Associazione,  Rappresentanza militare

Avanzamento:una chimera chiamata trasparenza

Associazione Solidarietà Diritto e Progresso

Forze Armate: ruolo marescialli – ruolo sergenti – ruolo graduati: Avanzamento: una chimera chiamata trasparenza

Lo stato giuridico dei sottufficiali richiamato nella legge 599/1954 e successive modificazioni, forniscono una prima chiave di lettura sulla posizione dei medesimi relativo alla carriera militare. Con la suddetta legge, nelle Forze Armate si assisteva ad una forte sperequazioni riguardo all’avanzamento, infatti nell’Esercito e nella Marina Militare, normalmente dopo il corso di formazione iniziale, il graduato allievo sottufficiale veniva promosso in S.P.E. (servizio permanente effettivo con il grado di Sergente Maggiore), con anzianità di circa 4 – 5 anni di servizio; nell’Aeronautica Militare lo stesso allievo veniva promosso in SPE (Sergente Maggiore) dopo 12 – 13 anni di servizio effettivo.

Il Parlamento, nel tempo, ha partorito ulteriori leggi a riguardo chiamandole di: “riforma e/o riordino”. Purtroppo, gli interessati, di volta in volta, si sono resi subito conto che di riforma e/o di riordino non si poteva proprio parlare perché, le leggi in materia, hanno creato grande confusione, sperequazione, scavalcamenti e ricorsi all’autorità competente da parte di chi veniva penalizzato e scavalcato da colleghi più giovani con minore anzianità assoluta e/o relativa rispetto a quelli più anziani di 3 – 4 anni nel grado e negli anni di servizio.

Le leggi che si sono succedute di “riforma e/o riordino”, a cominciare dalla 212/83 che, parzialmente aveva sanato ritardi biblici nell’avanzamento dei sottufficiali, basti pensare che per arrivare al grado apicale di M/llo di 1^ classe ci volevano quasi 30 anni di servizio. Chi scrive grazie alla legge 212/83 è stato promosso M/llo di 1^ classe a 29 anni di servizio effettivo.

La legge 196/95, chiamata di “riallineamento” anch’essa nata con l’intento di sanare le sperequazioni introdotte con la legge 212/83, di fatto ha creato ulteriore “disordino” nella categoria sottufficiali.

Seguono le leggi n. 82 del 28/02/2001 “Disposizioni integrative e correttive del decreto legislativo 12 maggio 1995 n.196, in materia di riordino dei ruoli, modifica alle norme di reclutamento, stato ed avanzamento del personale non direttivo delle Forze Armate”. Il titolo della legge, evidenzia già di per sé, i danni provocati precedentemente, ma non è finita qui, successivamente il Parlamento emana un’altra legge, la n. 186 del 27 luglio 2004 “Conversione in legge, con modificazioni, del decreto legge 28 maggio 2004 n. 136, recante disposizioni urgenti per garantire la funzionalità di taluni settori della pubblica amministrazione. Disposizioni per la rideterminazione di deleghe legislative e altre disposizioni connesse”. Tutte leggi che nel tempo che si sono succedute, hanno ulteriormente creato un ammassamento nei gradi di Maresciallo Capo, producendo scavalcamenti di molti sottufficiali meno anziani anche di 4-5 anni che hanno ricevuto una anzianità giuridica superiore nel grado.

Quindi si può affermare che i Ruoli Marescialli, Sergenti e Graduati, sono nati sotto una cattiva stella e nell’incertezza del diritto, compagna del malcontento e sorella del non equilibrio, perché le leggi in materia, non hanno sanato e prodotto una reale perequazione di trattamento dell’anzianità assoluta posseduta dal personale rispetto alla sua posizione giuridica, consolidata in funzione della data di arruolamento all’atto della fine della frequenza del corso di formazione.

Ieri e oggi, evidentemente vigeva e vige un assoluto potere discrezionale da parte dell’Amministrazione Militare riguardo l’avanzamento delle categorie in argomento che ha creato grande malcontento e frustrazione nel personale penalizzato. Quando si parla di avanzamento chiamato “riordino”, viene da pensare ad una oculata programmazione di tutti i risvolti che tale riordino comporta; non certo ad una mutevole logica che crea preoccupazione negli interessati in aggiunta al già insanabile malcontento che precedenti “riforme e/o riordino” hanno trasmesso negli animi di coloro che necessariamente lo devono subire senza alcuna partecipazione che, in qualche modo, possa dare loro una pur vaga tutela di trasparenza.

La cosa che sicuramente dispiace è che gli interessati sono completamente all’oscuro di tutto l’iter della procedura di avanzamento che riguarda la loro carriera militare, solo dopo scoprono che giovani colleghi con meno anni di anzianità a partire da 1 a 4 e forse più anni, li hanno scavalcati nel punteggio e nella graduatoria di merito di collocamento.

La legge 212/83, all’art. 35 stabilisce quali sono gli elementi valutativi che devono essere presi in considerazione dalla Commissione di avanzamento, essi si identificano:

  1. qualità morali, di carattere e fisiche;
  2. benemerenze di guerra e comportamento in guerra, benemerenze di pace, qualità professionali dimostrate durante la carriera, specialmente nel grado rivestito, con particolare riguardo al servizio prestato presso reparti o in imbarco, eventuale attività svolta al comando di minori unità nonché numero ed importanza degli incarichi ricoperti e delle specializzazioni possedute;
  3. doti culturali e risultati di corsi, esami ed esperimenti.

Purtroppo, da sempre sono nati dubbi e perplessità in materia di equa valutazione del personale valutando. All’atto dell’iter procedurale di avanzamento, il medesimo personale non viene messo in grado di conoscere la sua posizione rispetto a quella dei colleghi che lo precedono e/o lo seguono nella graduatoria di merito. Va da sé che l’attuale sistema applicato dai vari Ministeri, non permette agli interessati non solo di conoscere effettivamente se i loro diritti vengono rispettati e tutelati, ma non hanno neanche la possibilità di appurare se le valutazioni fatte nei loro confronti, siano rispettose della legge e non invece disattese.

Probabilmente, in merito, qualcuno dovrebbe spiegare come mai soggetti normalissimi nelle loro capacità professionali, militari e personali, riescono a scavalcare in carriera, nel punteggio di merito e nella graduatoria generale di collocamento, colleghi più anziani di loro perfino di 3 – 4 anni di servizio e, di questi ultimi (anziani), non si capisce quali demeriti hanno per meritare un siffatto trattamento.

Sarebbe interessante conoscere tutti i motivi che hanno determinato tale tipo di valutazione, e difficile saperlo?

Negli anni settanta – ottanta prima della legge 212/83, ognuno sapeva di quale morte doveva morire, cioè conosceva la propria sorte ai fini dell’avanzamento. I migliori (si fa per dire) venivano promossi in prima valutazione gli altri seguivano con altri punteggi e valutazioni; in ogni caso mai gli appartenenti ai corsi successivi potevano scavalcare i colleghi con anzianità assoluta superiore, il primo del corso successivo veniva aggregato all’ultimo collega del corso che lo precedeva.

Oggi esiste una progressione di carriera non chiara, una dignità lavorativa non riconosciuta, un calpestamento gerarchico che, in certi casi, umilia la persona scavalcata da un collega più giovane di anni di servizio e inferiore di grado. Non esiste una logica e non si conosce la metodologia con cui vengono concertati gli avanzamenti.

E’ strano come viene chiamata “riforma e/o riordino” delle carriere, quando invece bisognerebbe chiamarlo “assoluto disordino”, un calpestio morale e professionale, una discrezionalità invasiva nelle valutazioni per le quali si nota una mancanza di trasparenza, nonché metodo partecipativo e di coinvolgimento dei valutandi.

Con il sistema attuale, si può assistere che un maresciallo con 20 anni di servizio, la mattina quando si sveglia, può vedere un suo collega con dieci anni di anzianità meno di lui, che in base ad un illogico sistema di avanzamento, potrebbe trovarselo come suo superiore in grado e nell’incarico. Questo non è accettabile sotto qualsiasi profilo lo si voglia vedere.

E chiaro che con la normativa e sistema vigente applicato, oggi, non si vedono sbocchi procedurali; solo il Governo e il Parlamento, qualora lo volessero veramente, potrebbero sanare una grossa sperequazione eliminando il caos degli avanzamenti nelle categorie interessate e oggetto del presente articolo.

La tutela dei diritti del personale del Ruolo Marescialli, Sergenti e Graduati è un dovere specifico che deve essere salvaguardato, soprattutto nell’interesse dell’Amministrazione di appartenenza perché questa è l’unica strada che permetterebbe al personale dipendente una azione serena e partecipativa nella specifica attività di militare che, a volte, porta lo stesso personale delle Forze Armate e del Comparto Sicurezza a sacrificare anche la propria vita per la difesa dei principi ispiratori democratici e di diritto del nostro paese. L’attuale contesto internazionale ne è l’esempio lampante e preciso.

Non si può giocare sulla pelle delle persone specie quando si tocca la sensibilità e le aspettative del diritto di ogni singolo individuo.

E’ arrivato il tempo che chi decide sulla pelle del personale militare dei ruoli Marescialli, Sergenti e Graduati, ponga una seria riflessione e pensi che la dignità della persona e il suo diritto, vanno comunque tutelati, non farlo, crea solo risultati negativi sotto tutti gli aspetti a scapito non solo degli interessati ma soprattutto nei confronti dell’amministrazione di appartenenza.

Il Segretario Nazionale
(Carmelo Cav. BIONDO)

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