| Aeronautica: il trasferimento
a domanda, difficile ottenerlo
C'era
una volta la certezza del diritto al trasferimento per il personale militare
dell'Aeronautica in SPE, dopo un periodo temporale minimo di cinque anni di
permanenza nel medesimo reparto. I militari dell'Aeronautica avevano la possibilità
di ottenere la movimentazione da una sede all'altra, a domanda senza aggravio
economico per l'amministrazione della Difesa. Oggi questa possibilità
è stata eliminata, cancellata completamente da una Direttiva a firma
dell'ex Capo Maggiore dell'Aeronautica (Gen. Fornasiero).
Quello che colpisce della Direttiva è l'annullamento di tutte le precedenti
norme in materia, e che si riferisce solo al personale in SPE dell'Aeronautica
Militare, escluse le altre FF.AA. Le disposizioni contenute nella D.I.P.M.A.
datata 09/04/01 (Direttiva impiego Personale Militare Aeronautica), lasciano
in modo assoluto la gestione della movimentazione, di natura privata e/o professionale,
esclusivamente al Comandante di Corpo. Egli ha l'onere, di formare un elenco
nominativo annuale e pluriennale di programmazione da segnalare alla Dir. Gen.
Del M.D.A.
E' chiaro come l'aspettativa ed il diritto del singolo militare in SPE, ai fini
del trasferimento, anche dopo anni e anni trascorsi in un unico Ente Militare
dell'Aeronautica, venga disatteso e, a volte, anche calpestato; senza che l'interessato
abbia la benché minima possibilità di proporre ricorso gerarchico
e/o ad altra autorità. L'A.M., in questo campo, sembra che possieda la
più ampia discrezionalità. L'esclusiva competenza della segnalazione
del personale tramite gli elenchi di programmazione, è devoluta come
abbiano detto al Comandante di Corpo, verosimilmente, in essi, vengono inseriti
soggetti che hanno titoli inferiori rispetti ad altri con maggiore anzianità
di Reparto e di servizio.
Il tutto, a volte, giustificato nei confronti degli esclusi, con l'esigenza
operativa riconducibile alla specialità di questi soggetti che, per vari
motivi, non vengono presi in considerazione perché ritenuti "indispensabili",
e, quindi, la loro presenza è necessaria per il bene del Reparto.
Il M.D.A. con la Direttiva in argomento, ha prodotto sicuramente grande afflizione,
malcontento, amarezza e, per certi versi, rabbia impotente di fronte ad un potere
sordo, cieco e distaccato dai problemi .di carattere privato e personale dei
dipendenti militari. A questo proposito, L'A.S.D.P. (Associazione Solidarietà
Diritto e Progresso) Sezione di Carpaneto piacentino (PC), contattata e sollecitata,
ha raccolto le lamentele di diverse mogli di sottufficiali dì alcuni
Enti Aeronautici del Nord Italia che, per un motivo o per un altro, vedono le
domande dei propri mariti disattese e non considerate per il trasferimento al
Sud dell'Italia, malgrado essi, possano vantare un'anzianità di servizio
e di Reparto oltre 10/12 anni e più. La nota pervenuta all'ASDP, è
stata consegnata dalle mogli di questi militari, dove viene evidenziato, in
particolare, il nuovo metodo della movimentazione che appare privo di quella
trasparenza che, comunque, trattandosi di procedimento amministrativo è
imposta per legge alle Amministrazioni Statali, compresa quella militare. Le
mogli, evidenziano anche che la Direttiva non sempre viene applicata in modo
uniforme tra un Comandante ed un altro. Infatti, il problema potrebbe essere
risolto se, a monte, all'atto dello smistamento degli Allievi, che hanno terminato
il Corso di Formazione, questi, venissero assegnati presso Enti Militari Aeronautici
del Nord quali naturali sostituti di chi ha fatto domanda di trasferimento.
Il problema sta tutto qui, molti militari vogliono essere trasferiti ad Enti
Aeronautici del Sud, ma il loro cambio difficilmente si trova, perché
probabilmente, "il diritto" viene sostituito dalla raccomandazione"dei
potenti" e dalla discrezionalità assoluta dei vari Comandanti di
Corpo.
La Legge 241/90, sulla trasparenza amministrativa, di norma, negli ambienti
militari, viene mascherata con le esigenze di servizio e/o con reazioni emotive
di velati provvedimenti nei confronti di chi la richiede.
L'Italia, è risaputo, impropriamente viene definita il Paese del Diritto,
ma in questo caso la domanda viene spontanea - come dice un simpatico presentatore
televisivo - perché il Ministero, il Governo, e/o il Parlamento quando
si tratta di tutelare "il diritto" dei militari della scala gerarchica
intermedia, difficilmente intervengono? Forse ci si ricorda di loro in particolari
momenti, perché in definitiva sono come carne da macello da mandare in
giro per il mondo: Somalia. Kosovo, Golfo persico, Bosnia, Macedonia, Ruanda,
Afghanistan, Angola, Timor Est ecc.
Aviatori, Marinai, Soldati, zitti:"avete solo il diritto di morire!"
Cav.
Carmelo Biondo
Presidente
sezione Assodipro di PIacenza
|