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Ordini anche fuori dal servizio

Nell’ambiente militare, ormai è risaputo, tutto può succedere e tutto è nella “facoltà del Comandante”

Dopo tanti anni trascorsi in ambito militare, credevo di aver acquisito una esperienza tale da non dovermi più meravigliare di nulla; mi sbagliavo, c’era qualcosa che sicuramente mi mancava di conoscere ed è quello che sto per raccontare ai lettori del NGDM. Si tratta di una comunicazione dì servizio cui il Comandante di Stormo rende edotto il personale alle sue dipendenze che in una Località a ridosso dell’Aeroporto Militare, il traffico automobilistico subisce un notevole incremento a causa del flusso-deflusso del personale dello Stormo, che utilizza il tratto stradale che attraversa la frazione in argomento, da e per andare in servizio. Il Comandante, preoccupato del pericolo che il notevole passaggio di autovetture potrebbe recare agli abitanti residenti, richiama gli utenti militari che percorrono quella sede stradale, al massimo rispetto dei limiti di velocità previsti dal Codice della Strada. In chiusura della nota di servizio, il Comandante, rammenta che in caso di segnalazioni riconducibili  ad infrazioni del Codice della Strada da parte del personale alle sue dipendenze, nei confronti dei medesimi, sarebbero stati assunti, appropriati provvedimenti disciplinari. Fin qui l’informativa di servizio emanata tramite l’ordine del giorno. La presa visione di tale documento fa sorgere le seguenti valutazioni.

A) – per la prima parte della comunicazione di servizio ad una prima lettura — si dovrebbero fare i complimenti al Comandante, quando Egli ricorda agli utenti della strada, dipendenti dello Stormo, i doveri, propri in qualità di cittadini che devono rispettare le leggi dello Stato.

B) –   sicuramente invece, va censurato quando Egli, all’ultimo paragrafo della comunicazione “minaccia” chiaramente gli inadempienti di assumere nei loro confronti appropriati provvedimenti disciplinari.

In relazione è bene evidenziare che i provvedimenti disciplinari non sono soggetti agli umori dì questo e/o quel comandante militare, ma sono stabiliti da precise norme di legge (382/78 art. 14 e 15). Nella medesima Legge l’art. 5, enuncia in modo chiaro e senza ombra di dubbio alcuno, in quali casi il Regolamento di Disciplina Militare può e deve essere applicato nei confronti dei militari:

1°) – svolgono attività di servizio;
2°) – sono in luoghi militari o comunque destinati al servizio;
3°) – indossano l’uniforme;
4°) – si qualificano, in relazioni a compito di servizio, come militari.

Fuori da queste posizioni, salvo precise norme di comportamento che riguarda i doveri propri del giuramento prestato – al grado posseduto – alla tutela del segreto, il militare assume la posizione di un qualsiasi cittadino italiano.

Quindi “minacciare” di assumere eventuali provvedimenti disciplinari nei confronti del personale dipendente che, alla guida della propria autovettura dovesse incorrere in una infrazione al Codice della Strada, appare un esercizio, nell’azione di comando, che eccede i normali compiti di istituto (art. 4 legge 382/78).

Ritengo che il personale militare si aspetti altro     dal  proprio Comandante di Corpo, specie nei gradì medio bassi, i quali aspettano da molto tempo ed invano, appropriati interventi, specie in ambito normativo ed economico. Basti pensare che un maresciallo con moglie e due figli a carico, oggi “sopravvive” con uno stipendio al limite della povertà, di euro 1.300,00 circa.

Anche il personale volontario in SPE, che vuole formarsi una famiglia, trova notevole difficoltà perché anche per lui lo stipendio è ancora più “‘povero”, arriva si e no a euro 1000,00.

Questi sono i problemi importanti, oltre quelli operativi propri di un Ente militare, che un Comandante dovrebbe affrontare e sviluppare, non certo aspettare l’eventuale infrazione al Codice della Strada che, comunque, l’interessato già paga per conto suo.

Certo è che l’azione promossa dall’autorità militare, mostra connotati diretti a condizionare e limitare la responsabilità e la libertà individuale, ponendosi, in contrasto non solo con le leggi dello Stato e del Regolamento di Disciplina Militare ma anche con la nostra Costituzione.

Carmelo BIONDO

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