Difesa

Le dolenti "note": lo dice la parola stessa…

Qualche tempo fa il Giornale dei Militari, ha pubblicato una circolare del Ministero Difesa, inviata dalla DGPM a tutti i comandi/enti dipendenti, titolando così:

  • Scarso rendimento?
  • Direttive di Persomil per il “licenziamento’ del personale.

Ecco, sobbalzando ml sono detto; si continua a scendere sempre più In basso: sono forse, queste le regole con cui s’intende migliorare la vita del militari?
Certamente, è in atto una continua Involuzione, qualcuno, ora, forse capirà ed inizierà ad opporsi a questo continuo regresso, perpetrato da anni e determinato da retrive regolamentazioni che, nel tempo, si * sono via via succedute.
In verità, nel frattempo, dl quanto auspicato nulla si è verificato: non c’è stata nessuna presa di posizione, ma solo tanto disattenzione ed indifferenza, solo un preoccupante silenzio. “Iniqua tempora current” e ciò è detto, non in seguito ad un generico sconforto o ad una crisi esistenziale, ma per Il rifiuto della pura ragione, quella che s’interroga, e che non riesce a capacitarsi del perché al militari non debbano essere date delle regole e garanzie, proprie di uno stato democratico.
Già durante il periodo illuminista, c’era chi Invocava “per i militari” gli stessi diritti che erano dati al cittadini. Al contrario, ancora oggi, accade sovente che, quando si viene a creare un vuoto legislativo; viene a mancare un’adeguata attenzione degli interessati; di chi dovrebbe difendere i diritti del personale, l’onnipresente ed onnipotente struttura della Difesa, della quale fruiscono gli Stati Maggiori, ne approfitta, per ottenere, con norme ad hoc, il neppure tanto inconfessato intendo, da sempre perseguito, di ridurre “l’omino” ad un totale assoggettamento, onde poterlo usare a piacimento, alla stregua dl uno dei tanti sistemi d’arma.
Nel contempo, mentre la sfera dei diritti viene sempre più conculcata, si nota che la Rappresentanza Militare, organo che sarebbe deputato a mettere in atto le misure necessarie ad impedire ciò (privata “ab origine” di un qualsiasi potere contrattuale) non riesce a far altro che perdere tutto il suo tempo a pestare acqua nel mortaio; irretita e distratta com’è da cicli sempre più frequenti di defaticanti trattative sui contratti; costretta ad impegnarsi, strenuamente, per cercare di strappare appena qualche “balocco” in più; dimentica, così, del fatto che, conquistare dei diritti democratici, dovrebbe essere il suo precipuo e più importante scopo.
Per quel che ci riguarda, è solo ottenendo una regolamentazione illuminata e sempre più avanzata che si risolvono, di conseguenza e nel migliore del modi, tutti gli altri problemi.
Da più di vent’anni, i militari chiedono la modifica del proprio status e di tutte le normative annesse e connesse, perché somiglino, sempre più, a quelle di un civile stato democratico: il diritto, cioè, di avere riconosciuta la dignità di cittadini prima ancora che di militari, ma nessuno, dico nessuno, si è mai preoccupato di ascoltare questa voce che viene dal basso.
Per tutta risposta, infatti, anche il legislatore, distratto, perennemente, da un inveterato disinteresse, ignorando i problemi di chi indossa la divisa, propina leggi (suggerite) ed avalla, con il consenso tacito, le circolari diramate dagli Stati Maggiori, le quali hanno il solo pregio di essere tanto retrive quanto dannose.
La logica dominante, che tali regole con costanza perseguono (ultima ciliegina “il licenziamento”), continua ad immaginare il militare come quell’essere che, avvezzo ad una meccanica disciplina; avvezzo ad abbandonarsi ciecamente ad un’astratta ed acritica concezione del dovere, sia completamente asservito alla gerarchia.
Per tale finalità, ultima in ordine di tempo, è stata concepita e diramata una siffatta circolare, della quale ora diremo alcune cose, riguardo ad alcuni suoi articoli.
Primieramente, si può notare sin dalle prime righe, una sua paradossalità: in essa, invero, tutti gli eventuali provvedimenti di sospensione si riferiscono a commi ed articoli di legge approvati nei passato, via via sempre più remoto e che si rifanno addirittura ad una legge del 1954.
Pare che, cinquant’anni, circa, di storia vissuta nello stato democratico, a nulla siano valsi, ne abbiano sortito effetto alcuno per un adeguamento dei disposti, senza che questi fossero aggiornati ai tempo presente.
Com’è possibile che nella circolare si prospetti, sia pure nel rispetto della forma e dei tempi, la presentazione dei documenti inerenti il procedimento, la dispensa dal servizio permanente ed il collocamento nella riserva od in congedo assoluto (unicamente, “sulla base di un giudizio insufficiente delle qualità del proprio grado o di scarso rendimento, risultanti dalle note caratteristiche, e per le sanzioni disciplinari, il foglio matricolare”), senza che possa essere messa in atto una seria e puntuale difesa.
Forse, non tutti sono a conoscenza che, quando si parla di note caratteristiche, ci si riferisce a quelle usate, nel lontano passato, anche per tutti i dipendenti pubblici (ora non più perché ritenute anacronistiche) e che sono state lasciate, solo ed esclusivamente, per i militari.
Per come queste note sono strutturate, per un’insita inobiettivita’, si ritiene che non possano essere considerate un parametro giusto ed equo.

Ogni militare sa che il compilatore redigente, esprime opinioni (indiscusse) su molteplici questioni, sulla maggior parte delle quali non ha la benché minima preparazione e qualifica.
Si pensi, perciò, quale e quanta soggettività permeerà il giudizio da questi espresso, con quanto e quale arbitrio egli potrà, senza remissioni, influire negativamente sulla sorte del subordinato.

  • Che è in servizio, in realtà, sa come vengano redatte queste “note-schede”;

  • come e con quanta facilità possano essere modificate a piacimento;

  • quanto facile sia, per chi cade in disgrazia, essere punito e stigmatizzato con un giudizio di scarso rendimento.

Né, a tal proposito, possono valere le agitate tesi che vengono addotte, ritenendo che la salvaguardia c’è, con il controllo di un primo ed un secondo revisore: si sa, la catena gerarchica, lo dice la parola stessa, è tale perché gli anelli sono strettamente legati, uniti insieme anche da una sorta di tacita e reciproca difesa, ragion per cui, se si volesse parlare seriamente di garanzie, al più, si dovrebbero istituire organismi collegiali giudicanti, paritetici e composti da esperti.
A titolo di dimostrazione, riportiamo un fatto accaduto e da noi conosciuto in cui, alcuni anni orsono, un certo compilatore, un primo ed un secondo revisore formularono un giudizio di “scarso rendimento” nei confronti dl un tale che, a loro parere, poiché frequentava corsi universitari, “…non profondeva tutte le sue energie verso il lavoro a cui era preposto, ma privilegiava l’impegno verso detti corsi.
Un tale giudizio si commenta da solo i fatti erano il a smentire il tutto, perché quegli stessi superiori continuavano a scegliere detto militare, impegnandolo in svariati, delicati ed importanti impegni operativi, d’interesse principale per la squadriglia.
Ma tant’è, non ci fu mai nulla da fare, ogni perorazione non valse a far cambiare quel giudizio, dal sapore persecutorio, che fu deleterio per la carriera di quella persona.
Di poi, è opinabile anche l’iter previsto dalla circolare d’inviare tutte le cartelle alla commissione d’avanzamento, poiché da ciò non discendono garanzie di un rispetto del diritto; la stessa non ha una composizione paritetica, è sbilanciata per la notevole presenza di ufficiali (9 su 10 componenti); si esprime attraverso giudizi inappellabili, avverso i quali non è possibile mettere in atto una qualsiasi minima forma di difesa.Inopinabile appare, altresì, quanto detta, inoltre, la circolare, allorché vuole assicurare agli interessati le così dette “opportune garanzie dl difesa”.
VI si scrive, con stile artatamente studiato, che vi è la possibilità per gli stessi di presentare (…ove io ritengano opportuno) le proprie osservazioni ecc., ecc., facendo intendere che, per il malcapitato, vi potrebbe forse essere, a nostro avviso inverosimilmente, la possibilità di far valere le proprie ragioni.
Chi conosce sa, è stato già detto, che seguire questo iter è solo un infingimento poiché esso non produrrà mai alcun effetto, né variazione alcuna rispetto a quanto deciso dalla gerarchia: può mai esser accettabile tutto ciò?
Viva Dio, si sta parlando dei fatto che un “lavoratore militare” è in procinto di subire un licenziamento e non ci si perita di permettere una difesa, attraverso l’azione di un legale, ma si concede, ai limite, solo per un pro forma, “la possibilità eventuale… ove lo si ritenga opportuno… di presentare delle proprie osservazioni.
Che assurdo, involvere verso l’arbitrio, vivendo In uno Stato che viene definito la culla dei diritto in conclusione, pur essendo consci di non aver analizzato in tutti i suoi aspetti, così come avremmo voluto, gli interrogativi sollevati dalla circolare, siamo certi di essere in presenza di una normativa fortemente retrogada e penalizzante, ragione per la quale è necessario che siano richieste con forza di argomenti inoppugnabili, ottenere un radicale cambiamento.
Da ultimo, si dice che è assolutamente necessario levare una corale voce, alta e forte, per indurre i parlamentari, finalmente, a dare anche ai militari un organismo dalle funzioni prettamente sindacali (come quello già esistente in gran parte delle nazioni europee), che sia in grado di porre in essere delle azioni migliorative, sia nell’ambito sociale che economico, ma, soprattutto, che abbia un vero e proprio potere contrattuale, con il quale riuscire ad ottenere delle normative ispirate a principi e criteri di democraticità, secondo quanto, da sempre, auspicato dal “cittadino in divisa”.

Michele Zagra

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