Associazione,  Euromil

“Tra proroghe di vertici e rappresentanza militare fantasma prorogata al servizio dei vertici”


Alberto Tuzzi: 14 marzo 2017 – “Dove sono le forze riformatrici e progressiste ? “ – “Una forza politica veramente progressista e riformatrice, non avrebbe mai militarizzato un corpo civile come i forestali e mai porterebbe in Parlamento un testo di riforma delle rappresentanze, come quello in esame alla commissione Difesa della camera”.

Il nuovo anno è iniziato all’insegna di una continuità politica asfittica e conservatrice, che interessa non solo le forze armate ma tutti i settori della nostra società.

Una problematica in particolare ha attirato la nostra attenzione, perché ha delle attinenze con le questioni che interessano il personale militare e i loro rappresentanti.

Ci riferiamo alla diatriba tra la magistratura e il governo,  riferita alle carenze di personale e al pensionamento dei magistrati, il cui limite è 70 anni. Il governo presieduto dall’ex Presidente del Consiglio Renzi, prima delle sue dimissioni, con una norma ha disposto il trattenimento in servizio a 72 anni solo dei vertici della Cassazione.

Su tale intervento del governo, contestato dall’Associazione nazionale magistrati (Anm), il Presidente del sindacato delle toghe Pier Camillo Davigo ottenne un incontro con Renzi al quale chiese di trattenere in servizio tutti i magistrati, visto la carenza dei giudici. Renzi promise a Davigo che avrebbe cercato di intervenire, ma il sopraggiungere della crisi non ha dato il tempo di prendere una decisione, lasciando il sindacato deluso e amareggiato. Pertanto l’Associazione dei magistrati ha effettuato una protesta, disertando l’incontro istituzionale dell’inaugurazione dell’anno giudiziario svoltosi nella sede della Cassazione. Ancora adesso non sembra che l’attuale governo abbia attuato quanto concordato tra Renzi e Davigo.

Per quanto riguarda i militari invece abbiamo assistito ad una anomala decisione del Ministro della Difesa che ha trattenuto in servizio quattro generali, tra Capi di Stato Maggiore e Capo del Personale Militare, pur in presenza di una quantità di generali enorme (549), con i quali si potrebbero dirigere il quadruplo delle forze armate italiane.

Quali sono i motivi politici che fanno ritenere questi alti gradi insostituibili ?

Inoltre la sessantina di generali di Corpo d’Armata delle forze armate e dei corpi armati, sono sicuramente in grado di sostituire coloro che sono stati raffermati. Una decisione politica che, unita a quella di prolungare di un ulteriore anno il mandato elettivo agli attuali rappresentanti, appare inconsueta, a nostro avviso senza fondamenti politici, ai limiti della liceità costituzionale e soggetta a critiche di clientelismo e nepotismo. Come era facilmente prevedibile, sulla vergognosa trattenuta in servizio di alcuni vertici militari, la rappresentanza militare ha taciuto, e speriamo non condiviso, quanto fatto dal Ministro.

Le innumerevoli  questioni che attengono il personale non dirigenziale, non solo non vengono affrontate dalle rappresentanze, bensì quando questo avviene ne traggono vantaggio principalmente i vertici, come sta avvenendo con il riordino delle carriere.

Ciò è dovuto essenzialmente a due ragioni particolari: la prima, a nostro avviso più importante, è la assoluta mancanza di un controllo politico sui problemi del personale, la seconda attiene il ruolo e le funzioni delle rappresentanze, che oramai come istituto hanno completamente dimenticato la genesi della legge 382/78, istitutiva delle stesse, con i rappresentanti che, esclusa qualche lodevole eccezione, sono diventati dei fantasmi al servizio  dei vertici militari. Chi si fa eleggere al Cocer sa, o dovrebbe sapere, che un Paese senza memoria storica non ha futuro. Quello che recentemente sta avvenendo richiede approfondite analisi e concrete proposte ma, soprattutto, alcuni chiarimenti.

Una prima precisazione riguarda la individuazione di quale effettivamente sia il personale  contrattualizzato, poiché dal 2002 con la legge del 30 dicembre n° 295, al fine di dare concreta attuazione del completo allineamento degli ufficiali delle forze armate con gli ufficiali delle forze di polizia ad ordinamento militare ed i funzionari delle forze di polizia ad ordinamento civile, in sostanza la completa omogeneizzazione, sono stati profondamente modificati i ruoli e il trattamento economico di quasi tutti gli ufficiali.

Pertanto i dati pubblicati di recente, concernenti la dirigenza militare, andrebbero aggiornati con l’inserimento di tutti gli ufficiali che hanno tredici e ventitre anni di servizio dalla nomina ad ufficiale, in quanto percettori, a partire dal 1° aprile 2001, dello stipendio spettante rispettivamente al colonnello e al brigadiere generale e gradi equiparati. Tale nuovo equilibrio normativo ed economico della categoria degli ufficiali, deve essere considerato sia quando si affronta il tema del contratto, sia relativamente al riordino delle carriere e, soprattutto, nell’applicazione della spending review. A fronte di una categoria oramai tutta dirigenziale, grazie alla connivenza della politica, abbiamo un esodo del personale riguardante esclusivamente le categorie dei sottufficiali e dei volontari. I numeri parlano chiaro anche se non si conoscono i dati di quanti volontari che, al momento di passare in servizio permanente, vengono dimessi dalle forze armate. Però sono noti i dati inerenti i sottufficiali, ovviamente i marescialli più anziani, che ogni anno lasciano il servizio attivo e che ammontano a più di cinquecento unità, mentre gli ufficiali sono appena una decina e quasi tutti tenenti colonnelli. Questo significa che stando così le cose, il personale delle forze armate è costituito da una piramide rovesciata, composta essenzialmente da dirigenti.

  • Ma queste tematiche sono state mai prospettate dalle appresentanze alle competenti commissioni parlamentari di Camera e Senato?
  • Sono state oggetto di una qualche delibera?
  • Se non di forza armata o interforze almeno di categoria?

La norma riconosce la valenza della commissione di categoria, al pari del cocer di forza armata. E qui emerge il secondo problema , come importanza sicuramente primo, concernente le funzioni, la collocazione e il ruolo delle rappresentanze. Ultimamente l’attuale mandato rappresentativo è stato prorogato per il secondo anno consecutivo, con una norma inserita nel decreto mille proroghe, logicamente con il benestare del governo.

  • Se come noi crediamo l’emendamento riguardante la proroga è stato chiesto dai rappresentanti, perché il Ministro ha accettato?
  • E’ casuale o vi sono precise ragioni che sia stato concomitante con la rafferma di alcuni vertici militari?
  • C’è almeno un rappresentante del cocer che ha espresso a qualche membro delle Commissioni Difesa la sua contrarietà al prolungamento del mandato?
  • Alcuni rappresentanti sostengono che il prolungamento del mandato era una esigenza finalizzata ad affrontare la problematica del riordino delle carriere, ma se ciò fosse vero come si spiega che il riordino ha riguardato quasi totalmente la dirigenza e solo marginalmente i sottufficiali e i volontari?
  • E perché gli attuali rappresentanti sostengono che solo loro sono in grado di trattare i problemi del personale?

Una tale teoria, che condividiamo, è più consona ad una rappresentanza sindacale che non ad una rappresentanza gerarchica, senza nessuna autonomia funzionale, economica, politica e gestita dai dirigenti che, oltre a dirigere le forze armate dirigono anche le rappresentanze.

  • Se poi gli attuali rappresentanti si ritengono così bravi, perché hanno ritenuto opportuno portare il riordino nel contesto del contratto?

Il riordino delle carriere è un problema che si trascinava da oltre un decennio, anni fa era anche finanziato ma poi il finanziamento fu usato per sostenere le spese per le missioni di guerra, recentemente definite di pace dalla Consulta.

Tutto si poteva fare, ma non certo portare la questione a ridosso del rinnovo del contratto. Inoltre non si doveva permettere alle gerarchie di inserire il riordino dei vertici, perché così facendo la maggioranza del finanziamento è stato assorbito dai dirigenti e con le briciole hanno accontentato le altre categorie.

Infatti tutto il riordino si basa su piccole modifiche dei parametri, uno o due anni in meno di anzianità di grado per procedere nell’avanzamento. Quando la Consulta bocciò il blocco degli automatismi stipendiali dei dirigenti, percettori di classi e scatti, permettendogli di riscuotere decine di migliaia di euro di arretrati, nessun dirigente rappresentante si preoccupò di intervenire nei confronti del governo per impostare il rinnovo contrattuale fermo da otto anni.

Queste brevi riflessioni ci invitano ad affrontare in futuro le questioni separatamente e in maniera più approfondita, ma il problema fondamentale resta la difesa dei diritti e quale strumento prevedere per il personale meno tutelato che non sia ulteriore potere ai dirigenti.

Proprio recentemente il comitato ristretto della Commissione Difesa della Camera, ha licenziato il testo del provvedimento di riforma delle rappresentanze militari, anche se il testo ha avuto i voti contrari della sinistra, di Forza Italia e del M5S . Quindi la Commissione ha iniziato l’esame del testo, relatrice l’On. Villecco Calipari, ignorando le posizioni dei partiti contrari ed evidenziando una fretta di difficile comprensione. Nel merito condividiamo pienamente con quanto affermato dall’On. Elio VITO di FI-PDL, nella seduta di mercoledì 1 marzo 2017, nella quale ha dichiarato:” un testo del tutto insoddisfacente, che non riforma niente dell’attuale sistema e costituisce una mera riscrittura della disciplina esistente”. In conclusione possiamo affermare che non c’è nulla di nuovo, anzi, come assodato i già limitati diritti dei militari stanno subendo una ulteriore erosione. L’attuale maggioranza politica che ci governa fa di tutto per auto lesionarsi e, nei confronti dei comparti difesa e sicurezza, ha attuato e sta effettuando politiche platealmente conservatrici.

Una forza politica veramente progressista e riformatrice, non avrebbe mai militarizzato un corpo civile come i forestali e mai porterebbe in Parlamento un testo di riforma delle rappresentanze, come quello in esame alla commissione Difesa della camera. L’unico auspicio di una riforma in grado di permettere reali forme di tutela per il personale militare, può venire solo dall’Europa che, con le sue strutture di giustizia, sta intervenendo nei confronti delle nazioni ancora arretrate invitandole ad adeguarsi alla Costituzione europea e riconoscere a tutti i cittadini, anche se militari, i diritti fondamentali. E se il nostro Paese non inverte la rotta antidemocratica che ha intrapreso, continuando a togliere i diritti dei cittadini, consolidando i poteri forti e disgregando lo stato sociale, lentamente ma inesorabilmente si trasformerà da una nazione democratica del sud Europa ad un piccolo paese del nord Africa.

Alberto Tuzzi
Vice presidente Assodipro

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *