Difesa,  Salute

Testo MOZIONE – Mozione 1-01205

Atto a cui si riferisce:
C.1/01205 [Personale militare vittima di cancro a causa dell’uranio impoverito]
Atto CameraMozione 1-01205 presentata da AURELIO SALVATORE MISITI testo di lunedì 3 dicembre 2012, seduta n.727
La Camera,

premesso che:

in Italia si è iniziato a parlare di uranio impoverito e di soldati vittime di cancro e leucemie a partire dalla fine degli anni ’90;

sono state diverse le occasioni in cui il Parlamento ha ritenuto doveroso fare chiarezza sui tanti casi di morte o malattia che hanno colpito nel corso degli ultimi decenni il personale militare e civile delle pubbliche amministrazioni, negli enti, nei reparti delle Forze armate e delle forze di polizia. Tuttavia, le discussioni e le intenzioni espresse non si sono mai concretizzate in atti parlamentari;

i dati forniti dall’Anavafaf, l’Associazione nazionale italiana
assistenza vittime arruolate nelle Forze armate e famiglie dei caduti, sono particolarmente gravi; i casi accertati di militari contaminati da uranio impoverito e altri agenti patogeni sono 3.761, di cui 698 riguardanti personale militare che ha preso parte alle missioni militari all’estero e 3.063 riguardanti personale militare che non ha mai
effettuato attività fuori area. Si tratta di una cifra approssimativa, in quanto i dati sono riferiti ad un periodo di tempo limitato, dal 1991 al 2012, e nonostante risulti essere molto elevata, è riduttiva rispetto alla realtà, in quanto sono stati conteggiati solo i soldati in servizio. Scarsissima attenzione (anzi nulla, specie per quanto riguarda i risarcimenti) è stata data ai casi di malformazioni alla
nascita di bambini venuti alla luce dopo che il padre aveva prestato servizio militare;

approvato il decreto-legge 29 dicembre 2011, n. 215, i vertici delle Forze armate sono stati deresponsabilizzati per quanto riguarda le vittime dell’uranio impoverito;

non è da escludere che i soldati italiani, per molti anni, si sono trovati in missione a contatto con particelle di uranio impoverito senza aver ricevuto informazioni sui rischi o sulle misure antinfortunistiche;

gli Stati Uniti, dopo la prima guerra del Golfo del 1991, adottarono delle norme di protezione rigidissime;

molti ritengono che il Ministero della difesa avrebbe ignorato le informazioni in suo possesso, circa la presenza di uranio impoverito nelle aree interessate dalla missione e i pericoli per la salute dei soldati, in quanto non avrebbe adottato misure di prevenzione, impegna il Governo:
a intraprendere iniziative volte a colmare il vuoto normativo venutosi a creare a seguito delle lacune del codice dell’ordinamento militare di cui al decreto legislativo n. 66 del 2010, in favore dei militari impegnati nell’assolvimento dell’ordinario servizio in patria e nelle missioni internazionali di pace;

a chiarire le motivazioni per le quali non sono state adottate misure per la salvaguardia e tutela della salute dei militari italiani impegnati nella missione Ibis in Somalia e le ragioni per cui sono state ignorate le misure di prevenzione adottate da altri Paesi impegnati nella stessa missione, nonostante la segnalazione dei soldati italiani;

a verificare quanti sono effettivamente i casi di persone ammalatesi nelle missioni all’estero, sia militari in servizio che in congedo, inclusi i civili impegnati nell’attività militare, nonché a stabilire quanti sono i casi di militari e civili impiegati in Italia, nei poligoni, depositi, officine, esposti a uranio impoverito e poi ammalatisi;

a rendere noti i controlli a cui è sottoposto il personale di ditte civili impiegato nei poligoni e le caratteristiche delle apparecchiature usate per il controllo della sicurezza dell’ambiente e, in particolare, le capacità di queste apparecchiature di rivelare l’esistenza di nano e micro particelle di metalli pesanti cancerogeni.

(1-01205)
«Misiti, Fallica, Grimaldi, Iapicca, Miccichè, Pittelli, Pugliese, Soglia, Stagno d’Alcontres, Terranova».

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