importo dei contributi versati.
                              Art. 128.
        ((ARTICOLO ABROGATO DAL D. LGS. 15 MARZO 2010, N.66))
                              Art. 129.
                              (Operai)

  Gli  operai  nominati  in ruolo anteriormente al 1 luglio 1956 sono
iscritti  all'assicurazione  per  l'invalidita',  la  vecchiaia  e  i
superstiti  e i relativi contributi sono assunti interamente a carico
dello Stato.
  Lo Stato subentra nei diritti dei predetti operai e dei loro aventi
causa  alla  pensione  o quota di pensione relativa all'assicurazione
obbligatoria  per  l'invalidita',  la  vecchiaia e i superstiti per i
servizi  resi  dal  1  gennaio  1926 con iscrizione all'assicurazione
predetta, che sono valutati anche per la pensione statale.
  Per gli operai in servizio al 1 luglio 1956, che anteriormente alla
data   stessa   abbiano   acquisito   il  diritto  alla  pensione  di
invalidita',  di  vecchiaia  o  per  i  superstiti,  il  disposto del
precedente  comma  si  applica a partire dalla data di cessazione dal
servizio.
  Gli  operai di cui al precedente comma che, alla data del 30 aprile
1952,  si  trovavano  nelle  condizioni  richieste  per conseguire la
pensione  di  invalidita'  e vecchiaia, salvo il requisito dell'eta',
hanno diritto, quando siano in possesso anche di tale requisito, alla
pensione  sopracitata  per la parte assicurativa gia' costituita alla
data  del  30  aprile  1952,  ferma restando l'applicazione del terzo
comma.
  Il  secondo comma non e' applicabile agli operai che, alla data del
1 luglio 1956, erano titolari di pensione privilegiata.
  Le  disposizioni contenute nel presente articolo si applicano anche
agli  operai  che  abbiano  ottenuto  od  ottengano  la  nomina  o il
passaggio ad impiego civile o militare, e ai loro aventi causa.

TITOLO IX

CUMULO DI PENSIONI E STIPENDI

                              Art. 130.
        (Pensione normale diretta e trattamento di attivita)

  E'   ammesso  il  cumulo,  salvo  quanto  disposto  negli  articoli
seguenti, di una pensione normale diretta o di un assegno equivalente
con  un trattamento di attivita' quando detti trattamenti derivino da
servizi  resi  alle  dipendenze  di amministrazioni statali, comprese
quelle con ordinamento autonomo, di regioni, di province, di comuni o
di  istituzioni  pubbliche  di  assistenza  e  beneficenza,  di  enti
parastatali,  di  enti  o  istituzioni di diritto pubblico, anche con
ordinamento autonomo, sottoposti a vigilanza o a tutela dello Stato o
al  cui  mantenimento  lo  Stato  concorra con contributi a carattere
continuativo,  nonche'  di  aziende annesse o direttamente dipendenti
dalle  regioni,  dalle  province,  dai  comuni  o  dagli  altri  enti
suindicati.
  All'atto  della  cessazione  del  nuovo  rapporto  e'  liquidato il
trattamento  di  quiescenza  in base al servizio relativo al rapporto
stesso. Tale trattamento e' cumulabile con la pensione o assegno gia'
conseguiti in dipendenza del precedente rapporto.
  Restano  ferme  le  disposizioni  concernenti  il divieto di cumulo
degli  assegni  accessori  di  quiescenza  tra  loro  o  con  assegni
accessori di attivita'.
                              Art. 131.
      (Opzione per la riunione o la ricongiunzione dei servizi)

  In  luogo  del  cumulo dei trattamenti di cui al primo e al secondo
comma   dell'art.   130,   qualora  sia  ammessa  la  riunione  o  la
ricongiunzione  del  nuovo  con  il precedente servizio, il personale
interessato puo' optare per tale riunione o ricongiunzione, con tutti
gli effetti previsti dagli ordinamenti applicabili nei singoli casi.
  Per  l'esercizio  dell'opzione  si  osservano le disposizioni degli
art. 151 e 262, ultimo comma.
  Il  personale  che  abbia  esercitato  l'opzione perde il godimento
della  pensione  o  dell'assegno  gia' conseguiti e deve rifondere le
rate percepite durante la nuova prestazione di servizio.
  All'atto della cessazione del nuovo rapporto, spetta il trattamento
di  quiescenza  da  liquidarsi sulla base della totalita' dei servizi
prestati  e  secondo  le  norme  applicabili  in  relazione  a  detta
cessazione.
  Si osservano le disposizioni dell'art. 118.
  Nei  casi  di  cumulo  di  servizi  resi  con iscrizione alle casse
pensioni,  amministrate  dalla  Direzione  generale degli istituti di
previdenza del Ministero del tesoro, ai monti pensioni o a istituti o
fondi  speciali  per  pensioni  amministrati  da  comuni,  province o
istituzioni  pubbliche  di assistenza e beneficenza, non si applicano
le  norme  contenute  nei  commi secondo, terzo e quarto del presente
articolo. In tali casi l'esercizio della opzione e la rifusione delle
rate  di  pensione  percepite  si  effettuano  secondo  le norme e le
modalita'  contemplate  dagli  ordinamenti  delle casse pensioni, dei
monti  pensioni  degli  istituti  o fondi speciali per pensioni sopra
indicati.
                             Art. 132.
         (Effetti del precedente servizio in caso di cumulo)

  Nei  casi  di  cumulo  di  un  trattamento  di  quiescenza  con  un
trattamento  di attivita', il precedente servizio che ha dato diritto
alla  pensione  o  all'assegno  in  godimento  non si computa ai fini
economici e di carriera nel nuovo rapporto ne' ai fini dell'ulteriore
trattamento  di  quiescenza  di  cui  al secondo comma dell'art. 130;
resta   altresi'  esclusa  l'applicazione  di  norme  che  consentano
maggiorazioni   a   qualsiasi   titolo  dell'anzianita'  di  servizio
valutabile  ai  fini  di  pensione,  che siano gia' state considerate
nella liquidazione della precedente pensione od assegno.
                             Art. 133.
                         (Divieto di cumulo)

  Il  cumulo  dei trattamenti di cui al primo comma dell'art. 130 non
e' ammesso nei casi in cui il nuovo rapporto costituisce derivazione,
continuazione  o  rinnovo di quello precedente che ha dato luogo alla
pensione.
  Il divieto di cui sopra opera nei casi di:
    a) riammissione in servizio di personale civile;
    b) richiamo alle armi di personale militare provvisto di pensione
per il precedente servizio militare;
    c)  nomina  all'impiego  civile  di  sottufficiale o graduato, in
applicazione  delle  particolari  disposizioni concernenti riserva di
posti in favore di detti militari;
    d) nomina conseguita mediante concorso riservato esclusivamente a
soggetti  che  hanno  gia'  prestato  servizio ovvero a tali soggetti
insieme con appartenenti a particolari categorie di professionisti;
    e) conferimento di incarichi di insegnamento in scuole o istituti
dello stesso grado di quelli presso cui e' stato prestato il servizio
precedente in qualita' di incaricato;
    f) nomina senza concorso a posto statale o presso gli enti di cui
all'art.  130,  conseguita  in  derivazione  o  in  continuazione  o,
comunque,   in   costanza   di   un   precedente  rapporto  d'impiego
rispettivamente con lo Stato o con gli enti stessi.
  Nei  casi  in  cui  il  precedente  rapporto abbia dato titolo alla
liquidazione  di un trattamento di pensione, il trattamento stesso e'
sospeso.
  Al  termine  del nuovo servizio spetta il trattamento di quiescenza
secondo il disposto del quarto comma dell'art. 131.
                              Art. 134.
                (Reiscrizioni a casse di previdenza)

  Nel  caso  di trattamento di quiescenza che derivi da iscrizione ad
una  delle casse pensioni facenti parte degli istituti di previdenza,
amministrati  dal  Ministero  del tesoro, seguita da continuazione di
iscrizione o da reiscrizione alla stessa cassa pensioni, si applicano
le disposizioni dei commi seguenti.
  Qualora   il  dipendente  iscritto  ad  una  delle  casse  pensioni
precedentemente  indicate  cessi  dal  servizio  e  sia trattenuto in
servizio o riprenda servizio presso lo stesso ente, con continuazione
di  iscrizione  o  con  reiscrizione  alla  cassa  medesima, le norme
contenute  nei  primi  tre  commi  dell'art. 133 trovano applicazione
soltanto  nei  casi  in  cui la cessazione dal servizio non derivi da
collocamento  a riposo per limiti di eta' previsti da legge, da norme
regolamentari  o  da  contratto  collettivo  di  lavoro  a  carattere
nazionale.
  Negli altri casi di collocamento a riposo, in cui le norme indicate
nel  comma precedente debbano applicarsi, il dipendente puo' chiedere
il  trattamento  di  pensione  spettante per la totalita' dei servizi
resi   con   iscrizione  e  con  continuazione  di  iscrizione  o  di
reiscrizione  alla  cassa oppure i separati trattamenti di pensione e
di  pensione  aggiuntiva  relativi, rispettivamente, al servizio reso
con  iscrizione e da quello reso con continuazione di iscrizione o di
reiscrizione;  la  pensione rimane comunque sospesa per la durata del
servizio reso con continuazione di iscrizione o di reiscrizione.
                              Art. 135.
         (Personale in servizio alla data del 1 marzo 1966)

  Nei  confronti  del  personale  che  alla  data del 1 marzo 1966 si
trovava  in servizio in una delle posizioni previste dall'art. 133 ed
era  titolare  di  una pensione per i servizi prestati anteriormente,
continuano  ad applicarsi le disposizioni vigenti al 28 febbraio 1966
in  materia  di cumulo fra pensione e assegni di attivita', salvo che
il  personale  stesso  abbia  esercitato  opzione  per  la riunione o
ricongiunzione dei servizi.
                              Art. 136.
       (Trattamento di attivita' e pensione di riversibilita)

  E'   ammesso  il  contemporaneo  godimento  di  un  trattamento  di
attivita'  con  una  pensione normale, di riversibilita' o indiretta,
conseguita  per  i  servizi  prestati dal dante causa alle dipendenze
delle  amministrazioni  o  degli  enti  indicati nell'art. 130, salva
l'applicazione dell'ultimo comma dell'articolo stesso.
                              Art. 137.
               (Trattamento economico di sfollamento)

  Le  disposizioni  contenute  negli articoli precedenti del presente
titolo  si  applicano  anche  nei confronti del personale militare in
godimento  di  trattamento  economico  di  sfollamento,  nonche'  nei
confronti  dei titolari di pensione o di assegno equivalente che, pur
non  derivanti  dai  servizi  indicati  nell'art. 130, siano a carico
dello  Stato  o dell'amministrazione ferroviaria o di fondi istituiti

presso   le   amministrazioni  dello  Stato,  anche  con  ordinamento
autonomo.
                              Art. 138.
                  (Pensioni a carico dell'I.N.P.S.)

  Le  disposizioni  contenute  negli articoli precedenti del presente
titolo   non  concernono  le  pensioni  derivanti  dall'assicurazione
obbligatoria  per  l'invalidita',  la  vecchiaia  e  i superstiti o a
carico  di  fondi  sostitutivi  gestiti dall'Istituto nazionale della
previdenza sociale.
                              Art. 139.
                       (Pensione privilegiata)

  La  pensione  privilegiata  o l'assegno rinnovabile sono cumulabili
con   un  trattamento  di  attivita'  ovvero  con  altro  trattamento
pensionistico  derivante da un rapporto di servizio diverso da quello
che ha dato luogo alla pensione o all'assegno anzidetti.
  Qualora  l'interessato  chieda  la riunione o la ricongiunzione dei
servizi, si applicano le norme di cui al titolo VII.
  Le  disposizioni  dei  commi  precedenti  si  applicano anche per i
sottufficiali  e  i  graduati  che  abbiano  conseguito,  con o senza
soluzione di continuita', la nomina ad impiego civile di cui all'art.
133, lettera e).
                              Art. 140.
                     (Pensione di riversibilita)

  E' ammesso il cumulo della pensione di riversibilita', spettante al
coniuge superstite del dipendente statale, con una pensione diretta.
  E'  altresi' ammesso il cumulo delle pensioni di riversibilita' cui
gli  aventi  causa  abbiano diritto da parte di danti causa che siano
stati dipendenti statali.

TITOLO X

RITENUTE SULLA PENSIONE RECUPERO DI CREDITI PRESCRIZIONE DELLE RATE

                              Art. 141.
        ((ARTICOLO ABROGATO DAL D. LGS. 15 MARZO 2010, N.66))
                              Art. 142.
          (Ritenute non operate sugli assegni di attivita)

  Se  durante i periodi di servizio computati ai fini del trattamento
di  quiescenza  non  siano state operate le ritenute in conto entrate
del  tesoro,  di  cui  all'art. 3, il relativo importo e' imputato al
trattamento   di   quiescenza  in  unica  soluzione  oppure  mediante
trattenute mensili in misura non superiore al quinto della pensione o
dell'assegno rinnovabile.
  Nel caso in cui, ai sensi dell'art. 8, si debba valutare un periodo
non  retribuito, l'interessato e' tenuto a versare, per la durata del
periodo  stesso, l'importo delle ritenute in conto entrate del tesoro
applicabili all'ultimo stipendio integralmente percepito.
                              Art. 143.
                 (Sequestro, pignoramento, cessione)

  Il  trattamento  di  quiescenza  con  i relativi assegni accessori,
fatta   eccezione   per   l'indennita'   integrativa   speciale,   e'
sequestrabile  e  pignorabile  per  la  realizzazione  dei crediti da
risarcimento   del   danno   eventualmente   causato  dal  dipendente
all'amministrazione.
  Quando  i  crediti  predetti  siano  stati  accertati  con sentenza
passata  in  giudicato,  il  ristoro  del  danno  puo' avvenire anche
mediante trattenuta sugli importi da corrispondere.
  La  pensione  e l'assegno rinnovabile non possono, comunque, essere
sottoposti  a  sequestro,  a  pignoramento  o  a trattenuta in misura
superiore  a  un  quinto,  valutato  al  netto  delle ritenute di cui
all'art. 141.
  Si  applicano  il decreto del Presidente della Repubblica 5 gennaio
1950, n. 180, e successive modificazioni, e il regio decreto-legge 19
gennaio 1939, n. 295.
  Il termine di prescrizione previsto dal primo comma dell'art. 2 del
suddetto  regio  decreto-legge non decorre prima del giorno in cui il
provvedimento   di   liquidazione   della   pensione  o  dell'assegno
rinnovabile sia portato a conoscenza dell'interessato, ai sensi delle
disposizioni del presente testo unico.
                              Art. 144.
                   (Recupero dell'equo indennizzo)

  Nel  caso  in cui il dipendente al quale sia stato liquidato l'equo
indennizzo  ottenga successivamente, per la stessa causa, la pensione
privilegiata, la meta' dell'ammontare dell'indennizzo liquidato sara'
recuperata  mediante  trattenute  mensili  sulla pensione, di importo
pari a un decimo dell'ammontare di questa.

PARTE SECONDA

Procedimento

TITOLO I

DOCUMENTAZIONE, RISCATTO E RICONGIUNZIONE DEI SERVIZI

                              Art. 145.
            (Dichiarazione dei servizi e documentazione)

  Il  dipendente  statale  all'atto  dell'assunzione  in  servizio e'
tenuto  a  dichiarare  per iscritto tutti i servizi di ruolo e non di
ruolo  prestati  in  precedenza  allo  Stato,  compreso  il  servizio
militare  o  ad altri enti pubblici, nonche' i periodi di studio e di
pratica   ed   esercizio   professionali   di  cui  all'art.  13.  La
dichiarazione deve essere resa anche se negativa.
  Il  provvedimento  che  dispone  la  nomina  a posto di ruolo negli
impieghi  statali  deve  contenere  l'attestazione  che il dipendente
abbia  reso  la  dichiarazione  di  cui  al comma precedente; per gli
insegnanti  l'attestazione  e'  fatta  nel  provvedimento di nomina a
ordinario.
  Sono  ammesse  dichiarazioni  integrative nel termine perentorio di
due  anni  dalla  data  della  dichiarazione  originaria;  in caso di
decesso  del  dipendente,  la  dichiarazione  originaria  puo' essere
integrata dagli aventi causa.
  Il  dipendente,  inoltre, e' tenuto a dichiarare i dati relativi al
suo stato di famiglia nonche' le successive variazioni.
  La  documentazione  relativa  alle  dichiarazioni  di  cui ai commi
precedenti,  ove  non  sia  prodotta  dall'interessato,  e' acquisita
d'ufficio.
  I  servizi e i periodi non dichiarati ai sensi dei commi precedenti
non possono essere valutati ai fini del trattamento di quiescenza.
                             Art. 146.
                 (Trasmissione della dichiarazione)

  Il  capo  dell'ufficio presso il quale il dipendente statale assume
servizio,  ricevuta  la  dichiarazione  pre, vista dall'art. 145 e la
documentazione eventualmente prodotta dall'interessato, trasmette gli
atti  all'ufficio  competente  a  liquidare  il  trattamento  normale
diretto;   quest'ultimo  ufficio  acquisisce  la  documentazione  non
prodotta dall'interessato.
                              Art. 147.
              (Servizi e periodi computabili a domanda)

  Il  dipendente  statale  che  abbia da far valere servizi o periodi
computabili  a  domanda,  con  o  senza  riscatto, puo' presentare la
domanda contestualmente alla dichiarazione di cui all'art. 145 oppure
successivamente,  ma  almeno  due  anni  prima del raggiungimento del
limite  di  eta'  previsto  per  la  cessazione dal servizio, pena la
decadenza.
  Qualora  la  cessazione  dal  servizio  abbia  luogo  prima che sia
scaduto  il  termine  di  cui  al primo comma, la domanda deve essere
presentata,   a   pena  di  decadenza,  entro  novanta  giorni  dalla
comunicazione del provvedimento di cessazione.
  Nel  caso  di  decesso in servizio del dipendente, anche se incorso
nella  decadenza  di  cui  al  primo  comma,  l'ufficio  competente a
liquidare  la  pensione  interpella,  circa  il computo dei servizi e
periodi  suddetti,  gli  aventi  causa,  i  quali  possono presentare
domanda entro il termine perentorio di novanta giorni dalla ricezione
dell'invito dell'ufficio.
                              Art. 148.
    (Applicabilita' delle disposizioni degli articoli precedenti)

  Le  4  disposizioni  contenute  negli  articoli  145,  146 e 147 si
osservano,  in  quanto applicabili, anche per i dipendenti civili non
di  ruolo,  con  esclusione  soltanto  di  quelli  che  ai  fini  del
trattamento  di  quiescenza  sono iscritti all'assicurazione generale
obbligatoria.
  Alla dichiarazione dei servizi non tenuto il personale militare non
appartenente al servizio permanente o continuativo.
                              Art. 149.
               (Definizione della domanda di computo)

  Sulla  domanda di computo dei servizi e dei periodi di cui all'art.
147  provvede l'ufficio competente a liquidare il trattamento normale
diretto.
  Il  provvedimento  e'  emesso  entro novanta giorni dalla ricezione
della  domanda  o  dalla  acquisizione dei documenti ed e' comunicato
all'interessato in forma amministrativa.
                              Art. 150.
               (Pagamento del contributo di riscatto)

  Il  contributo  di  riscatto puo' essere versato in unica soluzione
oppure mediante ritenute mensili sullo stipendio, paga o retribuzione
o  sul  trattamento diretto di quiescenza per un periodo di tempo non
superiore   a   quello  riscattato,  a  decorrere  dal  secondo  mese
successivo  a  quello  di  registrazione  del  provvedimento  di  cui
all'art. 149.
  Nel  caso  di  liquidazione  di indennita' in luogo di pensione, il
contributo  di  riscatto  e  le  rate  residue sono detratti in unica
soluzione dall'indennita' stessa.
  Nel  caso  di  pensione  di  riversibilita' l'importo delle rate di
contributo   non   ancora   versate   e'   ridotto  proporzionalmente
all'aliquota  di  riversibilita'  della  pensione,  fermo restando il
numero delle rate stesse.
                              Art. 151.
   (Riunione e ricongiunzione dei servizi su domanda o di ufficio)

  La  riunione  e  la  ricongiunzione  dei servizi sono effettuate su
domanda dell'interessato nel caso in cui, per il servizio precedente,
sia  stato  liquidato  il  trattamento  di  quiescenza  e  questo sia
cumulabile  con il trattamento di attivita' spettante in relazione al
nuovo rapporto; in ogni altro caso si provvede di ufficio.
  La  domanda  deve  essere  presentata all'amministrazione statale o
all'ente  presso  cui  il  dipendente presta il nuovo servizio ovvero
all'istituto al quale e' iscritto ai fini di quiescenza.
  La  domanda  non  e'  ammessa se presentata oltre il termine di sei
mesi  dalla  data  di  inizio  del nuovo rapporto. Qualora, pero', il
trattamento  di  quiescenza relativo al precedente servizio sia stato
liquidato  dopo  la  data  di  inizio  del nuovo rapporto, il termine
anzidetto  decorre  dalla  data di comunicazione del provvedimento di
liquidazione  o,  se anteriore, dalla data di riscossione della prima
rata  di  pensione  o di assegno ovvero dell'indennita' per una volta
tanto.
  L'amministrazione, l'ente o l'istituto di cui al secondo comma, ove
non  respinga  la domanda, ne da' comunicazione all'amministrazione o
all'ente  da  cui il dipendente proviene ovvero all'istituto al quale
era  stato  iscritto,  entro  novanta  giorni dalla data di ricezione
della domanda o dalla data di acquisizione dei documenti.
  Per  l'amministrazione  statale  provvede  l'ufficio  competente  a
liquidare il trattamento normale diretto.
                              Art. 152.
            (Determinazione della pensione capitalizzata)

  Il  provvedimento  con  il  quale  viene determinata la pensione in
valore  capitale  o  l'indennita'  per  una  volta  tanto  da versare
all'amministrazione  statale,  all'ente  o  all'istituto  di  cui  al
secondo  comma  dell'art.  151 e' emesso entro sei mesi dalla data di
ricezione  della  comunicazione  di  cui  al  quarto  comma  di detto
articolo.
  Per l'amministrazione statale provvede l'ufficio che ha liquidato o
che  e' competente a liquidare il trattamento di quiescenza spettante
al proprio dipendente.
  Il    provvedimento   e'   comunicato   in   forma   amministrativa
all'interessato  nonche' all'amministrazione o all'ente a cui egli e'
transitato  ovvero  all'istituto  al  quale  e'  iscritto  ai fini di
quiescenza.
                              Art. 153.
    (Riparto del trattamento di quiescenza a carico dello Stato)

  Nei  casi  di  ricongiunzione  di servizi, previsti nel titolo VII,
capo  II, l'ufficio competente a liquidare il complessivo trattamento
di quiescenza determina la quota a carico dell'ente che concorre alla
ricongiunzione.
  Lo  stesso  ufficio  provvede  alla  capitalizzazione  della  quota
comunale nei casi di cui all'art. 123.
  Il    provvedimento   e'   comunicato   in   forma   amministrativa
all'interessato   e   all'ente   o  all'istituto  che  concorre  alla
ricongiunzione.

TITOLO II

LIQUIDAZIONE DEL TRATTAMENTO DI QUIESCENZA

Capo I

TRATTAMENTO NORMALE DIRETTO E DI RIVERSIBILITA'

Sezione I. - Trattamento normale diretto

                              Art. 154.
                            (Competenza)

  Per il personale degli uffici periferici la competenza a provvedere
al  collocamento  a  riposo per raggiungimento del limite di eta' e a
liquidare il relativo trattamento di quiescenza e' devoluta, per ogni
amministrazione,    all'ufficio    periferico    con   circoscrizione
provinciale  o  superiore;  nei  casi  di cessazione dal servizio per
causa  diversa  dal raggiungimento del limite di eta', il trattamento
di  quiescenza  normale  e'  liquidato  dall'ufficio  precedentemente
indicato   in  base  al  provvedimento  di  cessazione  dal  servizio
trasmesso  dall'organo competente ovvero in base a una sentenza della
Corte  dei  conti  che  dichiari  essersi  verificate  le  condizioni
previste per il diritto a detto trattamento.
  Per  il collocamento a riposo e per la liquidazione del trattamento
di  quiescenza  del  personale  in servizio presso le amministrazioni
centrali,  dei  dirigenti  degli uffici periferici con circoscrizione
non inferiore a quella provinciale nonche' per il personale collocato
fuori  ruolo o comandato presso altre amministrazioni o enti pubblici
provvede l'amministrazione centrale a cui il dipendente appartiene.
  Gli   uffici   centrali  e  periferici  competenti  a  disporre  il
collocamento  a  riposo  e  a  liquidare  il  relativo trattamento di
quiescenza,  ai  sensi  dei commi precedenti sono stabiliti, per ogni
amministrazione,  con decreto del Presidente della Repubblica, previa
deliberazione  del  Consiglio dei Ministri su proposta del Presidente
del  Consiglio dei Ministri, di concerto con il Ministro competente e
con il Ministro per il tesoro.
  Il  Ministero  di  grazia  e  giustizia  liquida  il trattamento di
quiescenza  dei  magistrati  ordinari  e  del  personale,  centrale e
periferico,  dipendente  dal  Ministero  stesso nonche' del personale
degli  archivi  notarili;  la  Presidenza  del Consiglio dei Ministri
provvede per i magistrati e per il personale del Consiglio di Stato e
della  Corte dei conti nonche' per il personale dell'Avvocatura dello
Stato.
  Restano  ferme  le norme vigenti alla data di entrata in Vigore del
presente  testo  unico,  secondo le quali il collocamento a riposo di
determinate  categorie  di  dipendenti  dello  Stato  e' disposto con
decreto del Presidente della Repubblica.
  Resta ferma la competenza dell'amministrazione centrale nei casi in
cui  ai  dipendenti  uffici  periferici  siano  demandati  compiti di
carattere esclusivamente tecnico.
                              Art. 155.
           (((Cessazione dal servizio per limiti di eta).

  La  cessazione dal servizio per raggiungimento del limite di eta' e
la  liquidazione del trattamento di quiescenza sono disposte, ove non
ostino particolari motivi, con unico decreto.
  Nello  stesso  decreto di liquidazione sono indicate, ai fini della
riversibilita' della pensione, le generalita' del coniuge e dei figli
minorenni.
  Il  provvedimento  e'  trasmesso  ai competenti organi di controllo
almeno sei mesi prima del raggiungimento del limite di eta'.
  Entro trenta giorni dal ricevimento, la competente ragioneria invia
copia   del  decreto  di  cui  ai  precedenti  commi  alla  direzione
provinciale   del  tesoro  per  il  puntuale  inizio  dei  pagamenti,
indicandovi  il  numero  di  iscrizione da attribuire alla partita di
pensione.
  La medesima ragioneria trasmette altresi' alla Corte dei conti, per
il  controllo  di  competenza,  il provvedimento di cui al precedente
terzo comma unitamente alla relativa documentazione.
  La  direzione provinciale del tesoro, ricevuta copia del decreto di
concessione  della  pensione,  procede  all'apertura  della  relativa
partita   di  spesa  fissa  sulla  quale  dispone  il  pagamento  del
trattamento economico sulla base di quanto previsto nel provvedimento
stesso.  Nel  caso  in  cui  i pagamenti disposti in base a tali atti
risultino errati, si fa luogo al conguaglio a credito o a debito.
  All'atto  della  cessazione  dal  servizio,  copia  del  decreto di
liquidazione  e' consegnata dal capo dell'ufficio al titolare, che ne
rilascia ricevuta.
  Qualora  non  sia  possibile  per  eccezionali motivati impedimenti
predisporre  il  provvedimento  nei termini stabiliti dal terzo comma
del   presente   articolo,   e'  autorizzata  la  corresponsione  del
trattamento  provvisorio  con  le procedure di cui al successivo art.
162)).
                              Art. 156.
               (Altri casi di cessazione del servizio)

  Nei   casi  di  cessazione  dal  servizio  per  causa  diversa  dal
raggiungimento  del limite di eta', il provvedimento di cessazione e'
comunicato,  anche  prima della registrazione, all'ufficio competente
affinche' proceda alla liquidazione del trattamento di quiescenza.
  Si  osservano  le  disposizioni  dei  commi  secondo  e  ((ottavo))
dell'art. 155.
                            Art. 157.
                      (Liquidazione di ufficio)

  Il  trattamento  normale  diretto  e'  in  ogni  caso  liquidato di
ufficio.

Sezione II. - Trattamento normale di riversibilita'

                              Art. 158.
                            (Competenza)

  In   caso   di  decesso  in  servizio  il  trattamento  normale  di
riversibilita'  e'  liquidato  dall'ufficio competente a liquidare il
trattamento diretto.
  Per  i  familiari  del pensionato provvede la direzione provinciale
del  tesoro  che  ha  in  carico  la  partita  relativa alla pensione
diretta;  se per la liquidazione della pensione di riversibilita' sia
necessario  determinare  nuovamente la misura della pensione diretta,
provvede l'ufficio competente a liquidare il trattamento diretto.
  In  caso  di  decesso  di  un  compartecipe  della  pensione,  alla
liquidazione del nuovo trattamento in favore dell'altro o degli altri
titolari del diritto provvede la direzione provinciale del tesoro che
ha  in  carico  la  partita; la stessa direzione provinciale provvede
altresi'  nei casi di perdita del diritto da parte di un compartecipe
della pensione nonche' nei casi di consolidamento.
  Per  la  riversibilita'  della pensione in favore dei familiari dei
dipendenti   degli   archivi   notarili   provvede  l'amministrazione
centrale.
                              Art. 159.
            (Liquidazione in caso di decesso in servizio)

  Il  trattamento  normale di riversibilita' in favore (ella vedova e
degli  orfani  minorenni  del  dipendente  deceduto  in  attivita' di
servizio  e'  liquidato  di  ufficio;  in  favore  degli altri aventi
diritto si provvede su domanda degli interessati.
                              Art. 160.
           (Liquidazione in caso di morte del pensionato)

  In  caso  di  morte  del  pensionato  la  direzione provinciale del
tesoro,   senza  l'adozione  di  provvedimento  formale,  liquida  la
pensione  di  riversibilita'  a  favore  della  vedova e degli orfani
minorenni, in base ai dati risultanti nel decreto di liquidazione del
trattamento  diretto  e  previo  accertamento  della  inesistenza  di
sentenza  di  separazione  personale  per  colpa della vedova - Senza
provvedimento formale si procede anche in favore degli orfani in caso
di  decesso  o  di  passaggio  ad altre nozze del coniuge superstite,
titolare di pensione di riversibilita'.
  ((Senza  provvedimento  formale  si  procede  anche in favore degli
orfani  in  caso di decesso o di passaggio ad altre nozze del coniuge
superstite  titolare di pensione di riversibilita', nonche' in favore
del coniuge superstite e degli orfani minori del pensionato, nel caso
in  cui  il  matrimonio  sia  stato contratto prima che il pensionato
stesso  compisse  il  sessantacinquesimo  anno  di  eta',  ovvero dal
matrimonio  sia  nata prole, anche se postuma, o col matrimonio siano
stati   legittimati   figli   naturali,   previo  accertamento  della
sussistenza di una delle condizioni suddette)).
  Con  le modalita' indicate nel primo comma del presente articolo la
direzione   provinciale   del   tesoro   liquida   la   pensione   di
riversibilita'  a  favore della vedova e degli orfani minori anche in
mancanza dei dati di cui al secondo comma del precedente articolo 155
e  previo  accertamento  della tempestivita' del matrimonio contratto
dal pensionato.
  Gli   atti  relativi  alle  concessioni  effettuate  ai  sensi  del
precedente  comma  sono inviati alla Corte dei conti per il controllo
successivo.
                              Art. 161.
       (Riversibilita' ordinaria del trattamento privilegiato)

  Le  disposizioni  della  presente sezione si applicano anche per la
riversibilita'  ordinaria  della pensione privilegiata e dell'assegno
rinnovabile.

Sezione III. - Disposizioni comuni

                              Art. 162.
                    (((Liquidazione provvisoria).

  Dalla  data  di  cessazione  dal  servizio  e  sino  all'inizio del
pagamento della pensione diretta, la competente direzione provinciale
del  tesoro  corrisponde  al  pensionato  un trattamento provvisorio,
determinato  in  relazione ai servizi risultanti dalla documentazione
prodotta  ovvero in possesso dell'amministrazione, purche' sussistano
i  presupposti  per  il  loro  riconoscimento  a  norma  di legge, da
recuperare in sede di liquidazione della pensione definitiva.
  Il  trattamento di cui al precedente comma spetta anche dal coniuge
ed  agli  orfani  minorenni  del  dipendente deceduto in attivita' di
servizio   o   del   pensionato   deceduto   durante  il  periodo  di
corresponsione del trattamento provvisorio.
  La concessione del trattamento provvisorio di cui al primo comma e'
disposta mediante apposita comunicazione, a cura dell'amministrazione
centrale   o   periferica   competente  a  liquidare  il  trattamento
definitivo  a  norma  delle  disposizioni  vigenti,  contenente anche
l'indicazione  del  numero  di  iscrizione da assegnare alla relativa
partita.
  Lo  stesso  numero  sara'  attribuito  alla pensione definitiva che
verra' successivamente liquidata.
  Detta   comunicazione,   unitamente  a  un  documento  sottoscritto
dall'interessato  contenente  le indicazioni ritenute necessarie e le
dichiarazioni  previste dalle norme vigenti, e' trasmessa, almeno tre
mesi  prima  della data della cessazione dal servizio, alla direzione
provinciale  del tesoro territorialmente competente, la quale procede
all'apertura  della  relativa  partita  di  spesa  fissa. Nei casi di
cessazione  dal  servizio per causa diversa dal compimento del limite
di  eta'  o  per  morte del dante causa, la comunicazione riguardante
l'attribuzione  della  pensione provvisoria deve essere trasmessa con
il  documento  suddetto  alla  direzione provinciale del tesoro entro
trenta  giorni  dalla  cessazione  dal  servizio  o  dalla  morte. La
direzione  provinciale  del  tesoro  dispone, con precedenza assoluta
sugli   affari   correnti,   l'immediato   pagamento  della  pensione
spettante.
  La  comunicazione  di  cui  al terzo comma e' estesa alla Corte dei
conti per il riscontro successivo sui pagamenti.
  A  tal  fine gli occorrenti dati sono resi disponibili per la Corte
medesima  attraverso  il sistema informativo della Direzione generale
dei servizi periferici del tesoro.
  In  caso  di  decesso  del pensionato, la direzione provinciale del
tesoro  che  ha  in  carico  la  relativa  partita, qualora non trovi
applicazione  l'art.  160, primo, secondo e quarto comma, procede, in
attesa  della registrazione del provvedimento, alla corresponsione in
via  provvisoria  al coniuge ed agli orfani minori della pensione che
ad essi compete ai sensi del presente testo unico.
  Qualora   l'importo   della   pensione   definitiva  diretta  o  di
reversibilita'  risultante dal decreto di concessione registrato alla
Corte   dei   conti  non  sia  uguale  a  quello  attribuito  in  via
provvisoria,  la  direzione  provinciale  del  tesoro  provvede  alle
necessarie  variazioni,  facendo  luogo  al  conguaglio a credito o a
debito.
  I   dirigenti  e  il  personale  degli  uffici  competenti  per  le
liquidazioni  di  cui  al  presente  articolo nonche' quelli preposti
all'ordinazione  dei relativi pagamenti sono responsabili dei ritardi
nell'applicazione  delle disposizioni contenute nel presente articolo
e  passibili  delle  sanzioni  disciplinari previste dall'art. 78 del
testo unico delle disposizioni concernenti lo statuto degli impiegati
civili  dello  Stato,  approvato  con  decreto  del  Presidente della
Repubblica 10 gennaio 1957, n. 3.
  Le  disposizioni  di  cui al precedente comma si applicano anche ai
dirigenti   degli   uffici  tenuti  all'espletamento  di  adempimenti
comunque  connessi con la liquidazione e il pagamento del trattamento
di pensione)).

Capo II

TRATTAMENTO PRIVILEGIATO DIRETTO E DI RIVERSIBILITA'

Sezione I. - Organi e competenza

                              Art. 163.
                     (Amministrazione centrale)

  Il  provvedimento  con il quale si liquida o si nega il trattamento
privilegiato,   sia   diretto  che  di  riversibilita',  e'  adottato
dall'amministrazione  centrale a cui il dipendente apparteneva, salvo
quanto disposto negli articoli 164 e 188.
  ((COMMA  ABROGATO DAL D.L. 21 SETTEMBRE 1987, N.387,CONVERTITO, CON
MODIFICAZIONI, DALLA L. 20 NOVEMBRE 1987, N.472)).
                              Art. 164.
                           (Altri uffici)

  All'ufficio   centrale  o  periferico  competente  a  liquidare  il
trattamento  normale  diretto  e', altresi', devoluta la competenza a
provvedere  sulla  domanda  di  trattamento  privilegiato  diretto e,
qualora  il  dipendente  sia  deceduto  in servizio, sulla domanda di
trattamento privilegiato di riversibilita' nei casi in cui:
    a)  la  domanda non sia ammissibile ai sensi degli articoli 169 e
184, terzo comma;
    b)  risulti  manifesto  che  i fatti dedotti dal dipendente o dai
suoi aventi causa non costituiscono fatti di servizio;
    c) il dipendente non si sia presentato agli accertamenti sanitari
nel termine stabilito dall'art. 174.
  I   provvedimenti   emessi  ai  sensi  del  comma  precedente  sono
definitivi.
                              Art. 165.
        ((ARTICOLO ABROGATO DAL D. LGS. 15 MARZO 2010, N.66))
                              Art. 166.
       ((ARTICOLO ABROGATO DAL D.P.R. 29 OTTOBRE 2001, N.461))

Sezione II. - Trattamento privilegiato diretto

                              Art. 167.
                 (Iniziativa d'ufficio o su domanda)

  Il  trattamento  privilegiato  e' liquidato d'ufficio nei confronti
del   dipendente  cessato  dal  servizio  per  infermita'  o  lesioni
riconosciute dipendenti da fatti di servizio.
  In ogni altro caso il trattamento privilegiato diretto e' liquidato
a domanda.
                              Art. 168.
              (Presentazione e contenuto della domanda)

  La  domanda  di  trattamento  privilegiato  diretto  e'  presentata
all'ufficio  presso  il  quale  il  dipendente  ha  prestato l'ultimo
servizio.
  Nella domanda devono essere indicate le infermita' o le lesioni per
le  quali  il  trattamento e' richiesto e devono essere specificati i
fatti di servizio che le determinarono.
  Il  richiedente puo', inoltre, produrre certificazioni sanitarie ed
ogni altro documento che ritenga utile.
                              Art. 169.
                   (Ammissibilita' della domanda)

  La  domanda  di  trattamento  privilegiato  non  e'  ammessa  se il
dipendente  abbia lasciato decorrere cinque anni dalla cessazione dal
servizio   senza   chiedere   "accertamento  della  dipendenza  delle
infermita' o delle lesioni contratte.
  Il  termine  e'  elevato  a  dieci  anni  qualora l'invalidita' sia
derivata da parkinsonismo. (6) ((42))
---------------
AGGIORNAMENTO (6)
  La  Corte  Costituzionale con sentenza 7-14 dicembre 1979 n. 149(in
G.U.  1a  s.s.  19/12/1979,  n.  345)ha dichiarato "la illegittimita'
costituzionale dell'art. 9, primo comma, del d.lgt. 1 maggio 1916, n.
497  e  dell'art. 169 del t.u. approvato con d.P.R. 29 dicembre 1973,
n.  1092,  -  in  relazione al disposto degli artt. 89 della legge 18
marzo  1968,  n.  313, e 99 del d.P.R. 23 dicembre 1978, n. 915 -, in
quanto  non  consentono,  nei  confronti dei minori e dei dementi, la
sospensione  del  termine  per  l'accertamento della dipendenza delle
infermita'  o  lesioni  da causa di servizio, "finche' duri la (loro)
incapacita' di agire"".
---------------
AGGIORNAMENTO (42)
  La  Corte  costituzionale,  con sentenza 30 luglio - 1 agosto 2008,
n.323   (in   G.U.   1a   s.s.   06/08/2008,  n.  33)  ha  dichiarato
l'illegittimita'  costituzionale dell'art. 169 del d.P.R. 29 dicembre
1973,   n.  1092  (Approvazione  del  testo  unico  delle  norme  sul
trattamento  di  quiescenza  dei  dipendenti  civili e militari dello
Stato),  "nella  parte  in cui non prevede che, allorche' la malattia
insorga  dopo i cinque anni dalla cessazione dal servizio, il termine
quinquennale di decadenza per l'inoltro della domanda di accertamento
della  dipendenza delle infermita' o delle lesioni contratte, ai fini
dell'ammissibilita'   della   domanda  di  trattamento  privilegiato,
decorra dalla manifestazione della malattia stessa".
                              Art. 170.
       ((ARTICOLO ABROGATO DAL D.P.R. 29 OTTOBRE 2001, N.461))
                              Art. 171.
       ((ARTICOLO ABROGATO DAL D.P.R. 29 OTTOBRE 2001, N.461))
                              Art. 172.
        ((ARTICOLO ABROGATO DAL D. LGS. 15 MARZO 2010, N.66))
                              Art. 173.
                         (Spese di ricovero)

  Nel  caso  in  cui  gli  accertamenti  sanitari  siano  eseguiti in
ospedali  civili  o in altri istituti sanitari a norma dell'art. 172,
la  spesa  per  il  ricovero  e'  a  carico  dell'istituto  erogatore
dell'assistenza sanitaria.
                              Art. 174.
       ((ARTICOLO ABROGATO DAL D.P.R. 29 OTTOBRE 2001, N.461))
                              Art. 175.
       ((ARTICOLO ABROGATO DAL D.P.R. 29 OTTOBRE 2001, N.461))
                              Art. 176.
       ((ARTICOLO ABROGATO DAL D.P.R. 29 OTTOBRE 2001, N.461))
                              Art. 177.
       ((ARTICOLO ABROGATO DAL D.P.R. 29 OTTOBRE 2001, N.461))
                              Art. 178.
       ((ARTICOLO ABROGATO DAL D.P.R. 29 OTTOBRE 2001, N.461))
                              Art. 179.
       ((ARTICOLO ABROGATO DAL D.P.R. 29 OTTOBRE 2001, N.461))
                              Art. 180.
(Liquidazione  provvisoria  con  riserva  di pronuncia sul diritto al
                  trattamento privilegiato diretto)

  Quando   non   sia   possibile   espletare   con  sollecitudine  il
procedimento  relativo  al  trattamento  privilegiato  diretto, si fa
luogo  alla  liquidazione  provvisoria  della  pensione  normale, con
riserva di pronuncia sulla domanda di trattamento privilegiato.
  Se  la  pensione  normale  non  spetta e purche' il Comitato per le
pensioni  privilegiate ordinarie abbia espresso parere favorevole sul
trattamento   privilegiato,  l'amministrazione  centrale  dispone  la
corresponsione  di  un  trattamento  provvisorio  in misura pari alla
pensione   o  all'assegno  rinnovabile,  con  gli  eventuali  assegni
accessori, della categoria da attribuire.
  Qualora  sia  da  attribuire  l'assegno  rinnovabile, la durata del
trattamento  provvisorio di cui al comma precedente non puo' superare
quella dell'assegno.
  All'atto dell'ammissione al pagamento della pensione privilegiata o
dell'assegno  rinnovabile  si  fa  luogo  al  conguaglio con le somme
corrisposte a titolo di trattamento provvisorio.
                              Art. 181.
        (Accertamenti sanitari per rinnovazione dell'assegno)

  Sei mesi prima della scadenza dell'assegno rinnovabile, il titolare
e'   sottoposto   a   nuova   visita  medica.  L'invalido  che  senza
giustificato motivo, non si presenti alla visita medica entro un anno
dalla   convocazione   oppure   dalla   scadenza   dell'assegno,   se
quest'ultimo  termine  e'  piu'  favorevole,  per  ottenere ulteriore
trattamento   privilegiato  deve  presentare  apposita  domanda  alla
direzione  provinciale  del  tesoro  che  ha in carico la partita; il
nuovo  trattamento non potra' decorrere che dal primo giorno del mese
successivo a quello di presentazione della domanda suddetta.
  Nel  caso  previsto  dal  comma  precedente  la  commissione medica
ospedaliera,  decorso  l'anno,  comunica i nominativi dei titolari di
assegno  rinnovabile,  che  non  si  sono  presentati  a visita, alla
competente direzione provinciale del tesoro, trasmettendo i documenti
comprovanti l'avvenuta convocazione.
                              Art. 182.
                 (Scadenza dell'assegno rinnovabile)

  Nei  casi  in  cui, alla scadenza dell'assegno rinnovabile, non sia
ancora    intervenuto    il   nuovo   provvedimento   di   competenza
dell'amministrazione  centrale,  la  direzione provinciale del tesoro
proroga  i  pagamenti,  per  non  oltre due anni, nella stessa misura
dell'ultima  rata  dell'assegno  scaduto,  salvo  quanto disposto nel
terzo comma.
  Se   con   il  provvedimento  dell'amministrazione  centrale  venga
attribuito  un  altro  assegno  rinnovabile  e  la pensione, le somme
corrisposte  per  proroga  sono  imputate all'assegno o alla pensione
medesimi;  tuttavia,  in  caso di assegnazione di categoria inferiore
l'imputazione  e'  limitata  all'importo  degli  arretrati costituiti
dalle  rate  maturate del trattamento di minore categoria; oltre tale
limite  non  si  fa  luogo  a  recupero.  Qualora  invece,  non venga
attribuito   altro   assegno  o  pensione,  le  somme  predette  sono
abbuonate.
  Nel   caso   in  cui  il  procedimento  per  la  nuova  valutazione
dell'invalidita'  non  sia  stato  compiuto per mancata presentazione
dell'interessato  alla  visita  medica,  la direzione provinciale del
tesoro,  ricevuta  la  comunicazione  di cui all'art. 181, sospende i
pagamenti   relativi   all'assegno   prorogato  e  rimette  gli  atti
all'amministrazione centrale, che provvede di conseguenza.
                             Art. 183.
                           (Aggravamento)

  Nel  caso  di  aggravamento delle infermita' o delle lesioni di cui
all'art.    70,    la    domanda    di    revisione   e'   presentata
all'amministrazione centrale.
  Qualora  l'interessato, senza giustificato motivo, non si presenti,
entro  tre  mesi  dalla convocazione, alla visita medica disposta per
accertare  il  denunciato  aggravamento, la commissione medica ne da'
comunicazione  all'amministrazione centrale, trasmettendo i documenti
comprovanti l'avvenuta convocazione.
  L'amministrazione   centrale,   ricevuta   la  comunicazione  della
commissione medica ospedaliera, respinge la istanza di revisione.
  Gli  accertamenti  sanitari  non  possono  essere  effettuati che a
seguito  di  nuova  domanda;  il  relativo  trattamento eventualmente
spettante decorrera' dal primo giorno del mese successivo a quello di
presentazione della nuova domanda.

Sezione III. - Pensione privilegiata di riversibilita'

                              Art. 184.
                        (Decesso in servizio)

  In  caso di morte del dipendente in attivita' di servizio, l'avente
causa  che ritenga la morte dovuta al servizio stesso, per conseguire
la  pensione  privilegiata  di riversibilita' deve presentare domanda
all'ufficio  presso  il quale il dante causa prestava servizio, salvo
quanto disposto dall'ultimo comma.
  La domanda deve contenere le indicazioni di cui all'art. 168.
  La  domanda  non e' ammessa qualora sia presentata oltre il termine
di  cinque  anni  dalla  data  del decesso del dante causa, salvo che
quest'ultimo avesse gia' chiesto l'accertamento di cui all'art. 169.
  Nel  caso  in  cui  il  dipendente  sia deceduto per causa violenta
nell'adempimento degli obblighi di servizio, la pensione privilegiata
di  riversibilita'  a favore della vedova e degli orfani minorenni e'
liquidate d'ufficio.
                              Art. 185.
                     (Adempimenti degli uffici)

  Il  capo  dell'ufficio  al  quale e' stata presentata la domanda di
pensione  privilegiata  di  cui all'art. 184 procede all'accertamento
dei   fatti,   alla   redazione   del  rapporto  informativo  e  alla
trasmissione degli atti all'ufficio di cui all'art. 164.
  Quest'ultimo  ufficio acquisisce il parere della commissione medica
ospedaliera  e  rimette  l'intera  documentazione all'amministrazione
centrale,  salvo  il  rigetto  della  domanda  ove  ricorrano  i casi
previsti dall'art. 164, lettere a) o b).
                              Art. 186.
            (Decesso del titolare di trattamento diretto)

  In  caso di morte del titolare di trattamento privilegiato diretto,
l'avente  causa  che  ritenga  la  morte dovuta all'infermita' o alla
lesione  per  la  quale  era  stato attribuito detto trattamento, per
conseguire la pensione privilegiata di riversibilita' deve presentare
documentata  domanda all'amministrazione centrale che ha liquidato il
trattamento diretto, salvo quanto disposto nell'articolo 188.
  Il  parere  della commissione medica ospedaliera, sulle cause della
morte   del   titolare   del   trattamento   diretto,   e'  acquisito
dall'amministrazione centrale.
                              Art. 187.
       ((ARTICOLO ABROGATO DAL D.P.R. 29 OTTOBRE 2001, N.461))
                              Art. 188.
                       (Trattamento speciale)

  In  favore  della  vedova  e degli orfani minorenni del titolare di
pensione  privilegiata  diretta  o  di  assegno  rinnovabile di prima
categoria,  il  trattamento  speciale  e  la pensione privilegiata di
riversibilita'  previsti  dall'articolo  93 sono liquidati d'ufficio,
senza   l'adozione   di   provvedimento   formale,   dalla  direzione
provinciale  del  tesoro  che  ha  in  carico  la partita relativa al
trattamento  diretto, in base ai dati risultanti dal provvedimento di
liquidazione   di   tale  trattamento  e  previo  accertamento  della
inesistenza  di  sentenza  di  separazione  personale per colpa della
vedova.
  Con  le modalita' indicate nel primo comma del presente articolo la
direzione provinciale del tesoro liquida il trattamento speciale e la
pensione privilegiata di riversibilita' a favore della vedova e degli
orfani  minori anche in mancanza dei dati di cui al secondo comma del
precedente articolo 155 e previo accertamento della tempestivita' del
matrimonio contratto dal pensionato.
  Gli   atti  relativi  alle  concessioni  effettuate  ai  sensi  del
precedente  comma  sono inviati alla Corte dei conti per il controllo
successivo.
  In  favore  degli  orfani  maggiorenni  del  titolare  di  pensione
privilegiata  diretta o di assegno rinnovabile di prima categoria, il
trattamento  speciale  e  la  pensione privilegiata di riversibilita'
previsti  dall'articolo 93 sono liquidati dalla direzione provinciale
del  tesoro  che  ha  in  carico  la partita di pensione diretta, con
l'osservanza delle disposizioni dell'articolo 160, terzo comma.
  ((La   liquidazione  del  trattamento  speciale  e  della  pensione
privilegiata  di  riversibilita' in favore del coniuge e degli orfani
minorenni  del titolare di pensione privilegiata diretta o di assegno
rinnovabile  di  prima  categoria,  nel caso in cui il matrimonio sia
stato    contratto    prima    che    il   pensionato   compisse   il
sessantacinquesimo anno di eta' ovvero dal matrimonio sia nata prole,
anche  se  postuma,  o  col  matrimonio siano stati legittimati figli
naturali,  e' effettuata dalla direzione provinciale del tesoro senza
l'adozione   di  provvedimento  formale,  previo  accertamento  della
sussistenza di una delle condizioni suddette)).
                              Art. 189.
(Liquidazione  provvisoria  con riserva di pronuncia sul diritto alla
               pensione privilegiata di riversibilita)

  In caso di morte del titolare di pensione privilegiata o di assegno
rinnovabile, inferiore alla prima categoria, in favore della vedova e
degli  orfani  minorenni  si applicano le disposizioni dell'art. 160,
salvo   il   provvedimento   sull'eventuale   diritto  alla  pensione
privilegiata di riversibilita'.
                              Art. 190.
                              (Rinvio)

  Nei  casi di decesso di un compartecipe della pensione privilegiata
di  riversibilita'  o di perdita del diritto a tale compartecipazione
nonche'  nei  casi di consolidamento si applica il disposto dell'art.
158, comma terzo.

Capo III

DISPOSIZIONI COMUNI

                              Art. 191.
        (Decorrenza e durata della pensione e degli assegni)

  La pensione diretta e l'assegno rinnovabile decorrono dalla data di
cessazione dal servizio stabilita nel relativo provvedimento, salvi i
casi per i quali e' diversamente disposto.
  La  pensione  di  riversibilita'  decorre  dal  giorno successivo a
quello della morte del dante causa; nel caso previsto dall'art. 4 del
decreto  del  Presidente  della Repubblica 30 giugno 1972, n. 423, la
pensione  di  riversibilita'  viene corrisposta con effetto dal primo
giorno del mese successivo a quello del decesso del dante causa.
  Per  le  liquidazioni  da  effettuarsi  a  domanda,  se  questa  e'
presentata  oltre due anni dopo il giorno in cui e' sorto il diritto,
il  pagamento della pensione o dello assegno rinnovabile ha luogo con
effetto   dal  primo  giorno  del  mese  successivo  a  quello  della
presentazione della domanda o dei documenti prescritti. Tuttavia, ove
per  la  stessa  infermita'  l'interessato consegua ulteriore assegno
rinnovabile  ovvero  pensione,  il cui periodo di attribuzione sia in
tutto  o in parte contemporaneo a quello di percezione del precedente
assegno,  il  nuovo  trattamento  sara' corrisposto dalla data in cui
viene a a cessare il pagamento di quello precedente.
  Per  i minori non emancipati e gli interdetti, il termine di cui al
comma  precedente  nonche' quelli stabiliti da altre disposizioni del
presente testo unico rimangono sospesi finche' duri la incapacita' di
agire.
                              Art. 192.
                      (Domanda di liquidazione)

  Nei  casi  in cui per la liquidazione del trattamento di quiescenza
e' prevista la domanda dell'interessato, questa puo' essere spedita a
mezzo di lettera raccomandata e si considera presentata nel giorno in
cui  e'  consegnata  all'ufficio postale, che e' tenuto ad apporre il
timbro a data sulla domanda stessa.
  In  caso  di  presentazione della domanda ad ufficio non competente
dell'amministrazione   alla   quale   il   dipendente   appartiene  o
apparteneva,  l'ufficio  medesimo  la  trasmette  a  quello  che deve
provvedere,  dandone  comunicazione  all'interessato;  ai  fini della
decorrenza  dei  termini,  si tiene conto della data di presentazione
della domanda al primo ufficio.
                              Art. 193.
                     (Comunicazione del decreto)

  Il  decreto  relativo  al  trattamento  di quiescenza e' comunicato
all'interessato  a  mezzo  del  servizio postale ovvero e' consegnato
dalla direzione provinciale del tesoro direttamente al pensionato che
ne  rilascia  ricevuta, salvo quanto disposto dal precedente articolo
155, ((settimo)) comma.
  Se l'interessato e' deceduto, la comunicazione del decreto relativo
al  trattamento diretto e' fatta al coniuge superstite o agli orfani;
in   mancanza   di   questi,  e'  fatta  impersonalmente  agli  eredi
nell'ultima  residenza  del defunto, mediante affissione all'albo del
comune.
  Le  stesse  modalita'  vengono  osservate  per la comunicazione dei
decreti relativi al trattamento di riversibilita'.
                              Art. 194.
                   (Inabilita' a proficuo lavoro)

  Per comprovare lo stato di inabilita' a proficuo lavoro puo' essere
prodotto  dall'interessato  un certificato del medico provinciale, di
un ufficiale medico in servizio permanente effettivo o dell'ufficiale
sanitario  del comune attestante tale stato e il carattere permanente
di  esso  alla  data  della morte del dipendente ovvero alla data del
raggiungimento  della  maggiore eta', se successiva con l'indicazione
delle cause dell'inabilita'.
  Qualora  l'interessato  abbia  prodotto  documentazione  diversa da
quella  indicata nel comma precedente ovvero abbia omesso di produrre
certificazione  medica,  l'ufficio  dispone gli accertamenti sanitari
presso le competenti commissioni mediche ospedaliere.
                              Art. 195.
               (Competenza per gli assegni accessori)

  L'amministrazione  centrale  provvede  d'ufficio  alla attribuzione
dell'assegno  di superinvalidita', dell'assegno di cura, dell'assegno
per cumulo di infermita', dell'assegno complementare, dell'indennita'
di  assistenza  ed  accompagnamento  e  dell'assegno  speciale annuo;
provvede su domanda dell'interessato all'attribuzione dell'assegno di
incollocabilita'.
  Le   direzioni   provinciali   del  tesoro  provvedono  di  ufficio
all'attribuzione   della   tredicesima  mensilita',  dell'assegno  di
caroviveri  e  della  indennita'  integrativa speciale; provvedono su
domanda  dell'interessato  all'attribuzione  dell'indennita' speciale
annua,  degli  aumenti  di integrazione, dell'assegno di previdenza e
dell'assegno di incollocamento.
  Gli  aumenti  di  integrazione sono attribuiti senza la adozione di
provvedimento  formale.  Delle  attribuzioni  disposte  le  direzioni
provinciali  del tesoro danno comunicazione periodica alla competente
amministrazione  centrale  e  agli organi di controllo. Si applica il
disposto  di cui al secondo e al quarto comma dell'art. 1 del decreto
del Presidente della Repubblica 30 giugno 1972, n. 423, tenendo conto
della  data  di  decorrenza  e  di  quella  di scadenza della rata di
pensione.
                              Art. 196.
                   (Quote di aggiunta di famiglia)

  Le quote di aggiunta di famiglia sono attribuite - senza l'adozione
di  provvedimento formale - dalla direzione provinciale del tesoro su
domanda  dell'interessato,  salvo  quanto  e' previsto nei successivi
commi.
  Nei confronti del dipendente cessato dal servizio l'attribuzione e'
effettuata  d'ufficio in base all'indicazione, contenuta nel ruolo di
pensione  ovvero  in  apposita  comunicazione da parte del competente
ufficio, delle generalita' delle persone per le quali era corrisposta
l'aggiunta di famiglia all'atto della cessazione dal servizio ovvero,
qualora  trattisi  di  personale  gia'  amministrato  dalla direzione
provinciale  del  tesoro,  in  base  alle  risultanze  degli  atti in
possesso della direzione stessa.
  Si  applicano  le disposizioni dell'art. 1, commi secondo e quarto,
del  decreto  del Presidente della Repubblica 30 giugno 1972, n. 423,
tenendo  conto della data di decorrenza e di quella di scadenza della
rata di pensione.
  Nel  caso in cui abbia trovato applicazione l'art. 160 del presente
testo  unico,  l'attribuzione  della quota di aggiunta di famiglia e'
effettuata  d'ufficio  per  le  persone  che,  in  base  agli atti in
possesso della direzione provinciale del tesoro, siano da considerare
a carico dell'avente diritto.
  E'  fatto obbligo ai titolari di pensione che fruiscano delle quote
di  aggiunta  di famiglia di segnalare alla direzione provinciale del
tesoro  il  venir meno delle condizioni cui e' subordinato il diritto
alla quota di aggiunta di famiglia.
  Il  titolare  di pensione che produca dichiarazione non conforme al
vero o reticente incorre nella sospensione, non superiore a sei mesi,
del godimento della quota di aggiunta di famiglia.

TITOLO III

PAGAMENTI

                              Art. 197.
             (Pagamento delle pensioni e degli assegni).

  Le  pensioni e gli assegni rinnovabili sono pagati a rate mensili o
bimestrali  scadenti,  rispettivamente,  alla  Fine  del  mese  o del
bimestre.   La   tredicesima   mensilita'   viene  pagata  unitamente
all'ultima rata dell'anno. La periodicita' dei pagamenti e' stabilita
con decreto del Ministro del tesoro.
  I  pagamenti delle rate vengono effettuati nel corso del mese o del
bimestre  alle  date  stabilite  dal  Ministro del tesoro con proprio
decreto.
  Tutte  le  ritenute  non  erariali,  che  in  atto  vengono versate
mensilmente,  sono  effettuate  e  versate agli enti creditori con la
stessa   periodicita'  stabilita  per  il  pagamento  della  rata  di
pensione,   anche   in   deroga   a  pattuizioni  ed  obblighi  degli
interessati.
  In  caso di decesso del titolare prima del giorno di scadenza della
rata  di  pensione o di assegno non si richiede la restituzione della
quota  di pensione o di assegno relativa al periodo intercorrente tra
la  data di morte del titolare e la scadenza della rata e si fa luogo
alla  corresponsione  del rateo della tredicesima mensilita' soltanto
per la parte eccedente la predetta quota.
  Le  pensioni  e  gli assegni pagabili all'estero sono corrisposti a
trimestre intero maturato, alla data che sara' stabilita dal Ministro
del tesoro con il decreto di cui al secondo comma.
  Nel  caso  di  cessazione  del  diritto da parte di un compartecipe
della  pensione  di  riversibilita',  la riduzione della misura della
pensione  si  effettua,  ai  fini  del  pagamento, dal primo del mese
successivo all'evento che determina la cessazione del diritto stesso.
  ((E' fatto obbligo al titolare di pensione o di assegno rinnovabile
di  comunicare  alla  competente  direzione provinciale del tesoro il
verificarsi  di  qualsiasi  evento  che  comporti  la  cessazione del
pagamento   ovvero  la  variazione  della  misura  della  pensione  o
dell'assegno  nonche'  la  riduzione  o la soppressione degli assegni
accessori.  Analogo  obbligo  e' fatto anche al rappresentante legale
del  titolare  di  pensione  o  di  assegno nonche' al rappresentante
volontario  per  gli eventi di cui egli possa essere a conoscenza per
motivi inerenti all'incarico a lui conferito.
  Il   rappresentante   risponde  dei  danni  eventualmente  arrecati
all'erario  a  causa  della  omessa o tardiva comunicazione di cui al
precedente comma)).
                              Art. 198.
                          (Arrotondamento)

  ((L'importo  annuo  della  pensione  o  dell'assegno rinnovabile e'
arrotondato, per eccesso, a lire cinquecento)). ((2))
  Per  l'arrotondamento  dell'importo  netto  mensile  delle suddette
competenze, si applicano le norme generali sulle competenze spettanti
ai dipendenti statali.
---------------
AGGIORNAMENTO (2)
  La  29  aprile 1976, n.177 ha disposto (con l'art. 35, comma 1) che
la modifica dell'art. 198, primo comma decorre dal 1 gennaio 1976.
                             Art. 199.
                     (Nomina del rappresentante)

  I  titolari  di  pensione o di assegno rinnovabile possono nominare
mediante   mandato  speciale  con  firma  autenticata  anche  in  via
amministrativa, da prodursi alla competente direzione provinciale del
tesoro, un proprio rappresentante per la riscossione continuativa del
trattamento loro spettante.
                              Art. 200.
                (Documenti validi per la riscossione)

  La  tessera  personale  di  riconoscimento rilasciata ai dipendenti
civili  e  militari  dello  Stato  in  attivita'  di  servizio  ed in
quiescenza  ed  ai  loro  familiari e' documento valido anche ai fini
della  riscossione  dei  titoli  di  spesa  dello Stato emessi per il
pagamento delle pensioni e degli assegni, senza limiti di importo.
  Le   amministrazioni   competenti   al   rilascio  o  le  direzioni
provinciali  del  tesoro  appongono  sulla  tessera di riconoscimento
apposita  annotazione con l'indicazione del numero d'iscrizione della
relativa partita di pensione o di assegno.
  A  coloro  che  sono  sprovvisti  della  tessera di cui sopra viene
rilasciato apposito documento da valere per la riscossione.
  Continuano  ad  avere  validita',  ai  fini  della  riscossione,  i
certificati  di  iscrizione  rilasciati  anteriormente all'entrata in
vigore del presente testo unico.
                             Art. 201.
                   (Pagamento dei ratei insoluti)

  In   caso  di  decesso  del  titolare  di  pensione  o  di  assegno
rinnovabile,  il  rateo  di  pensione  o  assegno, lasciato insoluto,
spetta al coniuge superstite non separato legalmente per sua colpa o,
in mancanza, ai figli.
  Qualora  non  esistano i soggetti indicati nel comma precedente, il
rateo  e'  devoluto  a  favore  degli eredi del dipendente secondo le
norme di legge in materia di successione.
  La  riscossione  del rateo puo' essere delegata ad uno degli aventi
diritto mediante scrittura privata con firma autenticata anche in via
amministrativa.
                              Art. 202.
(Adeguamento  delle  norme  sui  pagamenti  e sulla imputazione delle
                         spese per pensioni)

  Il   Ministro  per  il  tesoro,  con  decreto  da  sottoporre  alla
registrazione  della Corte dei conti, potra' emanare disposizioni sui
servizi   concernenti   il  pagamento  delle  pensioni  in  relazione
all'aggiornamento delle tecniche meccanografiche ed elettroniche.
  Le  pensioni  ordinarie  e gli assegni temporanei e rinnovabili dei
dipendenti  civili e militari delle amministrazioni dello Stato e dei
loro  congiunti,  pagabili  a  mezzo  di  ruoli  di  spesa fissa, con
esclusione  dei  trattamenti  di  quiescenza  gravanti sui bilanci di
amministrazioni  ed  Aziende  autonome,  sono  imputati  ad  apposito
capitolo iscritto nello stato di previsione della spesa del Ministero
del tesoro.
  L'esercizio  finanziario di decorrenza e le modalita' di attuazione
della  disposizione  di cui al comma precedente saranno stabilite con
decreto  del  Ministro  per  il tesoro. Restano ferme le attribuzioni
delle  competenti  amministrazioni centrali e periferiche dello Stato
in  materia  di  liquidazione  e  di  ordinazione  di pagamento delle
pensioni nonche' quelle dei rispettivi organi di controllo centrali e
periferici.
fo;


TITOLO IV

REVOCA E MODIFICA DEL PROVVEDIMENTO

                              Art. 203.
                            (Competenza)

  Il  provvedimento  definitivo  sul  trattamento  di quiescenza puo'
essere  revocato  o modificato dall'ufficio che lo ha emesso, secondo
le norme contenute negli articoli seguenti.
                              Art. 204.
                              (Motivi)

  La  revoca  o  la modifica di cui all'articolo precedente puo' aver
luogo quando:
    a) vi sia stato errore di fatto o sia stato omesso di tener conto
di elementi risultanti dagli atti;
    b)  vi sia stato errore nel computo dei servizi o nel calcolo del
contributo  del  riscatto,  nel  calcolo  della  pensione,  assegno o
indennita'  o  nell'applicazione  delle  tabelle  che stabiliscono le
aliquote o l'ammontare della pensione, assegno o indennita';
    c)  siano  stati  rinvenuti documenti nuovi dopo la emissione del
provvedimento;
    d)  il  provvedimento  sia  stato  emesso  in  base  a  documenti
riconosciuti o dichiarati falsi.
                              Art. 205.
                       (Iniziativa e termini)

  La  revoca  e  la  modifica  sono  effettuate d'ufficio o a domanda
dell'interessato.
  Nei   casi  previsti  nelle  lettere  a)  e  b)  dell'art.  204  il
provvedimento e' revocato o modificato d'ufficio non oltre il termine
di tre anni dalla data di registrazione del provvedimento stesso; nei
casi  di  cui alle lettere c) e d) di detto articolo il termine e' di
sessanta  giorni dal rinvenimento dei documenti nuovi o dalla notizia
della riconosciuta o dichiarata falsita' dei documenti.
  La  domanda  dell'interessato  deve  essere  presentata,  a pena di
decadenza,  entro  i termini stabiliti dal comma precedente; nei casi
previsti nelle lettere a) e b) dell'art. 204 il termine decorre dalla
data in cui il provvedimento e' stato comunicato all'interessato.
                              Art. 206.
                              (Effetti)

  Nel  caso  in  cui,  in  conseguenza  del  provvedimento revocato o
modificato, siano state riscosse rate di pensione o di assegno ovvero
indennita',  risultanti  non dovute, non si fa luogo a recupero delle
somme  corrisposte,  salvo  che  la  revoca o la modifica siano state
disposte    in    seguito    all'accertamento    di    fatto   doloso
dell'interessato. ((15))
  ((Il  mancato  recupero derivante dall'applicazione della norma del
presente  articolo  puo'  essere addebitato all'impiegato soltanto in
caso di dolo o colpa grave)).
---------------
AGGIORNAMENTO (15)
  La  L. 7 agosto 1985, n.428 ha disposto (con l'art. 3, comma 1) che
"La  norma  contenuta nell'articolo 206 del testo unico approvato con
decreto  del  Presidente  della Repubblica 29 dicembre 1973, n. 1092,
deve  intendersi  applicabile  nel  caso  in  cui,  verificandosi  le
condizioni  stabilite  negli  articoli  204  e 205 dello stesso testo
unico,  il  provvedimento  definitivo di concessione e riliquidazione
della  pensione, assegno o indennita' venga modificato o revocato con
altro provvedimento formale soggetto a registrazione."
                              Art. 207.
                (Revoca o modifica su domanda nuova)

  Fuori dei casi previsti negli articoli precedenti, il provvedimento
puo'   essere  sempre  revocato  o  modificato  quando  l'interessato
presenti  una  domanda  nuova  che  incida  su  materia che non abbia
formato oggetto del precedente provvedimento.
                              Art. 208.
        (Perdita del diritto alla pensione di riversibilita)

  Nel  caso  in  cui  il  titolare di pensione di riversibilita' o di
assegno alimentare, in adempimento dell'obbligo stabilito dall'ultimo
comma  dell'art.  86, comunichi alla competente direzione provinciale
del  tesoro  la  cessazione  delle  condizioni  che  hanno dato luogo
all'attribuzione  della  pensione o dell'assegno, la stessa direzione
provinciale sospende i pagamenti e, ove abbia emesso il provvedimento
di liquidazione, lo revoca.
  Se  il  provvedimento  di  liquidazione  sia  stato emesso da altro
ufficio,  la  direzione provinciale del tesoro, so spesi i pagamenti,
trasmette  la comunicazione dell'interessato all'ufficio liquidatore,
che procede alla revoca
  Nel  caso  in cui, pur non essendo pervenuta comunicazione da parte
dell'interessato,  risulti  alla competente direzione provinciale del
tesoro  che  le  condizioni  richieste per il diritto alla pensione o
all'assegno  siano  cessate, la direzione provinciale stessa comunica
allo   interessato,  in  via  amministrativa,  gli  elementi  in  suo
possesso,  per  le  eventuali  deduzioni  da presentarsi entro trenta
giorni.
  Scaduto  detto  termine  senza  che  l'interessato  abbia  prodotto
deduzioni,  si  procede  a  norma  di quanto disposto dal primo e dal
secondo comma.
  Qualora l'interessato abbia prodotto le proprie deduzioni, provvede
in  merito  la  direzione  provinciale  de  tesoro  ovvero  l'ufficio
liquidatore, ai sensi dei commi precedenti.

PARTE TERZA

Trattamento di quiescenza del personale dell'Azienda autonoma delle
ferrovie dello Stato

TITOLO I

FONDO PENSIONI

                              Art. 209.
                (Disposizioni di carattere generale)

  Per i dipendenti dell'Azienda autonoma delle ferrovie dello Stato e
per i loro familiari il trattamento di quiescenza e' erogato a carico
del Fondo pensioni istituito con la legge 9 luglio 1908, n. 418.
  Al  fondo  pensioni sono iscritti obbligatoriamente i dipendenti di
ruolo dell'Azienda autonoma delle ferrovie dello Stato nonche' quelli
non  di  ruolo  assunti in servizio per un periodo non inferiore a un
anno.
  Per  il  personale  inquadrato  nei ruoli ferroviari per effetto di
disposizioni   legislative,  continuano  ad  applicarsi,  per  quanto
riguarda  l'iscrizione  al  Fondo  pensioni,  le  rispettive norme di
inquadramento.
  Il Fondo pensioni e' dotato di un patrimonio costituito:
    con  le  somme  rappresentanti,  al 31 dicembre 1908, i patrimoni
della  Cassa pensioni del consorzio di mutuo soccorso e dell'istituto
di previdenza di cui alla legge 24 marzo 1907, n. 132;
    con gli avanzi di gestione del Fondo stesso;
    con altre entrate per titoli diversi.
  il   patrimonio   di   cui   sopra   e'  custodito  e  amministrato
gratuitamente  dalla  Cassa  depositi  e prestiti e le relative somme
possono  essere investite in titoli di Stato o garantiti dallo Stato,
in mutui al personale dipendente dall'Azienda autonoma delle ferrovie
dello Stato e negli altri modi stabiliti dalla legge.
  Sulle  somme  investite  in  mutui  al  personale ferroviario viene
corrisposto,  a  carico  della  "gestione dei mutui al personale" del
bilancio   dell'Azienda   autonoma   delle   ferrovie   dello  Stato,
l'interesse annuo del cinque per cento.
  Alle  spese  del  Fondo  pensioni  si provvede con le entrate dello
stesso Fondo e con un contributo dello Stato.
  Le  spese, le entrate e il contributo di cui sopra sono evidenziati
in  apposito paragrafo del titolo "gestioni speciali ed autonome" del
bilancio dell'Azienda autonoma delle ferrovie dello Stato.
                              Art. 210.
                    (Spese ed entrate del Fondo)

  Le spese a carico del Fondo pensioni sono costituite:
    a) dalle pensioni da corrispondersi agli aventi diritto;
    b)  dalle  indennita'  una  tantum  da corrispondersi in luogo di
pensione e dai trattamenti similari;
    c)  dai  contributi  per  l'assistenza  sanitaria  a  favore  dei
pensionati,  da  corrispondersi  all'Ente  nazionale di previdenza ed
assistenza per i dipendenti statali.
  Le entrate del Fondo pensioni sono costituite:
    a)  dalle  ritenute  ordinarie  e  straordinarie  a  carico degli
iscritti, previste dal successivo art. 211;
    b)  da  un  contributo dell'Azienda autonoma delle ferrovie dello
Stato,  da  stanziare  nelle spese correnti del bilancio della stessa
azienda,  in  ragione  di  cinque  volte  e  mezzo  l'ammontare delle
ritenute ordinarie e straordinarie a carico negli iscritti;
    c)  dalle  quote  di  trattamento  liquidate  a  favore del Fondo
pensioni  dalla  gestione  marittimi  della  Cassa  nazionale  per la
previdenza  marinara  in  applicazione della legge 27 luglio 1967, n.
658;
    d) dagli interessi sul patrimonio di cui al precedente articolo e
da ogni altro eventuale provento di competenza del Fondo pensioni.
  Lo  Stato  partecipa  alla copertura delle spese del Fondo pensioni
indicate  nel  primo comma del presente articolo con un contributo da
stabilirsi,  per  ogni  esercizio  finanziario,  in  misura pari alla
differenza  tra  le  stesse  spese  e  le  entrate  del  Fondo.  Tale
contributo  e'  iscritto  nello  stato  di previsione della spesa del
Ministero  del  tesoro e, correlativamente, nello stato di previsione
dell'entrata  dell'Azienda  autonoma  delle  ferrovie dello Stato, in
apposito  capitolo  della  gestione  del  Fondo  pensioni; esso viene
corrisposto all'Azienda suddetta in rate mensili.
                              Art. 211.
                 (Ritenute a carico degli iscritti)

  Gli iscritti al Fondo sono sottoposti alle seguenti ritenute:

    a)  Gli iscritti al Fondo sono sottoposti alla ritenuta ordinaria
del 7 per cento ((...)):
      1) dello stipendio lordo e della tredicesima mensilita';
      2)  dell'indennita' di funzione per i dirigenti superiori e per
i   primi   dirigenti  prevista  dall'articolo  47  del  decreto  del
Presidente della Repubblica 30 giugno 1972, n. 748;
      3)   dell'indennita'   pensionabile  prevista  dalla  legge  16
febbraio 1974, n. 57;
      4)  dell'indennita'  integrativa  speciale di cui alla legge 27
maggio  1959,  n.  324,  e  successive modificazioni ed integrazioni,
compreso l'importo corrisposto sulla tredicesima mensilita'.
  In  caso  di  riduzione  dello  stipendio  la ritenuta ordinaria va
commisurata allo stipendio intero. (2) (14) ((25))
    b) straordinaria:
      1) del decimo sull'80 per cento dello stipendio annuo assegnato
all'atto  dell'assunzione,  pagabile  in  una  sola  volta  ovvero in
ventiquattro   rate   mensili   consecutive  senza  interessi.  Fatta
eccezione  per i dipendenti inquadrati in ruolo in applicazione della
legge  7  ottobre  1969,  n. 747, detta ritenuta, nei confronti degli
altri  dipendenti  che  hanno  compiuto  trenta  anni  di eta', viene
aumentata di un centesimo per ogni anno compiuto oltre il trentesimo;
      2)  del  quindicesimo  di  ogni  aumento di stipendio o assegno
utile a pensione, da ritenersi nel primo mese nel quale incomincia il
godimento.  In  detto  mese  la ritenuta ordinaria continua ad essere
commisurata alla precedente retribuzione.
---------------
AGGIORNAMENTO (2)
  La  L.  29  aprile 1976, n.177 ha disposto (con l'art. 21, comma 1)
che  la presente modifica dell'articolo 211, lettera a) decorre dal 1
gennaio 1976.
---------------
AGGIORNAMENTO (14)
  La L. 17 aprile 1985, n.141 ha disposto (con l'art. 9, comma 2) che
"Con  la  stessa  decorrenza  la  ritenuta  per il Fondo pensioni del
personale  dell'Azienda autonoma delle ferrovie dello Stato, prevista
dall'articolo  211,  lettera  a),  del  decreto  del Presidente della
Repubblica  29  dicembre 1973, n. 1092, come modificato dall'articolo
21  della  legge  29 aprile 1976, n. 177, e fissata al 7,06 per cento
con  il  del  Ministro  del tesoro in data 21 luglio 1983, e' elevata
all'8,25 per cento."
---------------
AGGIORNAMENTO (25)
  Il  D.  L. 2 marzo 1989, n.65, convertito, con modificazioni, dalla
L. 26 aprile 1989, n. 155, ha disposto (con l'art. 1, comma 2) che la
ritenuta per il Fondo pensioni del personale dell'Ente ferrovie dello
Stato,  prevista  dall'articolo  211,  lettera  a),  del  testo unico
approvato  con  decreto  del  Presidente della Repubblica 29 dicembre
1973, n. 1092, come modificato dall'articolo 21 della legge 29 aprile
1976,  n.  177, e dall'articolo 9 della legge 17 aprile 1985, n. 141,
e'  fissata  nelle  misura  del  6,75  per  cento, a decorrere dal 1°
gennaio  1989,  del 6,95 per cento dal 1° gennaio 1990 e del 7,15 per
cento dal 1° gennaio 1991.
  Ha inoltre disposto (con l'art. 1, comma 4) che le parole: "dell'80
per  cento",  di  cui  al  primo comma dell'art. 211 lettera a), sono
soppresse a decorrere dal 1° gennaio 1989.

TITOLO II

SERVIZI COMPUTABILI

                              Art. 212.
(Servizi  resi  alle  ferrovie  dello  Stato  con iscrizione al Fondo
                              pensioni)

  Tutti  i  servizi  prestati  alle  dipendenze dell'Azienda autonoma
delle  ferrovie dello Stato con iscrizione al relativo Fondo pensioni
si computano ai fini del trattamento di quiescenza a carico del Fondo
medesimo, salve le disposizioni contenute nell'art. 216.
  Il  computo  si effettua dalla data di iscrizione al Fondo pensioni
fino  alla  data di cessazione del rapporto di impiego o di servizio,
senza tener conto dei periodi trascorsi:
    a) in aspettativa per motivi di carattere privato;
    b) durante la detenzione per condanna penale;
    c)  in  posizione  di  sospensione  con cessazione completa dello
stipendio;
    d)   in   assenza  giustificata  con  cessazione  completa  dello
stipendio  ai  sensi dell'art. 87 dello stato giuridico del personale
dell'Azienda  autonoma  delle  ferrovie dello Stato, approvato con la
legge 26 marzo 1958, n. 425.
  In  deroga  a  quanto  disposto nel comma precedente, il periodo di
sospensione e' computabile nella misura massima di due anni:
    a)  d'ufficio,  previo  recupero  delle  corrispondenti  ritenute
ordinarie  sullo  stipendio e sugli assegni personali pensionabili da
effettuare  in una sola volta ovvero in ragione di due mesi arretrati
per ogni mese corrente, se la sospensione o l'assenza giustificata e'
seguita dalla riammissione in servizio;
    b)  su domanda del dipendente o dei suoi aventi causa, se durante
la   sospensione  sia  intervenuta  la  cessazione  dal  servizio  o,
rispettivamente,  la  morte del dipendente e sempreche' siano versate
al Fondo pensioni le ritenute di cui alla precedente lettera a).
  Nel  caso di risoluzione del rapporto d'impiego per condanna penale
o  per motivi disciplinari, cui segua la riammissione in servizio con
diritto  allo  stipendio  ed  agli assegni non percepiti, disposta in
conseguenza   di  revisione  del  procedimento  penale  o  di  quello
disciplinare,  si  computa il tempo decorso dalla data di risoluzione
del rapporto di impiego a quella di riammissione in servizio.
                              Art. 213.
(Servizi  resi  alle  ferrovie  dello Stato senza iscrizione al Fondo
                              pensioni)

  I servizi non di ruolo prestati all'Azienda autonoma delle ferrovie
dello  Stato,  anteriormente  all'iscrizione  al  Fondo pensioni, dai
sussidiari   sistemati  in  ruolo  in  base  all'art.  20  del  regio
decreto-legge  17  novembre  1938,  n.  1785,  ovvero all'art. 10 del
decreto  legislativo  luogotenenziale  12  aprile 1946, n. 292, e dai
contrattisti  inquadrati  nei  ruoli in forza del decreto legislativo
del  Capo  provvisorio  dello  Stato  9  luglio  1947,  n.  667, sono
computabili  d'ufficio  ai  fini  del  trattamento  di quiescenza nei
limiti  e  con  le  modalita'  stabilite  dalle  rispettive  norme di
inquadramento.
  Il  servizio  prestato  dal  1 settembre 1954 al 13 aprile 1963 dal
personale  gia'  a contratto tipo proveniente dal soppresso Ministero
dell'Africa  italiana  o  dagli  enti  dipendenti dai cessati governi
coloniali,  inquadrato  nei  ruoli  delle  ferrovie  dello  Stato  ed
iscritto  al  relativo  Fondo  pensioni  in applicazione dell'art. 20
della  legge  18  febbraio 1963, n. 304, e' computabile d'ufficio per
intero  e senza onere a carico del personale interessato, ai fini del
trattamento di quiescenza sul Fondo predetto.
                              Art. 214.
                   (Servizi resi ad enti diversi)

  Il  servizio  reso  all'Ente  nazionale per l'energia elettrica dal
personale  ferroviario che, all'atto del passaggio alle dipendenze di
detto  ente,  ha optato per la conservazione dell'iscrizione al Fondo
pensioni  in  base  all'art.  6  del  decreto  del  Presidente  della
Repubblica  17  marzo  1965,  n.  144,  e'  computabile  ai  fini del
trattamento di quiescenza a carico del Fondo stesso.
  Ai   fini  sopraindicati  e',  altresi',  computabile  il  servizio
prestato  dal  26  ottobre  1954  alle  dipendenze  del Commissariato
generale  del  Governo  del  territorio  di Trieste dal personale che
successivamente sia stato iscritto al Fondo pensioni.
  Nei   confronti   del   personale,   proveniente   dalle   ferrovie
Monza-Molteno-Oggiono,      Siena-Buonconvento      Monte     Antico,
Poggibonsi-Colle   Val   d'Elsa,   Santhia-Biella,   Biella-Novara  e
Sondrio-Tirano,  inquadrato  nei  ruoli  dell'Azienda  autonoma delle
ferrovie  dello  Stato  ed  iscritto  al  relativo  Fondo pensioni in
applicazione  delle leggi 30 aprile 1959, n. 286, e 24 dicembre 1959,
n. 1143, e' computabile il servizio reso alle ferrovie di provenienza
anteriormente  alla  iscrizione al Fondo pensioni a condizione che il
servizio  stesso risulti coperto da contribuzione assicurativa presso
lo  speciale  Fondo di previdenza per gli addetti ai pubblici servizi
di   trasporto,  gestito  dall'Istituto  nazionale  della  previdenza
sociale.
                              Art. 215.
(Servizio  di  ruolo  reso allo Stato ed altri servizi computabili ai
      fini del trattamento di quiescenza a carico dello Stato)

  Ai  fini  del trattamento di quiescenza a carico del Fondo pensioni
sono  computabili  i  servizi e i periodi di cui agli articoli 8, 28,
29,  31,  32,  33,  34,  35,  36,  37 e 38 La valutazione si effettua
secondo  le  norme  concernenti il trattamento di quiescenza a carico
dello Stato.
                              Art. 216.
                   (Servizi computabili a domanda)

  A  favore  dei dipendenti per i quali e' previsto il trattamento di
quiescenza a carico del Fondo pensioni sono computabili a domanda, in
tutto  o in parte, i servizi resi all'Azienda autonoma delle ferrovie
dello Stato in qualita' di:
    a) avventizio ordinario o straordinario;
    b) sussidiario;
    c) contrattista.
  Se  i  servizi  sopra  menzionati  sono  stati  resi con iscrizione
all'assicurazione   generale   obbligatoria   per  l'invalidita',  la
vecchiaia  ed  i  superstiti,  si  applica  l'art.  11; se i predetti
servizi  non sono coperti da contribuzione nella citata assicurazione
generale, si applica l'art. 14, secondo e terzo comma.
  I  servizi  resi  in qualita' di sussidiario o di contrattista sono
computati   a   domanda  limitatamente  ai  periodi  non  computabili
d'ufficio in base all'art. 213, primo comma.
  E'  computabile  a  domanda,  nei  limiti e con le modalita' di cui
all'art.  7  della legge 26 febbraio 1969, n. 94, il servizio reso in
qualita' di assuntore anteriormente al 1 febbraio 1958.
  Ai  servizi  comunque  prestati,  che abbiano costituito titolo per
l'inquadramento  nei ruoli delle ferrovie dello Stato, sono estese le
disposizioni contenute nello art. 15.
  Restano  ferme le disposizioni di cui al capo VII, sezione I, della
legge 27 luglio 1967, n. 658, concernenti il riscatto dei servizi non
di  ruolo  prestati  dal  personale  ferroviario  con iscrizione alla
gestione marittimi della Cassa nazionale della previdenza marinara.
  Per   il  dipendente  iscritto  al  Fondo  pensioni  sono  altresi'
valutabili  a  domanda  i  servizi  e periodi indicati nella parte I,
titolo  II, capo II del presente testo unico, con le modalita' e alle
condizioni, ivi stabilite.
  I  servizi  e  periodi di cui al precedente comma, gia' computati o
riscattati presso lo Stato, si riuniscono con il servizio computabile
ai fini del trattamento di quiescenza a carico del Fondo pensioni; in
tal  caso  le  ritenute,  che  siano  ancora dovute per contributo di
riscatto  all'atto  del  passaggio  alle  ferrovie  dello Stato, sono
devolute al Fondo pensioni.
                              Art. 217.
(Aumenti di valutazione del servizio ferroviario e di altri servizi)

  Il   servizio   ferroviario  effettivamente  prestato,  coperto  da
iscrizione  al  Fondo pensioni o comunque computato ovvero riscattato
ai fini del trattamento di quiescenza a carico del predetto Fondo, e'
valutato  con  l'aumento di un decimo o di un dodicesimo, secondo che
esso sia stato reso con qualifiche per le quali il limite di eta' per
il  collocamento  a  riposo  d'ufficio  sia fissato, dall'ordinamento
vigente  alla  data  di  cessazione  dal servizio, rispettivamente in
cinquantotto e sessanta anni.
  Gli  aumenti  per  servizi speciali di cui alla parte I, titolo II,
capo  III  del  presente  testo  unico  sono  valutabili  ai fini del
trattamento  di  quiescenza  a  carico  del  Fondo  pensioni  solo se
ineriscono  a  servizi  computati o riscattati ai fini della predetta
pensione ferroviaria.
                              Art. 218.
                        (Disposizioni comuni)

  Le disposizioni degli articoli 39, 40 e 41 si applicano anche per i
servizi   resi   dal   dipendente  dell'amministrazione  ferroviaria.
Dell'aumento  previsto  dall'art.  217,  primo  comma, si tiene conto
esclusivamente ai fini della determinazione del servizio utile.
  Al trattamento di quiescenza disciplinato dalla presente parte sono
estese le disposizioni generali di cui agli articoli 5, 6 e 7.

TITOLO III

TRATTAMENTO DI QUIESCENZA

                              Art. 219.
                  (Diritto al trattamento normale)

  Il  dipendente  collocato  a  riposo d'ufficio in base all'art. 165
dello  stato  giuridico  del  personale  della Azienda autonoma delle
ferrovie  dello  Stato,  di  cui  alla legge 26 marzo 1958, n. 425, e
successive  modificazioni, ha diritto alla pensione normale qualunque
sia l'anzianita' di servizio maturata.
  Nei  confronti  del  dipendente,  che sia gia' titolare di pensione
ordinaria diretta a carico dello Stato o del Fondo pensioni, i limiti
di  servizio  di  cui  al  quadro  9 del decreto del Presidente della
Repubblica  28  dicembre  1970,  n.  1077, sono sostituiti dal limite
unico di servizio di anni quindici, sia agli effetti del collocamento
a   riposo  d'ufficio  sia  agli  effetti  della  liquidazione  della
pensione.
  Nei  casi  di decadenza e di dimissioni dall'impiego, il dipendente
consegue  il  diritto  alla pensione dopo aver maturato venti anni di
servizio effettivo.
  Alla   dipendente  dimissionaria  che  abbia  contratto  matrimonio
spetta,  ai  fini  del compimento dell'anzianita' stabilita nel terzo
comma,  un  aumento  del servizio effettivo fino al massimo di cinque
anni. ((41))
  In tutti gli altri casi di cessazione dal servizio, il diritto alla
pensione  si  acquista  al  compimento  del  decimo  anno di servizio
effettivo.
  Il  personale  cui  non  spetti  la  pensione  ai  sensi  dei commi
precedenti  ha  diritto ad una indennita' per una volta tanto purche'
abbia compiuto un anno intero di servizio effettivo.
---------------
AGGIORNAMENTO (41)
  La Corte costituzionale, con sentenza 7 - 15 luglio 2005, n.281 (in
G.U.   1a  s.s.  20/07/2005,  n.29)  ha  dichiarato  l'illegittimita'
costituzionale  del comma 4 dell'art. 219, del decreto del Presidente
della  Repubblica  29  dicembre 1973, n. 1092 (Approvazione del testo
unico delle norme sul trattamento di quiescenza dei dipendenti civili
e  militari  dello  Stato),  "nella  parte  in cui non prevede che il
beneficio  dell'aumento  del  servizio  effettivo  fino al massimo di
cinque  anni spetti anche alle dipendenti dimissionarie non coniugate
con prole a carico".
                              Art. 220.
                         (Base pensionabile)

  Ai  fini  della  determinazione  della  misura  del  trattamento di
quiescenza  degli  iscritti  al Fondo pensioni, la base pensionabile,
costituita   dall'ultimo  stipendio  e  dagli  assegni  o  indennita'
pensionabili sottoindicati, integralmente percepiti, e' aumentata del
18 per cento:
    a) indennita' di funzione per i dirigenti superiori e per i primi
dirigenti  prevista dall'articolo 47 del decreto del Presidente della
Repubblica 30 giugno 1972, n. 748;
    b) indennita' pensionabile prevista dalla legge 16 febbraio 1974,
n. 57;
    c) assegno personale pensionabile.
  Per  gli  effetti  del precedente comma si considerano soltanto gli
assegni o indennita' previsti come utili ai fini della determinazione
della base pensionabile, da disposizioni di legge. (2)
  Degli  assegni  personali di cui al comma precedente non concorre a
determinare   la   misura   della   base  pensionabile  il  "compenso
combattenti".  Detto  compenso  e'  liquidato  in valore capitale, da
determinare  moltiplicando  per quindici l'importo annuo del compenso
stesso  per le cessazioni dal servizio decorrenti dal 1 luglio 1973 e
per  dieci nei casi di cessazione dal servizio anteriori a tale data.
((4a))
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AGGIORNAMENTO (2)
  La  L.  29  aprile 1976, n.177 ha disposto (con l'art. 22, comma 1)
che  l'articolo  220, primo comma, del presente decreto e' sostituito
per  le  cessazioni dal servizio aventi decorrenza non anteriore al 1
gennaio 1976.
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AGGIORNAMENTO (4a)
  La  L.  6 febbraio 1979, n. 42 ha disposto (con l'art. 14, comma 6)
che  "Ai  fini  della  determinazione della misura del trattamento di
quiescenza  di  cui  all'articolo 220 del testo unico delle norme sul
trattamento  di  quiescenza  dei  dipendenti  civili e militari dello
Stato  approvato  con  decreto  del  Presidente  della  Repubblica 29
dicembre  1973, n. 1092, come modificato dall'articolo 22 della legge
29  aprile  1976,  n. 177, l'ultimo stipendio integralmente percepito
deve essere maggiorato delle quote mensili della successiva classe di
stipendio o del successivo aumento periodico, maturato all'atto della
cessazione dal servizio".
  Ha  inoltre  disposto  (con  l'art.  33,  comma  3) che la presente
modifica ha effetto dal 1 ottobre 1978.
                              Art. 221.
                (Calcolo delle competenze accessorie)

  Le  competenze  accessorie sono commisurate alla decima parte dello
stipendio,  maggiorato  degli  eventuali assegni pensionabili, goduto
dal   dipendente   al   momento   in  cui  e'  venuta  a  cessare  la
corresponsione  in  suo favore delle competenze stesse. Qualora siano
intervenute  modifiche  nella misura del trattamento di attivita', si
considerano   i   corrispondenti  stipendi  ed  assegni  pensionabili
risultanti dall'applicazione dell'ordinamento vigente alla data della
cessazione dal servizio.
  Il predetto decimo va attribuito:
    a)  per  intero,  se  il  servizio  per il quale il dipendente ha
percepito  le  competenze  accessorie,  maggiorato  degli  aumenti di
valutazione  di  cui all'art. 217, primo comma, ha durata uguale a 37
anni ovvero a quella del servizio utile per la pensione;
    b)   per   una  quota  proporzionale  alla  durata  del  servizio
valutabile  per le predette competenze ed a quella del servizio utile
ai fini di pensione, negli altri casi.
  Ai   predetti   fini   gli   anni   di   servizio  utile  oltre  il
trentasettesimo si trascurano.
                              Art. 222.
                  (Misura del trattamento normale)

  La  pensione spettante con dieci anni di servizio effettivo e' pari
al  26  per  cento  della  base  pensionabile.  Detta  percentuale e'
aumentata  di  2  per  ogni  ulteriore  anno di servizio utile fino a
raggiungere il massimo dell'80 per cento.
  La  pensione  spettante  al  personale  di  cui all'art. 219, primo
comma,  e'  calcolata  con  la  percentuale  della  base pensionabile
corrispondente  all'anzianita'  di servizio utile maturata, se questa
non  e'  inferiore  a  quella  assunta  a  limite  di servizio per il
collocamento  a  riposo  d'ufficio  nel  quadro  9  del  decreto  del
Presidente  della  Repubblica  28 dicembre 1970, n. 1077; negli altri
casi,  la  pensione  e'  liquidata  su un'anzianita' pari al predetto
limite  ed  e'  sottoposta alla ritenuta del 6 per cento a favore del
Fondo  pensioni  per  il tempo corrispondente alla differenza tra gli
anni   computati   nella   liquidazione   della   pensione  e  quelli
complessivamente maturati dal dipendente.
  La  disposizione del comma precedente, con la sola sostituzione del
limite di servizio in essa richiamato con quello di 15 anni stabilito
dall'art.  219,  secondo  comma,  si  applica anche nei confronti del
personale  che  sia  gia'  titolare  di  pensione ordinaria diretta a
carico dello Stato o del Fondo pensioni.
  L'indennita'  per  una  volta  tanto e' pari ad un dodicesimo della
base pensionabile per ogni anno di servizio utile.
                              Art. 223.
                 (Dipendenti affetti da tubercolosi)

  Al  dipendente  provvisto  di  pensione  di  guerra  per infermita'
tubercolare,  che  cessa  dal  servizio  a causa di detta infermita',
dichiarata contagiosa, si applicano le disposizioni dell'art. 48.
                              Art. 224.
           (Dipendenti da imprese appaltatrici di servizi)

  Per i dipendenti da imprese appaltatrici di servizi, inquadrati nei
ruoli  organici  dell'Azienda  autonoma delle ferrovie dello Stato ai
sensi  dell'art.  6  della  legge  29 aprile 1971, n. 880, si applica
l'art. 10 della legge stessa.
                              Art. 225.
                (Diritto alla pensione privilegiata)

  Il  personale  che, per infermita' o lesioni dipendenti da fatti di
servizio,  diviene  invalido  al servizio ferroviario ha diritto alla
pensione privilegiata.
  Per  gli effetti di cui al comma precedente, fatti di servizio sono
quelli derivanti dall'adempimento degli obblighi di servizio.
  Per  gli  stessi effetti, le infermita' o le lesioni si considerano
dipendenti  da  fatti  di  servizio  solo quando questi ne sono stati
causa ovvero concausa efficiente e determinante.
  Ai  fini del riconoscimento del diritto alla pensione privilegiata,
al  personale ferroviario si applicano le disposizioni degli articoli
73,  77  e  80,  relative  alla  perdita dell'organo superstite, alle
malattie tropicali e al servizio di guerra.
                              Art. 226.
                (Misura della pensione privilegiata)

  Salvo   quanto  disposto  nel  successivo  art.  227,  la  pensione
privilegiata  e' liquidata aggiungendo al trattamento continuativo di
quiescenza,  spettante  in  rapporto  alla  durata del servizio utile
maturato,  un  supplemento  corrispondente  alla  differenza  fra  il
trattamento  continuativo  predetto  e quello calcolato su 30 anni di
servizio  utile o, se piu' favorevole, sul numero di anni di servizio
utile maturato, aumentato di 12.
  Agli  effetti del comma precedente, per trattamento continuativo di
quiescenza si intende la pensione normale calcolata in base agli anni
di  servizio utile maturati, se questi sono superiori a 10, ovvero ad
un'anzianita' di servizio virtuale pari a 10 anni.
  Il  supplemento  previsto  nel  primo comma e' attribuito in misura
proporzionale al grado di riduzione della capacita' lavorativa e, nel
caso  di concorso con una rendita di infortunio spettante per lesioni
o  malattie  professionali  che  abbiano  determinato,  come  causa o
concausa,  la  cessazione  dal  servizio,  per la parte eventualmente
eccedente l'importo di detta rendita.
  Nei  casi  di  cecita'  o di perdita totale di due arti, causate da
fatti di servizio, la pensione privilegiata e' liquidata nella misura
massima prevista dal primo comma dell'art. 222.
                              Art. 227.
              (Trattamento di confronto - Aggravamento)

  In  luogo  del  trattamento comprensivo della pensione privilegiata
liquidata  in  applicazione  dell'articolo precedente e della rendita
spettante  in  base  alle  norme  sugli  infortuni sul lavoro e sulle
malattie  professionali,  e'  attribuita, se piu' favorevole, la sola
pensione  liquidata  in  base  agli  anni  ed  allo  stipendio che il
dipendente  avrebbe  raggiunto  se  fosse  rimasto in servizio con la
stessa  qualifica  fino alla data del collocamento a riposo d'ufficio
secondo l'ordinamento vigente all'atto della cessazione dal servizio.
  Il    trattamento    privilegiato    piu'   favorevole   risultante
dall'applicazione   del   precedente   comma  e'  attribuito  in  via
definitiva, salvo quanto disposto dal successivo comma.
  In caso di aggravamento delle infermita' o delle lesioni dipendenti
da  fatti  di  servizio  si  osservano,  in  quanto  applicabili,  le
disposizioni dell'art 70.
                              Art. 228.
                         (Casi particolari)

  In  caso  di  ricovero  in  ospedali  psichiatrici  di  titolari di
pensione  privilegiata  che  siano assistiti dall'Opera nazionale per
gli  invalidi  di  guerra, si applicano le disposizioni concernenti i
pensionati di guerra.
  Nei  casi  di invalidita' o di morte per fatti di servizio prestato
in  territori  esteri,  gli aventi diritto alla pensione privilegiata
diretta o di riversibilita' possono avvalersi della facolta' prevista
dall'art. 79.
                              Art. 229.
              (Diritto al trattamento di riversibilita)

  In  caso  di  morte in servizio dell'iscritto che abbia maturato 10
anni  di  servizio  effettivo ovvero in caso di morte del pensionato,
hanno  diritto alla pensione di riversibilita' il coniuge superstite,
i  figli  e  gli  affiliati,  i genitori ed i collaterali, secondo le
norme stabilite dagli articoli 81, 82, 83, 84, 85, 86 e 87.
  In  caso  di morte in servizio dell'iscritto che non abbia maturato
l'anzianita'  di  cui  sopra, ma che abbia compiuto un anno intero di
servizio  effettivo,  la  vedova  e  gli  orfani minorenni, di cui ai
citati  articoli  81  e  82,  hanno diritto ad una indennita' per una
volta tanto.
                             Art. 230.
              (Misura della pensione di riversibilita)

  La  pensione di riversibilita' e' pari alle seguenti aliquote della
pensione  di  cui  era  titolare  il dante causa ovvero, se questi e'
deceduto  in  servizio,  della pensione che gli sarebbe spettata alla
data della morte:
    a) coniuge superstite ovvero genitori: 50 per cento;
    b)  orfani  soli  ovvero  fratelli e sorelle: 40 per cento per un
avente  titolo;  50  per cento fino a tre aventi titolo; 60 per cento
per quattro o piu' aventi titolo;
    c)  coniuge  superstite  con  orfani, avuti dal matrimonio con il
dante  causa: con uno o due, 65 per cento; con tre, 70 per cento; con
quattro  o  piu',  75 per cento. La quota di pensione, corrispondente
alla  differenza  tra  l'aliquota  determinata  in rapporto al numero
degli   orfani  compartecipi  e  quella  indicata  alla  lettera  a),
spettante al coniuge superstite, viene divisa in parti uguali tra gli
orfani quando alcuno di essi viva separato ovvero sia maggiorenne;
    d) coniuge superstite con o senza orfani avuti dal matrimonio con
il  dante  causa,  in concorso con figli di precedente matrimonio del
dante  causa:  50  per cento al coniuge con o senza figli propri e 25
per  cento  ai  figli di precedente matrimonio, qualunque sia il loro
numero.
  La  pensione  assegnata  al  coniuge superstite con figli propri si
considera   liquidata,   agli   effetti   della  ripartizione,  nella
percentuale che spetterebbe, ai sensi della precedente lettera c), al
nucleo  familiare  del  coniuge stesso, se con esso non concorressero
orfani  di  precedente matrimonio del dante causa. Nel caso in cui il
coniuge   superstite   viva  separato  da  alcuno  dei  figli  propri
compartecipi  ovvero  uno  di  questi  sia  maggiorenne,  al  coniuge
spettano,   in   relazione   alla  composizione  del  proprio  nucleo
familiare,  i  50  sessantacinquesimi,  i  50  settantesimi  o  i  50
settantacinquesimi  della  pensione  assegnata, mentre agli orfani e'
attribuita, per quote uguali, la parte restante.
  In  ogni  caso le aliquote spettanti agli orfani minori del coniuge
superstite, che con lui convivono, vanno attribuite a quest'ultimo.
  Qualora  venga  a  cessare  la  pensione al coniuge superstite o ai
figli,  le rimanenti quote si modificano secondo le norme precedenti.
La stessa disposizione si applica per la pensione dei collaterali.
  Nel caso di separazione personale, di cui all'art. 81, commi quarto
e  sesto,  la  misura  dell'assegno  alimentare che spetti al coniuge
superstite   e'  stabilita  secondo  la  disposizione  dell'art.  88,
penultimo comma.
                              Art. 231.
    (Misura dell'indennita' una tantum - Criteri di ripartizione)

  L'indennita' per una volta tanto a titolo di riversibilita' e' pari
a  tanti  dodicesimi  della base pensionabile quanti sono gli anni di
servizio utile maturati dal dante causa.
  La  predetta  indennita'  e' assegnata in misura intera alla vedova
sola  o  che  conviva con figli avuti dal matrimonio con l'iscritto e
sempre   che   non   concorrano   figli   di   precedente  matrimonio
dell'iscritto medesimo.
  Quando  la vedova viva separata da alcuno o da tutti i figli, avuti
dal  matrimonio  con il dante causa, l'indennita' viene ripartita nel
modo seguente:
    a)  50  sessantacinquesimi alla vedova e 15 sessantacinquesimi ai
figli, se questi sono in numero non superiore a due;
    b)  50  settantesimi  alla  vedova e 20 settantesimi ai figli, se
questi sono in numero di tre;
    c)  50  settantacinquesimi alla vedova e 25 settantacinquesimi ai
figli, se questi sono in numero non inferiore a quattro.
  Qualora concorrano la vedova con o senza figli avuti dal matrimonio
con  il dante causa e figli di precedente matrimonio di quest'ultimo,
l'indennita'  spetta  per  due  terzi  alla  vedova con o senza figli
propri  compartecipi e per un terzo ai figli di precedente matrimonio
del dante causa qualunque sia il loro numero.
  La  ripartizione  della  quota  di  due  terzi  tra  vedova e figli
compartecipi  va  effettuata  nel  caso  previsto dal terzo comma del
presente  articolo,  applicando  le  aliquote  in  esso  stabilite in
rapporto al numero dei figli compartecipi.
  L'indennita'  spetta  per  intero  ai figli, se la vedova non vi ha
diritto.
  L'indennita'  ovvero  la quota di essa spettante ai figli va divisa
in parti uguali fra loro.
  In  ogni  caso, le aliquote dell'indennita' inerenti ai figli avuti
dal  matrimonio  con  il  dante causa, conviventi con la vedova, sono
corrisposte a quest'ultima.
                              Art. 232.
(Pensione  privilegiata  di  riversibilita'  Morte  del dipendente in
                       attivita' di servizio)

  Quando  la  morte  del  dipendente  e'  conseguenza di infermita' o
lesioni dipendenti da fatti di servizio, spetta ai congiunti indicati
nell'art. 229 la pensione privilegiata di riversibilita'.
  La  suddetta  pensione  si  calcola  applicando  le  percentuali di
riversibilita'  di  cui  all'art.  230  agli  importi del trattamento
continuativo  di quiescenza e del supplemento previsti dall'art. 226,
primo comma, separatamente considerati. Se alcuno degli aventi titolo
alla  riversibilita'  ha diritto ad una rendita di infortunio, questa
va detratta dall'importo del supplemento a lui spettante.
  In   luogo   del   trattamento,   comprensivo   della  pensione  di
riversibilita'  privilegiata  risultante  dall'applicazione del comma
precedente  e  dell'eventuale rendita di infortunio, va assegnata, se
piu'  favorevole,  la pensione di riversibilita' liquidata applicando
le  percentuali  previste  dall'art.  230  alla  pensione che sarebbe
spettata al dipendente in base all'art. 227.
                              Art. 233.
   (Pensione privilegiata di riversibilita' Morte del pensionato)

  La disposizione contenuta nell'articolo precedente si applica anche
in  caso  di  morte del titolare di trattamento privilegiato diretto,
quando  la  morte  si  sia  verificata  in conseguenza della medesima
infermita' o lesione che aveva dato diritto a tale trattamento.
  In caso di morte del titolare del trattamento privilegiato diretto,
che  sia  dovuta  ad  altre  cause,  il  trattamento  privilegiato di
riversibilita'   spettante  ai  familiari  di  cui  all'art.  229  e'
liquidato  applicando  le  percentuali  stabilite  dall'art.  230, al
trattamento privilegiato diretto in godimento.
  Ai soli effetti indicati nel comma precedente, anche il dante causa
che sia titolare del trattamento previsto dall'art. 226 si considera,
alla  data della morte, in godimento del trattamento costituito dalla
sola pensione, liquidata con il criterio stabilito dall'art. 227
                              Art. 234.
                    (Scomparsa e irreperibilita)

  Nei  casi  di  scomparsa  e  di  irreperibilita'  dell'iscritto,  i
familiari  aventi  diritto alla pensione di riversibilita' conseguono
il  relativo trattamento alle condizioni e con le modalita' stabilite
dall'art. 91.
                              Art. 235.
(Pensione  di  riversibilita'  a  carico  del  Fondo  speciale  "equo
                            trattamento")

  Ai  congiunti degli aventi diritto alla pensione sul Fondo speciale
"equo  trattamento" a carico dell'esercizio ferroviario istituito con
regio  decreto  21 ottobre 1923, n. 2529, sono estese le disposizioni
contenute negli articoli da 229 a 234.
  Agli effetti della determinazione della pensione di riversibilita',
si  applicano  le norme di cui al citato regio decreto, relative alla
decurtazione  dell'assegno  liquidato  dal  Fondo  per gli addetti ai
pubblici  servizi di trasporto, gestito dall'Istituto razionale della
previdenza sociale.
                             Art. 236.
                         (Assegni accessori)

  In   aggiunta   alla  pensione,  spettano,  nella  misura  ed  alle
condizioni  stabilite negli articoli 94, 96, 97, 98 e 99 del presente
testo  unico,  la tredicesima mensilita', l'assegno di caroviveri, le
quote di aggiunta di famiglia e l'indennita' integrativa speciale.
  L'indennita'  integrativa  speciale  e'  dovuta  anche  al  coniuge
superstite,   titolare   di  assegno  alimentare,  nella  percentuale
stabilita per la determinazione della misura dell'assegno stesso.
  Ai  titolari di pensione privilegiata, oltre agli assegni accessori
previsti  nel  primo  comma,  competono,  alle  condizioni  e  con le
modalita'  stabilito  dagli  articoli  100  e  seguenti, l'assegno di
superinvalidita',  l'assegno  complementare, l'assegno di presidenza,
gli  alimenti  di  integrazione,  l'indennita'  di  assistenza  e  di
accompagnamento,   l'assegno   di   cura,  l'assegno  per  cumulo  di
infermita', l'assegno speciale annuo e l'indennita' speciale annua.
                             Art. 237.
                        (Riunione di servizi)

  Nel caso in cui il dipendente abbia prestato servizi per i quali e'
previsto  il  trattamento  di  quiescenza a carico del bilancio dello
Stato  o del Fondo pensioni, i vari periodi possono essere riuniti ai
fini  di  un  unico  trattamento  secondo  le  norme  applicabili  in
relazione alla definitiva cessazione dal servizio.
  Il  trattamento  di  quiescenza  sulla  totalita' dei servizi fara'
carico  al  Fondo  pensioni  se la cessazione definitiva dal servizio
abbia luogo presso l'Azienda autonoma delle ferrovie dello Stato.
                              Art. 238.
              (Casi particolari di riunione di servizi)

  Il    dipendente    dell'amministrazione    ferroviaria    passato,
anteriormente  al  15  novembre 1949, ad alta amministrazione statale
con  diritto  a rimanere iscritto al Fondo pensioni consegue un unico
trattamento  di  quiescenza  sulla  base  della totalita' dei servizi
prestati.   Tale   trattamento,  e  quello  di  riversibilita',  sono
liquidati  con  le  norme  della  presente  parte  del  testo unico e
ripartiti  tra  il  Fondo  pensioni  e  lo Stato in proporzione della
durata dei servizi computabili rispettivamente resi dal dipendente.
  Agli  effetti  del  riparto,  il computo si effettua a mese intero,
trascurando le frazioni di mese.
  Le  disposizioni  dei  commi  precedenti  si  applicano  anche  nei
confronti  del  personale  ferroviario  transitato  in  base al regio
decreto-legge  4  agosto  1924,  n.  1262,  convertito nella legge 15
luglio  1926,  n.  1263,  al  Ministero  dei  lavori pubblici, per il
servizio  delle  nuove  costruzioni  ferroviarie,  e  successivamente
passato  ad  altra  amministrazione  statale la tal caso, il servizio
reso  alle  dipendenze del Ministero dei lavori pubblici si considera
prestato,  ai  fini  del  riparto del trattamento di quiescenza, alle
ferrovie dello Stato.
                              Art. 239.
(Ricongiunzione  di  servizi resi alle ferrovie dello Stato e ad enti
                              pubblici)

  La  ricongiunzione  dei  servizi  resi  all'Azienda  autonoma delle
ferrovie  dello  Stato  e  ad  enti  pubblici  e'  disciplinata dalle
disposizioni della parte I, titolo VII, del presente testo unico.
  Agli  effetti  della  ricongiunzione,  il  servizio  ferroviario e'
equiparato al servizio statale.
                              Art. 240.
                        (Disposizioni comuni)

  In  tutti  i  casi  di  riunione o di ricongiunzione di servizi, il
dipendente  che  abbia conseguito ii trattamento di quiescenza per il
servizio  reso  in precedenza ne perde il godimento ed e' tenuto alla
rifusione prevista dall'art. 117.
  Ai  fini  della liquidazione o della riliquidazione del trattamento
di quiescenza spettante sulla base dei servizi riuniti o ricongiunti,
si applicano le disposizioni comuni di cui all'art. 118.
                              Art. 241.
             (Posizione assicurativa presso l'I.N.P.S.)

  Le  norme  sulla posizione assicurativa presso l'Istituto nazionale
della  previdenza  sociale,  di  cui agli articoli da 124 a 127, sono
applicabili anche al personale delle ferrovie dello Stato.
  Per  gli  effetti  previsti  dall'art.  126, l'assegno vitalizio di
diritto  a  carico  dell'Opera  di  previdenza per il personale delle
ferrovie dello Stato e' equiparato all'assegno vitalizio di diritto a
carico del Fondo di previdenza per i dipendenti statali.
                              Art. 242.
                   (Cumulo di pensioni e stipendi)

  Le disposizioni della parte I, titolo IX, del presente testo unico,
concernenti  il  cumulo di pensioni e stipendi, si applicano anche al
personale ferroviario quando uno di tali trattamenti sia a carico del
Fondo pensioni ovvero del bilancio dell'amministrazione ferroviaria.
                              Art. 243.
                             (Ritenute)

  Se  durante i periodi di servizio computati ai fini del trattamento
di quiescenza non siano state operate le ritenute in favore del Fondo
pensioni,  il  relativo importo e' trattenuto sull'indennita' per una
volta  tanto  in  unica  soluzione e sulla pensione mediante ritenute
mensili in misura non superiore al quinto della pensione stessa.
  Al  trattamento  di  quiescenza  a  carico  del  Fondo  pensioni si
applicano  le  disposizioni di cui agli articoli 141, ultimo comma, e
143,  in  materia  di  ritenute  per  assistenza sanitaria ed imposte
erariali,  di  sequestro,  pignoramento e cessione della pensione, di
recupero di crediti e di prescrizione delle rate di pensione.

TITOLO IV

PROCEDIMENTO

                              Art. 244.
       (Documentazione, riscatto e ricongiunzione dei servizi)

  Il   dipendente  con  diritto  all'iscrizione  al  Fondo  pensioni,
all'atto  dell'assunzione  in  servizio,  e'  tenuto a dichiarare per
iscritto  tutti  i servizi di ruolo e non di ruolo resi in precedenza
allo  Stato, compreso il servizio militare, o ad altri enti pubblici,
nonche'  i  periodi di studio e di pratica ed esercizio professionali
riscattabili  ai fini del trattamento di quiescenza. La dichiarazione
deve essere resa anche se negativa.
  Salvo  quanto disposto nel comma seguente si osservano gli articoli
145,  terzo,  quarto,  quinto e sesto comma, 146, 147, 149, 150, 151,
152 e 153.
  La  ritenuta  per  contributo  di  riscatto,  in  caso di pagamento
rateale,  ha  inizio  dal  secondo mese successivo a quello in cui il
provvedimento  di  riscatto  dei  servizi  o  di  liquidazione  della
pensione e' comunicato all'interessato.
                              Art. 245.
        (Liquidazione del trattamento di quiescenza normale)

  In  tutti  i  casi  di  cessazione  dal  servizio,  la competenza a
liquidare il trattamento normale di quiescenza diretto e' devoluta al
capo  della  divisione  cui,  in  base  all'ordinamento  vigente,  e'
affidato, nell'ambito del servizio del personale ed in sede centrale,
il servizio delle pensioni.
  Lo  stesso  organo  provvede  a liquidare il trattamento normale di
riversibilita' in caso di morte del dipendente durante l'attivita' di
servizio.
  Quando   spetta   la   pensione   e  non  e'  possibile  liquidarla
tempestivamente,  possono  essere  disposte,  in relazione ai servizi
utili  accertati, anticipazioni mensili sulla pensione, da recuperare
in sede di liquidazione definitiva.
  La  direzione provinciale del tesoro che ha in carico la partita di
pensione   diretta  normale  provvede  a  liquidare  la  pensione  di
riversibilita' in caso di morte del pensionato.
  Per  la  liquidazione  dei trattamenti contemplati nei commi primo,
secondo  e  quarto  del  presente  articolo,  si osservano, in quanto
applicabili,  le  disposizioni  contenute  nella parte II, titolo II,
capo  I  del  presente  testo unico, fatta eccezione per gli articoli
154, 155 primo, terzo ed ultimo comma, 161 e 162.
  I  provvedimenti  di  cui  al primo e al secondo comma del presente
articolo sono definitivi.
                              Art. 246.
    (Trattamento privilegiato diretto - Iniziativa - Competenza)

  Il  trattamento privilegiato diretto e' liquidato d'ufficio in caso
di   dispensa   dal  servizio  ferroviario  per  inidoneita'  fisica,
riconosciuta dipendente da fatti di servizio.
  In  ogni  altro caso, tale trattamento e' liquidato a domanda degli
interessati.
  La  domanda  di  trattamento  privilegiato  diretto  deve contenere
l'indicazione  delle infermita' o lesioni per le quali il trattamento
e'  richiesto  e  la  specificazione  dei  fatti  di  servizio che le
determinarono.  L'interessato  puo'  allegare  alla  domanda tutta la
documentazione che ritiene utile.
  La  domanda  di  cui  al comma precedente deve essere presentata al
servizio  centrale  o  al  compartimento  presso  il  quale  e' stato
prestato l'ultimo servizio.
  La domanda non e' ammessa se il dipendente:
    a)  ha lasciato decorrere il termine di cinque anni dalla data di
cessazione  dal  servizio  o  di  dieci  anni da tale data in caso di
parkinsonismo,  senza  chiedere  l'accertamento  della  dipendenza da
fatti di servizio delle infermita' o lesioni denunciate;
    b)  non  ha  richiesto,  ove ne ricorra il caso, la visita per la
revisione  del  trattamento  di quiescenza ai fini del riconoscimento
della  causa  di  servizio,  nel termine e con le modalita' stabilite
dall'art.  164  dello  stato  giuridico per il personale ferroviario,
approvato con legge 26 marzo 1958, n. 425;
    c)  e'  stato dispensato dal servizio per inidoneita' fisica, non
riconosciuta  dipendente  da  fatti di servizio anche a seguito della
visita di revisione;
    d)   non  si  e'  sottoposto,  senza  giustificato  motivo,  agli
accertamenti  sanitari  entro il termine di un anno Nei casi previsti
dal  comma  precedente,  la  domanda  e'  respinta  con provvedimento
definitivo  del  direttore  del servizio centrale o del compartimento
competente.
  In  tutti gli altri casi il provvedimento con il quale si liquida o
si  nega  il trattamento privilegiato diretto e' adottato con decreto
del  Ministro  per  i  trasporti  e l'aviazione civile, emesso previo
parere  del  consiglio di amministrazione delle ferrovie dello Stato.
Il  Ministro,  qualora  non  condivida  il  parere  del  consiglio di
amministrazione, fa risultare nel decreto i motivi del dissenso.
  Quando   non   sia   possibile   espletare   con  sollecitudine  il
procedimento  relativo  al  trattamento privilegiato diretto e sempre
che  spetti  la  pensione  normale  sono corrisposte, in relazione ai
servizi utili accertati, anticipazioni mensili sulla pensione normale
stessa   da  recuperare  in  sede  di  liquidazione  del  trattamento
definitivamente spettante.
                              Art. 247.
          (Trattamento privilegiato diretto - Istruttoria)

  L'ufficio  al  quale  e' stata presentata la domanda di trattamento
privilegiato diretto procede all'accertamento dei fatti ed acquisisce
il  parere  dell'ispettorato  sanitario,  nella cui circoscrizione il
richiedente ha la residenza.
  All'ispettorato   sanitario   deve  essere  trasmesso  un  rapporto
informativo  sui  fatti  accertati,  redatto  dal  capo dell'ufficio,
unitamente alla relativa documentazione amministrativa e sanitaria.
  Gli  accertamenti sanitari sono eseguiti dall'ispettorato sanitario
con l'osservanza delle norme dettate dagli articoli 172, 173 e 174.
  All'ispettorato sanitario compete esprimere il proprio parere sulla
dipendenza  da  fatti  di  servizio  delle infermita' e delle lesioni
denunciate,   sull'ascrivibilita'  di  esse  per  assimilazione  alle
tabelle applicabili e sulle conseguenze che ne derivino relativamente
alla capacita' lavorativa del dipendente.
  Ricevuto  il  verbale  contenente  il  parere dell'organo sanitario
l'ufficio  competente cura la trasmissione degli atti, per il tramite
del  servizio  del  personale,  al consiglio di amministrazione delle
ferrovie dello Stato per il prescritto parere.
                              Art. 248.
 (Trattamento di riversibilita' - Morte in servizio del dipendente)

  La  pensione privilegiata di riversibilita' e' liquidata di ufficio
a  favore  della  vedova  e  degli  orfani  minorenni  del dipendente
deceduto  per  causa  violenta  nell'adempimento  degli  obblighi  di
servizio.
  Salvo  quanto  disposto  dal comma precedente, in caso di morte del
dipendente  in  attivita'  di servizio lo avente causa che ritenga la
morte  dovuta  al  servizio stesso deve presentare, per conseguire la
pensione privilegiata di riversibilita', motivata domanda al servizio
centrale  o  al compartimento presso il quale il dante causa prestava
servizio.
  La  domanda,  prodotta  oltre  il termine di cinque anni dalla data
della  morte del dipendente, non e' ammissibile: essa e' respinta con
provvedimento   definitivo   del   direttore   del   servizio  o  del
compartimento competente.
  La  disposizione  di cui al comma precedente non si applica qualora
il  dipendente  avesse  gia'  chiesto l'accertamento della dipendenza
delle infermita' o lesioni contratte.
  Salvo  il  disposto  del  terzo  comma  del presente articolo, alla
liquidazione   o   al   diniego   della   pensione   privilegiata  di
riversibilita' si provvede con decreto del Ministro per i trasporti e
l'aviazione   civile,   adottato   previo  parere  del  consiglio  di
amministrazione  delle  ferrovie  dello  Stato ed in base al giudizio
medico,  quando  sia  ritenuto necessario, dell'ispettorato sanitario
competente,  sulla relazione causale tra l'infermita' o la lesione da
cui e' derivata la morte del dipendente e i fatti denunciati.
  Si osservano, in quanto applicabili, le disposizioni degli articoli
246, ultimo comma, e 247.
                              Art. 249.
 (Trattamento di riversibilita' - Morte dell'iscritto in quiescenza)

  In  caso di morte del titolare di trattamento privilegiato diretto,
la  pensione  privilegiata  di riversibilita' e' liquidata su domanda
degli  aventi  diritto  con  decreto  del  Ministro per i trasporti e
l'aviazione civile.
  Nel  caso  previsto dal comma precedente, se l'avente causa ritiene
che  la  morte  sia dovuta all'infermita' o alla lesione per la quale
era stato attribuito il trattamento privilegiato diretto, il Ministro
competente  provvede sulla domanda con proprio decreto dopo che sulla
domanda  stessa  si  e'  pronunciato  l'ispettorato  sanitario  ed ha
espresso  parere il consiglio di amministrazione delle ferrovie dello
Stato.
  In caso di morte dell'iscritto, verificatasi dopo la cessazione dal
servizio,  l'avente  causa  che  ritenga di aver titolo alla pensione
privilegiata  deve  presentare  domanda  al  servizio  centrale  o al
compartimento,  presso il quale l'iscritto presto' l'ultimo servizio.
Si  osservano,  in  quanto  applicabili,  le  disposizioni  contenute
nell'art. 247.
  La  domanda  di cui al comma precedente e' dichiarata inammissibile
con  provvedimento  definitivo  del  direttore  del  servizio  o  del
compartimento competente se e' presentata oltre il termine perentorio
di  due anni dalla morte del dante causa ovvero se, pur essendo stata
prodotta  entro il termine predetto, il dante causa sia incorso nelle
decadenze stabilite dall'art. 246, quinto comma, lettere a), b).
                              Art. 250.
                        (Disposizioni comuni)

  Salvo  quanto  disposto  nei  commi  successivi,  al trattamento di
quiescenza  a  carico  del  Fondo  pensioni  ed  ai  relativi assegni
accessori  si  applicano le disposizioni comuni contenute nella parte
II, titolo II, capo III del presente testo unico.
  Il  provvedimento relativo al trattamento di quiescenza puo' essere
comunicato  all'interessato,  oltre  che nei modi stabiliti dall'art.
193, anche per il tramite dell'amministrazione ferroviaria.
  Gli  accertamenti  sanitari,  relativamente  agli  aventi causa del
dipendente   deceduto  in  attivita'  di  servizio,  sono  effettuati
dall'ispettorato sanitario nella cui circoscrizione il richiedente la
pensione ha la residenza.
                              Art. 251.
  (Pagamento delle pensioni - Revoca e modifica del provvedimento)

  Le  disposizioni  di  cui  ai  titoli  III  e IV della parte II del
presente  testo  unico  si  applicano,  rispettivamente, al pagamento
delle  pensioni  ferroviarie  nonche' alla revoca e alla modifica dei
provvedimenti relativi a dette pensioni.

PARTE QUARTA

DISPOSIZIONI FINALI E TRANSITORIE

                              Art. 252.
                     (Data di entrata in vigore)

  Il  presente  testo  unico entra in vigore il primo giorno del mese
successivo a quello della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale,
salvo quanto disposto nello articolo seguente.
                              Art. 253.
          (Norme sulla competenza degli uffici periferici)

  Le  disposizioni  dell'art.  154,  relative  alla  competenza degli
uffici periferici a provvedere al collocamento a riposo del personale
per  raggiungimento  del  limite di eta' e a liquidare il trattamento
normale  diretto nonche' le altre disposizioni che attribuiscono agli
stessi  uffici  la competenza ad adottare provvedimenti definitivi si
applicano a decorrere dal 1 gennaio 1976.
  Si  applicano  a  decorrere dalla stessa data le disposizioni della
parte   terza   che   stabiliscono   nuove   competenze  ad  adottare
provvedimenti  definitivi  nei  confronti  del personale dell'Azienda
autonoma delle ferrovie dello Stato.
                              Art. 254.
                          (Norme abrogate)

  Sono  abrogati  il  regio  decreto  21  febbraio  1895,  n.  70,  e
successive  modificazioni  e integrazioni, il regio decreto 22 aprile
1909,  n.  229,  e  successiva  integrazioni e modificazioni, nonche'
tutte  le  altre  norme  relative  al  trattamento  di quiescenza dei
dipendenti  civili  e  militari dello Stato, vigenti alla data del 21
dicembre  1973,  salve  le disposizioni richiamate dal presente testo
unico.
  Qualora nelle leggi o nei regolamenti sia fatto richiamo alle norme
abrogate  ai  sensi  del comma precedente, si intendono richiamate le
corrispondenti norme del presente testo unico.
  Sono,  inoltre,  abrogati  l'art.  9,  quinto  comma,  del  decreto
legislativo del Capo provvisorio dello Stato 4 aprile 1947, n. 207, e
le  altre  norme  che,  per  i  dipendenti  civili non di ruolo delle
amministrazioni   dello   Stato,   comprese  quelle  con  ordinamento
autonomo,   prevedono  la  perdita  del  diritto  al  trattamento  di
cessazione   dal  servizio  nei  casi  di  licenziamento  per  motivi
disciplinari o di dimissioni volontarie.
                              Art. 255.
(Norme  sul  controllo  e  sull'impugnabilita'  dei  provvedimenti in
                        materia di riscatto)

  Le  norme  che  regolano  il  controllo  della  Corte dei conti sui
provvedimenti  relativi  al riscatto di servizi ai fini di quiescenza
nonche'  le norme che regolano l'impugnabilita' di tali provvedimenti
sono  applicabili  anche  per  quanto concerne i provvedimenti di cui
all'art. 149.
                              Art. 256.
                   (Casi in corso di trattazione)

  Ai   casi  in  corso  di  trattazione,  in  sede  amministrativa  o
giurisdizionale,  alla  data  di entrata in vigore del presente testo
unico  si applicano le disposizioni del testo unico stesso, anche per
gli effetti anteriori alla data predetta.
  Tuttavia  le  disposizioni  del  testo  unico  non  possono  essere
applicate  con  decorrenza  anteriore  al 1 gennaio 1958, data da cui
ebbe  effetto  la  legge  15 febbraio 1958, n. 46, nei casi in cui il
diritto  al  trattamento  di quiescenza, diretto o di riversibilita',
sia stato introdotto da tale legge.
  La  base pensionabile non puo' essere determinata in misura diversa
da quella prevista dalle norme che erano applicabili alla data in cui
la base stessa deve essere riferita.
  Per  quanto  concerne  gli  assegni  accessori  del  trattamento di
quiescenza  e  gli aumenti della pensione relativi alle indennita' di
aeronavigazione,  di  volo  e  di  paracadutismo  non  possono essere
fissate  decorrenza  e  misura  diverse  da  quelle  stabilite  dalle
disposizioni che erano applicabili nei periodi relativamente ai quali
detti assegni e aumenti spettano.
                              Art. 257.
    (Domande presentate dopo l'entrata in vigore del testo unico)

  L'art.  256  si osserva anche nei casi di domande di trattamento di
quiescenza  presentate  dopo  l'entrata  in vigore del presente testo
unico  da dipendenti cessati dal servizio anteriormente a tale data o
dai  loro  aventi  causa,  nei confronti dei quali non sia stato gia'
emesso provvedimento ai fini di detto trattamento.
                              Art. 258.
         (Applicabilita' a domanda di norme del testo unico)

  I  dipendenti  cessati  dal  servizio  anteriormente  alla  data di
entrata  in  vigore  del  presente  testo unico o i loro aventi causa
hanno diritto, a domanda, all'applicazione nei propri confronti delle
seguenti norme:
    a)  art.  11,  relativamente  ai  servizi  che,  ai  sensi  delle
precedenti   disposizioni,  non  erano  riscattabili  ne'  altrimenti
computabili ai fini del trattamento di quiescenza statale;
    b)  art. 12, relativamente alla computabilita' dei servizi non di
ruolo  resi  alle dipendenze delle assemblee legislative ovvero degli
enti  e  degli  istituti  di cui allo stesso articolo e relativamente
alla  computabilita'  dei  servizi  di  ruolo da parte dei dipendenti
collocati a riposo per causa diversa dal raggiungimento del limite di
eta';
    c)  art.  13,  relativamente  alla riscattabilita' dei periodi di
iscrizione agli albi professionali e dei periodi di pratica necessari
per il conseguimento dell'abilitazione;
    d)  art.  14, per quanto concerne la riscattabilita' del servizio
prestato,  rispettivamente,  in  qualita'  di  incaricato tecnico, di
amanuense di cancelleria e di amanuense ipotecario;
    e) art. 42, secondo comma, relativamente all'anzianita' minima di
venti anni di servizio effettivo stabilita per l'acquisto del diritto
alla pensione normale da parte del dipendente civile dimissionario;
    f)   art.   81,   terzo  comma,  sul  diritto  alla  pensione  di
riversibilita' in favore della vedova del pensionato;
    g)  articoli  82  e  84, per la parte in cui, ai fini del diritto
alla  pensione di riversibilita' in favore degli orfani maggiorenni e
dei  collaterali del dipendente statale o del pensionato, e' prevista
l'eta'   sessagenaria   quale   condizione   alternativa   di  quella
dell'inabilita' a proficuo lavoro;
    h)   art.  219,  terzo  comma,  relativamente  all'anzianita'  di
servizio  di  venti  anni  stabilita  per  l'acquisto  del  diritto a
pensione  da  parte del personale ferroviario nei casi di decadenza e
di dimissioni dall'impiego;
    i)  art.  226,  secondo  comma,  relativamente  alla  misura  del
trattamento   continuativo   di  quiescenza  diretto,  concorrente  a
determinare la pensione privilegiata ferroviaria;
    l)  art.  233,  relativamente al criterio di determinazione della
pensione privilegiata diretta ai soli fini della riversibilita'.
  Se  la  domanda  di  cui al comma precedente e' presentata entro un
anno  dalla  data  di  entrata in vigore del presente testo unico, le
norme  suindicate  sono  applicabili con effetto dalla data predetta;
negli  altri  casi  sono applicabili con effetto dal primo giorno del
mese successivo a quello di presentazione della domanda.
  Il  personale  in  servizio  alla  data  di  entrata  in vigore del
presente  testo  unico,  che abbia da far valere servizi o periodi di
cui  alle  lettere  a),  b),  e) o d), puo' presentare la domanda nel
termine  perentorio  di  due  anni  dalla data predetta, qualora tale
termine sia piu' favorevole di quelli previsti dall'art. 147, primo e
secondo  comma.  In caso di decesso il diritto puo' essere esercitato
dagli  aventi  causa nel termine stabilito dal terzo comma del citato
articolo.
  Per  i  casi  in  corso  di  trattazione,  di  cui all'art. 256, le
disposizioni  richiamate  nelle  lettere  da e) a l) sono applicabili
d'ufficio,  con  effetto dalla data di entrata in vigore del presente
testo unico.
  Nei  casi  di domande di trattamento di quiescenza, di cui all'art.
257,  le  disposizioni  richiamate  nelle  lettere  da  e)  a l) sono
applicabili  anche  senza  espressa richiesta dell'interessato. Se la
domanda  di  trattamento  di  quiescenza  e' presentata entro un anno
dalla  data  di entrata in vigore del presente testo unico, le citate
disposizioni  sono  applicabili con effetto da tale data; negli altri
casi   sono  applicabili  con  effetto  dal  primo  giorno  del  mese
successivo a quello di presentazione della domanda.
                             Art. 259.
                    (Revisione di provvedimenti)

  Nel  caso  in  cui  le norme del presente testo unico, non indicate
dall'art.  258,  risultino  piu'  favorevoli  delle  norme anteriori,
l'interessato  nei  cui confronti sia stato gia' emesso provvedimento
definitivo puo' chiederne la revisione entro il termine perentorio di
un anno dalla data di entrata in vigore del presente testo unico, con
effetto dalla data stessa.
  La   domanda   di   revisione  deve  essere  motivata,  a  pena  di
inammissibilita'.
                              Art. 260.
     (Riscatto dei periodi di iscrizione ad albi professionali)

  Il  dipendente  cessato  dal  servizio  anteriormente  alla data di
entrata  in  vigore  del presente testo unico, che, avvalendosi della
facolta'  prevista dall'art. 258, primo comma, chieda il riscatto dei
periodi  di  iscrizione  ad  albi professionali ovvero dei periodi di
pratica  necessari  per il conseguimento dell'abilitazione, e' tenuto
al  pagamento  del contributo di riscatto commisurato al 18 per cento
dello  stipendio spettante, alla data di presentazione della domanda,
al  personale  in  attivita'  di servizio che abbia qualifica o grado
pari  a  quello  rivestito dall'interessato all'atto della cessazione
dal servizio.
                             Art. 261.
             (Riscatto di servizi resi ad enti diversi)

  Il  personale  in  servizio  alla  data  di  entrata  in vigore del
presente testo unico puo' chiedere, entro il termine perentorio di un
anno  dalla  data predetta, il riscatto totale o parziale dei servizi
di  ruolo prestati alle dipendenze delle assemblee legislative ovvero
degli enti o degli istituti di cui all'art. 12, verso pagamento di un
contributo  pari  al 18 per cento dello stipendio, della paga o della
retribuzione  spettante  alla data di presentazione della domanda, in
relazione  ai periodi riscattati. Se la domanda e' presentata dopo la
cessazione  dal  servizio,  il  contributo  e'  calcolato sull'ultimo
stipendio o sull'ultima paga o retribuzione.
  Nei  casi  di riscatto effettuato ai sensi del comma precedente non
si applicano l'art. 6, primo comma, e l'art. 12, secondo comma.
                              Art. 262.
                    (Pensioni a onere ripartito)

  Per  i  dipendenti  statali  che alla data di entrata in vigore del
presente  testo unico siano gia' transitati ad altro ente di cui agli
articoli  113 e 116, si applicano le norme vigenti alla data suddetta
in  materia  di  pensioni a onere ripartito, anche se non siano stati
ancora emessi provvedimenti definitivi.
  La  disposizione  del comma precedente si osserva anche nei casi di
passaggio  al  servizio dello Stato di personale proveniente da altro
ente di cui agli articoli sopra citati.
  Il  termine  di  decadenza stabilito dall'art. 151, comma terzo, e'
riaperto,  con  effetto  dalla data di entrata in vigore del presente
testo   unico,  nei  riguardi  del  personale  che  non  sia  cessato
definitivamente dal servizio anteriormente a tale data.
                             Art. 263.
                      (Pensione dell'I.N.P.S.)

  Nel  caso  in  cui  il dipendente acquisti il diritto alla pensione
normale  per  effetto  delle  disposizioni  richiamate dall'art. 258,
comma  primo,  lo  Stato  o  il Fondo pensioni per il personale delle
ferrovie  dello  Stato  subentrano  nei diritti dell'interessato alla
pensione  a  carico dell'Istituto nazionale della previdenza sociale,
gia'  liquidata  ai  sensi  della  legge  2  aprile  1958,  n. 322, e
successive modificazioni ed integrazioni.
  Qualora  non  sia  stata  ancora  liquidata  la  pensione  a carico
dell'Istituto suddetto, si applica l'art. 127.
  Il primo comma dell'art. 41 non si osserva per i dipendenti statali
che, alla data di entrata in vigore del presente testo unico, abbiano
gia'  ottenuto  o  chiesto  il  riscatto  di servizi non di ruolo con
conseguente  applicazione  del  disposto  di  cui all'art. 20, ultimo
comma, della legge 5 giugno 1951, n. 376.
                              Art. 264.
    (Assegno personale per titolari di pensione di riversibilita)

  Nel  caso  in cui le pensioni spettanti, secondo le norme anteriori
alla data di entrata in vigore del presente testo unico, al coniuge e
agli  orfani  del  dipendente  o  del  pensionato  siano  di  importo
superiore alla quota loro dovuta ai sensi delle norme del testo unico
stesso,  la  differenza  e' conservata a titolo di assegno personale,
riassorbibile  in  occasione di successivi aumenti della misura delle
pensioni.
                              Art. 265.
       (Benefici previsti dalla legge 25 febbraio 1971, n. 95)

  Nei  casi in cui, alla data di entrata in vigore del presente testo
unico,  non  siano  stati ancora attribuiti i benefici previsti dalla
legge 25 febbraio 1971, n. 95, a favore degli invalidi per servizio e
dei  loro  congiunti, si osservano le disposizioni degli articoli 20,
21, 22 e 23 della legge stessa.
                             Art. 266.
               (Personale del Ministero della difesa)

  Nei  confronti  degli  impiegati  e  degli  operai non di ruolo del
Ministero  della  difesa  che, nel periodo 1 gennaio 1950-31 dicembre
1959,  cessarono  dal  servizio  per mancato rinnovo del contratto di
lavoro  o  si  avvalsero  dell'esodo  volontario di cui alla legge 27
febbraio  1955,  n.  53,  in  previsione  della  non rinnovazione del
contratto di lavoro o in dipendenza di improvviso trasferimento dalle
sedi  abituali  di  lavoro  a  sedi  di  disagevole  sistemazione, si
osservano le disposizioni della legge 31 marzo 1971, n. 214.
                              Art. 267.
                        (Incaricati tecnici)

  Nei  confronti  degli  incaricati  tecnici  che, ai sensi del primo
comma  dell'art.  258,  chiedano l'applicazione dell'art. 14, lettera
d),  il  contributo di riscatto e' commisurato all'80 per cento dello
stipendio previsto, alla data di entrata in vigore del presente testo
unico,  per  la  qualifica  iniziale del ruolo di appartenenza, se la
domanda  e'  presentata  entro il termine perentorio di un anno dalla
data predetta.
                              Art. 268.
                   (Operai dei monopoli di Stato)

  Gli  operai dell'Amministrazione autonoma dei monopoli di Stato, in
servizio alla data di entrata in vigore della legge 23 novembre 1971,
n.  1024,  hanno  diritto  di  riscattare i servizi di cui alla legge
medesima,  secondo  le  norme in essa contenute, salva l'applicazione
delle norme del presente testo unico, se piu' favorevoli.
                              Art. 269.
           (Personale scolastico dell'ex comune di Fiume)

  Gli  insegnanti  elementari,  i direttori didattici e gli ispettori
scolastici che alla data del 31 dicembre 1933 risultavano iscritti al
regolamento  di  pensione  dell'ex  comune di Fiume hanno diritto, su
domanda, alla liquidazione della pensione loro spettante in base alle
norme  del  regolamento  comunale  gia'  in  vigore. La pensione e' a
totale carico dello Stato.
                              Art. 270.
            (Personale addetto alla tenuta di Racconigi)

  Al   personale  addetto  alla  tenuta  demaniale  di  Racconigi  e'
riconosciuto, ai soli fini del trattamento di quiescenza, il servizio
di  cui  alla  legge  3  novembre  1971,  n.  1068,  secondo le norme
contenute nella legge stessa.
                              Art. 271
              (Matrimoni anteriori al 24 febbraio 1958)

  Ai fini del diritto alla pensione vedovile spettante ai sensi delle
disposizioni  vigenti prima dell'entrata in vigore del presente testo
unico,  la  norma contenuta nell'articolo unico della legge 28 aprile
1967,  n.  264,  relativa  ai  matrimoni anteriori alla pubblicazione
della legge 15 febbraio 1958, n. 46, ha effetto dal 1 gennaio 1958.
                              Art. 272.
(Orfani  di  dipendente  o  di pensionato deceduto anteriormente al 1
                            gennaio 1958)

  E'  riconosciuto  diritto  a  pensione  agli orfani maggiorenni del
dipendente o del pensionato deceduto anteriormente al 1 gennaio 1958,
che  siano  stati  conviventi  a carico dello stesso all'atto del suo
decesso e che alla data suddetta fossero inabili al lavoro proficuo e
nullatenenti,  anche  se  le  condizioni di inabilita' al lavoro e di
nullatenenza non sussistevano alla data di morte del dipendente o del
pensionato.
  La  pensione spettante in applicazione del comma precedente decorre
dal  primo giorno del mese successivo a quello di presentazione della
domanda.
                            Art. 273.
           (Ciechi titolari di pensione di riversibilita)

  I   ciechi   che   hanno   perduto  il  diritto  alla  pensione  di
riversibilita'  per  essere stati collocati al lavoro alle dipendenze
di pubbliche amministrazioni, di enti pubblici, di aziende di Stato e
di  privati o per avere intrapreso un lavoro autonomo possono optare,
entro  trenta  giorni dalla cessazione dell'attivita' lavorativa, per
la pensione di riversibilita' di cui gia' godevano.
  I  ciechi  di  cui  al  comma  precedente  che  hanno  gia' cessato
dall'attivita'  lavorativa  alla  data  dell'entrata  in  vigore  del
presente  testo unico possono esercitare la facolta' di opzione entro
un anno dalla stessa data.
                             Art. 274.
               (Procedimenti amministrativi in corso)

  Per  i  procedimenti di liquidazione del trattamento di quiescenza,
in  corso  alla data del 1 gennaio 1976, l'ufficio competente secondo
le  norme  anteriori  mantiene  la  competenza sugli affari di cui e'
investito.
  Tutti  gli  atti del procedimento, compiuti anteriormente alla data
di entrata in vigore del presente testo unico, restano validi ad ogni
effetto.
  I  provvedimenti di riscatto o di riconoscimento di servizi, emessi
sino  alla  data  di  entrata  in vigore del presente testo unico, in
conseguenza  dei  quali  abbia gia' avuto inizio il pagamento rateale
del  contributo a carico dell'interessato o siano stati gia' regolati
i  rapporti  tra  lo Stato o il Fondo pensioni per il personale delle
ferrovie dello Stato e l'Istituto nazionale della previdenza sociale,
hanno  integrale  esecuzione  secondo  le  norme  anteriori alla data
suddetta.
                              Art. 275.
                            (Regolamento)

  Rimangono  in  vigore  le  norme  regolamentari  compatibili con le
disposizioni  del  presente  testo  unico  sino  a  quando  non sara'
emanato,  con  decreto  del  Presidente  della  Repubblica,  il nuovo
regolamento.

              Il Presidente del Consiglio dei Ministri
                                RUMOR
                            TABELLA N. 1 
 
   PERCENTUALI DI AUMENTO PER LA LIQUIDAZIONE DELLE PENSIONI DEGLI 
              UFFICIALI CESSATI DAL SERVIZIO PERMANENTE 
 

              Parte di provvedimento in formato grafico
                                                    ((TABELLA A 
 
         PENSIONI NORMALI DEI GRADUATI E MILITARI DI TRUPPA 
 

              Parte di provvedimento in formato grafico

)) ((2)) 
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AGGIORNAMENTO (2) 
  La L. 29 aprile 1976, n.177, ha disposto (con l'art.  9,  comma  1)
che le pensioni di cui alle tabelle 2 e 3 precedentemente annesse  al
decreto del Presidente della  Repubblica  29  dicembre  1973,  numero
1092, sono maggiorate del 30 per cento a decorrere dal 1 gennaio 1976
e di un ulteriore 30 per cento a decorrere dal 1 gennaio 1977. 
  Ha inoltre disposto (con l'art. 9, comma 2) che "Con effetto dal  1
gennaio 1978 le tabelle 2 e 3 sono sostituite, rispettivamente, dalle
tabelle A e B". 
                                                        TABELLA B 
 
         PENSIONI PRIVILEGIATE ORDINARIE TABELLARI 

              Parte di provvedimento in formato grafico

 
(2) (6) ((11)) 
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AGGIORNAMENTO (2) 
La L. 29 aprile 1976, n.177, ha disposto (con l'art. 9,comm1) che  le
pensioni di cui alle tabelle 2 e 3 precedentemente annesse al decreto
del Presidente della Repubblica 29 dicembre 1973, numero  1092,  sono
maggiorate del 30 per cento a decorrere dal 1 gennaio 1976  e  di  un
       ulteriore 30 per cento a decorrere dal 1 gennaio 1977. 
   Ha inoltre disposto (con l'art. 9, comma 2) che "Con effetto dal 1
gennaio 1978 le tabelle 2 e 3 sono sostituite, rispettivamente, dalle
tabelle A e B". 
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AGGIORNAMENTO (6) 
  La L. 26 gennaio 1980, n.9 nel modificare (con l'art. 15, comma  1)
l'art.  1  dell'allegato  della  L.  29   aprile   1976,   n.177   ha
conseguentemente disposto che le pensioni di cui alla tabella B  sono
maggiorate del 50 per cento dal 1 gennaio 1979, e di un ulteriore  50
per cento a decorrere dal 1 gennaio 1981, considerando  per  tutti  i
gradi le  misure  previste  per  il  caporale  maggiore  e  caporale,
sottocapo e comune di la classe del C.E.M.M., primo aviere  e  aviere
scelto. 
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AGGIORNAMENTO (11) 
  La L. 2 maggio 1984, n. 111, nel modificare (con l'art. 8, comma 1)
l'art.  1  dell'allegato  della  L.  29   aprile   1976,   n.177   ha
conseguentemente disposto che le  pensioni  di  cui  alla  tabella  B
aggiornata al 31 dicembre 1981, per effetto della  legge  29  gennaio
1980, n. 9, sono maggiorate del  15  per  cento  a  decorrere  dal  1
gennaio 1984 e di un ulteriore 15 per cento a decorrere dal 1 gennaio
1985, considerando per tutti i gradi le misure previste  da  caporale
maggiore a soldato e gradi equiparati.