Difesa,  Istituzioni,  Rappresentanza militare

UN BILANCIO IN “ROSSO” PER IL PERSONALE MILITARE

E’ iniziato un nuovo anno ed è tempo di fare il bilancio di quello appena trascorso, ma anche di vedere le prospettive per il futuro. Per i settori di nostro interesse, purtroppo, il bilancio del 2009 non può che essere decisamente negativo. L’ultima stonatura del governo è stata quella di voler prolungare di un anno, portandoli a cinque, il mandato delle rappresentanze militari, tra molti dinieghi istituzionali, la contrarietà di una parte del Cocer e l’indifferenza totale del personale. Una decisione – quella del governo – certamente anomala, illogica, anticostituzionale, corporativa e clientelare.

L’episodio mi ha riportato alla mente i contenuti del libro “La Casta”, non riuscendo a trovare una spiegazione logica politica, sociale e morale. Evidentemente, la classe politica di governo ha voluto elargire una mini “Casta” al Cocer a danno dei militari “comuni” e a spregio degli elementari principi di democrazia partecipativa.

Coloro, infatti, che non sarebbero stati eleggibili, per aver effettuato già due mandati consecutivi, si vedono assicurare un altro anno di centralismo romano, vicino al potere politico e istituzionale.

Non è mia intenzione criminalizzare chi, del Cocer, ha voluto tale privilegio che capisco ma non condivido, invece vorrei cercare di capire quale disegno politico si può celare dietro tale comportamento del governo. Io sono dell’avviso che siamo di fronte ad un’altra delle infinite contraddizioni politiche del nostro Paese. Chi ha perorato la causa del prolungamento del mandato, ha affermato che solo loro possono portare avanti la riforma della rappresentanza e il riordino delle carriere. E qui emerge drammaticamente la miopia politica di chi pensa che, dando un tantino di potere al Cocer per la contrattazione, siano risolti i problemi morali, sociali ed economici che attanagliano i comparti Difesa e Sicurezza.

Per quanto attiene la Sicurezza, le problematiche vanno scisse perché abbiamo la maggioranza delle Forze di Polizia ad ordinamento civile e soltanto due Corpi di Polizia ad ordinamento militare.

Le Forze di Polizia ad ordinamento civile sono già democratizzate e hanno solo l’esigenza di essere più rispettate dal governo, finanziate degnamente e dotate dei mezzi indispensabili per combattere sia la criminalità organizzata. che quella comune.

La Guardia di Finanza , a mio avviso, deve essere smilitarizzata, anzi doveva essere fatto già nel 1981, se non prima, contemporaneamente alla Polizia di Stato. L’Arma dei Carabinieri, la cui componente del Cocer presumo sia quella che maggiormente ha perorato la causa del prolungamento del mandato, essendo la quarta Forza Armata della Difesa costituisce oramai la maggioranza come Forza di Polizia, avendo mediamente il 50 % del personale in più rispetto alla Polizia di Stato. Conosciamo bene tutti le varie problematiche istituzionali e funzionali attinenti gli stessi compiti, ma svolti da personale diretto da una parte da civili e dall’altra da militari.

Non è un caso che, da diverso tempo, da parte di componenti dell’Arma si chiede una unificazione delle operazioni di polizia , non solo per migliorare il servizio reso alla collettività, bensì anche per tutelare sul piano dei diritti coloro che di diritti non ne hanno affatto. E così torniamo al problema delle rappresentanze che, istituite nel 1978 grazie a coloro che scesero in piazza in divisa, chiedendo pane, diritti e democrazia, furono pensate per persone che sapevano come chiedere e pretendere i propri diritti.

Oggi non ci sono più queste volontà e/o capacità e allora; si va dai politici ad elemosinare un anno in più, ma per fare che cosa?

Se si crede veramente nella democrazia partecipativa, e quindi anche nelle rappresentanze, si dovrebbe pretendere non di prolungare il mandato, ma di andare a votare… anche una volta l’anno!

Aver chiesto il prolungamento del mandato è un segnale politico di estrema debolezza, piuttosto andava richiesto la rieleggibilità senza limiti. E, soprattutto, non solo il potere contrattuale al Cocer per la contrattazione economica che, vista l’elemosina dei nuovi contratti, non esiste più, bensì andava, e va chiesto, il potere alla base, dove il personale vive i veri problemi attinenti l’impiego e, purtroppo, i continui soprusi che calpestano i diritti fondamentali del personale meno tutelato. Il Cocer è un organismo centrale che – il potere se non ce l’ha – deve saperselo conquistare, così come ha fatto la Guardia di Finanza, partecipando recentemente ad una manifestazione delle forze di polizia.

Ma qui si ripropone con forza l’oramai obsoleto quesito: rappresentanza o sindacato?

Lo possiamo chiamare come vogliamo, l’importante è che, qualunque sia l’organismo che deve tutelare il personale, sia fondato su basi di democrazia partecipativa.
Pertanto dovrà avere la completa autonomia, sia funzionale che economica, sganciata dalla catena gerarchica, senza limiti di mandato e con competenze specifiche per tutelare efficacemente la condizione militare.
Per concludere sulle rappresentanze, vorrei rammentare ai rappresentanti nazionali alcune tematiche che ritengo importanti per il personale, quanto la riforma delle rappresentanze, il riordino delle carriere e il potere contrattuale.
Una è legata al riordino delle carriere, si tratta di riformare lo stato giuridico di tutto il personale, dal soldato al generale, unificando gli attuali stati giuridici esistenti, in uno unico che stabilisca per tutti ruoli e funzioni, modalità di ingresso ed uscita dall’amministrazione.
Attuando ciò, sarebbe facile pervenire anche all’unificazione del trattamento economico, che non significa egualitarismo, bensì uniformità delle voci che compongono la busta paga e armonizzazione del rapporto di impiego. Un’altra attiene l’avanzamento dei sottufficiali e dei volontari i quali, a differenza degli ufficiali, quando vanno in avanzamento vedono totalmente annullata la propria anzianità.

L’anzianità è uno dei pilastri della gerarchia, assieme alla professionalità e al grado rivestito, però sottufficiali e volontari, quando vanno in avanzamento, a parità di valutazione, per esempio due eccellenti, il meno anziano viene promosso a discapito del più anziano. E’ inconcepibile che un aggettivo in più nelle note caratteristiche, possa annullare anche tre anni di anzianità. Questi sono abusi finalizzati ad annullare la dignità e la professionalità dei sottufficiali e dei volontari che erano, sono e resteranno la spina dorsale delle Forze Armate.

Un’ultima problematica, afferente al futuro economico di tutto il personale, sia del comparto Difesa che del comparto Sicurezza, è la grande questione delle pensioni integrative. Su questo tema, veramente importante per il personale che usufruirà solo della pensione contributiva, c’è un silenzio dei vertici militari e del governo scandaloso e menefreghista.

Bene hanno fatto le forze di polizia ad ordinamento civile ad organizzare una raccolta di firme, per sensibilizzare le forze politiche, che sono completamente assenti su questo dibattito.

Sembrerebbe, invece, che i Cocer non abbiano sponsorizzato e aiutato gli organizzatori, questo è uno di quei poteri che i Cocer dovrebbero autonomamente prendersi. Nessuna forza politica e/o dirigente istituzionale è disposto a cedere il potere, il quale lo si può, e si deve, solo conquistare.

Alcuni problemi testè ricordati, come l’unificazione degli stati giuridici e la riforma del sistema di avanzamento, non hanno nessun costo economico e ridarebbero alle due categorie quel decoro e rispetto che negli ultimi anni sono stati continuamente calpestati. Ciononostante, né il governo né i vertici militari, sembrano minimamente interessati a intraprendere iniziative riformiste in tal senso. E qui affrontiamo le prospettive del nuovo anno che, non solo continua con le stesse negatività del vecchio, ma addirittura si propone anche peggio. Infatti, il Ministro della Difesa La Russa, che certamente non ha tempo per queste inezie, si preoccupa della privatizzazione di tutto il ministero, altro che occuparsi dei problemi dei sottufficiali e dei volontari!

(Però finché si andrà ad elemosinare il prolungamento del mandato, sarà molto difficile che un Ministro si occupi dei veri problemi del personale).

Ma sul comportamento del Ministro e del suo progetto, di privatizzare la gestione della Difesa, torneremo ad occuparcene in seguito poiché riteniamo che tale proposito possa costituire un ulteriore colpo all’abbattimento dello Stato democratico, così come l’abbiamo conosciuto fino ad oggi. Riteniamo che dietro la proposta del Ministro della Difesa, ci sia un progetto politico preciso, finalizzato alla emarginazione dei cittadini e alla eliminazione della democrazia partecipativa.

Di fatto, pure senza toccare la Costituzione, si sta smantellando lo stato di diritto. Se passa una legge come quella che vuole il governo, forse il potere contrattuale verrà “concesso” al Cocer, ma solamente per decidere quale strada intraprendere per fuggire dalle Forze Armate. Siamo dell’avviso che i tempi siano maturi, affinché i cittadini democratici, le forze politiche, sociali e tutti coloro che hanno a cuore uno Stato di diritto, si mobilitino democraticamente al fine di bloccare la deriva populista in cui si è avviato il nostro Paese. Uno Stato veramente democratico, non può essere solamente merceologico e obbligare i cittadini comuni a sostenerne i costi mentre le varie caste intascano i profitti.

Ma sul comportamento del Ministro e del suo progetto, di privatizzare la gestione della Difesa, torneremo ad occuparcene in seguito poiché riteniamo che tale proposito possa costituire un ulteriore colpo all’abbattimento dello Stato democratico, così come l’abbiamo conosciuto fino ad oggi. Riteniamo che dietro la proposta del Ministro della Difesa, ci sia un progetto politico preciso, finalizzato alla emarginazione dei cittadini e alla eliminazione della democrazia partecipativa. Di fatto, pure senza toccare la Costituzione, si sta smantellando lo stato di diritto. Se passa una legge come quella che vuole il governo, forse il potere contrattuale verrà “concesso” al Cocer, ma solamente per decidere quale strada intraprendere per fuggire dalle Forze Armate. Siamo dell’avviso che i tempi siano maturi, affinché i cittadini democratici, le forze politiche, sociali e tutti coloro che hanno a cuore uno Stato di diritto, si mobilitino democraticamente al fine di bloccare la deriva populista in cui si è avviato il nostro Paese. Uno Stato veramente democratico, non può essere solamente merceologico e obbligare i cittadini comuni a sostenerne i costi mentre le varie caste intascano i profitti.

Alberto Tuzzi
Vice Presidente
AS.SO.DI.PRO.

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