Difesa,  Forze di polizia

Testo Audizione – Resoconto n. 261 del 25/01/2012

  • Testo Audizione

 

Atto a cui si riferisce:
Audizione
del Capo di Stato maggiore della Difesa nell’ambito dell’indagine
conoscitiva sulla condizione del personale delle Forze armate e delle
Forze di polizia ad ordinamento militare

 

 

Legislatura 16º – 4ª Commissione permanente – Resoconto sommario n. 261 del 25/01/2012

 

Seguito dell’indagine conoscitiva sulla condizione del personale
delle Forze armate e delle Forze di polizia ad ordinamento militare:
audizione del Capo di Stato maggiore della Difesa

 

Riprende l’indagine conoscitiva, sospesa nella seduta pomeridiana del
14 aprile 2010.

 

Il generale ABRATE illustra gli aspetti di maggior interesse e
criticità per la compagine militare, rilevando come l’elemento dominante
della cosiddetta condizione militare sia l’indiscutibile specificità
della professione, svolta all’interno di una organizzazione complessa
come quella della Difesa, nettamente distinta da qualunque altra
articolazione dello Stato.

In particolare, per quanto riguarda il trattamento economico del
personale, riepiloga gli interventi attuati negli ultimi cinque anni: il
blocco della concertazione economica e normativa per il triennio
2010-2012; la riduzione degli stanziamenti per il riordino delle
carriere del personale non direttivo; la mancata estensione ai dirigenti
dei provvedimenti di concertazione economica e normativa del personale
non direttivo; la riduzione del 30 per cento della spesa riferita ai
destinatari dell’indennità operativa di supercampagna a partire dal 1°
gennaio 2014; il riconoscimento solo giuridico delle promozioni al grado
superiore; il congelamento degli istituti retributivi connessi con
l’anzianità di servizio effettivo per il triennio 2011-2013.

Circa le problematiche connesse agli alloggi di servizio, ricorda
quindi che le mutate esigenze alloggiative in ambito Difesa hanno
portato alla predisposizione del programma pluriennale per la
costruzione, l’acquisto e la ristrutturazione di alloggi dì servizio,
disposto dalla legge finanziaria per il 2008. Tale programma individuava
una esigenza complessiva della Difesa stimata in circa 70.000 unità,
rendendo necessario realizzare sul territorio nazionale, in aggiunta a
quelli già esistenti, ulteriori 51.600 alloggi, di cui 16.000 nella sola
regione Lazio. I costi di sola costruzione delle abitazioni furono
stimati, complessivamente, in 5.7 miliardi di euro, e, sempre in
applicazione della citata legge finanziaria per il 2008, furono inoltre
individuate 3.022 unità alloggiative alienabili, il cui elenco è stato
formalizzato con decreto direttoriale della Direzione generale dei
Lavori e del Demanio.

L’entrata in vigore del regolamento per l’attuazione del programma
pluriennale ha quindi permesso di imprimere un forte impulso alle
aspettative dei dipendenti della Difesa di acquisire in futuro
un’abitazione mediante la procedura “a riscatto”. Inoltre, la vigenza
del citato decreto ministeriale consentirà di attivare la procedura per
il recupero forzoso delle unità abitative occupate dagli utenti “sine titulo non protetti”.

            Per
quanto concerne le condizioni di vita degli allievi degli Istituti di
formazione delle Forze armate e dell’Arma dei carabinieri, l’oratore
afferma che le stesse, allo stato attuale, sono adeguate alle esigenze
del personale, sia per quanto riguarda gli alloggiamenti, sia per le
esigenze di studio, sia per lo svolgimento delle attività
ginnico-sportive. E’ stato poi disposto uno studio per verificare se in
alcune scuole militari si possa ipotizzare un’apertura a studenti
civili, che potrebbero condividere la formazione pur non pernottando
nelle strutture.

In ordine al trattamento economico, previdenziale ed assicurativo del
personale militare in servizio, sottolinea poi la recente adozione del
decreto ministeriale del 15 novembre 2011, che ha determinato la
corresponsione di assegni “una tantum” al personale del comparto Difesa.

Tale provvedimento, fortemente atteso dal personale e dalle
rappresentanze, costituisce un significativo riconoscimento della
specificità di ruolo e di status sancita con l’articolo 19 della
legge n. 183 del 2010, stemperando le disarmonie che si erano create con
il blocco della progressione economica connessa alle promozioni e ad
altri istituti retributivi particolarmente sensibili per il personale
militare.

Con specifico riferimento alla peculiarità dell’elevata mobilità dei
militari, auspica quindi un intervento legislativo a tutto campo
coordinato con le richieste alloggiative che, nel salvaguardare le
esigenze operative delle Forze armate, recepisca le istanze del
personale.

Per quanto concerne il sistema previdenziale, rileva che il passaggio
dal sistema retributivo al contributivo, oggi corretto con il sistema pro-­rata,
senza l’attivazione della previdenza complementare metterebbe a rischio
le generazioni future, che otterranno rendimenti pensionistici
sensibilmente più bassi senza avere la possibilità di costruirsi un
trattamento integrativo, come riconosciuto a tutto il pubblico impiego.

            L’oratore
procede quindi alla disamina della condizione del  personale
femminile (ad oggi 11.400 unità, pari al 3,8 per cento delle
consistenze), rilevando che la stessa trova la sua regolamentazione nel
nuovo Codice dell’ordinamento militare, che ha recepito la legislazione
riguardante il servizio militare volontario femminile inserendola, a
pieno titolo, nel processo di professionalizzazione dell’intero
strumento militare. In tale ottica, l’ingresso della componente
femminile nelle Forze armate ha reso disponibile, per lo strumento
militare, una importante risorsa umana, con apertura a tutti i settori
senza alcuna preclusione o pregiudiziale, e con piena affermazione
dell’uguaglianza in termini di diritti/doveri, responsabilità e
opportunità. Inoltre, allo scopo di garantire alle varie attività svolte
il rispetto del principio delle pari opportunità, opera da settembre
2011 presso il Ministero del lavoro e delle politiche sociali il
Comitato unico di garanzia per le pari opportunità, la valorizzazione
del benessere di chi lavora e contro le discriminazioni.

            In
ordine alla ricollocazione civile del personale militare congedato
senza demerito, evidenzia quindi come il processo di
professionalizzazione dello strumento militare abbia imposto, da un
lato, di porre in essere ogni iniziativa idonea ad incentivare i
reclutamenti dei volontari e, dall’altro, di prevedere strumenti per
agevolare la reimmissione nel mondo del lavoro del personale in ferma
prefissata. Il programma di reinserimento, su adesione volontaria, è
essenzialmente rivolto a tutti coloro che rimangono esclusi dalla
possibilità di transito nel servizio permanente delle Forze armate o
nelle carriere iniziali delle Forze di polizia per indisponibilità
numerica o per perdita di idoneità fisica o anche per scelta personale.

L’Amministrazione della Difesa ha avviato azioni finalizzate alla
sottoscrizione di convenzioni con associazioni imprenditoriali e di
categorie professionali, al fine di facilitare l’immissione nel mondo
del lavoro del personale congedato, grazie anche alla realizzazione di
una banca dati per la mappatura della domanda e dell’offerta di lavoro
suddivisa per distribuzione territoriale, per tipologia, per
specializzazione.

Sulla condizione giuridica del personale militare, anche in ordine alla
soggezione alla legge penale militare, ricorda come l’organizzazione
militare sia una struttura a carattere gerarchico che si fonda sulla
disciplina, intesa quale patrimonio di valori etici propri della
comunità militare. Nel dettaglio, per quanto riguarda l’applicazione
delle norme disciplinari, il Codice dell’ordinamento militare stabilisce
tassativamente che esse si applicano ai militari che svolgono attività
di servizio, che si trovino in luoghi militari, che indossino l’uniforme
o si qualifichino come militari.Inoltre, relativamente ai criteri di
applicazione della legge penale militare, sia di pace sia di guerra, presso
il Ministero della difesa è stato istituito un gruppo di lavoro
dedicato alla revisione del citato corpo normativo, per poter tutelare,
in modo organico e completo, i beni giuridici facenti riferimento alle
Forze armate: ciò al fine di procedere ad una semplificazione e
razionalizzazione della normativa di settore che tenga conto,
soprattutto, della specificità del mondo militare, della tutela dei
Comandanti e dei militari impegnati nei compiti istituzionali.

Relativamente, infine, al riordino dei ruoli e delle carriere delle
Forze armatee delle Forze di polizia, osserva che tale tema costituisce
un ambizioso progetto di riforma che interessa tutte le categorie di
personale, da quella esecutiva a quella di livello dirigenziale,
appartenenti alle diverse amministrazioni del comparto e che, al
momento, per il progetto di riordino si potrà fare affidamento
esclusivamente sulle risorse stanziate dalla legge finanziaria per il
2004 (circa 119 milioni di euro annui), a decorrere dall’anno 2014.

Le
dinamiche di alimentazione dei ruoli e di progressione di carriera
seguono peraltro criteri univoci, nel rispetto delle  peculiarità
ordinamentali e funzionali di ciascuna amministrazione. In questo
ambito, un primo elemento di difficoltà è proprio costituito dalla
individuazione di criteri comuni, che dovrebbero appunto costituire le
fondamenta dell’intero progetto e, a grandi linee, dovrebbero trovare
una enunciazione espressa nel testo della legge-delega sul riordino: ciò
al fine di evitare che, in sede di normazione delegata, si percorrano
strade diverse che frammentino l’unitarietà del disegno del riordino,
svuotando di significato lo stesso principio di egualità che, per legge,
da anni informa la disciplina dell’avanzamento.

 

Il presidente CANTONI,
dopo aver ringraziato il generale Abrate per la sua disponibilità,
stante l’imminente inizio dei lavori dell’Aula, rinvia il seguito della
procedura informativa ad altra seduta.

 

Il seguito dell’indagine conoscitiva è quindi rinviato.

 

 

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