Le nanopolveri prodotte dalla guerra
e dai poligoni di tiro entrano nei tessuti di
soldati e i civili coinvolti, senza più uscirne
E’ in atto una contaminazione
planetaria prodotta da nanoparticelle inquinate.
Ingerite anche mangiando un alimento contenente
nanopolveri, passano irreversibilmente nei tessuti.
Entrano nel sangue e nello sperma. Vengono trasmesse
al partner tramite l’atto sessuale. Analizzati casi
di sperma con bismuto, calcio, titanio, ferro,
titanio, cobalto, cromo, molibdeno, acciaio.
L’inquietante scoperta delle "nanopatologie" emerge
nella Commissione di inchiesta del Senato
sull’uranio impoverito. Questa è la relazione della
dottoressa Antonietta Gatti, responsabile del
Laboratorio dei biomateriali presso il Dipartimento
di neuroscienze dell’Università degli studi di
Modena e Reggio Emilia. Dott.ssa
Antonietta Gatti 27 febbraio
2006 (www.peacelink.org/editoriale).
«Nanopathology»
«Nanopathology» è una parola
inventata da me, anche se ora comincia ad essere di
uso corrente: significa patologie da micro e nano
particelle. Con una macchina di nuovo tipo, un
microscopio elettronico di tipo ambientale, non solo
riusciamo a individuare delle cose molto piccole, ma
anche abbiamo sviluppato una tecnica innovativa per
vedere all’interno dei tessuti patologici.
Una nuova tecnica di indagine per
osservare l’infinitamente piccolo
Con questa tecnica riusciamo a
vedere cose che sono molto piccole. Siamo abbastanza
avvezzi a sentire l’espressione PM10: si tratta
delle particelle che non ci fanno girare in auto la
domenica e vuol dire 10 micron. Ebbene, in questo
momento noi stiamo lavorando con particelle che sono
più piccole di un micron, che si avvicinano ai
nanometri (siamo arrivati fino a dieci nanometri):
sono le dimensioni delle proteine e dei virus,
quindi stiamo lavorando con qualcosa che è veramente
molto piccolo. Perché ne parliamo? Perché
effettivamente in questo modo riusciamo a vedere dei
corpi estranei all’interno dei tessuti patologici.
Dall’uranio impoverito all’analisi
dei tessuti
Quando scoppiò il caso dell’uranio
impoverito, mi dissi: se c’è dell’uranio, andiamo a
vederlo all’interno dei tessuti patologici, perché
solo così si può dimostrare una correlazione tra
l’uranio e la patologia eventualmente sviluppata. Se
sta fuori, questo tipo di uranio impoverito non dà
grossi problemi.
Ho potuto analizzare il midollo, un
pezzetto di fegato, un colon, un polmone, delle
sezioni di campioni biologici. In alcuni casi ho
avuto più campioni dello stesso paziente; per
esempio, midollo, sperma e sangue.
Nelle biopsie sono state trovate
particelle tonde. E’ importante soffermarsi sulla
forma rotondeggiante: lo scienziato dei materiali sa
che le forme rotondeggianti provengono da
combustioni ad altissima temperatura.
A duemila gradi vengono prodotte
insolite particelle
Queste particelle, a mio avviso, si
presentano strane. E’ stata rinvenuta nel tratto
digestivo, nello stomaco, una particella di zirconio
rotondeggiante, anzi tondissima, di 50 micron,
quindi abbastanza grande. Trovare nell’ambiente una
particella di zirconio così tonda è tecnicamente
difficile. Lo zirconio, infatti, ha un’altissima
temperatura di fusione e la rotondità della
particella relativa al caso che sto illustrando è
necessariamente dovuta ad una temperatura superiore
almeno ai 2.000 gradi.
Oltre i duemila gradi: cosa accade
con la combustione dell’uranio impoverito
Ho avuto modo di leggere il rapporto
annuale del 1977 della base militare di Eglin, in
Florida, nel quale sono stati valutati gli effetti
sull’ambiente dell’esplosione di una bomba
all’uranio impoverito. Gli americani fecero
esplodere simili bombe nel deserto del Nevada per
raccogliere poi elementi di uranio impoverito che,
in realtà, non furono trovati. Vennero invece
raccolti i prodotti della combustione determinata
dall’uranio impoverito.
Quando esplodono, bombe di questo
tipo creano temperature superiori ai 3.000 gradi che
fondono tutto ciò che si trova nel crogiuolo.
Il rapporto della base statunitense
ha dimostrato che le particelle rinvenute da quelle
esplosioni avevano una forma perfettamente
rotondeggiante, mentre la loro composizione chimica
era determinata ovviamente dai materiali fusi
presenti nel crogiuolo.
Nel deserto del Nevada c’era solo
sabbia, ma in una zona di guerra le esplosioni fanno
fondere i materiali presenti (ad esempio, parti di
un carro armato), creando quindi un inquinamento
ambientale in cui si rilevano tutti gli elementi
soggetti alla combustione avvenuta.
Se si bombarda una raffineria o una
fabbrica di armi, dall’esame dei residui della
combustione che segue le esplosioni si possono
individuare tutti i composti chimici presenti al
momento del bombardamento.
Il rapporto sulla base di Eglin già
nel 1977 poneva l’accento sulle polveri create da
questo tipo di esplosioni, le cui dimensioni erano
al di sotto del micron. Il sito governativo dal
quale era possibile reperire il rapporto è stato
oscurato.
Le nanoparticelle tondeggianti
Esaminando il caso di un tumore
della pleura abbiamo trovato piccolissime particelle
di antimonio. Da una biopsia polmonare è risultata
la presenza di tungsteno, materiale utilizzato nella
produzione di lampadine: ritrovarlo all’interno di
un polmone non è assolutamente normale. Nel caso di
un linfoma di Hodgkin è stata rinvenuta una
particella molto particolare perché composta da
fosforo, cloro, piombo e cromo. E’ importante
ricordare tale composizione per verificare non solo
le problematiche di salute riferite all’uranio
impoverito, quanto anche quello di indagare sui
soggetti che abitano le zone limitrofe al poligono
di Salto di Quirra in Sardegna. E il piombo è
tossico. Ricordo, ad esempio, che nel XVIII secolo a
Venezia esisteva una scuola di vetrai che produceva
bellissimi vetri al piombo, attualmente esposti nei
musei; ebbene, tutte le persone che operavano in
quella scuola sono decedute in maniera anomala per
via degli effetti tossici del piombo. Dalla biopsia
del midollo osseo di un altro soggetto è stato
rinvenuto anche del titanio, mentre abbiamo
esaminato il caso di un soldato sminatore, che
faceva cioè brillare gli armamenti nemici, al quale
è stato diagnosticato un cancro della prostata.
Dagli esami effettuati è risultata la presenza di
notevoli quantità di metalli pesanti (bismuto,
ferro, cobalto e tungsteno). In letteratura è
risaputo che i metalli pesanti sono cancerogeni.
Dalle immagini relative alle cellule esaminate è
possibile notare che la loro forma è sempre
rotondeggiante. Numerosi sono stati i casi in cui
abbiamo rinvenuto particelle di acciaio, e quindi
piombo, di antimonio misto a cobalto, lega che prima
non conoscevo, pur lavorando nel settore dei
biomateriali da molti anni. Ho ritrovato questo tipo
di lega in un soldato americano che ha operato nella
prima guerra del Golfo. E’ strano. Io non ho delle
risposte. Ho solo delle evidenze.
Esplosioni e nanoparticelle
La nanotecnologia, nuova scienza del
XXI secolo, consente di creare in laboratorio
particelle molto piccole non presenti in natura,
tecnica molto faticosa e dispendiosa. Tali
particelle, una volta create, hanno la particolarità
di aggregarsi, formando, in base alle leggi fisiche
della nanotecnologia, dei clusters. Il cluster è un
aggregato di nanoparticelle.
Per l’eliminazione di ordigni
bellici a Baghdad, ad esempio, i soldati, dopo aver
scavato una buca, vi mettevano dentro gli armamenti
del nemico e li facevano deflagrare. Nei crateri si
possono trovare delle polveri con questi composti:
piombo, stagno, bismuto, silicio, zirconio, argento,
vale a dire tutti gli elementi che abbiamo visto
nelle biopsie. Ciò significa che nell’involucro
delle bombe, al loro interno, c’erano tutti questi
elementi. Se si trovano lì e se una persona li
respira, finiscono dentro i polmoni, sembra
abbastanza logica la consequenzialità.
Le nanoparticelle superano le
barriere e passano nello sperma
Veniamo ora all’analisi dello
sperma. Non pensavo che fosse possibile. Ancora
adesso su certi libri si parla dell’esistenza di
barriere, come la barriera polmonare, quella
intestinale, quella ematoencefalica. Si riteneva che
alcuni corpi estranei non potessero andare oltre
queste barriere, almeno questo è ciò che si sapeva
fino a poco tempo fa. Tuttavia, in un articolo di un
gruppo di tossicologi del lavoro belgi, apparso nel
2002 su una rivista scientifica molto importante, si
riporta un esperimento semplicissimo: quegli
studiosi hanno fatto inspirare delle nanoparticelle
da 0.1 micron, quindi cento volte più piccole di
quelle che respiriamo in strada al di fuori di qui,
e siccome erano particelle radioattive le hanno
seguite nel loro corso. Ebbene, una volta respirate,
dopo 60 secondi hanno passato la barriera polmonare
e sono entrate nel sangue; dopo un’ora sono arrivate
al fegato. Quando questi corpi estranei sono
all’interno, non è più possibile eliminarli, al
momento, almeno, non si conoscono tecniche di
eliminazione. Ma se sono nel sangue possono andare
benissimo nelle gonadi, nello sperma; se sono dentro
lo sperma ci può essere anche una contaminazione di
un partner.
Il soldato canadese dalle sette
sindromi
Ho studiato il caso di un soldato
canadese. Questo paziente, che era un maratoneta, è
tornato dalla guerra del Golfo dopo sei mesi in
sedia a rotelle e dopo otto anni è morto. Nel
frattempo ha sviluppato almeno sei o sette sindromi,
aveva tutto il compendiario del libro di patologia
e, alla fine, anche l’Alzheimer. Aveva disseminate
in tutto il corpo (io ho avuto il fegato, il
polmone, la milza) particelle di antimonio cobalto,
di cui abbiamo parlato, di cobalto e di
mercurioselenio; non ho mai visto questa lega, non
so come possa essere entrata. Questa persona aveva
gli occhi marroni; dopo due anni di patologia aveva
gli occhi sul grigio, dopo altri due anni gli occhi
sono diventati blu. Il cobalto è blu: c’è una
correlazione? Non lo so. So che esiste la sindrome
di Wilson, che è genetica, in cui si accumula rame:
la parte esterna dell’occhio diventa gialla brunata
come il rame. E’ una coincidenza? Nessuno ha mai
dato una spiegazione, quindi siamo aperti a tutte le
possibili ipotesi; sta di fatto, però, che la moglie
ha sviluppato quella che si chiama la burning semen
disease, in italiano si potrebbe tradurre come
«sindrome del seme urente». Il militare, una volta
tornato a casa, aveva delle turbe neurologiche e non
riusciva a portare a termine l’atto sessuale; il
giorno dopo la partner aveva bruciori nella parte
interna tali da non poter stare in piedi. Ha dovuto
inserire un preservativo con del ghiaccio dentro. La
partner, in seguito, ha avuto anche perdite di
sangue che non sono comprensibili da nessun
ginecologo.
Sperma con bismuto, calcio, titanio,
ferro, cobalto, cromo, molibdeno, acciaio: le
nanoparticelle possono passare nel partner
Ho conosciuto personalmente mogli
che hanno sviluppato un cancro dell’utero. Sta di
fatto che se nello sperma di un soldato ci sono
degli elementi come bismuto, calcio, titanio, ferro,
ebbene, non sono assolutamente biocompatibili: cosa
facciano poi a livello dello sperma, cosa facciano
nel partner non lo so, ma possono passare nel
partner. E’ un fatto che molti soldati della prima
guerra del Golfo hanno avuto figli malformati; è un
fatto, non so se c’è una correlazione. Questa cosa
non è biologica, ma non è neanche biodegradabile,
quando è all’interno rimane, non va più via. Ho
delle immagini in cui si nello sperma si possono
notare alcune palline tonde di ferrocromo, e, di
nuovo, una particella di zirconio. Quindi ci sono
delle chimiche che effettivamente ricorrono. Notiamo
anche particelle di tungsteno, titanio, cobalto,
ferro, cromo e molibdeno. E poi anche acciaio, che
potrebbe derivare benissimo dall’armatura di un
carro armato.
Mangiare un cavolo con le
nanoparticelle e ammalarsi di tumore
In conclusione possiamo dire che le
nanoparticelle possono passare: passano
tranquillamente la barriera polmonare ma passano
anche quella intestinale, perché se - per esempio -
mangio un cavolo su cui è caduta questa polvere, ho
una certa probabilità di ingerirlo. Quindi, questa
polvere giunge negli organi interni e posso avere
delle patologie di tali organi interni perché non
c’è nessuna barriera che possa fermare queste
nanoparticelle. Siamo partiti dall’uranio impoverito
per imbatterci in una questione che di certo porta
molto più lontano perché sconfina dallo specifico
problema relativo all’uranio ed investe più
estensivamente la questione ambientale.
Note:
Riduzione dell’audizione tenuta il
18 maggio 2005 davanti alla commissione parlamentare
di inchiesta presso il Senato della Repubblica.
Titolazione e adattamento a cura di Alessandro
Marescotti.
Il testo integrale è reperibile
presso