Associazione

Euro Sì, Europa No

Francia, Croazia, Serbia e Polonia: a prima vista potrebbe trattarsi di un girone dei prossimi campionati mondiali di calcio e invece no. Invece è la coda della classifica dei paesi europei in quanto a diritti concessi al personale militare, almeno secondo l’autorevole parere del Partito Popolare Europeo – Gruppo Olandese, presentato al Consiglio Europeo. A fare buona compagnia al quartetto, l’Italia.

Stiamo parlando di una serie di questionari inviati dai Popolari olandesi ai vari governi europei sullo stato dei diritti sociali nelle forze armate e, di fatto, stila una classifica che vede ai primi posti Austria, Danimarca, Svezia, Norvegia e Svizzera, paesi “esemplari” nei quali è permesso ai militari formare partiti politici e aderire ad associazioni professionali per difendere i propri interessi, esattamente come gli altri cittadini.

Un secondo gruppo di stati – Olanda, Germania e Ungheria – ha adottato posizioni intermedie: il diritto per i militari di assumere cariche politiche è limitato, ma è loro possibile costituire associazioni professionali. Misure analoghe sono state adottate negli ultimi anni anche da Eire (1991) Portogallo (2001) e Bulgaria (aprile 2002). Altri paesi , tra cui Romania, Repubblica Ceca e Slovenia, mantengono forme diverse ma comunque perfettamente legali di associazionismo.

Ma veniamo alle dolenti note, che vedono l’Italia e altre quattro nazioni relegate in ultima posizione. Con discreto ottimismo, lo studio fa un preciso riferimento al nostro paese che starebbe legiferando in materia; probabilmente ai ricercatori non è giunta notizia della legge di riforma della rappresentanza che entro breve tempo sarà votata in Parlamento e che avrebbe molto ridimensionato la loro ottimistica impostazione.

Constatati i risultati di questa interessante classifica, le domande restano le stesse:

  • è giusto che Governo e Ministero della Difesa continuino a non tenere in considerazione le aspettative del personale militare?
  • È giusto che un militare tedesco possa consultarsi con il proprio rappresentante e farsi difendere da lui, scenario da sogno per un militare italiano?
  • È giusto che il militare italiano, cittadino della UE, goda di un regolamento peggiore di quello dei suoi colleghi dell’Azerbajgian?

Quando a pronunciarsi sono le associazioni che a vario titolo si occupano di questa spinosa materia – il diritto alla rappresentanza – esse vengono accusate di comportamenti “sindacali”, usando questo termine nella sua accezione più negativa, così da offendere ed umiliare come criminali le persone che hanno commesso il delitto di mettere il proprio tempo e la propria sensibilità a disposizione dei colleghi.

Ovviamente in totale gratuità ed esercitando un diritto ampiamente riconosciuto ai loro colleghi cittadini di altri stati della UE, che hanno la fortuna di risiedere qualche decina di chilometri oltre Como o Bolzano.

 

Dario Mastrogiacomo
Esecutivo Nazionale
Assodipro e Comparto Giovani

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