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PIU DIRITTI PER I LAVORATORI CON LE STELLETTE  



La strada della conquista di diritti e tutela per i cittadini lavoratori con le stellette è ancora lunga.
Molte volte percorrerla è difficile e si trovano ostacoli naturali e non, nel percorso mi sono fermato a riflettere sui contenuti di questa lettera inviata al quotidiano IL Tempo e pubblicata il 18 / 4 / 2006 :

Sono un detenuto del carcere militare di S. Maria Capua Vetere (CE ), reparto militari detenuti, essendo ex appartenente alla Guardia di Finanza, per espiare una pena di anni 4 mesi 8 ( di cui anni 3 per reato ostativo), con fine pena a Gennaio 2007. Ho avuto modo di leggere sul suo giornale l’intervento del primo presidente della Cassazione Nicola Marvulli, che in occasione dell’inaugurazione dell’anno giudiziario “ bacchettava “ i colleghi e le nuove riforme giudiziarie sulla “ non certezza della pena “ in quanto, secondo l’illustre magistrato, l’attuale ordinamento penitenziario, risalente al 1975, ha finito per dissolvere tale certezza.
Vorrei tranquillizzare l’illustre magistrato “ sulla certezza della pena “ in quanto a me, come ad altri reclusi presso questo Istituto, la pena viene eseguita nei termini in cui è stata disposta dal giudice, senza poter accedere a nessuno dei benefici previsti dall’ordinamento penitenziario.
Badi bene, parlo di detenuti che non hanno precedenti penali e partecipano all’opera di “ rieducazione e reinserimento “ , una condotta che dimostra l’assenza di qualsiasi pericolo di reiterazione dei reati, della presa di coscienza del disvalore degli atti compiuti ed una spontanea resipiscenza. A me, come per gli altri, vengono negati i permessi premio, l’affidamento in prova ai servizi sociali e addirittura la semilibertà, nonostante avessi rappresentato al presidente del tribunale di sorveglianza di Napoli nell’udienza del 26 gennaio, i motivi di assoluta necessità a che io accedessi a tale beneficio in quanto dal 6 / 1 / 2003, data in cui mi sono costituito spontaneamente presso questa struttura penitenziaria, non verso gli alimenti a mio figlio minore affidato alla madre, e obbligato da un tribunale civile dello stato Italiano, per la somma mensile di euro 350. Inoltre il protrarsi della detenzione creerà, nei confronti del mio datore di lavoro, un grave pregiudizio, in quanto potrebbe non essere più disponibile alla mia assunzione.
Gaetano Morea
S.Maria Capua Vetere

Leggendo la lettera ho pensato alla riforma dei Codici Penali Militari che si voleva attuare nella legislatura appena terminata e che fu affondata da un largo fronte composta da forze politiche di opposizione, sindacati , associazioni, ordine dei giornalisti e rappresentanza militare. In un sistema democratico dove regnano giustamente diritti e garanzie , con una politica che negli ultimi anni ha depenalizzato reati come il falso in bilancio, con il nuovo codice penale militare per i militari si voleva andare in direzione assolutamente contraria e avrebbero voluto limitare ancor di più i diritti . La “ certezza della pena “ è un argomento ed una frase ripetuta spesso quando si parla dei problemi della giustizia, scoprire che esiste una severissima certezza della pena per gli “ utenti “ militari e che agli stessi non vengono applicati i benefici previsti per tutti gli altri cittadini non mi sembra il massimo. Che i codici penali militari, risalenti al 1941, vadano rivisti è opinione condivisa da tutti , con essi va rivisitato anche il concetto dei benefici di legge per i condannati in modo da rendere tutti i cittadini uguali . La strada della conquista di diritti e tutela per i cittadini lavoratori con le stellette è lunga, è importante che sia sempre percorsa e frequentata da molti .

 

Salvatore Rullo CoCeR Aeronautica s.rullo@tin.it

 


 

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