Pensioni

Onda D'urto

Ci risiamo. Come un vecchio ritornello sì ritorna a parlare di riforma delle pensioni.
Le pressioni per intervenire sulla materia delle pensioni sono innumerevoli e variegate. Da una parte c’è la richiesta pressante della comunità europea, dall’altra vi è una precisa volontà del mondo imprenditoriale. Tutti, indistintamente, mirano ad alzare l’età pensionabile e, contestualmente, ad abbassare la reale entità economica delle pensioni stesse.
Di fronte a questa enorme onda d’urto, la politica appare debole e non in grado di difendere la riforma già attuata, nonostante i cambiamenti apportati siano stati molto pesanti per il personale dei comparti Difesa e Sicurezza.
Queste nuove richieste d’intervento legislativo nel settore delle pensioni, ci appaiono più strumentali che dettate da una reale necessità di sanatoria. Riteniamo inoltre che vi sia una palese incoerenza nel voler di nuovo intervenire nella materia, giacché la riforma Dinì non ha ancora sviluppato tutte le sue innovazioni e andrà a pieno regime tra alcuni anni.
La legge 335/95, infatti, ha previsto che dal 2008 si potrà andare in pensione solo per vecchiaia e con 40 anni dì contributi. Attualmente è prevista ancora quella ad anzianità, ma con 37 anni di contribuzione che dal 2004 diventeranno 38. Visto i risultati che si sono ottenuti attuando la riforma, possiamo affermare che le pensioni d’anzianità siano quasi totalmente scomparse.
Ciononostante però, si vuole lo stesso intervenire, pur nella consapevolezza che, per tutti coloro che al 31 dicembre 1995 avevano meno di 18 anni di contribuzione, la pensione sarà totalmente contributiva. Questo significa che in un futuro, neanche molto lontano, si percepirà una pensione corrispettiva dei contributi versati e, in ogni caso, difficilmente supe­riore al 50% dell’ultimo sti­pendio. Per questa ragione riteniamo che il vero proble­ma non sia quello di interve­nire ulteriormente sulla rifor­ma, che è stata già attuata e ha dato risultati, bensì il futu­ro della pensione di tutti quei lavoratori che al 31.12.1995 erano sotto la soglia dei 18 anni di contribuzione.
Ci piacerebbe conoscere quali sono i motivi per cui ancora non è stata avviata quella parte della riforma che prevede la costituzione di pensioni integrative. Sappiamo delle resistenze degli imprenditori, e dello Stato, ad usufruire dei TFR per costruire le pensioni integrative, ma per i compartì si potrebbe utilizzare le casse di categoria senza dover necessariamente toccare il TFR. Purtroppo, però, manca totalmente la volontà politica e imprenditoriale di costruire un futuro economico sereno ai giovani lavoratori, siano anch’essi militari. E’ indubbio che sulla materia delle pen­sioni integrative ci siano grossi interessi, si tratta, infatti, di gestire risorse economiche ingenti e di centri di potere non indifferenti.
Sono ormai trascorsi quasi otto anni dalla riforma del 1995 e sì rischia di arrivare al punto di non ritorno. E’ un ritardo notevole e non più accettabile, sarebbe criminale prolungarlo ulteriormente.
Le colpe sono esclusivamente della classe politica e dirigenziale del nostro paese, che non vuole affrontare le vere riforme e, soprattutto, non intende riconoscere a tutti ì cittadini dignità e diritti.

Alberto Tuzzi

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