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Marina: il Cocer in visita nelle basi di Taranto e Brindisi

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Roma, 1 lug – (di Antonello Ciavarelli) Nei giorni scorsi i delegati del Consiglio Centrale di Rappresentanza della Marina militare hanno fatto visita alle basi di Brindisi e Taranto allo scopo di far conoscere al personale la situazione riguardo le materie oggetto di concertazione.

La prima ad essere visitata è stata la sede della Brigata di Marina San Marco, a Brindisi, per dare un segno tangibile di solidarietà verso i colleghi La Torre e Girone che sono ingiustamente trattenuti in India, oltre ai quattro colleghi che erano imbarcati con loro e che sono lì destinati. È emerso, tra l’altro, il rincrescimento verso l’opinione pubblica la quale erroneamente presume che svolgere le attività di protezione ai mercantili italiani sia fonte di arricchimento economico del personale militare. Viceversa, chi svolge tali operazioni, ha un corrispettivo di circa dieci euro al giorno e percepisce circa tre euro all’ora oltre l’orario di lavoro, quando si è in navigazione per più di 48 ore.

Trasferitasi a Taranto, la delegazione è approdata presso la sede della Guardia Costiera. Si è potuta costatare la difficoltà, in termini pratici, che incontra il personale nel garantire la sicurezza dei cittadini, in particolare in mare e in porto. Un esempio è la scarsità di autopattuglie disponibili. A queste, e altre, difficoltà discendenti dai decreti della spending review, il personale fa’ fronte a volte addirittura con le proprie abilità, mezzi e spese. Un esempio di virtù messa in atto dal personale sono le aule multimediali di ultima generazione, costruite materialmente dal personale con costi bassissimi. Aule che saranno utilizzate per corsi di formazione avanzati.

A dir poco infernale è stata la visita al porto industriale. I delegati hanno avvertito secchezza alla gola e sulla pelle. Il porto, dall’apparenza un po’ più in ordine rispetto allo scorso anno, era completamente rosso di polvere di minerale. Si è costatato per l’ennesima volta che, nulla è stato fatto. Anche con l’impegno del Cocer e dei vertici militari, erano state inserite nell’A.I.A. (Autorizzazione Integrata Ambientale), le prescrizioni riguardo le movimentazioni di minerali e materie prime con aspiratori e nastri trasportatori coperti. Inoltre a fronte dei 364 milioni di euro dei cittadini stanziati dal Governo senza battere ciglio, continua a non essere presente nel porto alcuna centralina (del valore di poche decine di migliaia euro) per monitorare e h24 la quantità di veleni presenti, come il benzo(a)pirene, PM10, piombo, diossine in generale, carboni e minerali leggerissimi, berillio etc. Una centralina che oggettiverebbe scientificamente la già evidente invivibilità di in un ambiente totalmente ostile, come quello del porto industriale di Taranto. D’altro canto il Comando della Guardia Costiera usa precauzioni dotando il personale di maschere e tute adeguate per le attività in porto.

Le visite sono proseguite nella serata, con un costruttivo incontro con il Comandante delle Forze d’altura e il suo Stato Maggiore. Si è potuto percepire il forte carattere degli equipaggi. Questi ultimi, infatti, continuano con fermezza a compiere il proprio dovere, per la difesa nazionale e la sicurezza degli interessi commerciali internazionali. La lontananza dalle famiglie per settimane e mesi comporta difficoltà economiche ripagate con compensi forfettari di neanche tre euro per ogni ora di navigazione oltre l’orario di lavoro, dopo quarantotto ore di navigazione consecutiva. Un merito nonostante tutto, di tale rendimento è sicuramente dato da carisma dell’ammiraglio Massagli, Comandante della Flotta d’altura, che trasmette agli equipaggi il senso del loro sacrificio con esempio e umanità.

Oltre al costruttivo confronto avutosi direttamente con il personale della sede di Taranto su materie di concertazione, i delegati del Cocer hanno avuto anche l’occasione di confrontarsi direttamente con il personale allievo delle Scuole Sottufficiali. A parte le difficoltà connesse con lo status di allievi per i Marescialli non più giovanissimi, le “Scuole” hanno comunque confermato di essere una vera risorsa per la città. Oltre ad essere polo universitario e scientifico di elevato livello, per Taranto la presenza di allievi e volontari diventa un’opportunità di crescita interculturale.

I delegati si sono confrontati con i tecnici del Dipartimento circa gli aspetti riguardanti la protezione sociale, gli alloggi e ciò che discende dalle cosiddette sdemanializzazioni.

In merito agli alloggi, poco o nulla si è saputo tranne apprendere che ci sono diverse decine di appartamenti vuoti, che sarebbero in fase di ristrutturazione ordinaria. Quest’aspetto, unitamente a quello degli alloggi dismessi, risulta incomprensibile. L’amministrazione aveva un patrimonio, sia pure non in condizioni ottimali, ma pur sempre patrimonio, che ha “regalato” all’amministrazione comunale, in cambio di nulla. Ad esempio i circa cinquanta appartamenti che sono nell’area cosiddetta “baraccamenti cattolica”, in pieno centro, potevano essere ristrutturati e dati al ruolo graduati, cioè militari con famiglia che percepiscono circa 1.300 euro al mese. Ciò avrebbe rivitalizzato il centro della città con cinquanta famiglie di militari, che avrebbero reso più sicuro il quartiere, che a sua volta avrebbe avuto delle aree ristrutturate e non disabitate come oggi.

A questo genere d’idee, viene spesso eccepito che non ci sono risorse economiche. Al di là del fatto che le risorse vanno almeno chieste a qualcuno, si poteva anche affidare l’area a cooperative di militari le cui famiglie avrebbero posseduto una casa di proprietà in centro e al contempo risanato quella vasta area dando anche possibilità ai cittadini di usufruire di parcheggi, di locali commerciali e di bonificarle dall’amianto. Su queste linee ad esempio l’Amministrazione Difesa potrà, per il futuro, evitare nuove costruzioni di case sicuramente più costose, in altre aree militari dove ora vi è ancora quel verde e quell’aria di cui tanto i cittadini hanno bisogno. Lo stesso dicasi per la palazzina di via Cuniberti nei pressi di Maricentro. Quest’ultima è stata ceduta perché pericolante, allo stesso modo di quelle della centralissima via di Palma.

Per ciò che concerne gli stabilimenti balneari della Marina, i delegati si sono recati sul posto per appurarne personalmente le condizioni. Questi siti rappresentano un bell’esempio di virtù professionale da parte del personale lì destinato. Rimangono ancora incomprensibili le anacronistiche divisioni fra le spiagge dei “soli” Ufficiali e il resto del personale Sottufficiali e Graduati. Questi ultimi sono circa una decina di migliaia di potenziali utenti, se si tiene conto anche del personale delle altre Forze Armate ed in pensione. Queste categorie hanno bisogno di maggiore tutela rispetto a quella degli Ufficiali, in considerazione che lo scopo è la protezione sociale e familiare. Se non vi fosse la possibilità di ampliare la spiaggia Sottufficiali, una scelta da proporre sarebbe il libero ingresso delle varie categorie nelle due spiagge di San Vito, così come avviene per le altre FF.AA. e previsto dalle disposizioni ministeriali.

L’isola di San Pietro rappresenta un’altra attività virtuosa a favore della città. Questo stabilimento è aperto anche all’utilizzo della popolazione civile ed è gestito con il servizio del personale Sottufficiali e graduati e con le risorse destinate al personale per la protezione sociale. Sono isole che rappresentano un ricchezza per la città, custodite e curate da anni dalla Marina. Patrimonio che, fra le varie ipotesi, potrebbe essere rivalorizzato sapendo cogliere, da parte degli Enti locali, dei suggerimenti provenienti da ambienti legati alla Forza Armata come la Fondazione intitolata all’ammiraglio Michelagnoli che  propone un turismo culturale.

La visita delle Rappresentanze militari agli impianti sportivi di via Cugini ha rappresentato un momento estremamente imbarazzante. La struttura risulta chiusa da circa dieci anni. Nel 2008 viene siglato un “documento d’intesa” tra Provincia, Comune e Marina Militare: la Provincia s’impegnava a stanziare 951.000 euro per i lavori di ristrutturazione, mentre il comune di Taranto aveva dato la disponibilità di 500.000 euro in servizi. I lavori però sono iniziati solo tre anni fa e sono ancora in corso. Alla luce di ciò l’accordo tra la Marina e gli Enti locali apparirebbe fallimentare. Prima della chiusura l’area sportiva è stata utilissima per la maggior parte dei colleghi e delle loro famiglie. Inoltre era comunque aperta alle associazioni affiliate e alle federazioni che ne facevano richiesta. Sarebbe opportuno che i vertici militari riaprano un tavolo di confronto con gli Enti locali coinvolgendo la Rappresentanza militare, per comprendere il da farsi.

Sarà sicuramente dovere della Rappresentanza militare, intervenire in tali ambiti che sono di propria competenza, anche e soprattutto conciliandoli con un difficile contesto e tessuto sociale come Taranto. Sarà un dovere anche perché, nonostante il Capo di Stato Maggiore della Marina a distanza di diversi mesi non abbia ancora incontrato Ufficialmente il “suo” Cocer nella sua interezza e non abbia conosciuto tutti i delegati, sta dimostrando molta attenzione all’attività dell’Organismo, condividendone buona parte delle richieste. Segno che vi è unità d’intenti che va oltre alle sia pure importanti formalità, e va verso l’unico interesse di essere al servizio della Nazione.

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